Ancora sulle priorita’ in agenda

Oggi mi sono sciroppato un otto ore di treno per registrare dieci minuti di intervento in uno studio televisivo (piccola tv di settore, non pensate subito ad “Amici”, o roba simile…). Il conduttore mi aveva invitato da tempo a raccontare un paio di cose che facciamo al lavoro, e non potevo piu’ procrastinare ne’ il viaggio, ne’ l’intervista. Credevo di cavarmela peggio, invece il pezzo e’ venuto passabile alla prima, e non credo di avere detto troppe castronerie. Insomma, da oste giudico passabile il mio vino: che novita’, eh?

Comunque, non ha alcuna importanza sapere cosa ho detto io, ne’ dove l’ho detto. La cosa interessante della giornata e’ che dopo di me era in scaletta la registrazione di una intervista ad un assessore comunale del capoluogo veneto nel quale mi trovavo.

Il tema era: l’IMU.

Non ho sentito quel che e’ stato detto in trasmissione, ma prima che il simpatico giornalista che aveva fatto l’intervista a me mi riaccompagnasse in stazione, ho parlato una decina di minuti con l’assessore, che evidentemente aveva bisogno di “scaldarsi”. Intanto vi dico che ho sbagliato l’assegnazione politica dell’assessore: io l’avevo battezzato leghista, invece e’ “solo” PdL. Ma il succo e’ il medesimo, e la nostra discussione e’ stato un suo monologo in cui si denunciavano gli sprechi del pubblico (“Bisogna tagliare i dipendenti pubblici, che in Italia sono un ammortizzatore sociale!”), la pressione fiscale esagerata (“Siamo al 68% (??!!!), bisogna togliere l’IMU, oppure ridurre di almeno dieci punti l’IRPEF!!!”), la sinistra che ha affossato le privatizzazioni delle concessioni pubbliche (“I quattro “si” ai referendum hanno impedito che gli acquedotti del sud venissero gestiti efficacemente!”, pero’ poi ha anche denunciato una svendita stupida di una municipalizzata del suo comune ad Hera), la sinistra in Toscana che decide tutte le assegnazioni dirigenziali nelle aziende pubblico-private (qui ho provato a ribattere che si, e’ anche vero. Ma in Veneto, invece, non funziona uguale? Non c’e’ stato verso di discutere). Ci siamo salutati con lui tetragono a qualsiasi cambio di opinione, io un po’ basito dalla prosopopea padana del politico, e dalla sua assoluta incapacita’ a discutere.

Durante il viaggio verso la stazione, abbiamo commentato con il giornalista soprattutto la situazione politica italiana, anche alla luce di quel che aveva detto l’assessore, e non mi sono stupito nel sentirgli affermare (al giornalista) di come i media in Italia decidano scientemente cosa pompare come notizia e cosa no (ricorda qualcosa?), di come in molti considerino il risultato positivo del M5S alle politiche anche figlio di un endorsement di Mediaset e dei giornali di Silvio -che vista persa la partita ha deciso che era bene non vincesse nessuno-, di come -in buona sostanza- la teoria dell’agenda setting non sia cosi’ campata in aria (ma va?), anche se molti sociologi dicono il contrario (ma ri-va’?). Anche se in genere parlare di queste cose comporta l’essere tacciati di complottismo/idiozia/scarsa fiducia nell’intelligenza umana (ebbene si: per l’ultima delle tre accuse io sono decisamente pessimista…). Ma la cosa mi sembra abbastanza comune, in questo periodo, se pure Filippo Facci sostiene in soldoni lo stesso concetto. E dice pure Adriano Sofri, poco prima…

Prima di lasciare lo spazio ai Black Rebel Motorcycle Club (che ho scoperto suoneranno sotto casa mia tra qualche giorno), linko questo bello studio sull’Agenda Setting.

Comunque, per me e’ sicuro come il sole che i media influenzino i comportamenti sociali, e che l’IMU NON SIA la priorita’:

Barney

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7 pensieri su “Ancora sulle priorita’ in agenda

    1. Barney Panofsky Autore articolo

      Meno male che qualcuno che apprezza i BRMC c’e’ sempre in giro, sono contento. Io adoro il garage rock, i brani chitarra-basso-batteria, la musica alla Velvet Underground: senza fronzoli, pochi accordi, distorsore e via.

      Ciao.

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  1. icalamari

    “Sicuro come il sole”, con questo clima ballerino, non è proprio il paragone perfetto 😀
    Avere accesso a come lavorano i media aiuta a capire meglio molte cose. Un’esperienza che, da altri approcci, e in momenti differenti della vita, ho sperimentato e e sto sperimentando tuttora. Quindi non posso che concordare.
    Con un po’ di calma affronterò la lettura del dossier che consigli.
    Ciao ciao 🙂

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  2. daniele

    Argomento molto affascinante e abbastanza complesso quello dell’agenda setting, che poteri di condizionamento ce ne ha eccome, specie in Italia. Perché, a mio avviso, la portata dei suoi effetti dipende molto da come sono strutturati i tre elementi in gioco: sistema della politica, sistema dei media e pubblico. Da questo punto di vista, il primo, gigantesco problema che abbiamo in Italia è che sistema della politica e sistema dei media coincidono in modo quasi perfetto. Gli interessi da mediare non sono poi così divergenti. Prendiamo Berlusconi (uno a caso, proprio). Il suo interesse ad annebbiare la nostra mente attraverso la gnocca coincide con l’interesse dei media a fare ascolti: basta dare un’occhiata agli articoli più letti sui siti di Corriere e Repubblica e a come le relative homepage siano cambiate nel corso del tempo.
    Quindi c’è pure un problema di “qualità” del pubblico? Non dico che l’italiano in sé sia peggiore del tedesco, del francese o dell’americano, ma penso che certe debolezze strutturali che ci contraddistinguono lo rendano particolarmente fragile e incline a farsi distrarre. La stragrande maggioranza degli italiani si informa ancora prevalentemente (se non esclusivamente) tramite la tv, la vecchia tv. In Italia non esiste il pluralismo dell’informazione, né quello delle opinioni né quello dei mezzi. Le opinioni sono ingabbiate nel rigido schema della lottizzazione oppure sono le opinioni di Berlusconi. Per quanto riguarda i mezzi, le cose non vanno meglio. Per come si sta sviluppando in Italia, la tv digitale mi sembra una mezza truffa: a casa mia, in Basilicata, non si riesce a vedere nemmeno La7! Sky costa; costava prima, figurarsi ora che siamo in piena crisi economica. L’Italia è il quarto paese d’Europa per digital divide. In pochi leggono i giornali, in pochissimi i libri, e ci vorrebbe un trattato più lungo di questo commento per stabilire il perché.

    Se aggiungiamo che già il mezzo televisivo tende a semplificare, che il nostro mercato tv ha i caratteri di un duopolio (che con Berlusconi premier si trasforma in un monopolio) e che gli editori di giornali sono quasi tutti “impuri”, come si fa a sottovalutare il potere dell’agenda setting?

    All’inizio ho parlato di sistema dell’informazione, ma poi dentro il sistema ci sono le persone in carne e ossa. In genere, secondo me, il pubblico prende quello che gli offri: se gli offri gnocca prende gnocca, se gli offri Dante Alighieri prende Dante Alighieri, a condizione però che tu sappia come offrirglielo. Facci ha ragione, però alla sua domanda io risponderei con più sicurezza che bisogna privilegiare quello che il pubblico deve leggere, non quello che vuole leggere. Sono i giornalisti che devono costruire i giornali, non i lettori. A loro sta il compito di trovare la strada e l’equilibrio, in questo consiste una buona parte del loro mestiere.

    P.S. Bello il pezzo dei Black Rebel.

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  3. Pingback: Ogni tanto fa bene ricordare alcuni concetti fondamentali | BarneyPanofsky

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