Archivi categoria: Xkcd

Le vignette di Randall Munroe, cui va tutta la mia gratitudine

xkcd: GDPR

Randall non s’è fatto scappare la notizia geek del mese, ovvero l’entrata in vigore della GDPR, una legge UE che impatta soprattutto i colossi del web extra-UE:

gdpr

L’alt-text continua ad ironizzare sulla nuova legge:

By clicking anywhere, scrolling, or closing this notification, you agree to be legally bound by the witch Sycorax within a cloven pine

…ma mi aspetto tonnellate di multe, se vengono fatti i controlli…

 

Barney

Annunci

xkcd: Right Click

E’ una vignetta interattiva che posso solo raccomandare di andare a vedere da Randall direttamente.

Perché l’immagine qua sotto è statica, ma se andate su xkcd e cliccate con il tasto destro sulla vignetta, vi appare un menù funzionante dal quale si possono fare parecchie cose, inclusi alcuni giochini che possono far perdere ore di tempo a chiunque.

right_click

Per chi non vuole perdersi nei meandri della mente di Randall, sul forum c’è una serie  di spiegazioni di quel che succede se si fanno certe scelte su quel menu.

La pubblicazione a Pasqua, quindi di domenica, è uno strappo alla regola, pienamente giustificato dalla quantità industriale di Easter eggs che sono nascoste lì dentro.

 

Barney

 

 

xkcd: Name Dominoes

Una vignettona, comprensibile anche ai non esperti, nella quale Randall ci presenta il domino dei nomi. Vi consiglio di cliccare sull’immagine sotto, per godere della versione a grandezza doppia.

name_dominoes

L’alt-text invita al fair game:

In competition, you can only play a name if you know who the person is. No fair saying “Frank … Johnson. That sounds like a real person! Let me just Google him real quick.

 

Barney

xkcd: Chicken Pox and Name Statistics

Questa vignetta non sara’ capita dagli antivaccinisti, perche’ dimostra esattamente come il loro modo di “ragionare” (overstatement) fa acqua da tutte le parti.

Ecco qua:

chicken_pox_and_name_statistics

Il primo grafico correla la probabilita’ di avere avuto la varicella con le classi di eta’. In pratica, dimostra come chi e’ nato prima del 1995 (anno in cui fu introdotto il vaccino negli USA) ha quasi il 100% probabilita’ di avere avuto la varicella. La percentuale di chi si ammala crolla drasticamente dopo l’introduzione del vaccino e oggi chi ha meno di dieci anni ha la quasi certezza di non ammalarsi.

Il vaccino funziona, insomma. E i due articoli citati nel grafico sono li’ per chi non ci crede (che ovviamente si guardera’ bene dal leggerseli).

Passiamo al secondo grafico. Ci mostra l’evoluzione della frequenza di certi nomi, sempre per classi di eta’. Si vede che negli ultimi anni molti bimbi piccoli si chiamano Harper o Jaxon, che i Logan sono nella stragrande maggioranza under 35, e che nomi piu’ comuni come Brian o Sarah sono il marchio di vecchiaia degli over 35. Come da noi i Mario/le Marie e i Giovanni, mentre le Jessica (la h mettetela dove volete) e i Kevin spopolano tra gli adolescenti.

Poi c’e’ una correlazione a prima vista senza senso, che mette i due grafici a confronto e deriva la probabilita’ che uno che si chiama -per dire- Brian abbia avuto la varicella.

E’ senza senso solo a prima vista, perche’ come abbiamo visto sopra i due grafici descrivono classi di eta’ omogenee, e quindi, alla fine, uno potrebbe tranquillamente provare a scommettere sul fatto che un tizio sconosciuto -di cui si sa solo il nome- abbia avuto o no la varicella.

Puo’ diventare completamente senza senso se la lettura e’ alla cialtrona, fatta senza mettere in funzione il cervello. Un po’ come fanno tutti i fuffari-novax-credenti nelle medicine alternative. Allora, si potrebbe addirittura portare avanti la teoria che c’e’ un potere nel nome che protegge dal virus, e una Harper non prendera’ quasi certamente la varicella in virtu’ di come si chiama.

La chiusura, sotto la tabella, e’ molto bella e riflette la lettura “seria” dei due grafici.

L’alt-text invece e’ un bel calembour che prende in giro le correlazioni a casaccio:

People with all six of those names agree that it’s weird that we have teeth, when you think about it for too long. Just about everyone agrees on that, except—in a still-unexplained statistical anomaly—people named “Trevor.”

Barney

xkcd: Scientific Paper Graph Quality

Un’altra vignetta di cui posso solo dire “e’ tutto vero”.

E’ stata pubblicata questa settimana, e illustra con la solita ironia l’evoluzione negli anni della qualita’ dei grafici e delle rappresentazioni grafiche di dati in generale negli articoli scientifici.

scientific_paper_graph_quality

Si vede, dal grafico sopra, che la qualita’ generale dei grafici cresce abbastanza lentamente fino agli anni ’70, poi c’e’ un’impennata da meta’ degli anni ’80 fino ai primi anni ’90, e poi… E poi la gente ha iniziato a usare Paint e Powerpoint invece che Lotus 123 o Excel, o i vari programmi precedenti che servivano solo a macinare dati per tirare fuori un istogramma. Invece che il plotter (chi avra’ mai visto oltre me un plotter con le penne di sei colori che tracciavano sulla carta il tuo bel grafico con linee di tendenza e deviazioni standard?) e i lucidi da lavagna luminosa c’e’ stato l’abuso di Paint, spesso a inventare punti sperimentali inesistenti laddove servivano, a ritagliare sezioni di grafico poco eleganti, a raddrizzare curve perche’ si intonassero alla teoria e non all’esperimento (magari mai fatto) e via andare.

Un’era grigia, invero. Anche perche’ spesso i lavori di “ritocco” erano cosi’ maldestri che si vedevano da lontano.

Oggi Randall ci dice che la qualita’ dei grafici e’ in aumento esponenziale. Spero sia anche per la qualita’ dei dati, non solo per il controllo totale che si ha su ogni elemento della figura con i moderni software…

L’alt text rimanda a quei famigerati anni ’90:

The worst are graphs with qualitative, vaguely-titled axes and very little actual data

Ma la cosa bella e’ il thread che si e’ aperto sul forum di xkcd.

Ecco un esempio che riassume bene anche il mio pensiero:

Screenshot_20180127_214815

 

Barney

 

xkcd: 2016 Election Map

Siamo in piena campagna elettorale, e Randall torna indietro di un anno e qualcosa, alle sue elezioni, quelle americane che hanno incoronato Trump. E lo fa mostrandoci la distribuzione del voto “popolare” nei vari stati, usando il suo omino stilizzato standard. Rosso per Trump, blu per la clinton, e verde per “altri candidati”:

2016_election_map_2x

Il numero di omini e’ proporzionale al numero di voti totali (e gia’ si sapeva che la Clinton ha preso qualche milionata di voti in piu’ rispetto a Trump, pur perdendo…), ma la parte interessante e’ che la posizione degli omini e’ approssimativamente quella di chi ha votato per il candidato in un dato stato. Da cui deriva -cosa abbastanza nota, per la verita’…- che gli USA sono un enorme stato occupato solamente sulle coste st e ovest, e attorno ai grandi laghi del nord. Il resto e’ abbastanza un vuoto.

A parte il Texas, che peraltro e’ uno degli stati piu’ popolosi, e non solo di mucche…

 

Alt-text:

I like the idea of cartograms (distorted population maps), but I feel like in practice they often end up being the worst of both worlds—not great for showing geography OR counting people. And on top of that, they have all the problems of a chloro… chorophl… chloropet… map with areas colored in.

 

 

Barney

 

what if xkcd: Voyager

Mi e’ capitato sott’occhio un vecchio “what if” di Randall, che risponde a questa domanda:

“Con le attuali tecnologie, sarebbe possibile mandare una missione senza equipaggio a riprendere Voyager I per riportarlo indietro?”

Voyager I e’ l’oggetto artificiale terrestre che in questo momento e’ piu’ lontano da noi (qua il Jet Propulsion Laboratory traccia in tempo reale la sua posizione e quella del fratello Voyager II, un po’ piu’ indietro). Si trova a una ventina di miliardi di chilometri da noi, e soprattutto si muove a 17 chilometri al secondo fuori dal sistema Solare, i cui “confini” ha superato qualche mese fa.

La risposta in breve e’ “si, in un par di centinaia di anni si potrebbe raggiungere, rallentare, riaccelerare verso la Terra e fare in modo che arrivi piu’ o meno qua“. La risposta lunga e’ come sempre piu’ divertente, e fa capire come lanciare qualcosa in orbita e mouverlo nello spazio abbia un costo enorme in termini di propellente (la “benzina” da utilizzare per fare arrivare la sonda in scia al Voyager, e poi decelerarlo e riaccelerarlo verso Terra). E ovviamente anche in termini di soldi…

voyager_comparisonA sinistra, il Titan che ha mandato in orbita il Voyager I. A destra, i 10 Saturno V che sarebbero stati necessari, come minimo, per fare il viaggio di andata e ritorno…

La chiusura suggerisce una via alternativa: andare in Australia e recuperare il Voyager, una nave affondata nel 1964 davanti le coste del Nuovo Galles del Sud. Quello potrebbe essere piu’ facile da fare, senza dubbio…

 

Barney