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Filosofia da muro #89 e #90 (hat trick: Gabriele V.)

Due scritte pisane dal collega G., che alla macchina del caffe’ mi sussurra “puo’ interessare?”, come se mi facesse vedere una partita di coca colombiana e invece sono foto sul suo telefonino.

Questa:

smaila

E quest’altra:

cemento

La prima soprattutto mi lascia perplesso, perche’ Umberto Smaila non lo vedo come ideale in alcun modo. Mah. C’e’ la svastica fatta dalla stessa mano che ha vergato la scritta (e questo forse fa capire qualcosa del cervello del graffittaro), e un’altra mano probabilmente livornese che in verde cancella il simbolo nazista e chiosa con l’inarrivabile “Deh!” che racchiude un’intera Divina Commedia.

La seconda ha diversi piani di lettura, dal tentativo di poetica denuncia al messaggio mafioso, ed ha delle belle “e” ed “r”. Il muro di mattoni che la accoglie sembra una tamponatura di un portone, tra due mura antiche e belle, e la scritta sembra quasi una denuncia di questo scempio architettonico. Almeno, speriamo sia questo e non il prodromo alla classica testa di cavallo mozzata fatta trovare nel letto di chi abita li’.

Musica adeguata e a chilometro zero. Gli Zen, ovviamente, con una canzone che e’ tutto fuorche’ leghista (se qualcuno pensasse il contrario): e’ fatta semplicemente mettendo assieme una manciata di intelligentissimi commenti di scimmie da social.

 

Barney

 

L’ignoranza scientifica dei giornalisti

E’ un po’ che non parlo di fuffa, anche perche’ in questi mesi ci han pensato i comitati per il Si e per il No al Referendum a pasturare con fuffa d’alta qualita’ il popolo italiano.

Ma dopo l’ennesimo sgub sull’EmDrive non posso esimermi dal far notare quanto non capiscano un cazzo di tecnologia i pennivendoli, non solo italici.

Qui c’e’ un lancio ANSA di ieri, in cui si parla del mirabolante accrocchio inguardabile inventato da Roger Shawyer una decina di anni fa, che qualcuno dice funzioni scambiando momento con il vuoto quantistico, qualcun altro sostiene che dentro c’e’ la fatina dei dentini; la stragrande maggioranza dei tecnici crede invece si tratti di puttanata carpiata con triplo avvitamento.

Ma non voglio tornare sull’argomento, tanto che non funziona l’ho gia’ detto. Mi concentro sull’articolo.

Che titola in maniera pacatissima: “Il motore “impossibile” supera i test alla NASA“, rincara la dose con un sottotitolo ad effetto: “Crea energia dal vuoto violando le leggi della fisica“, ed infine si apre con una “galleria” di tre foto. La prima e’ quella che mi interessa, ovviamente.

La didascalia fa cosi’: L’EmDrive è capace di produrre energia dal vuoto (fonte: NASA/JPL-Caltech). Dico, se a qualcono fosse scappato il sottotitolo, qua si ribadisce che si crea energia dal vuoto.

Ma veniamo a noi. La foto e’ di una roba che credo in pochi conoscono, e chi non sa di cosa si tratta penso possa trarre la conclusione (d’altronde sta leggendo un articolo sul sito dell’ANSA, mica sul giornalino parrocchiale di Sgargabonzoni…) che quell’aggeggio luminoso li’ e’ l’EmDrive, che sta producendo energia dal vuoto. D’altro canto, le fonti citate sono il Jet Propulsion Laboratory di NASA e il CalTech, che non e’ esattamente l’Universita’ Politecnica di Vergate sul Membro, no?

Bene: le fonti sono corrette, ma quella cosa li’ NON E’ un EmDrive. Manco per idea. E’ un Propulsore ad effetto Hall che produce spinta accelerando un gas ionizzato (e quindi nella classica maniera newtoniana “azione-reazione”, e no: non produce un cazzo dal vuoto), e siccome e’ il mio pane quotidiano, quando lo vedo accostato ad un trabiccolo come l’EmDrive mi incazzo. L’EmDrive e’ protagonista della foto 2, e’ quel bussolo di rame a forma di cono montato su un sistema che dovrebbe misurarne la spinta. E gia’ dalla faccia -come direbbe Lombroso- si capisce che con quell’affare li’ vai poco lontano.

La didascalia e’ ancora fuffa allo stato puro: Il motore ‘impossibile’ EMDrive supera i test alla Nasa (fonte: David A. Brady, Harold G. White, Paul March, James T. Lawrence, and Frank J. Davies. Eagleworks Laboratories, NASA Lyndon B. Johnson Space Center).

In realta’ il motore “impossibile” e’ stato provato da un gruppo di 5 persone di NASA, ha dato risultati al limite della significativita’, e la stragrande maggioranza dei tecnici che ha letto l’articolo citato a cazzo di cane crede vi siano tanti e tali errori nel setup sperimentale da non meritare una seconda indagine.

La terza foto e’ il risultato di una simulazione abbastanza acurata di quello che dovrebbe succedere dentro l’accrocchio, ovviamente SE la teoria della fatina dei dentini fosse corretta. Ma ha la stessa didascalia della foto 2, e non c’entra nulla con i test fatti al laboratorio NASA.

Le venti righe di “articolo” non meritano neanche una riga di commento da quanto non dicono nulla.

Ricapitolando: tre foto. La prima di un Hall Effect Thruster in cui si dice che l’EmDrive produce energia dal vuoto (un po’ come se io facessi vedere la foto di Berlusconi e la descrivessi cosi’: “le tette di Jessica Alba sono bellissime”…). Le altre due dell’aggeggio, una e’ una foto l’altra una ricostruzione di un modello FEM. Con la didascalia “ha superato i test NASA”.

Si condisce il tutto con “rivoluzionera’ l’esplorazione spaziale”, si afferma che “funziona, anche se debolmente” (e che minchia vuole dire debolmente? O funziona, o non funziona!)  e poi si ribadisce che “la NASA ci mette la faccia”. Si intervista anche un esperto nostrano, del Politecnico di Torino. Che pero’ se vai a vedere il suo curriculum e’ si esperto, ma mica di propulsione aerospaziale: di ingegneria dell’autoveicolo. Mi sembra la persona adatta da intervistare per il nuovo motore Boxer dell’Alfa, non per l’EmDrive.

Sarebbe bello infine che la faccia ce la mettesse anche il giornalista dell’ANSA, l’articolo putroppo pero’ non e’ firmato…

 

Barney

Una garanzia: CitizenGO

In questa campagna referendaria pensavo di averle viste e lette tutte.

Mi sbagliavo, ovviamente.

I miei “amici” di CitizenGO (la risposta scema de noantri ai TeoCon americani) mi fanno sapere proprio oggi che c’e’ un motivo profondo e  decisivo per votare “NO” al referendum di domenica prossima.

Eccovelo qua:

citizengo1

citizengo2

citizengo3

 

Adesso sono tranquillo, sappiatelo. Adesso ho almeno un buon motivo per andare a votare, e -nel caso decidessi di andare- per votare si: voi, immensi coglioni retrogradi e cattotalebani di CitizenGO. Voi, che se al governo ci fosse Forza Nuova fareste due settimane di festa perche’ loro li’ si che rispettano i vostri valori del cazzo, e che sicuramente impedirebbero anche solo di parlare di gender.

Grazie di esistere, davvero.

E -come sempre- vaffanculo.

 

Barney

Le radici cristiane alla base della nostra cultura

Il titolo e’ un acchiappa coglion leghisti-fratellistiditalia-forzanovisti e Giovanardiani. Che pero’ rimarranno delusi dal contenuto, lo dico subito cosi’ si possono scansare.

Si diceva: le radici cristiane dell’Europa, che vanno difese dagli attacchi possenti di Islam, frocismo komunista, giudei serfaditi e aschenatzi, gender e altro a piacere. Ah, mancano i negri: fatto.

Tutto quello che non e’ “radici cristiane” va male, per i tradizionalisti della patria e famiglia (e del Duce), tutto quello che non e’ normato dalla loro religione va combattuto. E combattuto -lo dobbiamo ripetere- in nome delle radici culturali della nostra Patria. Che sono, indovinate un po’?

Cristiane, bravi.

Questi geni della lampada si sono fatti scappare da qualche annetto una roba che con le radici cristiane non c’entra un cazzo. Un po’ come Halloween, che giustamente condannano perche’ e’ roba da gaudenti e quando si fa festa sicuramente si va contro le radici ecc. ecc., e poi ti vengono i peli sulle orecchie e magari diventi anche cieco, ma questa e’ un’altra storia. O piu’ di una.

Ma torniamo a bomba in tema. Sto parlando del Black Friday, e di cos’altro, di grazia? Che fino a tre anni fa io di Black  conoscevo il martedi’ del 1929 (Google e’ di la, ma forse basta aspettare un paio di mesetti e lo vedremo dal vivo), e mai mi sarei aspettato che si potesse impiantare dalle nostre parti un baccanale consumistico basato sulle festivita’ del Thanksgiving Day, che a me pare piu’ un rito pagano che una festa religiosa ma tant’e’. Comunque, sicuramente non ha basi cattoliche, questo e’ un dato di fatto. E nessuno qua da noi sgozza tacchini, li riempie di castagne e se li mangia con tutta la famiglia, il quarto giovedi’ di novembre.

Che e’ per l’appunto seguito dal Black Friday, perche’ la gGente merregana e’ in ferie e si precipita nei templi moderni (gli Shopping Mall) a celebrare il rito magGico (il “compra a cazzo la qualunque, anche facendo a cazzotti con chi hai davanti“) che da’ potenza virile, salute di ferro e un appagante senso di benessere che svanisce quando la gGente realizza che per pagare quel fantastico televisore ultrapiatto 4D tristereo a valvole s’e’ indebitato per i prossimi trentasei mesi. Che saranno sicuramente piu’ neri del venerdi’ nero, ma quello e’ un altro giorno.

Da noi -ma immagino anche negli USA- il concetto di “venerdi’” quando si parla di nero e’ abbastanza flessibile, e si estende con scioltezza fino alla domenica.

Il lunedi’ successivo, da qualche tempo, si parla di Cyber Monday. Ossia la stessa cosa del Black Friday ma per le robe ipertecnologiche. Quindi la gGente si dovra’ comprare anche un altro televisore panoramico 5D pentatonico, al solo prezzo di altri chiodi da pagare in comode rate senza nemmeno accorgersene, tanto ha scelto il pagamento a rate con carta di credito.

Da noi pare che quest’anno moltissimi negozi abbiano recepito questa nuova radice cristiana moda, e che la gGente si sia precipitata a comperare anche se il giorno era lavorativo. Ma i riti vanno eseguiti come prescrive la Scrittura, e quindi via di scimmiottamento, e di acquisto compulsivo per poter dire “Ho partecipato pure io al Black Friday!”.

Stona -in questa pesca di coglion tonni con la canna- il silenzio assordante dei Paladini delle nostre radici cristiane: i leghisti, fratellistiditalia, forzanovisti e Giovanardiani di cui sopra sono pronti a fiondarsi su qualsiasi cosa leda la nostra radicata cultura cattolica, a patto che si tratti di omosessuali o di cose divertenti.

Qua tutti zitti. Il sabba degli acquisti pare sia prescritto anche dal loro Vangelo, o che non disturbi il loro CEO quanto -che so?- un Gay Pride o un utero in affitto. Diciamo che li disturba allo stesso livello di un prete pedofilo che violenta i suoi chierichetti, per indendersi. Chissa’ perche’?

Ma non preoccupiamoci piu’ di tanto, dopo il venerdi’ nero uscira’ il Sole di nuovo, e andra’ tutto bene. Forse, o forse no…

 

Barney

Filosofia da muro #72 (hat trick: Pendolante)

Katia “Pendolante” M. colpisce ancora, spedendomi una foto a meta’ tra un graffito e una natura morta ferroviaria:

foto

E’ bella la definizione geometrica del tutto, ma la scritta e’ quella che mi ha fatto dire subito “la pubblico”. Non per il “Sav” finale, che potrebbe essere Saverio, ma per l’Ufo sopra. Inteso non come oggetto volante non identificato, bensi’ come il bassista della piu’ famosa band pisana, gli Zen Circus.

Scopro solo ora che Ufo ha anche un nome “vero”, Massimiliano. Ma davvero importa poco, il suo basso e’ elemento imprescindibile della musica degli Zen. E per tutti e’ Ufo e stop.

Un mesetto fa e’ uscito il nuovo disco degli Zen Circus, “La Terza Guerra Mondiale”, che suoneranno dal vivo a fine novembre al Cage. Se siete da queste parti, accorrete numerosi perche’ live i tre meritano sempre di essere ascoltati.

Altrimenti, godetevi (si fa per dire, visto il tema e il video) questa tremenda “Zingara (il cattivista)”. Alla fine del brano c’e’ la voce ricampionata del Colonnello Kurtz da “Apocalypse Now”.

Senno’ c’e’ sempre “Amici”…

 

 

Barney

 

Post Scriptum: l’idea di mettere i deliranti messaggi che si trovano a pacchi su Internet venne qualche anno fa anche a Gipi, che inseri’ l’ulteriore genialata di far leggere il tutto ad un sintetizzatore vocale. Il risultato e’ un capolavoro.

In busta chiusa, lettera “P” di Politica (e di Punk)

p_barney

“The best argument against democracy is a five-minute conversation with the average voter”

E’ Winston Churchill, e la frase è il migliore epitaffio al suffragio universale che sia mai stato scritto. Potrebbe già bastare, credo. Se uno volesse altre prove, potrebbe leggersi qualunque post su facebook d’un grillino, o d’un leghista presi a casaccio: rafforzare le proprie convinzioni fa crescere nel carattere, si dice…

Ma io vado oltre, che scherziamo? Devo parlare di Politica, ma siccome tra le parole che potevo scegliere c’era pure Punk parlerò anche di musica. Di musica politica. Non di politica musicale perché non ne sono capace, ne’ degno. Ma di punk -e di musica in generale- come espressione d’una ribellione anche ad una certa politica si, perché no?

Sarà una busta che contiene molta musica, quindi. Auguri.

Mi tocca iniziare citando per l’ennesima volta gli Zen Circus, con questa versione di “La democrazia semplicemente non funziona”:

che ha nella maglietta di Qqru la summa theologica che travalica pure il pensiero di Churchill: Io credo nei Ramones. Il sottinteso è “col cazzo che credo nella politica, e figuriamoci se credo nella democrazia“. E come possiamo dar torto agli Zen, se il governo Renzi è espressione più d’un accordo tra bojardi che il risultato di elezioni -che peraltro NON CI SONO STATE-? E il precedente orribile governo Monti, allora? E il governicchio Letta (povero Enrico, brava persona ma hic sunt squalones, bimbo…)? E quelli di prima? Via, ragazzi: votare non serve, far scegliere al Presidentissimo nemmeno… resta la riffa di fine anno, chi fa cinquina per primo è ministro, chi fa tombola è Premier. Meglio, no? Si risparmierebbero soldi e tempo, tanto  la democrazia non funziona, molto semplicemente.

E torniamo agli Zen. O ai Ramones, che è anche meglio:

Ma una sana deriva anarchica, allora? Un bellissimo “Don’t know what I want but I know how to get it“? Non vi danno un clamoroso senso di deja vu’ (o entendu) i Sex Pistols? “Non so cosa voglio, ma so come ottenerlo”: più che a Johnny Rotten e Sid Viciuos uno pensa a “Mafia Capitale”, ad appalti truccati, ar magna magna che accomuna destra e sinistra in un continuo scoprire modi nuovi di ottenere ciò che non si sa bene cosa sia (oddio, in realtà si capisce benissimo…):

D’altra parte “How many ways to get what you want I use the best I use the rest“…
Tout se tient, ça va sans dire.

Certo, il comunismo… Ah, signora mia! Quando aveva addaveni’ Baffone a sollevare i Lavoratori contro le angherie dei Padroni… E poi anche lui (o Lui?) s’e’ adeguato all’andazzo generale e ha salutato veramente il signor Padrone. Sull’attenti, scattare, salut’arm! E via a fare affari con l’antico nemico, che lo sterco del dimonio non è più il denaro, ma il sudore. E di risaia siamo stufi, e a casa nostra vogliamo andar!

Ma anche il comunismo è ormai morto, Dio anche e non è che io stia poi benissimo… Da noi, ora come ora, gli unici due partiti che riscuotono consensi crescenti sono i M5* e la Lega. Entrambi han capito dal Maestro (Silvio, chiaramente) e dallo studio dei classici (Joseph Goebbels) cosa ci vuole per ottenere il successo elettorale in un’epoca in cui cultura e conoscenza sono appannaggio di pochi: populismo in dosi massicce, ricerca di un nemico cui addossare le colpe, e continua ripetizione di una bugia sinchè essa non diventa verità. Da piani diversi e su strati di elettorato differenti Grillo e Salvini intercettano l’assoluta mancanza di fiducia nella “vecchia” politica da Prima Repubblica. Il primo Renzi ha giocato le stesse carte con meno astio, e ha ovviamente trionfato davanti al nulla assoluto rappresentato dai suoi avversari. Poi, s’è svegliato tutto bagnato e ha cominciato a capire che non basta promettere, declamare, annunciare: se governi devi fare.

Ecco: il fare è la parte che in assoluto manca di più ai politici nostrani. Il fare per noi, intendo. Perché per molti di loro “fare” qualcosa -o molto- per se stessi ed i relativi famigli è l’imperativo categorico, per dirla alla Kant.
Manca molto la consapevolezza del momento, della società, di quanto costa un chilo di pane o un litro di latte, di quanto sia difficile trovare un posto all’asilo per tuo figlio se non sei Ministro, di come tirare avanti se fai l’operaio -ma pure l’impiegato in ufficio- e devi pagare mutui e bollette. Manca perché adesso questi non sono più problemi loro. Rimangono nostri, e chi dovrebbe governare distoglie l’attenzione dal resto con ricorrenti falsi bersagli, o con dosi massicce di retorica vuota. Il paese reale è altro, ma chissene:

A chi non fa politica – a chi la subisce, stavo per scrivere- mancano sia le opportunità sia -diciamocelo- la volontà di reagire costruttivamente a questo stato di cose che si autoalimenta da decenni e decenni, con i politici che coltivano cloni di loro stessi perché ne vengano sostituiti al naturale decadimento degli originali. Credo che molto dipenda, di nuovo, dall’assoluto appiattimento culturale in cui viviamo, di cui molta colpa ha la standardizzazione cerebrale operata dalla televisione. Reality e talk show definiscono oramai gusti musicali, sessuali e culinari; la politica è stato solo il primo passo.

Che triste sfilata, come cantava Mike Stipe:

When I tried to tell my story
They cut me off to take a break.
I sat silent 5 commercials
I had nothing left to say
The talk show host was index-carded
All organized and blank
The other guests were scared and hardened
What a sad parade…

Barney

 

In Busta Chiusa n. 16, un progetto di Cartaresistente
Lettera P di Barney Panofsky

Illustrazioni di Davide Lorenzon

“The Voice”, Appino e Monina

The Voice” (of Italy) non e’ Sinatra, non mi piace quel tipo di musica ne’ quel tipo di voce. E’ il talent show che ha visto trionfare una suora qualche anno fa (?!!), che cerca di riciclare vecchie glorie (???!!!!) della musica italiana (Paola di “Paola e Chiara“, per esempio, o la cantante dei “Jalisse” -i Jalisse, vi prego… I Jalisse…-), e che dovrebbe rappresentare il trampolino di lancio per nuovi talenti italiani.

Una puttanata spaziale, insomma, che pero’ ben si inserisce nel panorama dell’entertainment televisivo nostrano, con un palinsesto ricco di “MasterChef”, “Amici”, “Grandi Pasticcieri” e altri spaccati di vita vera (come “Uomini e Donne”, “Forum” e “Il budello di su ma’ vestito da pirata”).

Volete le prove? La stagione che sta per finire ha visto il trionfo (trionfo…) di questa roba qua:

auditel2015

“The Voice” sta selezionando i partecipanti alla nuova edizione, e tra gli inviti che ha diramato c’e’ stato anche quello per Andrea Appino. Che nessuno o quasi conoscera’ a parte me, ma che di mestiere fa il cantante e chitarrista di un gruppo, gli Zen Circus, che calcano la scena musicale italiana da una ventina di anni, hanno pubblicato parecchi dischi e girano come trottole -sempre- in tour infiniti. Appino ha anche pubblicato due album solisti, “Il testamento” (in memoria di Mario Monicelli, grande disco veramente, per favore ascoltatelo) e “Grande raccordo animale“, uscito quest’anno che a me e’ piaciuto meno soprattutto perche’ le musiche sono molto meno dure e molto piu’ pop di quelle de “Il testamento”. Appino ha risposto pubblicamente all’invito della redazione di “The Voice” con un post su facebook. Questo qua, che inizia con la citazione dell’invito:

AppinoFB

E’ un lungo discorso autocelebrativo e riassuntivo di una carriera che personalmente seguo con affetto e interesse (ho perso il conto di quante volte ho visto gli Zen Circus o Appino da solo suonare dal vivo. Ma ho visto anche Ufo fare il DJ, e Qqru con il suo gruppo “La notte dei lunghi coltelli”, se e’ per quello), un discorso che condivido nell’essenza, che e’ “se volete fare innamorare i giovani della musica, fateli andare a sentire i concerti, non fate vedere loro i Talent Show”, o anche, tradotto: “non e’ che i R.E.M. siano venuti fuori da The Voice of USA, eh?”. Tra l’altro c’e’ una frase bellissima: “io non ci voglio provare, io lo voglio fare“, che da la cifra della persona. Si, certo: e’ toscano, quindi borioso (facciamo tutti “Boria” di secondo nome, in Toscana), antipatico, cinico e strafottente. Ma e’ vero; e’ un uomo che suona e canta veramente e non in playback davanti a una giuria che deve schiacciare un pulsante, per poi essere visto da milioni di telespettatori omologati e omogeneizzati.

Avevo letto la notizia stamani, poi dopo un po’ un amico (che tra l’altro suona, dal vivo, e non credo andrebbe mai a The Voice…) condivide questo articolo di Michele Monina, sul Fatto Quotidiano. Io non conoscevo Michele Monina, ma letto l’articolo sottoscrivo molti dei commenti che sono immediatamente fioriti sotto il pezzo, manco fosse primavera.

Monina infarcisce il pezzo di grassetti, iniziando con la citazione di Lemmy Kilmster -storico frontman dei Motorhead morto ieri-, per passare poi a Laura Pausini e ai Radiohead, a Lou Reed, ai Velvet Underground, e via andare. Per chiudere cosi’:

ilFattoAppino

Come ho gia’ detto, sicuramente Appino e’ borioso. Ma non parla di se in terza persona (“ci sta solo facendo molto ridere“. Anche il signor Michele ha un omino del cervello come me, forse?) come invece fa Monina. Il quale accusa il cantante degli Zen d’essere salito su un piedistallo non accorgendosi che su quel piedistallo sta sbavando dalla voglia di esserci lui stesso, Michele Monina. Che mi pare piu’ borioso di Appino e di me messi assieme, se devo essere sincero.

Ah, i gatti che vanno a sentire gli Zen Circus sono spesso piu’ di quattro, in file sparse e poganti. Come testimonia questo da me abusato video d’una delle loro migliori canzoni, a tema oggi piu’ che mai:

 

 

Barney