Archivi categoria: Gotto esplosivo pangalattico

Il concerto fine-di-mondo

Eh, una vittoria della liberta’ contro il terrorismo.

Mavaffanculo, va’, parliamo di musica seria, che il titolo acchiappa click ha gia’ svolto la sua funzione.

Questo pezzo lo conoscono tutti (nel senso chel’han sentito tutti almeno una volta), ma in pochi conoscono chi lo canta. E in meno ancora sanno che e’ una canzone folk di origini incerte, con mille interpretazioni di cosa sia la “Black Betty” del titolo: un fucile col calcio di legno, una bottiglia di whisky, una frusta, il cellulare che porta i galeotti in prigione…

Il pezzo e’ Black Betty che in genere si ascolta in questa versione degli sconosciutissimi Ram Jam, gruppo merregano degli anni ’70 che di dischi ne ha fatti credo due:

La storia piu’ accreditata del pezzo e del suo significato ve la potete leggere su Wikipedia, pero’ la cosa e’ discussa parecchio, alcuni la considerano un brano folkloristico inglese del 1600.

Non sara’ in diretta su Rai Uno, non avra’ venduto 220.000 biglietti, non sara’ un pezzo sull’amMore, o sulla pace che vince l’odio e l’indifferenza, ma preferisco i Ram Jam a Vasco, se non s’era ancora capito.

 

Barney

Once in a lifetime: ‘na ricetta

Tra i blog a tema fanno furore i foodblog, che spesso si trasformano in posti dove si fanno marchette a ristoranti o prodotti alimentari. E i foodblogger sono una setta a se, un gruppo in cui immagino tensioni e invidie da fare invidia alle curve dei tifosi di calcio.

Le ricette sono riportate con precisione micrometrica: dosi, strumenti, temperature di cottura, tempi… tutto riportato alla terza cifra decimale, i passaggi elencati con scarna prosa da verbale del brigadiere Cacace, e illustrati da foto che per essere scattate han richiesto scenografie da calendario Pirelli. Ci sono eccezioni, ovviamente, ma la maggioranza mi pare sia di questa fatta, e col fiorire di MasterCheffi e HellsKitchens la tendenza e’ all’aumento esponenziale, sia di questi blog che dei loro lettori.

Food is the new porn, insomma.

Detto cio’, vado a descrivere qua sotto in maniera del tutto anarchica, senza immagini e con quantita’ casuali una delle ricette che a me vengono meglio: il couscous.

Non la faro’ lunga sulla parte vegetale e animale della ricetta, dove ogni foodblogger che si rispetti mi potrebbe fare le scarpe in due secondi, mi concentrero’ invece sulla cottura della semola.

Dove in molti di questi novelli Artusi mi scivolano come su una buccia di banana.

Si, perche’ da molte parti si legge che cuocere il couscous e’ una cazzata: basta seguire la semplice ricetta scritta sulla confezione. Che dice piu’ o meno testualmente:

fate soffriggere 500 grammi di couscous in un po’ di olio extravergine d’oliva (qui il foodblogger avrebbe scritto “OLIO EVO”, ma io non sono un foodblogger…), aggiungete due bicchieri di acqua bollente, un po’ di sale, spegnete il fornello, incoperchiate e lasciate riposare cinque minuti. E il vostro couscous e’ pronto.

Col cazzo.

La roba che otterrete in questo modo e’ -per fare un esempio culinario- quello che vien fuori a fare la polenta con le buste ValBrembana (si, il nome non e’ quello, ma a me la polenta ValBrembana mica mi paga…). O il pure’ di patate coi fiocchi. Otterrete insomma una roba veloce che risulta appena mangiabile, pesante e nemmen lontanamente parente del prodotto vero.

Adesso ve lo racconto io, come si cuoce il couscous.

La premessa: cuocere ammodo il couscous e’ come fare la lotta nel fango con un maiale. Se ne esce abbastanza insozzati, e il couscous -come il maiale- si diverte piu’ di voi.

La ricetta: si parte con la stessa semola precotta che potete cuocere alla disperata in due minuti. Pero’ stavolta la metterete in un bel contenitore tipo zuppiera bassa (o insalatiera, o quel che avete. Piu’ e’ largo il contenitore, meglio e’). Aprite la confezione di couscous e versatela nel contenitore. Prendete un bicchiere di acqua fredda, mescolateci un cucchiaino di sale fino e poi versate il tutto a freddo sulla semola, impastando con le mani per fare assorbire l’acqua. Poi aggiungete sempre a freddo della curcuma o dello zafferano, per colorare il vostro couscous.

Nel frattempo che la semola riposa, avrete preparato il vostro spezzatino con verdure e spezie, di cui non vi daro’ la ricetta per pigrizia assoluta. Vi dico solo che cipolle e cumino a fiumi sono indispensabili, e che alla fine si dovrebbero agiungere dei ceci. La cosa fondamentale e’ che cuociate questo spezzatino -o stufato- in un pentolone alto, sopra il quale si possa incastrare perfettamente o una vaporiera, o uno scolapasta di acciaio, o la cuscussiera. Li’ dentro (ossia, nella vaporiera/scolapasta/cuscussiera) andra’ versata la semola quando la pietanza che sta sotto sta cuocendo. Senza timore che esca dai buchi e finisca tutta nello spezzatino: il vapore bagnera’ il contenitore e non ci saranno problemi. Messa la semola, doveta tappare con un coperchio il tutto e lasciare cuocere il couscous per un po’, diciamo 15-20 minuti.

Passati i suddetti minuti, muniti di presine o di guanti da forno, alzate la cuscussiera dal pentolone, e versate il couscous nella stessa insalatiera o zuppiera iniziale. Brucera’ parecchio, e i granelli salteranno qua e la’, sappiatelo. Poi prendete un mestolo e innaffiate la semola con uno-due mestolate di brodo di carne-vegetale che avrete avuto cura di far bollire in parallelo con lo spezzatino (vi servira’ anche per bagnare lo spezzatino durante la cottura, m’ero dimenticato di avvertirvi), e se siete molto coraggiosi sgranate il couscous bollente a mani nude. Altrimenti potete usare una forchetta. Lasciate riposate la creatura una decina di minuti cosi’, fuori dal fuoco, poi riprendete la cuscussiera e rimetteteci dentro la semola (che andra’ a giro per i cazzi suoi, come sempre), tappate col coperchio e impilate sullo stufato che continuava a cuocere (magari mettete nello stufato una mestolata o due di brodo, che senno’ s’attacca tutto) e lasciate tutto sul fuoco un’altra decina di minuti.

Passati anche questi dieci minuti, ripetete l’operazione di togliere la semola dalla cuscussiera, metterla nella zuppiera, bagnarla di brodo bollente, sgranare e far riposare altri dieci minuti.

Rifate tutto questo un’altro paio di volte almeno, e alla fine avrete una cosa che quando ve le metterete in bocca -con lo spezzatino ben speziato- vi chiederete come avete fatto fino ad allora a poter mangiare couscous cotto come dice la confezione.

Ah, raccomandazione tardiva: attenzione che mezzo chilo di semola cotta cosi’ cresce abbastanza, non lesinate sulle dimensioni della cuscussiera.

Vino o birra a vagonate, e se proprio volete fare le cose ammodino salsa harissa, che e’ l’equivalente maghrebino del wasabi.

Buon appetito.

 

Barney

Filosofia da muro #77 (hat trick: Pendolante)

Katia “Pendolante” -che fa foto sempre belle- mi spedisce questa splendida immagine che e’ filosofia da treno (e da Pendolante che ci dobbiamo aspettare?):

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La colonna sonora e’ del Re dei Troll 2016, quello che ha fatto sbroccare la Mussolini e migliaia di leghisti a caso, che e’ anche autore della “rima” vergata sul vagone.

 

Barney

 

La Luna, Madonna, Dr. Manhattan e Mr. Gorsky

1969.

20 luglio.

Neil Armstrong e’ il primo uomo a posare i piedi su un altro corpo celeste, e nel farlo pronuncia la famosissima frase “Un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per l’umanita’”. Fa un paio di giri sul suolo lunare, rimbalzando come una palla di 100 chili che in realta’ li’ e’ come se ne pesasse una ventina, poi ritorna sul modulo di allunaggio. Dicendo –forse- qualcosa.

Nella seconda meta’ degli anni novanta quel “forse” diventa “sicuramente”, e quel “qualcosa” una delle leggende metropolitane piu’ note in ambito scientifico, soprattutto aerospaziale.

Diventa questa roba qua:

“Good luck, Mr. Gorsky”

Abbiamo gia’ due degli elementi che compongono il titolo, e adesso capirete cosa c’entrano Mrs. Ciccone (che tutti conoscono) e Dr. Manhattan (che invece ahime’ non ha la stessa fama di Madonna).

Nel 1995 quella frase viene “inventata” da qualche buontempone, e “spiegata” piu’ o meno in questo modo qua: da piccolo Neil Armstrong giocava a baseball, quando la palla fini’ sotto le finestre dei vicini, la famiglia Gorsky. Mentre il giovane Neil si china a raccogliere la preziosa palla, ode da dentro casa un dialogo piu’ o meno in questi termini: “Tu vuole me fare sesso orale te? Tu sogna! Quando piccolo Neil qua vicino andra’ su Luna, io faro’ te chupachupa!

E’ importante il come viene diffusa questa non-notizia. Intanto, il nome della famiglia di vicini e’ spesso una variazione di Gorsky, ma sempre comunque un cognome polacco. Il modo di parlare –che ho cercato di riprendere qua sopra- vuole imitare quello di una famiglia di immigrati, probabilmente ebrei perche’ si dice che l’avversione degli ebrei per il sesso orale sia pari a quella dei cattolici per il sesso in generale. A parole, ovviamente.

Famiglia polacca, di religione ebraica ortodossa: un classico delle storielle, dove la caratterizzazione estrema e’ funzionale al plot. Woody Allen ci ha fatto i soldi, per dire.

Un anno dopo intervistano Armstrong, e gli chiedono –strizzando l’occhio-: “Allora, Neil, poi come e’ andata a Mr. Gorsky?”.

Armstrong non capisce.

Gli riportano la leggenda, e lui strabuzza gli occhi. Non ha mai pronunciato quella frase.

Caso chiuso? Ovvio, no. In moltissimi continuano a crederci, la storia e’ troppo bella per non essere vera. Zack Snyder la pianta nei titoli di testa di “Watchmen” (che come avro’ avuto modo di dire duemila volte e’ secondo me la piu’ bella sequenza di titoli della storia del cinema): la pronuncia Armstrong, ovviamente, sulla Luna, mentre viene filmato da Dr. Manhattan.

E’ uscito fuori pure lui, e adesso e’ semplice per tutti capire cosa caspita ci sta a fare Madonna la’ sopra.

C’e’ per la sua uscita di una settimana fa, quella che prometteva pompe fatte bene agli elettori di Trump che avessero cambiato idea e votato invece per Clinton.

Ora, lasciando il commento sul fatto a gente come Lucia Scozzoli, che da “La Croce” (dovrebbe essere un quotidiano dei cattofascisti de noartri, quelli che qui fanno il verso ai TeoCon americani per capirsi) tuona contro il sesso orale in tutte le articolazioni che volete, ma anche sul sesso fatto non guardandosi in faccia, ma anche sul sesso in generale, via diciamocelo… lasciando a loro li’ l’indignazione per tutto quello che e’ espressione libera di un qualsiasi rapporto umano, vorrei dire un paio di cosine sulla Madonna Ciccone.

La prima e’ che a me non risulta che Madonna sia candidata alla presidenza degli USA, quindi accostare la sua sparata alla serqua di stronzate dette da Donald Trump e’ –come si dice dalle mie parti- mischiare il culo con le quaranta ore.

La seconda e’ che questa frase oramai famosa e’ stata detta ad uno spettacolo –credo in cui si raccoglievano fondi per i democratici- come introduzione ad una comica che avrebbe preso il palco di li’ a poco.

A prenderla sul serio penso si dimostri il livello cui siamo arrivati: possono piacere o meno sia il sesso orale, sia quel che ha detto Madonna ma porca miseria: era su un palcoscenico, non ad una conferenza stampa. E invece giu’ litrate di inchiostro, comprese le mie che pero’ hanno il pregio di aver fatto conoscere a qualcun altro la storiella di Mr. Gorsky, e di farvi rivedere i titoli di “Watchmen”.

Che vi possono non piacere, ma c’e’ Dylan che canta. E Doc Manhattan che filma Armstrong sulla Luna mentre augura buona fortuna a Mr. Gorsky

 

Barney

Il premio “Coglione del Millennio”

Si assegna oggi il premio “Coglione del Millennio“, ed e’ un premio condiviso, che non avra’ altre edizioni da qui al 3560 d.C..

Il 95% del premio va ai piu’ di 15 milioni (milioni) di inglesi -e qua si mischia il culo con le quaranta ore, intendendo inglesi anche i gallesi, gli irlandesi, gli scozzesi e gli abitanti delle Isole del Canale- che han votato “Leave” al referendum.

Ma c’e’ un 5% rimanente, che si divide equamente tra David “Sborone” Cameron (che questo referendum ha fortemente voluto, pensando che vincesse il “Remain“) e questo cialtrone qua:

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Quest0 cavallo d caccia alla volpe e’ Nigel Farage. E’ quello che ha giocato per mesi sul “Leave” sperando pero’ di perdere. Ma il 95% dei vincitori del premio “Coglione del Millennio” hanno creduto al cavallo, e hanno votato come lui non voleva che si votasse.

Ecco, oggi il cavallo ha rassegnato le dimissioni, dopo che le aveva rassegnate anche Cameron, il coglione al 2,5%.

Credo resti disponibile Kermit la Rana, per guidare il Regno Unito verso il “Leave“. Forse, a meno che non rassegni le dimissioni anche lui e allora proprio non so come i vincitori potranno gioire della loro vittoria. Tra una martellata sui coglioni e la successiva, tutte a segno, ovviamente.

GLi Smiths con “Panic” danno la cifra della situazione (come succede dal 1980, peraltro). Il video e’ splendido, il bambino da solo vale la visione.

 

Barney

 

Brexit 2 – a bocce ferme

A bocce ferme a me e all’omino del mio cervello risultano le seguenti cose:

  1. il referendum (consultivo) e’ stato il risultato di una lite tra pastori per questioni di eredita’ (cit. De Andre’) tra Cameron e Johnson. Cameron l’ha indetto un per d’anni fa solo per ammazzare politicamente Boris il Biondo, suo compare di partito. Mission accomplished, ma col cazzo.
  2. E’ sicuramente non vero che hanno votato “Remain” solo i giovani e “Leave” i vecchiardi. Soprattutto perche’ i giovani sono andati pochissimo a votare.
  3. Ma e’ quasi certamente vero che i giovani, diciamo i 18-35enni, sono in UK messi nelle peggiori condizioni per votare[1], soprattutto se metti il referendum di giovedi’.
  4. In Italia io personalmente ho assistito al seguente spettacolo: gli elettori di destra ad esultare indistintamente, quelli di sinistra ad invocare in questo caso il riconteggio o il secondo turno di voto. A prescindere da cosa s’era votato. In UK…
  5. Chi ha votato in UK “Leave” lo ha fatto sulla spinta di una campagna orchestrata sostanzialmente solo da Nigel Farage, il vero vincitore morale del torneo “martellate sui coglioni” (forse oggi se ne sta accorgendo, ma ne dubito in verita’). Ho sentito Farage parlare per la prima volta la sera del referendum. Non mi riusciva di identificare la voce calda e impostatissima, dall’inglese perfetto, che sentivo. Credevo fosse un attore, un calciatore, un cantante. Non un politico. E infatti Farage parla al suo pubblico come un guitto da teatro; il pubblico ha bisogno di discorsi semplici e immediatamente traducibili in azioni. Non parla come un politico, Farage; e’ nella medesima condizione del leghista italiano: ottimo a fare opposizione e ad alzar le masse contro immigrati e lacciuoli della Commissione Europea, pessimo a governare o a fornire alternative che non siano “Loro fuori, poi se ne discorre”. Per il passaggio successivo ci vuole un po’ piu’ di impegno: sono buoni tutti a fare casino, in meno a rimettere a posto. Farage non e’ tra i secondi. Come non lo e’ un altro cialtrone come Salvini, sia chiaro[2].
  6. Chi ha votato “Leave” credo l’abbia fatto perche’ i negri, gli arabi, i diversi li stavano invadendo. Ecco: gli stessi negri, arabi e diversi sono secoli che li stanno invadendo. Il vero problema e’ che…
  7. … l’UK e’ composto da due nazioni: la ricca Londra e il resto del mondo. Il resto del mondo, sulle isole della Regina, se la passa forse peggio che l’italiano medio. Mentre il londinese medio vive piu’ o meno come sempre, ossia alla grande. Stupisce che i negri, gli arabi e i diversi colonizzino di piu’ le periferie? Beh, visti i costi delle case a Londra, direi che e’ una cosa normale. Ma in tempi di crisi, come diceva il Maestro Eisner, basta fomentare la massa in difficolta’ contro il diverso, additare a lui tutte le colpe. Il resto e’ automatico.E la cosa funziona da sempre: ha funzionato in Russia, ha funzionato con gli ebrei in Germania, con gli oppositori di Pol Pot in Cambogia… E’ un classico che non delude mai.
  8. Quindi, il problema “Leave-Remain” s’e’ tramutato in un “via i negri e gli arabi” Vs. “non sa/non risponde/se ne fotte”.
  9. Ma alla fine questi isolani inventori del calcio che si fanno perculare a calcio dall’Islanda, cosa stracazzo volevano? Erano in Europa pur mantenendo la loro fottutissima moneta, continuavano a usare unita’ di misura ridicole (le inches, il chicco di riso, la pisciata piu’ lontana, la minchia di segugio e via cosi’ di stronzata in stronzata, per essere “imperiali”. Mavaffanculo…), a guidare a sinistra, potevano addirittura mettere bocca nelle leggi degli altri paesi… Gli dava noia la regolamentazione della lunghezza dei cetrioli? Benissimo. Adesso decideranno da soli questa fondamentale misura. In piedi. Imperiali.
  10. Trovo che tra i comportamenti piu’ stupidi vi siano quelli che oltre a danneggiare gli altri, facciano del male a noi stessi. Il referendum inglese e’ la summa teologica della stupidita’, in questo senso.
  11. E chiudo: il commento piu’ sensato sul referendum brexit l’ho sentito da Noel Gallagher, il che da la cifra del tutto. Egli ebbe a dire nei giorni precedenti il tragicomico voto: “Cazzo, io ho eletto dei politici per prendere delle decisioni su materie fondamentali. E questi rompono i coglioni a me, che non ne so nulla di quali saranno le conseguenze dell’uscire o del restare in Europa? Mavaffanculo!“.

 

Ora vi aspettate gli Oasis, vero? Eh, buonanotte…

Un Gallagher ve lo beccate, ma e’ quello buono, oramai purtroppo morto. Suonava il blues da dio.

E dopo il pezzo ci son le note, eh?

 

 

 

[1] Da http://www.phme.it:

“In questo caso negli anni recenti i governi conservatori hanno introdotto una serie di misure che hanno teso a rendere più difficile il voto ai giovani Inglesi. Per votare, è necessario recarsi al distretto dove si paga la council tax. La tassa comunale è estremamente costosa (io pago 150£ al mese per 38mq, altro che IMU!), ma i giovani hanno diverse agevolazioni che permettono agli under 25 che non siano stabiliti semi-permanentemente di evitarla. Unita alla grande mobilità dei britannici (la maggioranza studia e lavora lontano dalla casa paterna), un sistema di trasporti costosissimo e inefficiente (ovviamente non rimborsato) e la turnata elettorale infrasettimanale determinano che, per un numero non trascurabile di giovani, può essere un investimento insostenibile. Solo i più idealisti possono spendere centinaia di sterline per il viaggio e chiedere uno o due giorni di permesso (magari in un lavoro pagato a ore), per dare il loro contributo democratico.”

[2]: “E allora Renzi?” Chiedera’ il leghista tipo. Guarda, Renzi e’ uguale a Salvini. Sei contento ora, o hai bisogno di martellarti i coglioni un’altra mezz’oretta? E dopo la mezz’oretta, ruspa? Oppure raspa?

 

Barney

 

 

Ora voi vorreste sentire qualcosa sulla fusione fredda, eh?

Beh, ci sto lavorando, dai; ma siccome non ho molta voglia di scrivere sul nulla pneumatico, allora ripiego sulla fusione CALDA.

E faccio un dispetto ai miei amici di ITER, presentando questo bel tipo qua:

che ci spiega (in un inglese comprensibilissimo) intanto cosa e’ la fusione “seria”, quella calda, poi cosa e’ venuto in mente a lui, infine come un gruppo di venture capitalist gli ha dato 50 milioni di dollari (nota per i Monaci Diacci Marmati: si’, sono 50.000.000 di $. E questo vi dovrebbe far capire quanto sia indietro il vostro vecchio dio brianzolo…) per mettere su un’aziendina che adesso ha piu’ di 50 persone a lavorare su un trappolone che in prospettiva ci dovrebbe aiutare ad avere energia a buonissimo mercato nei prossimi millenni.

Se riesce a farla funzionare, ovviamente.

Ma siccome le basi scientifiche sono solide, e’ questione di ingegnerizzare il tutto. Ci vorranno un po’ di anni, ma io punto su di lui, su ITER e sugli americani che usano il confinamento laser. Rossi lo lascio ai Monaci, assieme alle madonnine sanguinanti e agli altri segni che il mondo ha i minuti contati 🙂

 

Barney