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Poche stelle, forse 5…

C’e’ una costante nello scenario politico italiano. Dopo ogni tornata elettorale i commenti dei leader di tutti i partiti si possono sintetizzare cosi’: abbiamo vinto alla stragrande noi, gli altri han perso (gne’, gne’).
Anche nelle evidenti sconfitte -penso alla puttanata del referendum renziano di fine anno scorso- i numeri vengono piegati alla illogicita’ della propaganda, negando l’evidenza e attaccandosi come patelle allo scoglio a zerivirgola guadagnati a Vergate sul Membro piuttosto che alle milionate di voti persi a Milano o Napoli.

Nelle amministrative le cose dovrebbero essere piu’ semplici: la cosa si risolve in un sindaco -o presidente di Regione- eletto assieme ad un consiglio comunale -o regionale-. Gli altri candidati alla stessa carica evidentemente hanno perso, e stop.

Per dire, domenica abbiamo avuto qualche centinaio di elezioni locali, e il risultato mi pare abbastanza chiaro: destra e sinistra con le loro coalizioni di mille partiti, e candidati a sindaco mediamente presentabili si sono spartiti la torta. I Grillini hanno rimediato mi pare tre o quattro comuni di secondaria importanza (si, uno e’ proprio Vergate sul Membro), e guadagnato il ballottaggio in una decina di altri posti.

Su 143 (centoquarantatre’) coumuni sopra i 15.000 abitanti a me pare una ciaffata sul muso che lèvati, ma evidentemente io sono strano perche’ la stragrande maggioranza degli elettori M5* sta analizzando il risultato “all’italiana”. Ossia, han vinto anche loro pur avendo espresso una minchia di primi cittadini.

La vulgata migliore che gira da qualche giorno e’ che l’unico partito che ha guadagnato percentualmente sono loro.

Bravi, fantastico.

Peccato che per eleggere un sindaco conta un cazzo che la tua lista prenda piu’ voti di tutte le altre, soprattutto se giochi contro coalizioni che sommano piccoli pezzi e ti superano regolarmente.

Altra roba che ho sentito e’ che loro -i Grillini- non sono molto conosciuti a livello locale. Io aggiungo che se il modo per farsi conoscere e’ esprimere un candidato a sindaco deciso da BeppeGrillo, magari nemmeno espressione di quel territorio dove si vota, magari sconosciuto anche ai duri e puri del Meetup beh… Auguri.

Ancora, si dice che si, a livello locale e’ cosi’, ma vedrai alle politiche. Certo: alle politiche spesso si vota per ideologia, perche’ qualcuno t’ha convinto che bisogna cambiare tutto (non si sa come, ne’ quando, ne’ perche’. No, anzi: perche’ si sa. Perche’ lo dice Beppe), e allora voti anche un DibBa qualsiasi, che avresti ritegno a fargli tagliare l’erba in giardino, ma tanto va a Roma, a cambiare (cosa? Quando? Come? Beppe!).

Le comunali di Roma e Torino dell’anno scorso sono la riprova che quanto ho scritto sopra non e’ del tutto sbagliato: Appendino e Raggi sono state elette non per loro qualita’ (magari le hanno, ma nessuno le conosceva. No, neanche i Grillini che le hanno votate) ma perche’ c’era da cambiare E soprattutto perche’ le ha candidate Beppe. Cambiare subito, e senza nemmen vedere chi avrebbe preso il posto dei vecchi. E il risultato non e’ tutto questo fantastico paradiso, ne’ a Roma, ne’ a Torino. Anzi.

Vabbe’, dai: aspettiamo i ballottaggi, cosi’ se tutto va alla grande i Grillini vanteranno un dominio incontrastato e segneranno la storia di questo paese.

Con ben 10-15 sindaci eletti su 143. Dai, un dieci per cento.
Non male per l’unico partito che ha aumentato le percentuali, ma che probabilmente non ha ancora capito come si governa, ne’ come si fa politica.

Pero’ potranno vantarsi di aver fatto davvero male a chi ha vinto, a forza di culate sugli scarponi che li prendevano a calci.

 

 

Barney

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Il cuore della trota

Spesso quando lavoro e ho bisogno di non essere disturbato troppo mi pianto le cuffie nelle recchie e faccio partire un po’ di musica a basso volume. La cosa funziona, sia perche’ la musica la scelgo io, sia perche’ i colleghi che passano e mi vedono con le cuffie credono sia impegnato in una delle venti teleconferenze della giornata.

Stamani per leggermi un documento in pace ho messo le cuffie e fatto partire “Theatre is evil”. Di Amanda Palmer e la Grand Theft Orchestra. Che contiene pezzi notevoli, come la gia’ stracitata “The bed song”, o “Smile”, o “The killing type”. Nel mezzo al disco c’e’ un brano splendido, che e’ un pezzo di vita di Amanda raccontato con una voce che ammazza. E’ quello che da il titolo al post (“Trout heart replica”), e prima di farvelo sentire rubo le parole all’artista che cosi’ racconta come e’ nata la canzone.

the story behind the song: i wrote “trout” during a very hard time, when i was transitioning between my last relationship, and my relationship with neil.

it was the winter of 2008, i was on the road in support of “who killed amanda palmer”, and my whole touring party was at neil’s house.

neil and i had never been intimate, but we were looking at each other.

hi.

hi.

neil took zoë keating and i to a trout farm to pick up fresh trout for dinner. the man at the farm clubbed the 12 trout dead with a club and i – being a vegetarian who eats fish but has an impossible time watching an animal suffer – forced myself to watch. we went into the little room where he guts and prepares the fish, and he started cutting and gutting them all open for us. he tuned to us and one point with something in his hand and said “look.” it was a beating little heart, dark purple, the size of a dime. it kept beating, and beating. for a minute, or longer. “the kids love this,” he said. i looked at that heart and saw my own.

that’s what wrote the song.

Neil e’ Neil Gaiman, anzi, Neil “Sandman” Gaiman, uno degli scrittori piu’ eclettici dell’Inghilterra moderna.

A prima vista la storia sembra orribile, senza senso, contraddittoria con il fatto che Amanda si dichiara vegetariana (ma mangia il pesce). Il fatto e’ che dietro le dodici trote ammazzate per la loro cena e subito sventrate per essere pronte per la griglia c’e’ il piccolo cuore pulsante del pesce, e dentro quel cuore c’e’ un mondo che sta nascendo proprio quando lui smette di battere.

I due ovviamente si sposeranno di li’ a poco, e come fai a non sposare una che scrive quasi appositamente per te una canzone che finisce cosi’:

and killing things is not so hard
it’s hurting that’s the hardest part
and when the wizard gets to me
i’m asking for a smaller heart
and if he tells me “no”
i’ll hold my breath until i hit the floor
eventually i’m know i’m doomed
to get what i am asking for…

…now my heart is exactly the size
of a six-sided die cut in half
made of ruby red stained glass

can i knock you unconscious as long as i promise
i’ll love you and i’ll make you laugh?
now my heart is exactly the size
of a six-sided die cut in half
made of ruby red stained glass
can i knock you unconscious as long as i promise
i’ll love you and i’ll make you laugh?

Prima di ascoltare “Trout heart replica” segnalo che anche Gaiman non stette con le mani in mano, e per rispondere alla sua futura sposa tiro’ fuori questa poesia qua, illustrata da Jouni Koponen.

 

 

 

Barney

Filosofia da muro #79 (Christmas edition, hat trick: neurino)

Ovvero: l’evoluzione stagionale delle scritte sui muri.

Fuori tempo massimo vado quindi ad introdurre lo scatto gentilmente fornitomi da neurino, milanese trasferito a Brema. Non prima di dirvi che potete riconoscere lo scatto qua sotto anche in questa puntata precedente, pero’ senza addobbi di Natale:

jazzchristmas

E come nell’altra puntata invece che jazz mettiamo Amanda Palmer in uno dei suoi progetti migliori: Evelyn Evelyn. E’ la storia -inventata- di due gemelle siamesi che cantano e suonano usando sullo stesso piano ciascuna il braccio che ha. La seconda gemella in realta’ e’ un uomo, Jason Webley. Metto il brano con le parole perche’ cosi’ si segue meglio il dialogo tra i due.

Tra l’altro -e cosi’ il cerchio si chiude- questo duo fu citato all’epoca della prima foto in risposta al mio video di Amanda, quindi direi che meglio di cosi’ non si puo’ fare come ricorsivita’.

 

Barney

 

La trasferta dell’assessment

Sono stato via un par di giorni, a farmi valutare per quelle che sono le mie potenzialita’ professionali.

Me lo ha impost chiesto l’azienda, che ha visto bene di allungare a tradimento di un giorno una trasferta gia’ organizzata a tradimento, e visto che c’era quel giorno pieno da riempire (io in realta’ avrei avuto da lavorare, sia quel giorno che il giorno prima, ma chi sono io per dettare le agende aziendali?) ci siamo trovati in otto in una sala riunioni con Carlo e Laura, i due psico-domatori di manager, executive e professional (che ancora io non ho capito quale sarebbe la categoria che dovrebbe contenermi…), tutti in giacca e cravatta meno io e il collega T., a sottolineare probabilmente una carenza di commitment oramai cronica, o forse -nel mio caso- un’approccio alla giornata piu’ da sessione di Dungeons and Dragons che da roba seria. Approccio che rivendico come quello giusto ed appropriato ad una esperienza che -secondo me- dovrebbe fotografarti per quel che sei, non per quello che vorresti che Carlo e Laura dicessero al tuo capo.

Se ci vai incravattato e citi l’azienda ogni tre per due anche quando non c’entra nulla, credi che Carlo mangi la foglia? Pensi che Laura sia nata ieri? Quei due, miti e silenziosi osservatori del piccolo branco loro assegnato, son pagati per quello: sgamare chi fa finta, estirparti la maschera da dosso e vedere quel che c’e’ sotto, setacciare le tue parole e ricavarne un profilo psicologico e caratteriale che puo’ significare per te l’essere degradato a magazziniere (probabile), o promosso a Business Unit Leader (la danno 300 a 1, come la Vinci contro la Williams…). Che poi, alla fine, lo stipendio e’ quasi uguale, conviene quasi fare il magazziniere, e forse ti diverti anche (di sicuro ti stressi meno).

Mi sono divertito, alla fine, perche’ -come ho detto a Carlo- ho giocato onestamente come se fosse un gioco serio, e siccome per me giocare e’ una cosa seria Carlo ha avuto davanti il vero me stesso (com capita quasi sempre anche nel mio lavoro. E questo e’ uno dei difetti che mi si riconoscono. Lo confermo: non riesco a fingere piu’ di tanto, nella vita). Il che ha comportato che a un certo punto sono usciti fuori gli Smiths di “Please, please, please”:

e prima di quello “A clockwork orange”, perche’ a me se mi dici “Drugo” a quello penso. Lebowsky arriva con mezze ore di ritardo, se arriva.

E -ovviamente- Amanda Palmer, che per contratto con l’omino del mio cervello esce sempre fuori quando si tratta di imparare a chiedere, e a ringraziare dopo avere ottenuto (oltre a quando si parla di musica, chiaramente):

E infine -poteva mancare?- Randall Munroe e xkcd.

Oltre ad una contro-citazione in chiave negativa da una presentazione corporate del giorno prima (un CEO, mica un magazziniere…), che per illustrare il cambio di paradigma non ha trovato di meglio che lo scontatissimo Fosbury a Mexico ’68 (in contesti simili, potrei scommettere che esce fuori almeno nel 60% dei casi. Datemela alla quota che vi pare, scommetto e son certo di non perdere).

Copyright Getty Images

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Insomma, una giornata interessante per un ex-etologo ed ex-psicologo comportamentale (si parla di una vita precedente), e per un attuale accanitissimo giUocatore di Lupus in Tabula, una cosa che se la giocavano a Princeton ogni settimana qualcosa deve voler dire, no?

Ah, nelle sessioni di gruppo mi han dato il compito di scrivere le risposte. Una delle motivazioni e’ che scrivo in corsivo legato, pare che molti altri abbian perso la capacita’, a parte la loro firma. Aggiungo questo allo sterminato elenco di segni che la civilta’ sta lentamente sbriciolandosi.

Barney

Filosofia da muro #11 (Milano)

Ho approfittato di una trasferta meneghina per raccattare alcune foto di scritte murali milanesi.

Queste due sono carine. Ecco la prima, zona Milano Congressi (Via Gattamelata): siamo sul classico filosofeggiante-buonista-radicalchic-politically correct. Insomma, non credo l’abbia scritto un fan di Salvini…

IMAGE00200

La seconda e’ meglio. E’ stata scattata nel tardo pomeriggio in via Borsieri (zona Porta Garibaldi, quartiere Isola), sul muro di un bar che si chiama “Nord Est Cafe'” (birra alla spina ottima, tra l’altro). Accanto al bar c’e’ un famoso locale in cui si fa musica dal vivo, il “Blue Note”. Credo basti questo per spiegare la scritta:

IMAGE00209Ringrazio n., membro dell’Organizzazione, per avermi fatto conoscere il locale.

Ramen, e non sperate che metta jazz, qua sotto, perche’ non se ne parla neanche.

Metto anche una bonus track nel caso n. legga. Che si sappia: non conosceva Amanda Palmer…

Barney

xkcd: Bracket

Io vorrei sapere come caspita gli vengono in mente:

bracketL’alt-text ha scatenato una simpatica discussione sul forum:

I’m staring at the “doctor” section, and I can’t help but feel like I’ve forgotten someone…

Io avrei messo anche Doctor J, comunque e’ chiaro che alla fine vincera’ Amanda Palmer 😛

Barney

The bed song

Una poesia in poco meno di sette minuti:

Amanda Fucking Palmer andrebbe studiata obbligatoriamente nei licei; per i pigri qua sotto c’e’ il testo.

Exhibit A
We are friends in a sleeping bag splitting the heat
We have one filthy pillow to share and your lips are in my hair
Someone upstairs has a rat that we laughed at
And people are drinking
And singing the scarborough fair on a ukulele dare

Exhibit B
Well, we found an apartment
It’s not much to look at
A futon on a floor
Torn-off desktop for a door
All the decor’s made of milk crates and duct tape
And if we have sex
They can hear us through the floor
But we don’t do that anymore

And I lay there wondering, what is the matter?
Is this a matter of worse or of better?
You took the blanket, so I took the bedsheet
But I would have held you if you’d only let me…

Exhibit C
Look how quaint
And how quiet and private
Our paychecks have bought us a condo in town
It’s the nicest flat around
You picked a mattress and had it delivered
And I walked upstairs
And the sight of it made my heart pound
And I wrapped my arms around me

And I stood there wondering, what is the matter?
Is this a matter of worse or of better?
You walked right past me and straightened the covers
But I would still love you if you wanted a lover
And you said
“All the money in the world
Won’t buy a bed so big and wide
To guarantee that you won’t accidentally touch me
In the night”

Exhibit D
Now we’re both mostly paralyzed
Don’t know how long we’ve been lying here in fear
Too afraid to even feel
I find my glasses and you turn the light out
Roll off on your side
Like you’ve rolled away for years
Holding back those king-size tears

And I still don’t ask you, what is the matter?
Is this a matter of worse or of better?
You take the heart failure
I’ll take the cancer
I’ve long stopped wondering why you don’t answer

Exhibit E
You can certainly see how fulfilling a life
From the cost and size of stone of our final resting home
We got some nice ones right under a cherry tree
You and me lying the only way we know
Side by side and still and cold…

And I finally ask you, what was the matter?
Was it a matter of worse or of better?
You stretch your arms out and finally face me
You say “I would have told you

If you’d only asked me
If you’d only asked me
If you’d only asked me”

Sipario, emozioni, applausi.

Barney