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Filosofia da muro #129

Il palazzo che vedrete tra poco io l’ho visto nascere, bloccarsi nel suo sviluppo verticale per anni, poi fare qualche passetto avanti che sembrava decisivo per il completamento di una ennesima cattedrale nel deserto della zona industriale che lo ospita, in cui sono probabilmente più numerosi i cartelli “vendesi” e “affittasi” che le aziende ancora in vita.

Lo vedo incompiuto da almeno dieci anni, tutti i giorni quando vado in ufficio e le sere quando torno alla fermate dell’autobus, è oramai quasi un amico. Qualche anno fa addirittura fecero delle prove di colore (le vedrete sotto la “I” di destra), poi tutto s’è bloccato di nuovo, e meno male che una squadra di graffittari l’ha usato per fare questa roba qua:

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La qualità della foto è oscena, come al solito, ma spero dia l’idea del colore e della complessità del graffito, composto da un “AIDA” a sinistra e da un enigmatico “OGEDI” a destra. Questa seconda scritta è ornata da ancora più misteriosi numeri su alcune lettere: una coppia di “5” sulla “O”, un “3” sulla “E”, un “9” sulla “I”. La “G” e la “D” hanno invece delle specie di rombi neri. Google mi dice che “Ogedi” è una località del Niger, oppure un giocatore di calcio di una squadra inglese, ma io immagino una coppia di writer, lei Aida e lui Ogedi, che hanno preso per un giorno possesso della facciata nord del palazzo in eterna costruzione.

La zona è ricca di graffiti, a un paio di chilometri verso Pisa c’è il quartiere di Sant’Ermete che ospita sulle case popolari in rifacimento degli splendidi affreschi.

Gli Zen Circus, essendo pisani, ci stanno benissimo. Anche se il video è girato a Livorno. Anzi: ci stanno benissimo proprio per quello.

 

Barney

Filosofia da muro #104 e #105

Due scritte dallo stesso muro, di fronte alla stazione centrale di Pisa.

La prima l’avevo gia’ fotografata tempo fa, ed e’ questo classico sessantottino che mi ricorda il tempo che passa inesorabile:

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Non da molto l’idea del maggio francese, messa li’ sotto una finestra anonima e con il condizionatore in alto a dare un tono ancor piu’ decadente al tutto. A sinistra si intravede una saracinesca, che appare anche nella seconda filosofia da muro:

transgender

Cosi’ a naso il simbolo (che sarebbe per l’omino del mio cervello il protagonista dello scatto…) rappresenta i transgender o qualcosa del genere. C’e’ anche un bel pugno chiuso in mezzo al cerchio, e qua si capisce il motivo della combo con la prima scritta.

A impreziosire il tutto la scritta sulla saracinesca, quasi illeggibile ma pregna del tipico spirito toscano fatto di grezzume, politicamente scorretto e concetti chiari e diretti. Li’ se zoomate dovreste leggere:

“topa, saro’ rude ma ti amo!”

Ora, in Toscana “topa” ha vari significati, e qua si fa una bella sineddoche passando dall’organo sessuale femminile alla donna tutta intera. Classico anche il vezzeggiativo “topina”, o l’iperbolico “topona”. Questo della scritta mi pare un delicato tributo all’amata, rude ma sincero, piuttosto che un classico “W la topa” tirato li’ come anche i milanesi saprebbero fare (ma scrivendo “figa”, chiaro).

La musica e’ degli Zen Circus, che essendo pisani emigrati a Livorno (in realta’ credo solo Appino) non possono mancare in Via Catalani:

 

Barney

Filosofia da muro #89 e #90 (hat trick: Gabriele V.)

Due scritte pisane dal collega G., che alla macchina del caffe’ mi sussurra “puo’ interessare?”, come se mi facesse vedere una partita di coca colombiana e invece sono foto sul suo telefonino.

Questa:

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E quest’altra:

cemento

La prima soprattutto mi lascia perplesso, perche’ Umberto Smaila non lo vedo come ideale in alcun modo. Mah. C’e’ la svastica fatta dalla stessa mano che ha vergato la scritta (e questo forse fa capire qualcosa del cervello del graffittaro), e un’altra mano probabilmente livornese che in verde cancella il simbolo nazista e chiosa con l’inarrivabile “Deh!” che racchiude un’intera Divina Commedia.

La seconda ha diversi piani di lettura, dal tentativo di poetica denuncia al messaggio mafioso, ed ha delle belle “e” ed “r”. Il muro di mattoni che la accoglie sembra una tamponatura di un portone, tra due mura antiche e belle, e la scritta sembra quasi una denuncia di questo scempio architettonico. Almeno, speriamo sia questo e non il prodromo alla classica testa di cavallo mozzata fatta trovare nel letto di chi abita li’.

Musica adeguata e a chilometro zero. Gli Zen, ovviamente, con una canzone che e’ tutto fuorche’ leghista (se qualcuno pensasse il contrario): e’ fatta semplicemente mettendo assieme una manciata di intelligentissimi commenti di scimmie da social.

 

Barney

 

L’ignoranza scientifica dei giornalisti

E’ un po’ che non parlo di fuffa, anche perche’ in questi mesi ci han pensato i comitati per il Si e per il No al Referendum a pasturare con fuffa d’alta qualita’ il popolo italiano.

Ma dopo l’ennesimo sgub sull’EmDrive non posso esimermi dal far notare quanto non capiscano un cazzo di tecnologia i pennivendoli, non solo italici.

Qui c’e’ un lancio ANSA di ieri, in cui si parla del mirabolante accrocchio inguardabile inventato da Roger Shawyer una decina di anni fa, che qualcuno dice funzioni scambiando momento con il vuoto quantistico, qualcun altro sostiene che dentro c’e’ la fatina dei dentini; la stragrande maggioranza dei tecnici crede invece si tratti di puttanata carpiata con triplo avvitamento.

Ma non voglio tornare sull’argomento, tanto che non funziona l’ho gia’ detto. Mi concentro sull’articolo.

Che titola in maniera pacatissima: “Il motore “impossibile” supera i test alla NASA“, rincara la dose con un sottotitolo ad effetto: “Crea energia dal vuoto violando le leggi della fisica“, ed infine si apre con una “galleria” di tre foto. La prima e’ quella che mi interessa, ovviamente.

La didascalia fa cosi’: L’EmDrive è capace di produrre energia dal vuoto (fonte: NASA/JPL-Caltech). Dico, se a qualcono fosse scappato il sottotitolo, qua si ribadisce che si crea energia dal vuoto.

Ma veniamo a noi. La foto e’ di una roba che credo in pochi conoscono, e chi non sa di cosa si tratta penso possa trarre la conclusione (d’altronde sta leggendo un articolo sul sito dell’ANSA, mica sul giornalino parrocchiale di Sgargabonzoni…) che quell’aggeggio luminoso li’ e’ l’EmDrive, che sta producendo energia dal vuoto. D’altro canto, le fonti citate sono il Jet Propulsion Laboratory di NASA e il CalTech, che non e’ esattamente l’Universita’ Politecnica di Vergate sul Membro, no?

Bene: le fonti sono corrette, ma quella cosa li’ NON E’ un EmDrive. Manco per idea. E’ un Propulsore ad effetto Hall che produce spinta accelerando un gas ionizzato (e quindi nella classica maniera newtoniana “azione-reazione”, e no: non produce un cazzo dal vuoto), e siccome e’ il mio pane quotidiano, quando lo vedo accostato ad un trabiccolo come l’EmDrive mi incazzo. L’EmDrive e’ protagonista della foto 2, e’ quel bussolo di rame a forma di cono montato su un sistema che dovrebbe misurarne la spinta. E gia’ dalla faccia -come direbbe Lombroso- si capisce che con quell’affare li’ vai poco lontano.

La didascalia e’ ancora fuffa allo stato puro: Il motore ‘impossibile’ EMDrive supera i test alla Nasa (fonte: David A. Brady, Harold G. White, Paul March, James T. Lawrence, and Frank J. Davies. Eagleworks Laboratories, NASA Lyndon B. Johnson Space Center).

In realta’ il motore “impossibile” e’ stato provato da un gruppo di 5 persone di NASA, ha dato risultati al limite della significativita’, e la stragrande maggioranza dei tecnici che ha letto l’articolo citato a cazzo di cane crede vi siano tanti e tali errori nel setup sperimentale da non meritare una seconda indagine.

La terza foto e’ il risultato di una simulazione abbastanza acurata di quello che dovrebbe succedere dentro l’accrocchio, ovviamente SE la teoria della fatina dei dentini fosse corretta. Ma ha la stessa didascalia della foto 2, e non c’entra nulla con i test fatti al laboratorio NASA.

Le venti righe di “articolo” non meritano neanche una riga di commento da quanto non dicono nulla.

Ricapitolando: tre foto. La prima di un Hall Effect Thruster in cui si dice che l’EmDrive produce energia dal vuoto (un po’ come se io facessi vedere la foto di Berlusconi e la descrivessi cosi’: “le tette di Jessica Alba sono bellissime”…). Le altre due dell’aggeggio, una e’ una foto l’altra una ricostruzione di un modello FEM. Con la didascalia “ha superato i test NASA”.

Si condisce il tutto con “rivoluzionera’ l’esplorazione spaziale”, si afferma che “funziona, anche se debolmente” (e che minchia vuole dire debolmente? O funziona, o non funziona!)  e poi si ribadisce che “la NASA ci mette la faccia”. Si intervista anche un esperto nostrano, del Politecnico di Torino. Che pero’ se vai a vedere il suo curriculum e’ si esperto, ma mica di propulsione aerospaziale: di ingegneria dell’autoveicolo. Mi sembra la persona adatta da intervistare per il nuovo motore Boxer dell’Alfa, non per l’EmDrive.

Sarebbe bello infine che la faccia ce la mettesse anche il giornalista dell’ANSA, l’articolo putroppo pero’ non e’ firmato…

 

Barney

Una garanzia: CitizenGO

In questa campagna referendaria pensavo di averle viste e lette tutte.

Mi sbagliavo, ovviamente.

I miei “amici” di CitizenGO (la risposta scema de noantri ai TeoCon americani) mi fanno sapere proprio oggi che c’e’ un motivo profondo e  decisivo per votare “NO” al referendum di domenica prossima.

Eccovelo qua:

citizengo1

citizengo2

citizengo3

 

Adesso sono tranquillo, sappiatelo. Adesso ho almeno un buon motivo per andare a votare, e -nel caso decidessi di andare- per votare si: voi, immensi coglioni retrogradi e cattotalebani di CitizenGO. Voi, che se al governo ci fosse Forza Nuova fareste due settimane di festa perche’ loro li’ si che rispettano i vostri valori del cazzo, e che sicuramente impedirebbero anche solo di parlare di gender.

Grazie di esistere, davvero.

E -come sempre- vaffanculo.

 

Barney

Le radici cristiane alla base della nostra cultura

Il titolo e’ un acchiappa coglion leghisti-fratellistiditalia-forzanovisti e Giovanardiani. Che pero’ rimarranno delusi dal contenuto, lo dico subito cosi’ si possono scansare.

Si diceva: le radici cristiane dell’Europa, che vanno difese dagli attacchi possenti di Islam, frocismo komunista, giudei serfaditi e aschenatzi, gender e altro a piacere. Ah, mancano i negri: fatto.

Tutto quello che non e’ “radici cristiane” va male, per i tradizionalisti della patria e famiglia (e del Duce), tutto quello che non e’ normato dalla loro religione va combattuto. E combattuto -lo dobbiamo ripetere- in nome delle radici culturali della nostra Patria. Che sono, indovinate un po’?

Cristiane, bravi.

Questi geni della lampada si sono fatti scappare da qualche annetto una roba che con le radici cristiane non c’entra un cazzo. Un po’ come Halloween, che giustamente condannano perche’ e’ roba da gaudenti e quando si fa festa sicuramente si va contro le radici ecc. ecc., e poi ti vengono i peli sulle orecchie e magari diventi anche cieco, ma questa e’ un’altra storia. O piu’ di una.

Ma torniamo a bomba in tema. Sto parlando del Black Friday, e di cos’altro, di grazia? Che fino a tre anni fa io di Black  conoscevo il martedi’ del 1929 (Google e’ di la, ma forse basta aspettare un paio di mesetti e lo vedremo dal vivo), e mai mi sarei aspettato che si potesse impiantare dalle nostre parti un baccanale consumistico basato sulle festivita’ del Thanksgiving Day, che a me pare piu’ un rito pagano che una festa religiosa ma tant’e’. Comunque, sicuramente non ha basi cattoliche, questo e’ un dato di fatto. E nessuno qua da noi sgozza tacchini, li riempie di castagne e se li mangia con tutta la famiglia, il quarto giovedi’ di novembre.

Che e’ per l’appunto seguito dal Black Friday, perche’ la gGente merregana e’ in ferie e si precipita nei templi moderni (gli Shopping Mall) a celebrare il rito magGico (il “compra a cazzo la qualunque, anche facendo a cazzotti con chi hai davanti“) che da’ potenza virile, salute di ferro e un appagante senso di benessere che svanisce quando la gGente realizza che per pagare quel fantastico televisore ultrapiatto 4D tristereo a valvole s’e’ indebitato per i prossimi trentasei mesi. Che saranno sicuramente piu’ neri del venerdi’ nero, ma quello e’ un altro giorno.

Da noi -ma immagino anche negli USA- il concetto di “venerdi’” quando si parla di nero e’ abbastanza flessibile, e si estende con scioltezza fino alla domenica.

Il lunedi’ successivo, da qualche tempo, si parla di Cyber Monday. Ossia la stessa cosa del Black Friday ma per le robe ipertecnologiche. Quindi la gGente si dovra’ comprare anche un altro televisore panoramico 5D pentatonico, al solo prezzo di altri chiodi da pagare in comode rate senza nemmeno accorgersene, tanto ha scelto il pagamento a rate con carta di credito.

Da noi pare che quest’anno moltissimi negozi abbiano recepito questa nuova radice cristiana moda, e che la gGente si sia precipitata a comperare anche se il giorno era lavorativo. Ma i riti vanno eseguiti come prescrive la Scrittura, e quindi via di scimmiottamento, e di acquisto compulsivo per poter dire “Ho partecipato pure io al Black Friday!”.

Stona -in questa pesca di coglion tonni con la canna- il silenzio assordante dei Paladini delle nostre radici cristiane: i leghisti, fratellistiditalia, forzanovisti e Giovanardiani di cui sopra sono pronti a fiondarsi su qualsiasi cosa leda la nostra radicata cultura cattolica, a patto che si tratti di omosessuali o di cose divertenti.

Qua tutti zitti. Il sabba degli acquisti pare sia prescritto anche dal loro Vangelo, o che non disturbi il loro CEO quanto -che so?- un Gay Pride o un utero in affitto. Diciamo che li disturba allo stesso livello di un prete pedofilo che violenta i suoi chierichetti, per indendersi. Chissa’ perche’?

Ma non preoccupiamoci piu’ di tanto, dopo il venerdi’ nero uscira’ il Sole di nuovo, e andra’ tutto bene. Forse, o forse no…

 

Barney

Filosofia da muro #72 (hat trick: Pendolante)

Katia “Pendolante” M. colpisce ancora, spedendomi una foto a meta’ tra un graffito e una natura morta ferroviaria:

foto

E’ bella la definizione geometrica del tutto, ma la scritta e’ quella che mi ha fatto dire subito “la pubblico”. Non per il “Sav” finale, che potrebbe essere Saverio, ma per l’Ufo sopra. Inteso non come oggetto volante non identificato, bensi’ come il bassista della piu’ famosa band pisana, gli Zen Circus.

Scopro solo ora che Ufo ha anche un nome “vero”, Massimiliano. Ma davvero importa poco, il suo basso e’ elemento imprescindibile della musica degli Zen. E per tutti e’ Ufo e stop.

Un mesetto fa e’ uscito il nuovo disco degli Zen Circus, “La Terza Guerra Mondiale”, che suoneranno dal vivo a fine novembre al Cage. Se siete da queste parti, accorrete numerosi perche’ live i tre meritano sempre di essere ascoltati.

Altrimenti, godetevi (si fa per dire, visto il tema e il video) questa tremenda “Zingara (il cattivista)”. Alla fine del brano c’e’ la voce ricampionata del Colonnello Kurtz da “Apocalypse Now”.

Senno’ c’e’ sempre “Amici”…

 

 

Barney

 

Post Scriptum: l’idea di mettere i deliranti messaggi che si trovano a pacchi su Internet venne qualche anno fa anche a Gipi, che inseri’ l’ulteriore genialata di far leggere il tutto ad un sintetizzatore vocale. Il risultato e’ un capolavoro.