Archivi categoria: Science Fiction

Sottocategoria Fantascienza. Tanto l’80% dei libri che leggo e’ SciFi…

“The lifecycle of software objects”, T. Chiang, Subterranean Press (2010)

“The lifecycle of Software Objects” e’ il primo racconto lungo pubblicato da Ted Chiang. Ted Chiang e’ a sua volta lo scrittore di “Storia della tua vita”, da cui e’ tratto “Arrival“.

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Avrete capito, quindi, che stiamo parlando di un libro di fantascienza. Ma anche chi non ama il genere e anzi lo schifa potrebbe resistere ed arrivare alla fine di questo pezzo, poi magari incuriosito potrebbe addirittura leggersi il libro e trovarlo interessante. Io ci spero sempre, in questi episodi…

Ma torniamo in tema. Il racconto lungo esiste anche in versione italiana, e si intitola ovviamente “Il ciclo di vita degli oggetti software”, ma vale la pena leggerselo in lingua originale perche’ Chiang scrive in un inglese chiaro ed efficace, e la lettura scorre veloce.

Senza svelare troppo la trama, “Lifecycle” racconta molte cose seguendo per vent’anni la vita di Ana, che da guardiana tuttofare dello zoo cittadino si ritrova trasformata in addestratrice di avatar semisenzienti. La storia si svolge nella vita reale e dentro vari mondi virtuali, alla “Second Life”, e intreccia molti fili e molte domande profonde sulla vita, l’universo e tutto quanto. In poche decine di pagine Chiang riesce a farci appassionare all’evoluzione di Jax, il digiens di Ana plasmato sulle forme di un robottino, da “cucciolo” spaesato a persona reale o quasi, che aspira a diventare un’entita’ giuridica per rivendicare i suoi diritti civili.

Il titolo e’ volutamente “geek”, e filologicamente corretto rispetto al contenuto del libro. Gli avatar semisenzienti (i digiens) sono infatti degli oggetti software, che come tutte le tecnologie hanno un ciclo di vita. Esattamente come le persone.

La versione cartacea originale, del 2010, e’ rarissima, e le copie su Amazon costano almeno 360$. Meno male che sul sito della Subterranean Press c’e’ la possibilita’ di leggerselo gratis per intero, ed e’ una gran bella lettura.

 

Barney

 

 

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“La citta’ e la citta’”, C. Mieville (Fanucci, 2009)

China Mieville e’ uno dei maggiori scrittori di fantascienza viventi, e questo suo romanzo ne e’ la testimonianza.

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Questo libro non si puo’ rinchiudere in un genere di nicchia come la SciFi, perche’ in realta’ siamo dalle parti di un noir distopico orwelliano con abbondanti spruzzate di sociologia.

L’idea e’ geniale: siamo piu’ o meno negli anni ’80, in Europa dell’Est, in una citta’ immaginaria, Beszel, che si intreccia e si compenetra con un’altra citta’, Ul Qoma. Pero’ le due citta’ sono come due stati separati, e i rispettivi abitanti per legge non possono accorgersi, guardare, interagire con l’altra citta’ e con i suoi abitanti. Io mi sono immaginato una Berlino divisa da un muro invisibile, invece che da quello vero, in cui le strade che passano “di qua” e “di la’” provano a mescolare le due popolazioni. Le quali, pero’, come acqua e olio, scivolano una sull’altra senza degnarsi di uno sguardo. In strada le auto devono evitarsi non guardandosi, i pedoni attraversano guardando con cura solo dal “loro” lato, e cosi’ via. Ci sono quartieri in cui i palazzi di una citta’ sono accanto a quelli dell’altra, e gli abitanti non si incontrano mai.

Chi rompe questa legge compie una violazione, e immediatamente viene scoperto e catturato dalla Violazione, una polizia segreta che per analogia alla Berlino del secolo scorso potrebbe essere la VoPo locale.

In questo scenario spiazzante si svolge la storia, che inizia con la scoperta di un cadavere di una ragazza a Beszel, che pero’ non e’ di Beszel. L’Ispettore Borlu’, incaricato delle indagini, si trovera’ a dover indagare non solo a Beszel e Ul Qoma, ma rimarra’ invischiato pure nella ricerca della mitica Orciny, terza citta’ che sarebbe nascosta tra le due.

Il resto e’ molto sociologico, molto hard boiled e parecchio divertente.

Il libro si legge bene anche in lingua originale, scorre rapido verso la fine e non delude quando ci si arriva.

Notevolissima lettura, costringe a pensare il che -di questi tempi- e’ cosa rarissima.

 

Barney

“Ex_Machina”, A. Garland (UK, 2015)

Altro gran bel film in questa estate torrida e inutile, “Ex Machina” ha piu’ di un punto a suo favore.

1-UK_Ava-AW__Close-Crop_28198-Ex_MachinaIntanto e’ un film bello in tutto: la storia, l’ambientazione, la fotografia… ma soprattutto la recitazione dei quattro attori principali (in realta’ tre e mezzo, perche’ una donna non parlera’ mai durante tutto il film), in pratica gli unici sul palcoscenico a parte qualche comparsa alla fine e una scena iniziale funzionale al resto della trama.

La storia, in breve e senza troppi spoiler: Nathan (Oscar Isaac), ricchissimo genio misantropo, creatore del più usato motore di ricerca del mondo (Blue Book, usato dal 94% degli utenti), s’e’ rinchiuso in una villa ultra moderna sperduta da qualche parte vicino ad un ghiacciaio. Li’ sta cercando di realizzare la prima intelligenza artificiale (IA) “vera”, ossia in grado di passare il test di Turing [1]. Nathan indice una lotteria nella sua azienda, e il vincitore risulta essere il piu’ brillante programmatore dell’azienda, Caleb (Domhnall Gleeson). Caleb “vince” un soggiorno di una settimana nell’eremo di Nathan, dove scoprira’ che il suo unico compito e’ testare l’IA di Nathan, e verificare se riesce a passare il test di Turing. C’e’ una complicazione, pero’: al contrario della formulazione normale del test, in cui la prova deve essere fatta senza vedere l’interlocutore (altrimenti sarebbe troppo semplice decidere :-)), qua Caleb parla direttamente con un’androide, AVA, che ha le fattezze di una giovane ragazza (Alicia Vikander).

Le sessioni di analisi di Caleb si alternano alle discussioni tra lui e Nathan, quasi perennemente ubriaco, con altro unico spettatore Kyoko, una giapponese tuttofare al servizio del magnate.

Tra le molte cose interessanti la discussione tra i due su “come e’ fatta” AVA: hardware leggero e adattabile per il cervello, e come software Blue Book, il motore di ricerca stesso. E’ interessante come Nathan giustifica la scelta: oramai tutti sono connessi in rete, e su Blue Book passano Terabyte di informazione ogni secondo. Questa immensa mole di dati non e’ solo utilizzabile per profilare ciascun utente, ma -potendo accedere a telecamere e microfoni di PC e smartphone- rappresenta anche la completa gamma di sensazioni, stati d’animo, espressioni facciali dell’umanita’. Senza considerare che a valle c’e’ una capacita’ di elaborazione di dati mostruosa…

Mi ha colpito questa cosa, perche’ siamo nell’epoca di Windows10 (che mi si dice sia assolutamente intrusivo come controllo delle abitudini dell’end user), ma anche di Android e di iOS, sistemi operativi che esplicitamente ti chiedono il consenso per fare piu’ o meno tutto sul tuo dispositivo.

Il finale e’ notevole, non telefonato e certamente fa pensare.

Da vedere.

Paranoid android ci sta bene, sia perche’ e’ dedicata ad un altro famoso androide (Marvin di Douglas Adams), sia perche’ Tom Yorke somiglia inquietantemente al Caleb di Ex Machina…

[1] test di cui esistono innumerevoli modifiche, inclusa l’interessante stanza cinese di Searle.

Barney

“L’uomo di Marte”, A. Weir, Newton Compton (2014)

Non e’ che non leggo piu’, eh?

E’ solo che m’ero intestardito nello spararmi tutto di seguito “La Ruota del Tempo“, di Robert Jordan, e se avete idea di che roba sia potete capire perche’ sono mesi che non parlo di libri, qui.

Ok, che si sappia: ho terminato l’immensa saga di Jordan (incluso il prequel e i due tre volumi finali scritti da Brandon Sanderson alla morte di Jordan, basandosi sugli appunti di Robert), quindi -liberatomi dal giogo- ho ricominciato a leggere anche altro.

Il primo libro che m’e’ capitato sottomano e’ stato questo “L’uomo di Marte“, di cui gli appassionati di fantascienza parlavano benissimo su vari siti.

luomodimarteIl giudizio sintetico e’ “tutto qui? Mah…“. Sotto, una analisi (oddio, analisi: una accozzaglia di pensieri casuali, diciamo) piu’ approfondita, con i soliti spoiler che non posso esimermi dal metter giu’ alla fine.

Il romanzo di Weir mischia allegramente non solo “Gravity” e “Robinson Crusoe” (come ci strilla in faccia la copertina italiana), ma anche “Pianeta Rosso”, un film di qualche anno fa ricordato assai male da piu’ o meno tutti quelli che l’hanno visto.

La sinossi e’ semplice: siamo in un prossimo futuro, e la terza missione manned verso Marte, composta da sei astronauti, rischia di rimanere bloccata sul pianeta a causa di una violenta tempesta di sabbia che sta demolendo il Mars Ascent Vehicle, il veicolo che deve riportarli sull’astronave che li aspetta in orbita.

La comandante della missione comanda il rientro immediato, ma nella tempesta uno dei sei viene portato via da una raffica di vento e scompare. I suoi sensori fisiologici segnalano zero segni di vita, e l’equipaggio -dopo una inutile quanto necessariamente veloce ricerca nella polvere- e’ costretto a partire.

Come avrete capito, lo scomparso non e’ morto, e appena riavutosi ha il problema di sopravvivere -da solo- sino a che qualcuno lo soccorrera’.

Da qui in poi il libro e’ un continuo infodump tecnico sulle trovate da McGyver del nostro astronauta solingo (che per botta di culo e’ espertissimo di botanica, maanche di ingegneria e di astronomia e probabilmente sa anche leggere i tarocchi).

[Da qua in poi e’ tutto ‘no spoiler]

Si capisce da quasi subito che la speranza puo’ solo venire dall’astronave dei compagni, e che la storia andra’ a finire bene. Addirittura non muore nessuno, il protagonista dice sei o sette volte “piscia” e “cacca”, manca “culo” poi saremmo a posto. Non ci sono donne nude.

Fine. Delusione cocente.

Barney

xkcd: Question

La vignetta di oggi mi permette di parlare di fantascienza, di citarmi addosso e di far conoscere un paio di eccellenti racconti brevi a chi ancora non ne sospettava nemmeno l’esistenza:  potenza di Mr. Munroe…

Ma andiamo con ordine; ecco l’illustrazione:

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L’Isaac della scritta e’ Asimov, e nell’alt-tex e’ scritto IsaAC, l’alt-text e’ un gioco di parole con “like”, ma per capire sia lui che la vignetta (che il perche’ Isaac sia scritto IsaAC :-)) bisogna aver letto il racconto che da la stura a tutto.E che si gioca sulla ripetizione di una unica risposta ad una domanda iniziale che si puo’ tradurre dallo scientifichese cosi’:

“Quando tutte le stelle saranno spente, e i pianeti smetteranno di ruotare, e tutti ma proprio tutti gli esseri viventi saranno gia’ bell’e che stiantati da miliardi di anni… Che succedera’? Finira’ tutto?”

La risposta e’ quella in rosso, famosissima tra i fan di Asimov:

“Dati insufficienti per una risposta significativa”

Il racconto si intitola “L’ultima domanda” e ne ho parlato qui, tempo fa; una versione italiana la si trova qua (anche se l’inglese di Asimov e’ assolutamente comprensibile), e quella in inglese e’ qua. E’ splendido per come e’ costruito: la stessa scena che si reitera millennio dopo millennio con protagonisti in parte nuovi -e un unico protagonista sempre uguale…-, e il finale che si intuisce ma che resta uno dei migliori di sempre.

Siamo ai livelli di quest’altro racconto -brevissimo- di Fredric Brown che si intitola (non certo casualmente!) “Risposta” (qua la versione italiana per i pigrissimi).

Ecco: questa e’ la Fantascienza classica, quella degli anni d’oro. In trenta righe scarse si tirava fuori un concentrato di suspense, riflessioni filosofiche, religione, sociologia da far quasi paura. Non stupisce che spesso Randall si ispiri alla Fantascienza, no?

🙂

 

Barney

Sette pianeti: Nettuno

Siamo alla fine della serie. Nettuno e’ l’ultimo pianeta “vero” del Sistema Solare, e con lui io e Davide Lorenzon chiudiamo.

Per adesso, almeno 😛

 

Anche stavolta siamo davanti ad un essere alieno, ma molto meno pericoloso di quello di Urano…

 

La colonna sonora ci sta bene, vedrete:

 

Barney

Sette pianeti: Saturno

Da una Shanghai splendida e piovosa come la Los Angeles di Blade Runner sono a ricordare che su Cartaresistente e’ stato pubblicato ieri il quinto racconto della serie Sette Pianeti. E’ la volta di Saturno, o meglio di uno dei suoi satelliti più famosi. E di una saga cinematografica d’una certa notorietà…

Non riesco a linkare la colonna sonora, che sarebbe “Saturn return” dei R.E.M., vediamo se ce la faccio con una foto “Deckeriana” 🙂

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Update post-Shanghai:

Ecco Saturn Return!

Barney