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Fire and forget

Lodi e’ l’ultimo di una serie di fatti di sangue in cui un ladro viene ucciso mentre sta rubando, sorpreso dal proprietario che -armato legittimamente- gli spara.

La discussione impazza in ogni dove, con schieramenti di entusiasti fautori dello stile Far West che esultano ad ogni colpo andato a segno, mentre i convinti assertori della non violenza denunciano l’ennesimo omicidio a sangue freddo compiuto proprio perche’ di armi in giro ce ne son troppe.

Non voglio abbassarmi al livello del politico medio italiano di uno schieramento a caso (un Salvini o un Fassina sono quasi uguali, in questi casi. Con la non secondaria differenza che Fassina probabilmente manco pensa di lucrare voti facendosi un selfie col pistolero di turno. Salvini invece corre subito, a cadavere caldo, a cogliere i frutti della sparatoria…), non voglio difendere i ladri, ne’ dire che “siccome il loro e’ un mestiere a rischio, sanno che possono lasciarci la pelle”.

Mi interessa riflettere sull’aspetto oramai seriale della cosa, sul fatto che sembra oramai normale che le cose vadano cosi’. Avere un’arma in casa sta diventando normale come avere il gatto, e l’idea della difesa della proprieta’ come se fosse un’estensione del nostro corpo o della nostra famiglia e’ invocata da una marea crescente di italiani.

Quello che mi lascia perplesso e’ che non ci si accorge che questo fai da te e’ nient’altro che lo specchio di un degrado sconfortante dello Stato e della politica: il “meglio farsi giustizia da soli, tanto i poliziotti col cazzo che intervengono” e’ la certificazione della sconfitta di un paio di secoli di democrazia. Tutto l’apparato di tutela dell’ordine pubblico -che per definizione dovrebbe essere l’unico a poter usare la forza per appunto tutelare la vita dei cittadini rispettosi delle leggi- e’ fortemente sottodimensionato, depotenziato nelle sue prerogative e sfiduciato sulla tenuta dell’apparato giuridico, che spesso i ladri e gli assassini li rilascia in poche ore.Quindi, stante l’inadeguatezza delle forze di polizia (e la totale incertezza della pena per i rei), il cittadino si sente obbligato e legittimato a sostituire lo Stato nella tutela dei propri interessi privati. Il risultato che fa notizia e’ il morto durante una rapina; meno notizia fa che oramai ammazzare qualcuno e’ non dico normale ma quasi. E anche questa voglia di apparire in tv di coloro che -legittimamente, per carita’- si son trovati a dover sparare a un ladro mi disturba alquanto.Infine, come ciliegina sulla torta, sempre o quasi sempre il ladro e’ un negro, uno zingaro, un rumeno, un diverso insomma da chi tira il grilletto per difendersi. E anche questo viene enfatizzato e ostentato a mo’ di ulteriore giustificazione -ulteriore rispetto alla sacrosanta legittima difesa-, cosi’ da disumanizzare la vittima e rendere semplice e immediata l’accettazione della sua morte. A me pare tutto molto preoccupante oltre che gia’ visto, e l’uso sciagurato che la politica tutta fa di questi fatti mi preoccupa anche di piu’.Ma forse sono strano io: forse davvero le cose cosi’ devono andare…

A lesson for Italian Entrepreneurs

From “Good to Great: why some Companies make the leap… and others don’t“, by Jim J. Collins.

Basta leggere, e’ una paginetta:

goodforgreat

Tutto quel che andrebbe evitato e’ invece LA risposta a qualsiasi problema in Italia. Un po’ come “42” e’ la risposta alla vita, l’universo e tutto quanto.

Sfortunatamente in questo caso la risposta e’ sbagliata.

Almeno, e’ sbagliata nel 2016, magari nel 1870 andava anche bene. Ma ehi! Non siamo nel 1870, eh?

 

Barney

Investo. La vecchia sulle strisce. Col Cayenne.

L’unica volta che ho telefonato ad una trasmissione radiofonica fu secoli fa, a Radio1, quando c’era Aldo Forbice a condurre una programma di regime che non ricordo neppure come si chiamava. Ne’ con quale voce parlasse, o con quale poi cantava (per dirla alla Guccini).

Intervenni per portare un po’ di dati di prima mano alla discussione “il costo del lavoro in Italia e’ il piu’ alto del mondo“, che e’ una cazzata e ve lo dico perche’ per mia (s)fortuna ho a che fare anche con i costi aziendali del personale di aziende europee di tutte le dimensioni, sino a “padrone-di-mondo”. Costi veri, dichiarati dalle aziende per ricevere finanziamenti pubblici, da comparare a quelli dichiarati dalle imprese italiane per gli stessi motivi.

Anche quella volta feci notare come gli stipendi LORDI italiani sono tra i piu’ bassi d’Europa, e ricordo che Forbice tiro’ fuori lo stramaledetto cuneo fiscale (che e’ come dire l’ircocervo, una bestia mitologica che tutti han sentito nominare,ma nessuno sa come cazzo sia fatta). Allora io ribadii con il costo aziendale, ma senza alcun successo perche’ qua siamo anche oltre l’ircocervo. Siamo nel regno dei folletti leprecauni, che non son proprio roba italiana…

Vabbe’, finita la rimembranza sepolcrale non mi resta che passare al tema del giorno che e’ in realta’ il tema di qualche giorno fa.

Un ex collega, emigrato in Germania per futili motivi (leggasi: stipendio nettamente migliore di quello che poteva spuntare in Italia) segnala l’ennesima idiozia governativa di questa manica di wannabe politici d’alto livello che in un mondo ideale manco a fare i guardalinee in un campionato Allievi li metteresti: l’iniziativa “Invest in Italy“, che sarebbe la maniera per attrarre investitori e imprenditori stranieri, e convincerli a venire a fare business qua da noi.

Come ogni puttanat iniziativa d’un certo spessore che si rispetti, “Invest in Italy” (una cagata gia’ dal titolo) snocciUola un decalogo di ragioni per venire a fare impresa da noi. Gia’ il fatto di restare ancorati a questi stilemi vecchi di millenni (i Dieci Comandamenti) ci fa vedere sia l’inadeguatezza del mezzo (oggi, ai tempi di WhatsApp e di Twitter devi puntare su uno-due concetti chiari. Col cazzo che la gente si mette a leggere DIECI motivi…), sia la tronfia boria di chi si crede un gradino sopra Dio, ma e’ in realta’ un paio di metri sotto il bastone del pollaio.

Ma non divaghiamo: al punto 5 si legge il titolo “Competitive and skilled workforce“, che sembra un complimento per i lavoratori italiani, se non fosse per quel “competitive” iniziale che l’estensore delle Dodici Tavole si affanna subito a spiegare cosi’:

Italian hourly labour costs are below the Eurozone average: they are only 82% compared to the cost in France, and 90% to Germany (1). More than 20 Italian universities are ranked in the top 500 academic institutions in the world (2), with about 300,000 graduates per year(3).

  1. Eurostat, 2015
  2. Academic Ranking of World Universities, 2014
  3. MIUR, 2014

Grassetto e riferimenti governativi, non miei. E se vi restasse il dubbio su cosa vuol dire quella prima frase, c’e’ un grafico nell’opuscolo -che immagino i nostri valorosi Ministri si portino dietro nelle visite in Cambogia, Madagascar e Cile- che vi spiega tutto ammodino:

interno_invest_in_italy_grafico_stipendi_bassi_big

Cioe’: non solo gli stipendi italiani sono i piu’ bassi tra quelli li’ sopra mostrati, ma addirittura crescono meno degli altri! E il Governo se ne bulla come un grande successo, una caratteristica positiva del nostro paese…

L’anno prossimo nell’opuscolo invece che la comparazione tra ingegneri  (38.500 Euro lordi per quello italiano con 5 anni di esperienza, 48.800 in media negli altri paesi UE…) suggerisco di mettere direttamente quella tra i salari dei mezzadri nostrali e quelli della Patagonia. E suggerisco anche ai nostri governanti di andare a visitare paesi che fino a poco tempo fa erano per noi “terzo mondo”, e contare quanti ingegneri lavorano li’ con stipendi maggiori di quelli del mezzadro italiano.

Prima di passare per l’ennesima volta a Lennon, il titolo del post. E’ a mio modestissimo avviso quel che passa per la testa al Cumenda milanese (ma anche romano, o fiorentino, o d’altra parte d’Italia) quando gli chiedi di “investire“.

 

Barney

I due minuti d’odio

Stasera ho scoperto che la Boldrini ha istituito alla Camera la Commissione contro l’odio.

Quando si parla di odio, mi viene in mente il Grande Fratello orwelliano, che invece della Commissione aveva istituito i due minuti di odio obbligatori:

oppure Edika e il suo “perche’ tanto odio?

totemcomic-77

L’iniziativa della Boldrini invece non la capisco, mi da l’idea di una risposta cretina ed inconcludente ad un problema reale. Ad esempio, la Commissione e’ tornata fuori dopo la storia della ragazza napoletana che s’e’ impiccata, qualche giorno fa. La Boldrini in proposito il 16 settembre dichiarava… “mi sono occupata del web istituendo una commissione speciale e formulando una carta dei diritti di internet in cui si dice che un crimine è un crimine, sia se commesso off line sia online.

E un bell’ Estiquaatzi non ce lo vogliamo mettere?

Cosa ha fatto la Commissione per evitare che il suicidio fosse una morte, seppure provocato da una diffamazione via Internet? Una cippa nulla, mi pare. Ah, si: ha tirato fuori la carta dei diritti. Eccezionale, no?

Non e’ che ce l’ho con la Boldrini, e’ che la Presidenta (no, non e’ un refuso) mi sembra lo specchio dell’inutilita’ della maggior parte dei politici. E questa ennesima Commissione immaginifica non tirera’ fuori altro che carta e discorsi da osteria di terza mano.

Via, chiudiamo con cinque minuti d’amore:

 

Barney

Non e’ la bambolina

Non e’ la bambola gonfiabile che mi perplette, nell’ultima uscita delle scimmie leghiste di fronte al domatore di scimmie-capo.

Quello e’ il livello che mi aspetto da questa gente qua, che vi ricordo gia’ aveva dato spettacolo -assieme al domatore- con il coretto su Napoli e il colera.

Quello che mi fa perdere le speranze nel futuro della nazione e’ il tifo da stadio iniziale delle scimmie: “un capitano, c’e’ solo un capitano“, che rimanda all’unica cosa che l’italico medio capisce, il calcio.

Si tifa come si fosse in curva, contro la Boldrini (che -sia detto per inciso- ne azzecca una ogni cinque anni, e se stesse zitta non sarebbe male. Per tutti), e si gioisce quando il nemico e’ sbeffeggiato e svilito al ruolo di puttana muta, come in questo caso.

Il livello e’ questo, e ovviamente se volete questa destra di dementi e scimmie ammaestrate continuate a votare Salvini.

E per favore, non ve ne uscite dicendo “Gne’ gne’, ma e’ colpa della sinistra“, che e’ l’altra risposta tipica dell’italiota medio: mai colpa sua, sempre gli altri brutti e kattivi.

Cazzo, quando uno la pesta (e questi la pestano ogni giorno), dovrebbe essere in grado di capire se e’ cioccolato o no. E caro Salvini: questo non e’ cioccolato.

 

 

Barney

La costante della iena mediatica

La variabile indipendente in questi casi di attacchi terroristici, e’ da qualche anno (diciamo “da quando i social hanno dato voce alle legioni di coglioni a giro per il mondo“) la fioritura di teorie alternative, di confutazioni della versione ufficiale sulla base di nulla piu’ che la parola di un cialtrone a caso, di ipotesi di false flags come se piovesse e come se chi invoca la false flag capisse qualcosa di sociologia e controllo delle masse.

E’ la sagra del maelstrom di merda, per semplificare la cosa.

Questi poveri cazzari dei nostri tempi – che ne so: il famoso Rosario “sciekimike” Marciano’, o Salvo Mandara’, o chi vi pare pescato a caso dal mazzo dei grillini piu’ in vista- si proiettano subito sul palcoscenico mediatico, e iniziano a pescare a strascico i coglioni che, numerosi come i granelli di sabbia sulla spiaggia- li seguono come la falena segue la luce di notte. Tralascio le ultimissime stronzate partorite da questi graziati da Facebook (e dalla mole incredibile di coglioni in giro allo stato brado, ri-sottolineamolo), altrimenti condannati a una giusta vita da stronzi invisibili e inutili, e mi concentro su Salvo Mandara’, un grillino della prima ora che e’ vivo mediaticamente parlando solo perche’ esiste internet (e perche’ il mondo e’ stracolmo di coglioni ignoranti, lo ridico per non dimenticarcene).

Costui stasera alla radio ha prima denunciato il complotto globale che vede intere troupes cinematografiche girare il mondo per fornire comparse (sempre le stesse) ai vari attentati, poi ha tirato fuori la storia che degli attentati di Bruxelles all’aeroporto si hanno le immagini prima, le immagini dopo, ma non ci sono quelle durante. Ora, anche un coglione di quelli che segue Salvo Mandara’ dovrebbe capire che e’ raro avere le immagini del durante, e poi che spesso queste immagini non escono subito perche’ magari la polizia ne puo’ ricavare informazioni importanti. Ma il cialtronissimo non si ferma qua: lui non ha visto nessuno dei 34 morti, nessuno dei 250 feriti, e quindi non dice che l’attentato non e’ avvenuto, ma insomma, questa mancanza di iconografia e’… strana.

A parte che di immagini di feriti ce ne sono a bizzeffe (e quelle dei morti -se non si e’ davvero iene come Feltri o Belpietro- magari non le si pubblica per pudore…), quello che trovo interessante nel modo di ragionare di questi qua e’ che se una cosa non la vedi, non ci credi.

O cosi’ dicono loro.

Perche’ in realta’ la questione e’ diversa: se non la vedi sui loro canali (i loro canali youtube in primis, o i loro siti aggregatori di sterco), caricata da gente fidata, non ci credi lo stesso.

Non vorrei ritirare fuori il 9/11, in cui tra i millanta filmati i tre o quattro che girano tra i complottisti alla Mandara’ o alla Marciano’ sono quelli in cui secondo loro si scoprirebbe la “caduta libera” del WTC7, o si vedrebbe il pod sotto gli aerei che colpiscono le torri. Ma il concetto e’ quello: le cose per essere vere le devi vedere sulla rete, nei luoghi “della verita’” -perche’ la tv o i giornali sono conniventi con la gGrande operazione di Coverup GlobBale-.

Altrimenti gli avvenimenti non sono credibili. Oppure fanno parte del teatrino globBale.

Questo atteggiamento di estrema chiusura mentale (oltre che di coglionaggine suprema) secondo me e’ una prova che le persone hanno smesso di pensare con la loro testa per provare ad incamerare informazioni e poi farsi una idea propria, e che in qualche modo s’e’ persa la capacita’ di collegare in modo logico alcuni fatti per derivarne uno scenario non dico complessissimo, ma un minimo coerente con la realta’.

Come s’e’ persa la capacita’ e la voglia di leggere un libro, di ascoltare musica non commerciale, di vedere film non di cassetta. Di non essere mainstream, alla fine.

E la cosa ironicamente divertente e’ che i komplottardi si sentono profondamente “diversi”, profondamente antimainstream.

Non si rendono conto che i primi ad avere portato i cervelli all’ammasso sono proprio loro…

 

 

Barney

Suffragio Universale

 

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Questa battuta (o meglio: la sua estensione al dominio dei candidati) m’ha fatto venire in mente uno dei candidati a Sindaco di Roma, tal Gianfranco Mascia dei Verdi (esistono ancora?), che sta giocando tutta la campagna elettorale sul suo cognome associato ad un peluche.

Si, avete capito bene: Mascia e Orso.

Come il cartone animato per bambini piccini.

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Questo va a giro con l’orso (anzi, con l’Orso), e come ha commentato acutamente Zoro a Gazebo qualche giorno fa “le cose intelligenti le fa dire a lui”.

Niente, e’ il risultato del Suffragio Universale…

 

Barney