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Filosofia da muro #98 (hat trick: Tratto d’Unione)

Restano moltissime foto da pubblicare tra quelle gentilmente fornitemi millenni fa da Tratto d’Unione. Una, a tema stagionale, e’ questa qua sotto:

Finisce_il_mare

Questo e’ sicuramente un muro, e’ certamente filosofia -di quella minimalista e proprio per questo piu’ vera-, e va a pennello con il caldo torrido di questo estate iniziata con troppo anticipo che chissa’ se e quando finira’.

Ma che sto dicendo? Di sicuro finira’: come dice la scritta tutto finisce.

Frase apocrifa, non so chi sia il pensatore o la pensatrice e cio’ mi dispiace perche’ meriterebbe la citazione.

Tra lo sterminato compendio di canzoni italiane ce ne sarebbero millemila a tema, pero’ io preferisco il buon signor Stipe che fa la cover di un famoso brano di Legadue (nei sogni bagnati di qualcuno, forse e’ davvero cosi’…).

 

 

Barney

 

 

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L’obbligo

Per non far mancare niente a nessuno, la scorsa settimana il Parlamento ha legiferato sull’obbligatorieta’ di una serie di vaccini per i bambini in eta’ prescolare.

Le vaccinazioni previste sono 12, e son inserite nella legge multe salatissime a carico dei genitori che non seguiranno il protocollo. Se non ho capito male  c’e’ addirittura l’ipotesi di togliere la patria potesta’ ai genitori particolarmente antivaccinisti.

Non ho una grande considerazione dei nostri ministri attuali, e Fedeli e Lorenzin sono due che pare abbiano comperato ai saldi l’abbonamento a posizioni poco popolari. Nel caso specifico, pur essendo io assolutamente a favore delle vaccinazioni, devo rilevare come l’obbligatorieta’ e’ di per se un elemento che scatena il complottista, che stimola il “si, sono a favore, ma…”, che facilita la confusione tra il culo e le quaranta ore (alcuni esempi a caso: obbligare NO, informare SI; Vaccini obbligatori? E perche’ non si obbliga anche la gGente a smettere di fumare?; i figli sono miei e decido io come curarli).

Io, per dire, fossi stato il ministro (ipotetica inglese del terzo tipo) non avrei messo l’obbligo. Pero’ avrei imposto sanzioni pesanti per gli antivaccinisti fuffari che campano di social network e puttanate -e soldi dei loro seguaci-, la radiazione dall’albo dei medici di pozionari e santoni (per un Gava radiato ci sono decine di casi di cialtroni che curano il cancro con il bicarbonato o l’aloe vera in liberta’), l’obbligo di pubblicazione di smentita su qualsiasi media in caso di articoli palesemente idioti (costruiti come un qualsiasi servizio delle Iene, insomma), e il cambio di tutte le ore di religione nelle scuole dell’obbligo con ore di educazione alla scienza. Fatte da professionisti non scelti dalla Curia.

C’e’ un solo motivo per cui quel che hanno concordato i nostri ministri ha un senso (e sospetto che purtroppo questo motivo NON sia quello che ha spinto per la legge di cui sto vaneggiando…): i numeri forniti dall’Organizzazione Mondiale per la Sanita’.

Concentriamoci sulla vaccinazione antimorbillo, che e’ quella piu’ discussa da chi avversa sia la legge che le vaccinazioni tutte (con piu’ o meno sfumature).
I dati MONDIALI sono qua  -spero tutti considerino l’OMS un Ente affidabile, ma so che la speranza e’ vana- e ci fanno vedere due cose:
1) nei paesi dove NON c’e’ l’obbligo, si vaccinano quasi tutti;
2) in Italia il tasso di vaccinazione e’ ridicolmente basso, rispetto a qualsiasi paese del G30.

Siamo messi cosi’, in confronto all’Europa (i dati li ho filtrati io, la tabella originale e’ immensa):

 

WorldVacc

Chi si chiedesse perche’ San Marino fa peggio dell’Italia dovrebbe sapere che a Rimini c’e’ una delle concentrazioni piu’ alte di antivax.

Ora, lasciando stare le varie teorie del gombloddoh, i dati ci raccontano una realta’ oggettiva. Son belli per questo: puoi anche NON interpretarli, basta leggerli.

E dopo aver visto che la media nazionale di vaccinati per il morbillo e’ dell’85% (con interessanti deviazioni da regione a regione), e che quella di molti paesi a noi vicini oscilla dal 90% al 98%, potremmo chiederci se veramente possiamo decidere di fare come cazzo ci pare oppure dovremmo sottostare a delle regole democratiche piu’ alte che tengono conto di quanto e’ facile oggi spostarsi da Roma a Mosca, da Pechino a Sidney.
Potremmo chiederci insomma se e’ nostro diritto decidere su tutto, oppure considerare che se i nostri comportamenti mettono a rischio altre persone, allora forse sarebbe giusto rinunciare a un po’ della nostra liberta’.

Oppure, potremmo continuare a fare come sempre: invocare la democrazia di fare il cazzo che ci pare senza rotture di coglioni.

Salvo poi precipitarsi alla ASL quando c’e’ l’epidemia di qualcosa. Allora pare che anche i piu’ strenui dubbiosi si convincano che i benefici di farsi il vaccino sono molto superiori ai costi.

New Test Leper ci va bene come al solito, anzi piu’ del solito:

 

Barney

In busta chiusa, lettera “P” di Politica (e di Punk)

p_barney

“The best argument against democracy is a five-minute conversation with the average voter”

E’ Winston Churchill, e la frase è il migliore epitaffio al suffragio universale che sia mai stato scritto. Potrebbe già bastare, credo. Se uno volesse altre prove, potrebbe leggersi qualunque post su facebook d’un grillino, o d’un leghista presi a casaccio: rafforzare le proprie convinzioni fa crescere nel carattere, si dice…

Ma io vado oltre, che scherziamo? Devo parlare di Politica, ma siccome tra le parole che potevo scegliere c’era pure Punk parlerò anche di musica. Di musica politica. Non di politica musicale perché non ne sono capace, ne’ degno. Ma di punk -e di musica in generale- come espressione d’una ribellione anche ad una certa politica si, perché no?

Sarà una busta che contiene molta musica, quindi. Auguri.

Mi tocca iniziare citando per l’ennesima volta gli Zen Circus, con questa versione di “La democrazia semplicemente non funziona”:

che ha nella maglietta di Qqru la summa theologica che travalica pure il pensiero di Churchill: Io credo nei Ramones. Il sottinteso è “col cazzo che credo nella politica, e figuriamoci se credo nella democrazia“. E come possiamo dar torto agli Zen, se il governo Renzi è espressione più d’un accordo tra bojardi che il risultato di elezioni -che peraltro NON CI SONO STATE-? E il precedente orribile governo Monti, allora? E il governicchio Letta (povero Enrico, brava persona ma hic sunt squalones, bimbo…)? E quelli di prima? Via, ragazzi: votare non serve, far scegliere al Presidentissimo nemmeno… resta la riffa di fine anno, chi fa cinquina per primo è ministro, chi fa tombola è Premier. Meglio, no? Si risparmierebbero soldi e tempo, tanto  la democrazia non funziona, molto semplicemente.

E torniamo agli Zen. O ai Ramones, che è anche meglio:

Ma una sana deriva anarchica, allora? Un bellissimo “Don’t know what I want but I know how to get it“? Non vi danno un clamoroso senso di deja vu’ (o entendu) i Sex Pistols? “Non so cosa voglio, ma so come ottenerlo”: più che a Johnny Rotten e Sid Viciuos uno pensa a “Mafia Capitale”, ad appalti truccati, ar magna magna che accomuna destra e sinistra in un continuo scoprire modi nuovi di ottenere ciò che non si sa bene cosa sia (oddio, in realtà si capisce benissimo…):

D’altra parte “How many ways to get what you want I use the best I use the rest“…
Tout se tient, ça va sans dire.

Certo, il comunismo… Ah, signora mia! Quando aveva addaveni’ Baffone a sollevare i Lavoratori contro le angherie dei Padroni… E poi anche lui (o Lui?) s’e’ adeguato all’andazzo generale e ha salutato veramente il signor Padrone. Sull’attenti, scattare, salut’arm! E via a fare affari con l’antico nemico, che lo sterco del dimonio non è più il denaro, ma il sudore. E di risaia siamo stufi, e a casa nostra vogliamo andar!

Ma anche il comunismo è ormai morto, Dio anche e non è che io stia poi benissimo… Da noi, ora come ora, gli unici due partiti che riscuotono consensi crescenti sono i M5* e la Lega. Entrambi han capito dal Maestro (Silvio, chiaramente) e dallo studio dei classici (Joseph Goebbels) cosa ci vuole per ottenere il successo elettorale in un’epoca in cui cultura e conoscenza sono appannaggio di pochi: populismo in dosi massicce, ricerca di un nemico cui addossare le colpe, e continua ripetizione di una bugia sinchè essa non diventa verità. Da piani diversi e su strati di elettorato differenti Grillo e Salvini intercettano l’assoluta mancanza di fiducia nella “vecchia” politica da Prima Repubblica. Il primo Renzi ha giocato le stesse carte con meno astio, e ha ovviamente trionfato davanti al nulla assoluto rappresentato dai suoi avversari. Poi, s’è svegliato tutto bagnato e ha cominciato a capire che non basta promettere, declamare, annunciare: se governi devi fare.

Ecco: il fare è la parte che in assoluto manca di più ai politici nostrani. Il fare per noi, intendo. Perché per molti di loro “fare” qualcosa -o molto- per se stessi ed i relativi famigli è l’imperativo categorico, per dirla alla Kant.
Manca molto la consapevolezza del momento, della società, di quanto costa un chilo di pane o un litro di latte, di quanto sia difficile trovare un posto all’asilo per tuo figlio se non sei Ministro, di come tirare avanti se fai l’operaio -ma pure l’impiegato in ufficio- e devi pagare mutui e bollette. Manca perché adesso questi non sono più problemi loro. Rimangono nostri, e chi dovrebbe governare distoglie l’attenzione dal resto con ricorrenti falsi bersagli, o con dosi massicce di retorica vuota. Il paese reale è altro, ma chissene:

A chi non fa politica – a chi la subisce, stavo per scrivere- mancano sia le opportunità sia -diciamocelo- la volontà di reagire costruttivamente a questo stato di cose che si autoalimenta da decenni e decenni, con i politici che coltivano cloni di loro stessi perché ne vengano sostituiti al naturale decadimento degli originali. Credo che molto dipenda, di nuovo, dall’assoluto appiattimento culturale in cui viviamo, di cui molta colpa ha la standardizzazione cerebrale operata dalla televisione. Reality e talk show definiscono oramai gusti musicali, sessuali e culinari; la politica è stato solo il primo passo.

Che triste sfilata, come cantava Mike Stipe:

When I tried to tell my story
They cut me off to take a break.
I sat silent 5 commercials
I had nothing left to say
The talk show host was index-carded
All organized and blank
The other guests were scared and hardened
What a sad parade…

Barney

 

In Busta Chiusa n. 16, un progetto di Cartaresistente
Lettera P di Barney Panofsky

Illustrazioni di Davide Lorenzon

Superstiziosi e tifosi di calcio? Ahi, ahi ahi…

Per una coincidenza astrale quasi incredibile, mi ritrovo oggi nello stesso posto in cui ero due anni fa, durante i mondiali di calcio in Brasile.

Quel giorno c’era Italia-Paraguay, decisiva per il passaggio del turno. E tutti sanno come e’ andata.

Bene, anche stanotte assistero’ ad Italia-Belgio dalla stessa citta’ in mezzo al nulla cinese (Lanzhou), e per aggiungere particolari scaramantici negativi saro’ con lo stesso collega dell’altra volta.

Quindi, se siete particolarmente superstiziosi sapete adesso di chi e’ la colpa (nel caso vada male) o il merito (se per una incredibile botta di culo la nazionale si mettesse a giocare bene e vincesse…).

Il mio unico rimpianto e’ che in contemporanea ci sara’ anche gara sei delle finali di basket. Nessuno o quasi in Italia vedra’ Reggio tentare di allungare la serie con Milano, o giocarsi il match point (scrivo di sabato, senza sapere come e’ andata gara 5), e le mie speranze di poter vedere questa partita invece che il calcio sono praticamente nulle.

Bene, e’ tempo di andare a cercarsi un barraccio cinese in piena notte, e sperare che almeno una delle due partite vada bene. Quella con il pallone arancione, se devo proprio scegliere 🙂

 

 

Barney

Filosofia da muro #50 (hat trick: Claudio)

Questa pregevole opera a tecnica mista, multitemporale e in progress la dobbiamo a Claudio e al suo ravanare in una vecchia memoria SD:

persempreono

La sequenza temporale che mi immagino io e’ la seguente:

  1. “X” scrive a bomboletta turchese “frou frou” la sua dichiarazione d’amore imperitura ed immortale, che parte gia’ malissimo con i tre stramaledetti puntini di sospensione del cazzo. Che si sa dove portano, no?
  2. “Y”, con decisa bomboletta nera, prende -come dire- le distanze, con quel “ne riparliamo” che straborda dal muro quasi ad entrare nella grata di ferro e ci assicura che si: non andra’ a finire bene.
  3. “X” con timida manina e bomboletta sempre frou frou, ma stavolta verdino stinto (o turchese alla canna del gas), prova a ricucire con uno “scusa” sussurrato a capo chino.
  4. “Y” la prende benissimo, e sempre di nero verga una bella ics sulla frase scritta da “X”.

Non serve altro messaggio, “X” ha capito che il “per sempre” molto spesso e’ “fino a domani“.

E’ la vita, va cosi’.

E per raccontare la storia di “X” e “Y” in musica non trovo di meglio che riproporre (o forse proporre per la prima volta) la mia (e di Mr. Stipe) canzone preferita dei R.E.M., che di una storia finita tra un “X” e un “Y” parla:

 

 

Barney

Filosofia da muro #46 (hat trick: Massimo S., sei di sei-sei-sei)

Dopo avere introdotto un po’ di sano satanismo nel titolo, vado ratto e veloce a presentare l’ultima scritta muraria gentilmente fornitami da Massimo S.:

dersesso

E’ una scritta composita, a quattro mani, in cui i due scribi da muro viaggiano su ambiti filosofici e lessicali differenti.

Il primo, poetico e mieloso anche nella inutile e disturbante punteggiatura di sospensione alla fine della prima riga, chissa’ a cosa pensava. Forse c’e’ un nesso con l’ “11” e il cuoricino a sinistra, di cui ignoriamo il significato: un periodo temporale “positivo” -“undici mesi che stiamo insieme“-? Uno “negativo” -“11 giorni che ci siamo lasciati“-? Chi puo’ saperlo se non l’ignoto graffitaro?

Il secondo, tipico prodotto della Toscana da bosco e da riviera, riporta la scena sulla Terra con brusca ma realista virata verso una prosa che non lascia scampo. Sin dall’attacco ambiguo e multiverso: e’ un “xo’” da bimbominkia? Un piu’ probabile e sicuramente piu’ toscano “Eh, oh” trascritto foneticamente con “e o’“, o anche “e’ o“? Altro a piacere? E il “ci vòle” -ve lo rendo foneticamente anche io, che cosi’ va pronunciato-, ce lo vogliamo scordare?

Ma poi che importa di questi piccoli particolari? La chiusa e’ degna del miglior rimatore pisano, con quel “der” al posto del “del” che da solo ti fa capire che la cosa sara’ divertente per entrambi, e che magari alla fine della scritta ci potrebbe benissimo stare un moccolo, e alla fine “der sesso” un par di bicchieri di vino.

Rosso.

Ora, fossi un altro metterei un Ligabue a caso, o un’altra roba cosi’ che fa pensare subito “ar sesso” perche’ te lo dice esplicitamente. Ma siccome che non sono un altro, metto quello che mi pare. Ecco, a me “I can taste the ocean on your skin” eccita piu’ dell “odore del sesso”, e non perche’ c’e’ Kirsten Dunst nel video.

 

Barney

 

La costante della iena mediatica

La variabile indipendente in questi casi di attacchi terroristici, e’ da qualche anno (diciamo “da quando i social hanno dato voce alle legioni di coglioni a giro per il mondo“) la fioritura di teorie alternative, di confutazioni della versione ufficiale sulla base di nulla piu’ che la parola di un cialtrone a caso, di ipotesi di false flags come se piovesse e come se chi invoca la false flag capisse qualcosa di sociologia e controllo delle masse.

E’ la sagra del maelstrom di merda, per semplificare la cosa.

Questi poveri cazzari dei nostri tempi – che ne so: il famoso Rosario “sciekimike” Marciano’, o Salvo Mandara’, o chi vi pare pescato a caso dal mazzo dei grillini piu’ in vista- si proiettano subito sul palcoscenico mediatico, e iniziano a pescare a strascico i coglioni che, numerosi come i granelli di sabbia sulla spiaggia- li seguono come la falena segue la luce di notte. Tralascio le ultimissime stronzate partorite da questi graziati da Facebook (e dalla mole incredibile di coglioni in giro allo stato brado, ri-sottolineamolo), altrimenti condannati a una giusta vita da stronzi invisibili e inutili, e mi concentro su Salvo Mandara’, un grillino della prima ora che e’ vivo mediaticamente parlando solo perche’ esiste internet (e perche’ il mondo e’ stracolmo di coglioni ignoranti, lo ridico per non dimenticarcene).

Costui stasera alla radio ha prima denunciato il complotto globale che vede intere troupes cinematografiche girare il mondo per fornire comparse (sempre le stesse) ai vari attentati, poi ha tirato fuori la storia che degli attentati di Bruxelles all’aeroporto si hanno le immagini prima, le immagini dopo, ma non ci sono quelle durante. Ora, anche un coglione di quelli che segue Salvo Mandara’ dovrebbe capire che e’ raro avere le immagini del durante, e poi che spesso queste immagini non escono subito perche’ magari la polizia ne puo’ ricavare informazioni importanti. Ma il cialtronissimo non si ferma qua: lui non ha visto nessuno dei 34 morti, nessuno dei 250 feriti, e quindi non dice che l’attentato non e’ avvenuto, ma insomma, questa mancanza di iconografia e’… strana.

A parte che di immagini di feriti ce ne sono a bizzeffe (e quelle dei morti -se non si e’ davvero iene come Feltri o Belpietro- magari non le si pubblica per pudore…), quello che trovo interessante nel modo di ragionare di questi qua e’ che se una cosa non la vedi, non ci credi.

O cosi’ dicono loro.

Perche’ in realta’ la questione e’ diversa: se non la vedi sui loro canali (i loro canali youtube in primis, o i loro siti aggregatori di sterco), caricata da gente fidata, non ci credi lo stesso.

Non vorrei ritirare fuori il 9/11, in cui tra i millanta filmati i tre o quattro che girano tra i complottisti alla Mandara’ o alla Marciano’ sono quelli in cui secondo loro si scoprirebbe la “caduta libera” del WTC7, o si vedrebbe il pod sotto gli aerei che colpiscono le torri. Ma il concetto e’ quello: le cose per essere vere le devi vedere sulla rete, nei luoghi “della verita’” -perche’ la tv o i giornali sono conniventi con la gGrande operazione di Coverup GlobBale-.

Altrimenti gli avvenimenti non sono credibili. Oppure fanno parte del teatrino globBale.

Questo atteggiamento di estrema chiusura mentale (oltre che di coglionaggine suprema) secondo me e’ una prova che le persone hanno smesso di pensare con la loro testa per provare ad incamerare informazioni e poi farsi una idea propria, e che in qualche modo s’e’ persa la capacita’ di collegare in modo logico alcuni fatti per derivarne uno scenario non dico complessissimo, ma un minimo coerente con la realta’.

Come s’e’ persa la capacita’ e la voglia di leggere un libro, di ascoltare musica non commerciale, di vedere film non di cassetta. Di non essere mainstream, alla fine.

E la cosa ironicamente divertente e’ che i komplottardi si sentono profondamente “diversi”, profondamente antimainstream.

Non si rendono conto che i primi ad avere portato i cervelli all’ammasso sono proprio loro…

 

 

Barney