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Start me up

Oltre alla serqua di inventori piu’ o meno pazzi che hanno inventato sistemi di propulsione senza espulsione di massa, per lavoro mi trovo spesso ad avere a che fare con aziende ignote a quasi tutti (me compreso), spesso giovanissime e fatte da giovani, che vorrebbero rivoluzionare il mondo con prodotti nuovi e a volte veramente ganzi.

Se l’azienda e’ americana, nove volte su dieci la sede e’ in California, e dieci volte su dieci ha gia’ ricevuto dei soldi da investitori “di rischio”, ossia da gente che caccia decine o centinaia di migliaia e a volte milionate e milionate di dollari a fronte di un’idea che potrebbe generare grossi guadagni o dimostrarsi una ciofeca inaudita. Perche’? Perche’ se va male, si perdono soldi, ma se va bene l’investimento e’ sicuramente decuplicato. Questo concetto -rischiare su un’idea- in Italia e’ semisconosciuto, e il 99% del credito alle imprese e’ fornito dalle banche, che in genere prestano soldi per “investimenti” sulla base della tessera elettorale del richiedente (e il risultato e’ ben evidenziato dai vari fallimenti o semifallimenti di istituti di credito nazionali…), o contro garanzie di vario tipo (ipoteche su immobili, per esempio). Cioe’, il rischio d’impresa e’ quasi sempre a carico di qualcun altro, non di chi investe.

Qualche settimana fa ci ha contattato una di queste startup californiane, che sta mettendo su un ambizioso sistema spaziale, per il quale una delle robe strane che facciamo sembrerebbe perfetta.

In casi come questo prima di procedere, e’ uso comune firmare un accordo di riservatezza, per cui entrambe le parti si impegnano a non dire nulla di cio’ che viene discusso. Per convincere il mio capo a firmare (e poi a scambiarci informazioni con gli startuppari) ho dovuto rispondere alla domanda: “Ma chi sono questi qua?”. In effetti sono un gruppetto di venticinque-trentenni con esperienza in altre aziende del settore, ma la loro azienda e’ per il momento una signora nessuno.

Allora mi sono messo a cercare chi ha finanziato l’idea, che e’ di un paio di anni fa.
Ho scoperto che questi signori nessuno hanno ricevuto capitale da 42 (quarantadue) soggetti, tra business angels e fondi di venture capital anche famosi. Il che e’ bastato a convincere il mio capo.

Ma siccome sono curioso, ho cercato di capire cosa altro avessero finanziato alcuni dei 42 investitori che hanno creduto nei ragazzotti californiani.

E tra le varie attivita’ ho trovato di tutto, molte sono “locali” -cioe’ fanno business almeno  inizialmente solo a Los Angeles o San Francisco, per esempio- ma si capisce che da queste iniziative puo’ nascere molto facilmente un franchising esportabile in tutto il mondo. Ne ho selezionato un po’, giusto per darvi un’idea.

Questi qua propongono a poco prezzo un servizio di svuotamento cantine, solai e ripostigli da tutte le cianfrusaglie che ci sono. Poi possono occuparsi di vendere gli oggetti, e si trattengono una percentuale sui ricavi. Infine, si occupano dello smaltimento dei rifiuti in modo controllato e legale.

Qua c’e’ uno dei mille esempi di idea imprenditoriale basata sui droni. Questi promettono di spostare in un raggio di 20 km fino a 2 kg di merce. Hanno fatto uno studio, e pare che in questi due range di distanza e peso ricada la stragrande maggioranza dei pacchi che si muovono ogni giorno. Mah…

Qua c’e’ un’azienda molto piu’ grande delle due precedenti, che pero’ e’ nata come le altre con finanziamenti in venture capital. Fanno un aggeggio che e’ un incrocio tra Robocop e una squadra di CSI, presumo sia utile soprattutto in posti tipo server farm. Inquietante.

Questi qua sembrerebbero una copia dei primi, in realta’ si occupano di movimentazione. Sono ad esempio quello che potrebbe servire se volete fare un trasloco. Per adesso solo in California.

Qua si va sul tech-porn-food. L’azienda produce il perfetto cibo da bere, per chi vuole risolvere la questione della pausa pranzo in un par di bicchierate di roba che io personalmente berrei solo in caso di estrema necessita’. Ovviamente c’e’ anche la versione vegana.

Questi invece sono dei tizi che hanno inventato una app che assiste due coniugi non eccessivamente litigiosi nella loro causa di divorzio. Il sito promette risparmi a due zeri rispetto ai costi di un avvocato divorzista. Spero che il risultato sia paragonabile, e non due ordini di grandezza peggiore.

Morale: quando anche in Italia si tireranno fuori idee del genere, e soprattutto quando si finanzieranno con soldi di privati, non dello Stato, allora avremo un segnale positivo per il futuro.

 

Barney

Filosofia da muro #30 (e #31 assai scorretto…) – Hat trick: Cartaresistente

Questa foto me l’ha spedita qualche giorno fa Cartaresistente1, e anche se non e’ propriamente un muro per me va bene lo stesso:

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Siamo dalle parti del romanticismo ormonale degli adolescenti di oggi, che fanno tesoro delle esperienze musical-televisive cui sono posti di fronte e cavano queste frasi che fanno impallidire le vecchie e rozze -seppur piu’ dirette- “Angela sei bòna” e affini.

Crt mi ha omaggiato anche d’un’altra foto, la scenografia e’ ferroviaria (lui come me pendola quotidianamente, un po’ piu’ a nord di quel che pendolo io), che chiosa con un bestemmione icastico e definitivo un altro tentativo -mal riuscito sarebbe da dire- di romanticismo quotidiano.

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Che dire all’anonimo viaggiatore?

Intanto, che non scrive sui sedili.

Indi, che il bestemmione non sta bene in luogo pubblico.

Poi, che se magari cercasse meglio forse troverebbe…

…Anche se non e’ detto che tu possa sempre avere quel che vuoi:

 

Barney

“Il complotto”, Will Eisner (Einaudi Stile Libero, 2005)

Strano che dopo il disastro GermanWings nessuno abbia ancora tirato in ballo i Protocolli dei Savi di Sion o il complotto sionista (in realta’ una ricerca su Google con “Germanwings Mossad” mi da 223.000 risultati[1], e non dico altro…).

Strano, perche’ invece questo fondamentale libro percorre la storia del mondo intero da quasi un secolo e mezzo, e da molti e’ stato usato -ed e’ tuttora usato- come cardine per impostare campagne di odio e violenza. Hitler e’ il piu’ famoso utilizzatore, ma tutto il mondo arabo fondamentalista si basa sui Protocolli piuttosto che sul Corano per definire il nemico: i sionisti di Israele. E qua da noi la situazione non e’ migliore: i gruppi neofascisti odierni e quelli passati hanno in questo falso tardo ottocentesco una pietra miliare tra le -scarse e poco varie- letture: elenco del telefono, versione illustrata del “Signore degli Anelli” (non quella di Ortolani, quella e’ satira), e perlappunto i “Protocolli”.

Will Eisner e’ morto una decina di anni fa; era un grandissimo disegnatore di storie a fumetti, e “Il complotto” e’ stato il suo ultimo libro. Ci ha messo una ventina d’anni, Eisner, a scriverlo e disegnarlo, e rappresenta l’unico esempio di storia non inventata nella sua produzione.

Parla proprio della storia –vera– dei Protocolli dei Savi di Sion (un libro falso, costruito a tavolino con un unico scopo: creare un bersaglio politico contro cui far convergere la rabbia della popolazione russa di fine ottocento).

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E’ da leggere perche’ non si crede alla resistenza che ha questa fandonia a venire smontata.

Vi sono stati sin dall’inizio (fine del diciannovesimo secolo) reazioni ufficiali, addirittura processi, indagini, inchieste. Tutti hanno portato alla conclusione che il libro e’ una rielaborazione di un volume francese, “I dialoghi all’inferno tra Machiavelli e Montesquieu” scritto da Maurice Joly con il non velato scopo di mettere in cattiva luce Napoleone III e fomentare una ribellione popolare.

Anni dopo la sua morte, l’Okhrana (l’equivalente del KGB ma ai tempi dello Zar) si trova nella necessita’ di trovare un modo per impedire allo Zar del tempo (Nicola II) di virare su posizioni troppo progressiste. C’e’ bisogno di qualcosa che faccia capire al popolo la diabolicita’ delle teorie modernizzatrici di Vitte, il ministro delle finanze dello Zar. E, come ci spiega benissimo Eisner nelle prime due pagine de “Il complotto”, questo compito e’ facilmente eseguibile:

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Non so se c’e’ qualcosa di piu’ semplice e diretto per spiegare il nazifascismo, il razzismo, il leghismo e ogni altra risposta “facile” a crisi sociali (e a bisogni animali), a un uomo con un minimo di capacita’ di ragionamento. Si capisce subito che quel che Will scrive e disegna e’ cosi’ vero da non dover aggiungere altro. La sintesi che c’e’ in queste due tavole e’ spaventosa. Gli ebrei, i negri, gli omosessuali, gli zingari… i diversi insomma, sono bersagli ideali per campagne di odio che si possono facilmente organizzare su basi inesistenti. L’odio e’ li’ pronto a uscire fuori, basta nutrirlo un poco.

Potreste fermarvi qui, e sareste a pagina due di un libro che invece merita di essere approfondito appieno, nella speranza che la Storia prima o poi ci insegni qualcosa.

Si scoprono le origini del libro di Joly, il quadro sociale nel quale i russi decidono che gli ebrei sono un ottimo bersaglio, la costruzione per plagio manifesto dei Protocolli, che spiegherebbero come gli ebrei sionisti vogliono conquistare il mondo, la immediata scoperta che si tratta perlappunto di una costruzione farlocca…E la pertinace resistenza di questo immenso falso razzista alla cancellazione: piu’ lo si sbugiarda, piu’ esso torna a galla (un po’ come la merda, peraltro. Strano, vero?).

Ancora oggi, nel 2015, questa roba riscuote consensi: e’ libro di riferimento per i talebani arabi, testo sacro per i nazifascisti cattotalebani de noantri, viene stampato tra le altre lingue in giapponese e portoghese, Henry Ford (quello della Ford, mica cazzi!) finanzio’ la stampa di 500.000 copie (salvo poi pentirsene anni dopo), esiste l’edizione neozelandese (ovviamente a cura del locale partito merdofascista), non stupira’ sapere che pure Alba Dorata lo mette tra i “must read”,  immagino che anche Marine Le Pen se lo porti sempre dietro, al pari del necessaire per il trucco.

Aggiungo infine che i “Protocolli” sono cibo per la mente (beh, dai: “mente” e’ un overstatement) di uno stuolo enorme di complottisti che vanno dagli sciachimisti di Rosario lamMerda agli E-Cattisti della Chiesa dei Monaci Diacci Marmati degli Ultimi Giorni (citofonare “Bertoldo” chez le grand chef de l’eglise, ma non e’ il solo…), a stuoli di alternativi di sinistra-centro-destra-grillanti a vostro piacere.

Perche’?

Ma come, perche’? Ve l’ha spiegato Will, la’ sopra: alimentare l’odio verso il nemico richiede menzogne e complotti. Se il nemico e’ l’altro, menzogne e complotti hanno vita facilissima, si autoalimentano, dilagano, crescono e fanno proseliti anche tra i poco convinti.

Ragazzi: milioni di mosche mangiano e hanno mangiato merda, non possono sbagliarsi tutte…

In ogni caso io sto con il diavolo: tra l’altro c’entra benissimo con Nicola II che stianta:

[1] dato vecchio, risalente al 29 marzo 2015. Oggi, 31 marzo, siamo gia’ a 257.000. And counting…

Barney

In ginocchio da te

La stampa italiana di questo secondo decennio del ventunesimo secolo pare si stia appiattendo su posizioni di leccaculismo Renziano francamente imbarazzanti.

La Nazione e’ l’ultimo esempio: questo quotidiano fiorentino, su piazza dal 1859, con sede in Viale Giovine Italia, fieramente conservatore da sempre e sino a tre o quattro anni fa trombone ufficiale del regime Berlusconiano, da qualche tempo (su, diciamo “da quando irRenzi e’ al timone del Paese”) ha atteggiamenti nei confronti del Presidente del Consiglio che uno scendiletto e’ piu’ dignitoso.

Oggi, per dire, mi sono imbattuto in questa fondamentale pubblicita’ editoriale sulla Nazione:

IMAGE00012“Dalla Prima Comunione a Palazzo Chigi”.

E chi se lo perde, un gioiello simile? E poi, guardate la faccia del Nostro, quasi piu’ intelligente di quella che sfoggia oggi.

Otto Euro e novanta. Porca puttana, ed anche e’ una ristampa perche’ la prima mandata si e’ esaurita…

Non credo ci sia qualche speranza, per un paese come il nostro.

Barney

Playlist. March, 14th 2014

E’ venerdi’, sono stanco ma felice e tranquillo. E queste sono le canzoni che ascolto, stanco ma felice e tranquillo…

Satellite of love” di Lou Reed nella versione di Morrissey:

 

Heaven” dei Talking Heads presa da “Stop making sense”, che e’ una roba da vedere almeno una volta nella vita:

 

The one I love” dei R.E.M., che mi ricorda i miei vent’anni e altre cose, e che no: non e’ un pezzo romantico…

 

Behind blue eyes“, dei Who. Perche’ nessuno sa come e’ essere triste dietro quegli occhi blu… E perche’ qua sotto ci sono Keith and John ancora vivi.

 

Hey hey, my my” di Neil Young. ‘Cause it’s better to burn out than to fade away. Siempre. E poi la ruggine non dorme, mai.

 

Del nostro tempo rubato“, dei Perturbazione. Che sarebbe davvero bello ridere di noi…

 

Gimme shelter” degli Stones ma cantata da Patti Smith. Un inno alla pace con la guerra che e’ solo uno sparo (o un bacio?) piu’ in la’.

 

Black hole sun” dei Soundgarden, per finire in bellezza. Won’t you come?

 

 

Barney

Il baratro, e l’allegra inconsapevolezza di chi vi sta cadendo

Forse vi sarete accorti che siamo a luglio e dell’estate non si e’ vista nemmeno l’ombra, anzi: la primavera 2013 e’ stata penso una tra le piu’ piovose da un secolo a questa parte. Io -che sono uno che il caldo lo soffre- ho ancora la coperta sul letto. E la uso…

Insomma: non sembra proprio che faccia quel caldo estivo cui eravamo abituati da qualche decina d’anni a questa parte.

E -ovviamente- questa stagione (decisamente sotto le medie in fatto di temperature) e’ stata immediatamente presa dai negazionisti del global warming come prova incontrovertibile che il riscaldamento globale e’ una puttanata pazzesca.

Peccato che in genere i negazionisti hanno sui modelli climatici e la fisica in generale la stessa preparazione scientifica che ho io in fatto di pesca alla trota  (non con la mosca e non in America): ovvero zero.

Di questo invece so. Ma no e’ la stessa cosa…

E quindi, posto che l’osservazione che ciascuno di noi sta facendo sul clima di questa estate e’ li’ a parlare da sola, bisognerebbe spiegare cosa sta succedendo. Meglio: bisognerebbe farselo spiegare da chi ne sa piu’ di noi (consiglio valido in assoluto).

Io per le questioni climatiche e il riscaldamento globale leggo il blog di Ugo Bardi, un professore dell’Università di Firenze. Il suo blog si chiama “Effetto Cassandra“, e il nome già fa capire che le notizie che vi si leggono non sono esattamente buone o gioiose. Pero’ (come nel caso della Cassandra troiana) sono vere, pre quanto brutte esse siano.

Ecco (per tornare a bomba in topic), uno degli ultimi articoli su “Effetto Cassandra” spiega i motivi per cui quest’anno e’ molto probabile che non avremo una estate. E questo potrebbe anche andare bene, ma il problema e’ che vi sono buone probabilita’ che la cosa si ripeta. E che non finisca li’.

E no: non c’entrano le scie chimiche, ne’ HAARP, ne’ una nuova glaciazione, ne’ il minimo solare, le macchie solari, la crema solare (Cristo santo, quest’anno va di moda dar la colpa al Sole per piu’ o meno tutto!); sarebbe meglio guardare a come le emissioni serra sono aumentate esponenzialmente in pochi decenni, e a come negli stessi decenni vi sia stato un incremento delle temperature.

Non siamo messi benissimo, insomma. Ma a noi che ci importa? Noi abbiamo l’IMU, i matrimoni tra omosessuali e ovviamente Ruby e  Silvio: ci fa assai a noi il global warming!

 

Barney

“One plus one” (“Sympathy for the Devil”). J.-L. Godard, GB, 1968

Un film su una sola canzone. Girato da Godard. Nel 1968. Con Brian Jones sempre vivo, ma non vegeto, anzi: vegetale e prossimo a bruciare da ambo i lati dello stoppino, per fare doppia luce e ardere in meta’ del tempo, di li’ a un annetto.

E Mick Jagger che suona i bonghi, e Keith Richards irriconoscibile, sobrio e splendidamente padrone della chitarra e pure del basso. E Charlie Watts ripreso sempre da Jagger perche’ sbaglia il tempo (Watts che sbaglia il tempo?!?!!!), e Wyman con in mano le maracas. Quarantacinque anni fa…

ImageSpero qualcuno sia rimasto a leggere, perche’ il film merita la visione. Si tratta (come fa capire il titolo della versione americana) delle riprese dei Rolling Stones mentre in studio registrano “Beggars Banquet”, il loro settimo LP. In particolare, Godard riprende i cinque mentre provano varie versioni di “Sympathy for the Devil”: le riprese sono splendide per come la cinepresa si muove lentamente attorno ai musicisti, e spazia nell’intero studio di registrazione dove molte persone fanno cose diverse. Ad inframezzare gli Stones che suonano, intermezzi filmici scollegati l’uno all’altro rappresentano i moti di ribellione e rivolta di quegli anni: un gruppo di Pantere Nere distribuisce ossessivamente armi semiautomatiche, usate per fucilare donne bianche mentre uno del gruppo legge passi immagino di discorsi di Malcom X, una donna scrive slogan marxisti-leninisti su muri, auto, cartelloni di una grande citta’ (credo Londra), un’altra donna ungherese (“Eva Democracy”) sostiene una lunghissima intervista dicendo solo “Yes” e “No”, in una libreria -infine- si spacciano fumetti e riviste porno ad avventori nazifascisti che pagano con il saluto al Fuhrer e un paio di schiaffi a due capelloni comunisti piazzati in un angolo. Cose cosi’, insomma, a dare la cifra di quegli anni.

Ma il fulcro del film sono chiaramente gli Stones. E’ del tutto evidente anche ai non fan la parabola autodistruttiva che portera’ il brillantissimo polistrumentista Brian Jones a morir di overdose di li’ a pochi mesi: Jones riece a malapena a tenere in mano la chitarra, di suonarla non se ne parla.

Richards invece e’ in forma smagliante: la pellicola ci permette di ascoltare le varie piste sonore separatamente, e di apprezzare cosi’ pure la splendida linea di basso suonato per l’occasione da Keith (Wyman era impegnato ai sonagli). Le chitarre sono tutte sue (di Jones s’e’ detto sopra), e l’assolo acidissimo tra la terza e la quarta strofa (messo li’ da Jagger che argomenta sui motivi musicali della sua scelta…) e’ uno dei piu’ famosi nella storia del rock. Si assiste anche alla registrazione dei coretti “Whoo, whoo” che riempiono ogni spazio nei piu’ di sei minuti del brano. Brano che ha una sua storia, per dirne due il titolo avrebbe dovuto essere “The Devil is my name”, e la strofa sui Kennedy morti fu  trasformata al plurale in corso d’opera perche’ poco prima dell’incisione fu ammazzato anche Bob, dopo John. Infine, come si legge su Wikipedia, l’ispirazione e’ “alta”, derivando direttamente dal Bulgakov di “Il Maestro e Margherita”, mica Fabio Volo…

Insomma, se lo trovate e’ una roba da vedere e ascoltare.

E per finire, lasciatemi presentare il Diavolo, e’ una personcina benestante e di buongusto:

 

 

Barney

La Brandina (come “l’Amaca” di Serra, ma meno comoda)

Le vicissitudini giudiziarie di Silvio Berlusconi ci accompagnano da piu’ di vent’anni, e rappresentano lo specchio fedele d’una nazione che ha fatto del tifo calcistico la propria caratteristica distintiva.

E’ impossibile, infatti, non osservare come i due schieramenti (gli “innocentisti” e i “colpevolisti“) si autodescrivano tautologicamente, si connotino per le divise differenti e i diversi colori sociali, e si impermeabilizzino alle descrizioni altrui, si’ da mantenere inalterate e pure le proprie caratteristiche e far quadrato a possibili incursioni del nemico.

Ieri abbiamo avuto i parlamentari del PdL che han dato uno spettacolo francamente increscioso, agguattandosi in pelliccia e tette siliconate (oppure in toupet e abitaccio Facis, c’est la mème chose) fuori dal palazzo di Giustizia di Milano, a manifestare solidarieta’ al loro Lider Maximo, impedito da una uveite (o congiuntivite, o anche una cippa di nulla) dall’andare ad ascoltare le arringhe finali di chissa’ quale processo. Ruby, forse…

Dall’altro lato, i giustizialisti di segno politico contrario si scalmanavano a minimizzare il malanno fisico dell’impresentabile palazzinaro, e chiedevano a gran voce la sua testa su un vassoio d’argento, a chiudere degnamente un ventennio di non politica che pero’ s’e’ potuto verificare perlappunto grazie alla santa presenza del capro espiatorio con le scarpe rialzate. Solo grazie ad un Berlusconi facente i cavoli suoi ha infatti potuto esistere una sinistra ne’ di lotta, ne’ di governo. Anch’essa determinata nel fare i cavoli propri e a lasciar vivere uno spauracchio qualsiasi da poter chiamare “nemico”.

I due schieramenti, per tornare a ieri, han mantenuto le loro posizioni, alla faccia del senso del ridicolo, oramai calpestato e vilipeso quanto e piu’ di Silvio stesso. S’e’ cosi’ assistito a dichiarazioni come quella della Micaela Biancofiore, che -candida come il suo cognome fa pensare- chiedeva all’incredulo giornalista: “Ma lei lo sa se Ruby era o no la nipote di Mubarak?”. Il povero cristo ha provato a ribattere, scoppiando in risate  “Penso che ormai sia comprovato!”, ma non c’e’ stato nulla da fare.

In attesa d’una risposta certa sui gradi di parentela che separano Ruby dall’ex leader egiziano, noto con raccapriccio che su “Repubblica” di carta il dossier sulla recessione e il suo impatto sulle famiglie italiane e’ relegato a pagina 13. Prima abbiamo il teatrino della politica (in tutte le salse) e la lettera di Celentano. Che devo dire non ho capito benissimo di cosa parlasse, ma di sicuro era piu’ importante del crollo del 5% del potere d’acquisto delle famiglie italiane, del fatto che il 25% dei giovani di questo paese non studia e non lavora, del crollo del PIL e di altre bischeratelle di tale fatta.

Priorita’, insomma. Che sono certo i grillanti provvederanno a sistemare nel giusto ordine, basta che non si chieda loro d’appoggiare alcun governo e che vengano proposte leggi uguali a quelle inserite nel loro programma.

Mah, meno male che almeno la fumata per il Papa e’ stata nera…

Per riassumere con una frase la situazione (drammatica, ma non seria): “war, children, is just a shot away”. Meno male che c’e’ ancora la guitarra di Keith Richards a graffiare:

Barney