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Giornasù e giornagiù

Spesso le civette dei quotidiani (scusate il termine) locali regalano perle di inarrivabile poesia dadaista. Ho avuto modo di rammentare la splendida locandina del Tirreno del 12 settembre 2011, che apriva a caratteri cubitali su una cucciolata di gattini lasciati nel cassonetto e salvati da un passante, con sotto la notizia del secolo in corpo 8 (“Attacco terroristico a New York”), e l’altro giorno la combo perfetta mi è apparsa davanti mentre tornavo a casa.

Ecco cosa sono riusciti a titolare, nello stesso giorno, “la Nazione” (giornale fiorentino d’una certa nomea, scaduto da una ventina d’anni a incarto per il pesce o supplemento per il mensile “Il mio Cavallo”, a scelta vostra) e “il Tirreno” (quotidiano labronico da sempre attento alla cultura dello scaricatore di porto più che alla cronaca ragionata):

giornala

Lasciate da parte il mio dito che fa capolino in alto a sinistra, e osservate come la Nazione si concentri sul cane (un botolo da calcio, a vedere la foto) e soprattutto sul cittadino modello che sprezzante del pericolo sfida i marosi e le tempeste (trad.: venti centimetri d’acqua), mentre a destra il Tirreno valorizza la ruspante gioventù dei due studenti-poliziotti che fanno catturare un ladro. Stessa città di qualche migliaio di anime, lettura diversa di un giorno qualunque di primavera. Da rimarcare infine come -in un sussulto di dignità e di etica giornalistica- la Nazione abbia tenuto a freno l’impulso di sparare anche lei un “EROE” in prima pagina, lasciando all’astuto ed attento lettore l’arduo compito di derivare il concetto mettendo assieme parole e immagine.

Anche l’uso psichedelico dei font a dimensione variabile da una riga all’altra in entrambe le locandine suggerisce uno studio accurato della sociologia del lettore medio di cotali testate: mentre la Nazione sottolinea il gesto (“SI GETTA”) e la preposizione (“NEL”), di là l’enfasi è principalmente sull’ “EROI” e sul “FANNO”, e il resto è complemento a rimpicciolire come lacrime nella pioggia, direbbe Ridley Scott (o P.K. Dick). Vien da se che il lettore medio deve essere uno stonato da cannoni di pakistano fuor di misura, altrimenti non si capisce la ratio della scelta.

Sarebbe infine bellissimo se il protagonista positivo del salvataggio del cane de la Nazione si rivelasse uno dei due ladri fatti prendere dagli studenti del Tirreno.

E sarebbe l’apoteosi se il secondo ladro fosse stato proprio il botolo da calcio finito nel fosso…

 

 

Barney

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Giornalì e giornalà

Sono tornato ieri da una trasferta in UK, e una delle cose che faccio quando sono in trasferta è scroccare i giornali locali in albergo o in aeroporto, per vedere come il mondo viene visto con altri occhi (o meglio: raccontato con altre parole). Stavolta mi è capitato sotto mano il Times, che è stupefacente per la quantità di roba che presenta al lettore e anche per come la presenta. I giornali italiani ho smesso di comperarli anni fa, e adesso li leggo il sabato in emeroteca, ma se vivessi a Londra il Times me lo comprerei spesso.

Il numero di ieri apriva con tre notizie principali:

  • il caldo record nella capitale (pare dal 1940 non si avessero quelle temperature. Addirittura un cavallo è morto dopo una corsa, e due si sono accasciati al suolo nella stessa corsa), con rimando a un articolo interno sulla maratona di Londra di domani e il consiglio di non farla travestiti con costumi improbabili perché si rischia la morte per colpo di calore,
  • un Sir a capo di Save the Children che rimette il mandato dopo accuse di molestie sessuali,
  • l’esecutivo diviso sulle norme sull’immigrazione.

Quasi metà pagina è presa da una foto di guardie reali incolbaccate e imbandierate per una cerimonia, presi ad esempio di categoria che col caldo soffre un pochino…

A pagina due tutti articoli sulla Brexit, compreso un trafiletto in cui si racconta dell’appello di un veterano inglese della seconda guerra mondiale di 96 anni che non è stato fatto votare perché risiede da troppo all’estero (in Italia, tra l’altro). A pagina tre articolone sull’olio di palma; sotto un pezzo sul primo robot in grado di assemblare i mobili IKEA (dopo che è stato un po’ a pensarci su…) e accanto un altro su un barbiere messo in galera perché aveva rasato la testa di un bambino per punizione. Pagine 4 e 5 per i reali inglesi e per la politica (90% reali 10% politica), e via via altre pagine (siamo da pagina 2 nella categoria “News”) che parlano di tutto, da marinai che inventano motori ecologici in garage al sesso nelle mosche, dall’appello delle Università inglesi alle donne affinché si iscrivano più a ingegneria che a facoltà umanistiche, alla donna che era in salotto a vedere la tv e viene uccisa da un pulmino che le entra in casa (con foto del pulmino dentro casa), fino a pagina 20 che si chiude con l’allarme Xilella fastidiosa che pare stia aggredendo anche l’Inghilterra.

Da pagina 21 inizia la sezione “articolesse” (Comment) in cui giornalisti presumo famosi scrivono di argomenti vari, poi ci sono le lettere dei lettori e una pagina di pout pourri (la 25) in cui si svaria da “successe oggi”, a “compleanni famosi” a “Note della Natura”, che incorniciano tre pezzi non firmati che presumo siano del Direttore in cui ci si occupa dei rapporti tra UK e India, della crisi del partito Laburista, e delle scelte ambientaliste di una catena di supermercati che sembra costerà parecchio ai proprietari.

A pagina 27 inizia il resto del mondo, e ci sono Macron e la Merkel, la Siria, Cuba, la Turchia, la morte di Prince dovuta a pillole tarocche, dieci righe di Italia per una retata di mafia, e addirittura un terzo di pagina  per Lucca, ovviamente grazie a quegli studenti coglioni che hanno bullizzato il loro professore. A pagine 31 il mondo è bell’e che finito, e inizia il Business che dura fino a pagina 47 e riempie di tabelle, numeri, grafici e percentuali il lettore.

La sezione successiva è “Register”, ed è un altro mini pout pourri sull’intrattenimento, l’arte e una pagina fondamentale su:

  • tutto quello che i reali hanno fatto il giorno prima (tipo: al mattino la Regina ha accompagnato la Duchessa del Sarcazzo alla matinèe, poi è arrivato il Duca di Vergate sul Membro e han bevuto il the. Una colonna intera di questa roba qua…);
  • Nascite (due), Matrimoni (uno) e morti (dodici, più i ricordi per gli anniversari).

Pagina 57 è per le previsioni del tempo, con particolari e mappe barometriche accuratissime, più un pezzo molto carino sulla Luna e sul perché la vediamo come la vediamo quando è crescente.

Poi c’è lo sport. Si inizia col rugby, che prende il terzo superiore di pagina 58 e 59, e i due terzi rimanenti sono zeppi di programmi (odierni) e di risultati (del giorno prima) di corse di cavalli. Decine e decine, ma si sa che l’inglese è appassionato di scommesse. Anche sui cavalli. La pagina successiva è solo tennis, poi inizia il calcio che imperversa per tre o quattro pagine, ma la chiusura è con due paginoni sul cricket e su un nuovo regolamento che mira a rendere le partite “fruibili” anche dai telespettatori (in pratica vorrebbero farle durare un massimo di due ore e mezza, quando adesso ci sono partite che durano giorni…).

Ah, la cultura (alta e bassa) e gli immancabili giochi enigmistici stanno sull’inserto Arts, venti pagine con sotto-inserti tematici che rendono il Times una roba vicino alle cento pagine, molto divertenti da leggere per uno abituato ai quotidiani italiani.

Peccato che qua da noi in pochi leggano, e altrettanto peccato che chi legge si ritrova con quotidiani molto meno interessanti da sfogliare.

 

“The Voice”, Appino e Monina

The Voice” (of Italy) non e’ Sinatra, non mi piace quel tipo di musica ne’ quel tipo di voce. E’ il talent show che ha visto trionfare una suora qualche anno fa (?!!), che cerca di riciclare vecchie glorie (???!!!!) della musica italiana (Paola di “Paola e Chiara“, per esempio, o la cantante dei “Jalisse” -i Jalisse, vi prego… I Jalisse…-), e che dovrebbe rappresentare il trampolino di lancio per nuovi talenti italiani.

Una puttanata spaziale, insomma, che pero’ ben si inserisce nel panorama dell’entertainment televisivo nostrano, con un palinsesto ricco di “MasterChef”, “Amici”, “Grandi Pasticcieri” e altri spaccati di vita vera (come “Uomini e Donne”, “Forum” e “Il budello di su ma’ vestito da pirata”).

Volete le prove? La stagione che sta per finire ha visto il trionfo (trionfo…) di questa roba qua:

auditel2015

“The Voice” sta selezionando i partecipanti alla nuova edizione, e tra gli inviti che ha diramato c’e’ stato anche quello per Andrea Appino. Che nessuno o quasi conoscera’ a parte me, ma che di mestiere fa il cantante e chitarrista di un gruppo, gli Zen Circus, che calcano la scena musicale italiana da una ventina di anni, hanno pubblicato parecchi dischi e girano come trottole -sempre- in tour infiniti. Appino ha anche pubblicato due album solisti, “Il testamento” (in memoria di Mario Monicelli, grande disco veramente, per favore ascoltatelo) e “Grande raccordo animale“, uscito quest’anno che a me e’ piaciuto meno soprattutto perche’ le musiche sono molto meno dure e molto piu’ pop di quelle de “Il testamento”. Appino ha risposto pubblicamente all’invito della redazione di “The Voice” con un post su facebook. Questo qua, che inizia con la citazione dell’invito:

AppinoFB

E’ un lungo discorso autocelebrativo e riassuntivo di una carriera che personalmente seguo con affetto e interesse (ho perso il conto di quante volte ho visto gli Zen Circus o Appino da solo suonare dal vivo. Ma ho visto anche Ufo fare il DJ, e Qqru con il suo gruppo “La notte dei lunghi coltelli”, se e’ per quello), un discorso che condivido nell’essenza, che e’ “se volete fare innamorare i giovani della musica, fateli andare a sentire i concerti, non fate vedere loro i Talent Show”, o anche, tradotto: “non e’ che i R.E.M. siano venuti fuori da The Voice of USA, eh?”. Tra l’altro c’e’ una frase bellissima: “io non ci voglio provare, io lo voglio fare“, che da la cifra della persona. Si, certo: e’ toscano, quindi borioso (facciamo tutti “Boria” di secondo nome, in Toscana), antipatico, cinico e strafottente. Ma e’ vero; e’ un uomo che suona e canta veramente e non in playback davanti a una giuria che deve schiacciare un pulsante, per poi essere visto da milioni di telespettatori omologati e omogeneizzati.

Avevo letto la notizia stamani, poi dopo un po’ un amico (che tra l’altro suona, dal vivo, e non credo andrebbe mai a The Voice…) condivide questo articolo di Michele Monina, sul Fatto Quotidiano. Io non conoscevo Michele Monina, ma letto l’articolo sottoscrivo molti dei commenti che sono immediatamente fioriti sotto il pezzo, manco fosse primavera.

Monina infarcisce il pezzo di grassetti, iniziando con la citazione di Lemmy Kilmster -storico frontman dei Motorhead morto ieri-, per passare poi a Laura Pausini e ai Radiohead, a Lou Reed, ai Velvet Underground, e via andare. Per chiudere cosi’:

ilFattoAppino

Come ho gia’ detto, sicuramente Appino e’ borioso. Ma non parla di se in terza persona (“ci sta solo facendo molto ridere“. Anche il signor Michele ha un omino del cervello come me, forse?) come invece fa Monina. Il quale accusa il cantante degli Zen d’essere salito su un piedistallo non accorgendosi che su quel piedistallo sta sbavando dalla voglia di esserci lui stesso, Michele Monina. Che mi pare piu’ borioso di Appino e di me messi assieme, se devo essere sincero.

Ah, i gatti che vanno a sentire gli Zen Circus sono spesso piu’ di quattro, in file sparse e poganti. Come testimonia questo da me abusato video d’una delle loro migliori canzoni, a tema oggi piu’ che mai:

 

 

Barney

La gaffe della Cnn: ”Bandiera Isis al gay pride”. Ma erano vibratori

La cosa, oltre che tremendamente divertente, dimostra come il senso dell’umorismo sia morto da un bel po’ nella massa della popolazione mondiale, sostituito dal terrore e dal conformismo.

Andiamo benissimo, insomma, dritti verso il baratro…

Barney

In ginocchio da te

La stampa italiana di questo secondo decennio del ventunesimo secolo pare si stia appiattendo su posizioni di leccaculismo Renziano francamente imbarazzanti.

La Nazione e’ l’ultimo esempio: questo quotidiano fiorentino, su piazza dal 1859, con sede in Viale Giovine Italia, fieramente conservatore da sempre e sino a tre o quattro anni fa trombone ufficiale del regime Berlusconiano, da qualche tempo (su, diciamo “da quando irRenzi e’ al timone del Paese”) ha atteggiamenti nei confronti del Presidente del Consiglio che uno scendiletto e’ piu’ dignitoso.

Oggi, per dire, mi sono imbattuto in questa fondamentale pubblicita’ editoriale sulla Nazione:

IMAGE00012“Dalla Prima Comunione a Palazzo Chigi”.

E chi se lo perde, un gioiello simile? E poi, guardate la faccia del Nostro, quasi piu’ intelligente di quella che sfoggia oggi.

Otto Euro e novanta. Porca puttana, ed anche e’ una ristampa perche’ la prima mandata si e’ esaurita…

Non credo ci sia qualche speranza, per un paese come il nostro.

Barney

Ogni tanto fa bene ricordare alcuni concetti fondamentali

Mi ritrovo periodicamente a scrivere le stesse cose. E’ che sono vecch rincoglionit  una persona semplice, con poche idee ma confuse nella testa spesso vuota.

Pero’ questo continuo martellare sull’articolo 18 a me francamente ha stritolato i coglioni. E l’ha fatto dai due lati della questione: quella di chi vuole abolire l’articolo, e quella di chi lo vuole non solo mantenere ma estendere a tutte le aziende di qualsiasi dimensione.

Ora, a me pare che in questa situazione di crisi non faccia una beata minchia di differenza avere o meno l’articolo 18. Si, certo: puo’ essere che se non ci fosse, forse l’imprenditore assumerebbe piu’ tranquillamente, sicuro che il licenziamento in caso di crisi non stupirebbe nessuno. Ma chi impedisce oggi all’imprenditore in crisi di licenziare? Nessuno, ovviamente. Come nessuno non puo’ non pensare che se ci fosse lavoro, gli occupati sarebbero di piu’ a prescindere dalla legislazione in atto.

E’ insomma, a mio modestissimo avviso, un ennesimo caso di agenda setting, in cui si cerca di far credere alla gGente che il problema dei problemi e’ qualcosa che invece non conta un cazzo.

Avete presente i matrimoni tra omosessuali, l’eterologa, l’orsa Daniza, la suora che canta al reality… robe cosi’? Ogni tanto esce fuori un nuovo diversivo per impedire alla gente di vedere che magari se si riuscisse ad abbassare le tasse, a tagliare la spesa, a ridurre gli sprechi… allora magari non ci sarebbe piu’ bisogno di discutere dell’articolo 18, perche’ la gGente lavorerebbe, e il PIL crescerebbe anche senza le puttane e le canne, e i torrenti di miele dove il lupo e l’agnello si abbeverano…

Ma credo sia molto piu’ semplice discorrere a vuoto sull’articolo 18, piuttosto che prendere decisioni impopolari su cose che sicuramente avrebbero un indice di impopolarita’ enorme se fatte e non discusse.

Ho pero’ come l’impressione che sia piu’ semplice mischiare il culo con le quaranta ore nel porCale del Governo “Passo dopo passo“, perfetto esempio di vendita di aria fritta, piuttosto che tagliare veramente le Provincie o ridurre gli stipendi dei manager pubblici…

Barney

Di cani, di peni e di altre Madonne

La mi sia ‘honsentito i’ttitolo leggermente blasfemo, ma non son riuscito a fare di megl peggio.

Il fatto e’ che oggi mi sono imbattuto in una serie di articolesse che non potevo esimermi dal mischiare (non shakerare) il tutto e servire in un tumbler con un’olivina di numero, un cubetto di ghiaccio e una fettina di limone.

Non so come e’ cominciato il tutto, ma a un certo punto son capitato qui. Ho riletto tre o quattro volte la notizia, non perche’ non mi capacitassi della cosa (de gustibus non est disputandum, suvvia…), ma sono un po’ duro nel rappresentare le relazioni tra persone.

Qua abbiamo una tizia che rientra a casa in anticipo, e scopre la coinquilina sua e di suo fratello (che e’ anche il fidanzato della coinquilina) che se la spassa con Spike. Ma poi si scopre che se la fa anche con Dick (o come si chiama), e chissa’ con chi altro. A questo punto l’uomo tronca la relazione (non perche’ geloso, ma per divergenze di opinioni sui pet credo…), ma la coinquilina decide di avvelenarli con un mix di alcool e detergente per wc (sic!), pero’ gli va male (cazzo, la cena aveva quel vaghissimo retrogusto di merda e Anitra WC!) e viene arrestata. Prima che chiamiate la neurodeliri: sto riportando fedelmente (bau! Bau!) una “notizia” che si trova sull’edizione online del Messaggero, non del giornalino di Superpippo.

Il quale Messaggero si rivela, ad un’attenta (basta non chiudere gli occhi) analisi della colonna delle stronzate (la parte destra della pagina del cane lupo sopra linkata), una vera e propria miniera di vaccate inenarrabili, tutte spacciate per “notizie“.

In un crescendo rossiniano (qualsiasi cosa cio’ significhi per uno come me che ha a schifo l’opera lirica) ci si imbatte nelle seguenti perle da Pulitzer:

Senigallia, sorpresa in auto a fare sesso con il suo stalker (ovvero: la sindrome di Stoccolma all’ennesima potenza)

 

Da’ un passaggio ad una sconosciuta, poi le offre solo 13 dollari per fare sesso: lei lo evira (ogni cosa ha il suo prezzo, ma nessuno sapra’ quanto costa la mia liberta’)

 

Mamma 36enne fa sesso con 12enne, condannata a 10 anni (trovate il numero successivo nella sequenza)

 

Da fuoco al marito dopo una lite: aveva spruzzato diserbante sul prato. “Era pericoloso per i cani” (Animal house)

 

Ma per non esser da meno, il 18 agosto scorso Libero (ovvero: le Mille e una Notte delle stronzate) ha calato il carico da undici, affidando ad Antonio “stranocristiano” Socci un’analisi articolata (dalla cui lettura francamente non ho ricavato una beata cippa di minchia) del quarto (sic) mistero di Fatima. Come dire una dissertazione sulle proprieta’ endocroniche della tiotimolina risublimata, per citare me medesimo di solo un par di giorni fa. Comunque, il quarto segreto sarebbe (vi tolgo la suspance perche’ sono stronzo) che si stiantera’ tutti a breve in una Apocalisse annunziata da segni inequivocabili.  Che ne so, le guerre per esempio, o Ebola. O i terremoti, i vulcani attivi che eruttano tutti insieme…

Mancano le cavallette e la pioggia di sangue, ma ci stiamo attrezzando. Il meteorite e’ troppo hi-tech, su certi ambienti non fa un cazzo di presa.

Colonna sonora dedicata a Spike, povera bestia…

 

 

 

Barney