Archivi tag: SciFi

“Arrival”, D. Villeneuve (USA, 2016)

Una delle poche cose sbagliate del film e’ il titolo. Avrebbe dovuto essere quello del racconto da cui e’ stato tirato fuori pari pari, “Story of your life” di Ted Chiang, che per questo scritto qualche anno fa vinse il premio Nebula (che per la fantascienza e’ come il Pulitzer, o il Nobel per la letteratura). Capisco che Villeneuve abbia evitato volutamente di dare allo spettatore qualsiasi suggerimento sulla trama, ma “Arrival” e’ proprio bruttino.

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Brutto perche’ distoglie dal vero centro del film. Che non sono gli alieni a sette braccia arrivati non si sa da dove su enormi disconi che fluttuano a pochi metri dal suolo in numerose localita’ del mondo, e neanche alla fine la linguista Louise Banks (interpretata da un’ottima Amy Adams). La vera protagonista e’ Hannah, di cui viene raccontata in maniera discronica (esiste, ‘sta parola? Volevo dire asincrona) la storia, dalla nascita alla morte.

Il protagonista di spalla e’ il destino; un certo punto la Adams chiede:”che faresti se fossi in grado di prevedere esattamente tutto quello che succcedera’ nella tua vita?” Il film ci da la sua risposta, nel finale (che si inizia ad intravedere almeno mezz’ora prima della fine ma non da noia, questo preannuncio dell’ineluttabile), allo spettatore giudicare se e’ buona o no.

Qualcuno -leggo in giro- tira fuori anche la scienza come coprotagonista. Ecco, quello direi proprio di no. Se questa e’ hard SciFi, auguri.

Da vedere, secondo me: fa comunque pensare, e si perdonano le piccole cadute di stile nel luogo comune trito e ritrito proprio perche’ il contenuto supera il contenitore, come qualita’.

Proprio per questo non dico una parola di piu’ sulla trama e mi cheto qui.

 

 

Barney

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Riscrittura collettiva! Due minuti a mezzanotte: Le regole del gioco

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Alex McNab, che scrive da molte parti e di molte cose, ha tirato fuori un nuovo round robin di scrittura collettiva.

Stavolta non ho proprio potuto esimermi dal partecipare, visto che l’ambientazione e’ “fantascientifico-supereroistica”. Leggete, sulla pagina sopra linkata, un po’ di dietro le quinte, e poi cominciate a seguire settimanalmente il dipanarsi degli eventi: domani Alex pubblichera’ il capitolo uno.

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Barney

“Flashback”, Dan Simmons (Fanucci editore, 2012)

In un futuro anche troppo vicino (il romanzo e’ ambientato nel 2030) l’assetto geopolitico mondiale e’ irriconoscibile, se pensato oggi: gli Stati Uniti d’America si sono disgregati sotto i colpi della crisi, dell’impegno assistenzial-socialista di Barack Obama (arrivato nel momento storicamente piu’ sbagliato), e della politica estera di assoluta tolleranza e comprensione nei confronti dell’Islam. Islam che ha ripagato della fiducia nuclearizzando Israele e occupando buona parte del vecchio continente, piu’ Canada e parte degli USA.

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Questo e’ il canovaccio nel quale si sviluppa “Flashback”, e lo scenario nel quale si muove il protagonista della storia, Nicholas Bottom[1], ex-poliziotto di Denver e attualmente detective privato, tossicodipendente oramai bruciato dal flashback, la droga che fa rivivere episodi passati della propria vita. La maggioranza degli americani si fa di flashback tutto il giorno, i giovani vengono arruolati e spediti a combattere in giro per il mondo come mercenari al soldo dell’ONU, ma in pratica come truppe di conquista di Giappone e India, nuove potenze mondiali, uniche a tentare di resistere all’espansione islamica.

Bottom viene ingaggiato da un potente politico giapponese perche’ risolva il mistero del brutale assassinio del figlio, avvenuto sei anni prima, caso sul quale Nick ha gia’ indagato quando era poliziotto senza risolvere alcunche’. Il detective passa il suo tempo a rivivere -sotto flashback- la vita con sua moglie, morta in un drammatico incidente stradale a pochi mesi dall’assassinio del giovane giapponese, e ha affidato (meglio: affibbiato) loro figlio al suocero, che vive a Los Angeles.

Tra atmosfere che sono un misto tra Blade Runner e un qualsiasi romanzo cyberpunk di Gibson si intrecciano inestricabilmente la vita passata di Bottom, quella di sua moglie e quella del giapponese assassinato, l’odio che manda avanti Val, il figlio di Nick, e gli scontri sociopolitici per il controllo degli USA tra gruppi neonazisti, spacciatori latinos e le scarse truppe regolari ancora in azione.

Sino a scoprire, alla fine, che la posta in gioco e’ molto di piu’ che la soluzione del caso, e che nulla, proprio nulla e’ come sembrava.

Un romanzo che e’ molto piu’ di una storia di fantascienza, con prese di posizione durissime sulle attuali politiche democratiche USA, e grida d’allarme nei confronti dell’espansione islamica. Ma neanche i “salvatori” giapponesi si salveranno dall’impietoso giudizio dell’autore.

Ottimo ritorno alla penna per Simmons, insomma: libro da leggere.

 

[1]: Nick Bottom e’ il nome di uno dei protagonisti di “Sogno di una notte di meza estate”, di Shakespeare, e la commedia esce fuori molto spesso durante la storia. Ancora una volta Simmons mischia la letteratura classica con la fantascienza, e gioca anche con l’atmosfera onirica della commedia, trasferita direttamente nel finale sogno-realta’ del libro.

 

UPDATE:

Mi sembra giusto aggiungere due documenti alla mia recensione. Il primo e’ un messaggio di Dan Simmons direttamente dal sito dell’autore. E’ da leggere tutto, anche se e’ lunghetto (come i suoi libri :-)); si riferisce anche se non direttamente a molte delle distopie immaginate in “Flashback”, e ribadisce la visione del tutto fosca del futuro che ha in mente lo scrittore.

Il secondo e’ l’articolo che incensa Simmons su “il Foglio” dello scorso luglio (data di uscita del libro negli USA). E’ da leggere per come evidenzia l’attitudine tutta italica di “tifare” sempre e comunque, di piegare tutto alla merce’ della causa. Che in questo caso e’ chiaramente la crociata teocon dei pii devoti (quando mi immagino davanti Ferrara come pio devoto divento talebano, che si sappia), la certificazione della sconfitta di Obama (che e’ pure NEGRO, lo si sappia nei salotti di sinistra!!), e l’inneggiare a Bush (sfido la testina di vitello che ha scritto quel pezzo sul Foglio a trovare UN SINGOLO passaggio che glorifica la scimmia del Texas. Sono qui che aspetto…). Insomma, le solite cazzate della destra neoconservatrice italiota, nulla di nuovo sotto il Sole.

 

Barney

xkcd: Umwelt

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Voigt-Kampff test on Xkcd.

PK Dick ringrazia per l’omaggio.

Barney

I am alive and you are dead

Oggi sono trent’anni che e’ morto uno dei piu’ geniali scrittori di ogni epoca. Un uomo che ha reinventato un genere e lo ha nobilitato, da lettura per ragazzini poco svegli a branca legittima del romanzo. Insomma, e’ il trentennale della morte di Philip Kindred Dick.

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In molti lo conosceranno perche’ ha “scritto” Blade Runner (in realta’ ha scritto “Do androids dream of electric sheep?“, che e’ un titolo stupendo per un romanzo in cui si parla di replicanti e di incubi. Molto meglio di Blade Runner…), o Minority Report, o Total Recall, o Paycheck o altri mille racconti e romanzi. A me piace ricordarlo con uno dei suoi romanzi che voleva si tramutassero in film (ne aveva gia’ scritto addirittura la scenografia), ma che nessuno ha ritenuto saggio girare. Ubik, insomma; da cui il titolo del post. Si, perche’ a leggere certa roba, e’ molto piu’ vivo PK Dick a trent’anni dalla sua morte di molta gente che -dice- campa scrivendo.

 

Barney

La storia della fantascienza

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Ward Shelley tenta di descrivere le evoluzioni e i collegamenti tra le varie branche della fantascienza. Opera bellissima, ma difficilmente fruibile se non la si stampa su un plotter A0.

E no, non credo che al lavoro mi passino la stampa indispensabile per il prossimo progetto…

Non resta che navigarla sul monitor, cercando di non perdere la bussola. Mappa comunque notevole.

Barney

Multivax – How can entropy be reversed?

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Un sito che omaggia un solo, singolo racconto.
Beh, e’ uno dei piu’ famosi racconti di fantascienza, e uno dei preferiti da molti lettori.

E’ -inoltre- stato scritto da uno dei piu’ famosi scrittori di SciFi, e la sua struttura e’ perfetta per come riesce a tenere il lettore incollato al foglio di carta in attesa della risposta all’ultima domanda.

La risposta ce la da pure il sito cui potete arrivare cliccando sull’immagine qua sopra, al termine del racconto “L’ultima domanda”, di Isaac Asimov.
Il protagonista? Lui, il Multivac!

Barney