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Giornalì e giornalà

Sono tornato ieri da una trasferta in UK, e una delle cose che faccio quando sono in trasferta è scroccare i giornali locali in albergo o in aeroporto, per vedere come il mondo viene visto con altri occhi (o meglio: raccontato con altre parole). Stavolta mi è capitato sotto mano il Times, che è stupefacente per la quantità di roba che presenta al lettore e anche per come la presenta. I giornali italiani ho smesso di comperarli anni fa, e adesso li leggo il sabato in emeroteca, ma se vivessi a Londra il Times me lo comprerei spesso.

Il numero di ieri apriva con tre notizie principali:

  • il caldo record nella capitale (pare dal 1940 non si avessero quelle temperature. Addirittura un cavallo è morto dopo una corsa, e due si sono accasciati al suolo nella stessa corsa), con rimando a un articolo interno sulla maratona di Londra di domani e il consiglio di non farla travestiti con costumi improbabili perché si rischia la morte per colpo di calore,
  • un Sir a capo di Save the Children che rimette il mandato dopo accuse di molestie sessuali,
  • l’esecutivo diviso sulle norme sull’immigrazione.

Quasi metà pagina è presa da una foto di guardie reali incolbaccate e imbandierate per una cerimonia, presi ad esempio di categoria che col caldo soffre un pochino…

A pagina due tutti articoli sulla Brexit, compreso un trafiletto in cui si racconta dell’appello di un veterano inglese della seconda guerra mondiale di 96 anni che non è stato fatto votare perché risiede da troppo all’estero (in Italia, tra l’altro). A pagina tre articolone sull’olio di palma; sotto un pezzo sul primo robot in grado di assemblare i mobili IKEA (dopo che è stato un po’ a pensarci su…) e accanto un altro su un barbiere messo in galera perché aveva rasato la testa di un bambino per punizione. Pagine 4 e 5 per i reali inglesi e per la politica (90% reali 10% politica), e via via altre pagine (siamo da pagina 2 nella categoria “News”) che parlano di tutto, da marinai che inventano motori ecologici in garage al sesso nelle mosche, dall’appello delle Università inglesi alle donne affinché si iscrivano più a ingegneria che a facoltà umanistiche, alla donna che era in salotto a vedere la tv e viene uccisa da un pulmino che le entra in casa (con foto del pulmino dentro casa), fino a pagina 20 che si chiude con l’allarme Xilella fastidiosa che pare stia aggredendo anche l’Inghilterra.

Da pagina 21 inizia la sezione “articolesse” (Comment) in cui giornalisti presumo famosi scrivono di argomenti vari, poi ci sono le lettere dei lettori e una pagina di pout pourri (la 25) in cui si svaria da “successe oggi”, a “compleanni famosi” a “Note della Natura”, che incorniciano tre pezzi non firmati che presumo siano del Direttore in cui ci si occupa dei rapporti tra UK e India, della crisi del partito Laburista, e delle scelte ambientaliste di una catena di supermercati che sembra costerà parecchio ai proprietari.

A pagina 27 inizia il resto del mondo, e ci sono Macron e la Merkel, la Siria, Cuba, la Turchia, la morte di Prince dovuta a pillole tarocche, dieci righe di Italia per una retata di mafia, e addirittura un terzo di pagina  per Lucca, ovviamente grazie a quegli studenti coglioni che hanno bullizzato il loro professore. A pagine 31 il mondo è bell’e che finito, e inizia il Business che dura fino a pagina 47 e riempie di tabelle, numeri, grafici e percentuali il lettore.

La sezione successiva è “Register”, ed è un altro mini pout pourri sull’intrattenimento, l’arte e una pagina fondamentale su:

  • tutto quello che i reali hanno fatto il giorno prima (tipo: al mattino la Regina ha accompagnato la Duchessa del Sarcazzo alla matinèe, poi è arrivato il Duca di Vergate sul Membro e han bevuto il the. Una colonna intera di questa roba qua…);
  • Nascite (due), Matrimoni (uno) e morti (dodici, più i ricordi per gli anniversari).

Pagina 57 è per le previsioni del tempo, con particolari e mappe barometriche accuratissime, più un pezzo molto carino sulla Luna e sul perché la vediamo come la vediamo quando è crescente.

Poi c’è lo sport. Si inizia col rugby, che prende il terzo superiore di pagina 58 e 59, e i due terzi rimanenti sono zeppi di programmi (odierni) e di risultati (del giorno prima) di corse di cavalli. Decine e decine, ma si sa che l’inglese è appassionato di scommesse. Anche sui cavalli. La pagina successiva è solo tennis, poi inizia il calcio che imperversa per tre o quattro pagine, ma la chiusura è con due paginoni sul cricket e su un nuovo regolamento che mira a rendere le partite “fruibili” anche dai telespettatori (in pratica vorrebbero farle durare un massimo di due ore e mezza, quando adesso ci sono partite che durano giorni…).

Ah, la cultura (alta e bassa) e gli immancabili giochi enigmistici stanno sull’inserto Arts, venti pagine con sotto-inserti tematici che rendono il Times una roba vicino alle cento pagine, molto divertenti da leggere per uno abituato ai quotidiani italiani.

Peccato che qua da noi in pochi leggano, e altrettanto peccato che chi legge si ritrova con quotidiani molto meno interessanti da sfogliare.

 

Filosofia da muro #75 (hat trick: Alessandro V.)

Il collega A.V. mi spedisce oggi questo reperto filosofico, credo da Genova (mi affido alla lettura degli aggiornamenti di Facebook che usiamo tutti. Facilitano il compito a me e ai ladri che sanno che non siete in casa):

tofu

La scritta e’ bella perche’ uno (beh, io almeno …) si puo’ chiedere se sulla “e” manca l’accento per fretta o dimanticanza. Questo cambierebbe completamente il senso del tutto.

Senza, cosi’ come ci appare qua sopra, pare uno slogan di un gruppo di attivisti vegani pronti a passare il limite della protesta pacifica, ed imbracciare la doppietta caricata a soia.

Con l’accento la “e” diventa un verbo, e allora la frase potrebbe suonare come una condanna senza discussioni del tofu, che farebbe cosi’ schifo da essere teppismo.

Per rimanere nel lato oscuro della scritta, serve affidare il commento musicale ad un vegano convinto ed arrabbiato, in una delle canzoni che amo di piu’ (e non sono vegano):

 

Barney

 

Il premio “Coglione del Millennio”

Si assegna oggi il premio “Coglione del Millennio“, ed e’ un premio condiviso, che non avra’ altre edizioni da qui al 3560 d.C..

Il 95% del premio va ai piu’ di 15 milioni (milioni) di inglesi -e qua si mischia il culo con le quaranta ore, intendendo inglesi anche i gallesi, gli irlandesi, gli scozzesi e gli abitanti delle Isole del Canale- che han votato “Leave” al referendum.

Ma c’e’ un 5% rimanente, che si divide equamente tra David “Sborone” Cameron (che questo referendum ha fortemente voluto, pensando che vincesse il “Remain“) e questo cialtrone qua:

farage

Quest0 cavallo d caccia alla volpe e’ Nigel Farage. E’ quello che ha giocato per mesi sul “Leave” sperando pero’ di perdere. Ma il 95% dei vincitori del premio “Coglione del Millennio” hanno creduto al cavallo, e hanno votato come lui non voleva che si votasse.

Ecco, oggi il cavallo ha rassegnato le dimissioni, dopo che le aveva rassegnate anche Cameron, il coglione al 2,5%.

Credo resti disponibile Kermit la Rana, per guidare il Regno Unito verso il “Leave“. Forse, a meno che non rassegni le dimissioni anche lui e allora proprio non so come i vincitori potranno gioire della loro vittoria. Tra una martellata sui coglioni e la successiva, tutte a segno, ovviamente.

GLi Smiths con “Panic” danno la cifra della situazione (come succede dal 1980, peraltro). Il video e’ splendido, il bambino da solo vale la visione.

 

Barney

 

Filosofia da muro #63

Anche questa viene dalla svolta a destra invece che a sinistra dell’altro giorno, e serve unicamente a riproporre una delle piu’ belle canzoni degli Smiths:

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Interessanti i doppi puntini sulle “i” (una reiterazione dell'”insieme”? Due che sono uno? O solo il vederci doppio dopo una ciucca colossale?), e pure la croce finale a ribadire il concetto estremo.

Ma i piu’ scafati musicalmente avran gia’ capito dove si va a parare e quindi -senza porre tempo in mezzo- eccovi “There’s a light that never goes out”.

 

Barney

Filosofia da muro #29

Da Brema, dal Rock und Wurst (scoperto grazie alla delazione del rifugiato politico neurino) arriva questa scritta che racchiude piu’ di una filosofia (checche’ ne abbia detto il delatore stesso, che non la riteneva “scritta da muro”):

livelovelaugh

Non so se devo aggiungere che le birre che il locale propone (tutte artigianali tedesche) sono eccellenti, stupira’ invece sapere che probabilmente quel posto e’ l’unico a Brema dove non troverete la Becks.

Infine, per tragica casualita’, nell’atrio del Rock&Wurst campeggia ancora oggi un poster che annuncia -per il 21 novembre- un concerto degli Eagles of Death Metal, li’ a Brema.

Concerto che non si fara’ per i motivi che tutti conosciamo.

 

 

Barney

La trasferta dell’assessment

Sono stato via un par di giorni, a farmi valutare per quelle che sono le mie potenzialita’ professionali.

Me lo ha impost chiesto l’azienda, che ha visto bene di allungare a tradimento di un giorno una trasferta gia’ organizzata a tradimento, e visto che c’era quel giorno pieno da riempire (io in realta’ avrei avuto da lavorare, sia quel giorno che il giorno prima, ma chi sono io per dettare le agende aziendali?) ci siamo trovati in otto in una sala riunioni con Carlo e Laura, i due psico-domatori di manager, executive e professional (che ancora io non ho capito quale sarebbe la categoria che dovrebbe contenermi…), tutti in giacca e cravatta meno io e il collega T., a sottolineare probabilmente una carenza di commitment oramai cronica, o forse -nel mio caso- un’approccio alla giornata piu’ da sessione di Dungeons and Dragons che da roba seria. Approccio che rivendico come quello giusto ed appropriato ad una esperienza che -secondo me- dovrebbe fotografarti per quel che sei, non per quello che vorresti che Carlo e Laura dicessero al tuo capo.

Se ci vai incravattato e citi l’azienda ogni tre per due anche quando non c’entra nulla, credi che Carlo mangi la foglia? Pensi che Laura sia nata ieri? Quei due, miti e silenziosi osservatori del piccolo branco loro assegnato, son pagati per quello: sgamare chi fa finta, estirparti la maschera da dosso e vedere quel che c’e’ sotto, setacciare le tue parole e ricavarne un profilo psicologico e caratteriale che puo’ significare per te l’essere degradato a magazziniere (probabile), o promosso a Business Unit Leader (la danno 300 a 1, come la Vinci contro la Williams…). Che poi, alla fine, lo stipendio e’ quasi uguale, conviene quasi fare il magazziniere, e forse ti diverti anche (di sicuro ti stressi meno).

Mi sono divertito, alla fine, perche’ -come ho detto a Carlo- ho giocato onestamente come se fosse un gioco serio, e siccome per me giocare e’ una cosa seria Carlo ha avuto davanti il vero me stesso (com capita quasi sempre anche nel mio lavoro. E questo e’ uno dei difetti che mi si riconoscono. Lo confermo: non riesco a fingere piu’ di tanto, nella vita). Il che ha comportato che a un certo punto sono usciti fuori gli Smiths di “Please, please, please”:

e prima di quello “A clockwork orange”, perche’ a me se mi dici “Drugo” a quello penso. Lebowsky arriva con mezze ore di ritardo, se arriva.

E -ovviamente- Amanda Palmer, che per contratto con l’omino del mio cervello esce sempre fuori quando si tratta di imparare a chiedere, e a ringraziare dopo avere ottenuto (oltre a quando si parla di musica, chiaramente):

E infine -poteva mancare?- Randall Munroe e xkcd.

Oltre ad una contro-citazione in chiave negativa da una presentazione corporate del giorno prima (un CEO, mica un magazziniere…), che per illustrare il cambio di paradigma non ha trovato di meglio che lo scontatissimo Fosbury a Mexico ’68 (in contesti simili, potrei scommettere che esce fuori almeno nel 60% dei casi. Datemela alla quota che vi pare, scommetto e son certo di non perdere).

Copyright Getty Images

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Insomma, una giornata interessante per un ex-etologo ed ex-psicologo comportamentale (si parla di una vita precedente), e per un attuale accanitissimo giUocatore di Lupus in Tabula, una cosa che se la giocavano a Princeton ogni settimana qualcosa deve voler dire, no?

Ah, nelle sessioni di gruppo mi han dato il compito di scrivere le risposte. Una delle motivazioni e’ che scrivo in corsivo legato, pare che molti altri abbian perso la capacita’, a parte la loro firma. Aggiungo questo allo sterminato elenco di segni che la civilta’ sta lentamente sbriciolandosi.

Barney

Joe Formaggio e’ uscito di testa

Albettone.

Dove stracazzo e’, Albettone?

In provincia di Vicenza, pare. 2500 abitanti, che alle scorse elezioni amministrative non han trovato di meglio che eleggere a sindaco un tizio dal nome adèspoto (cit. Camillo Langone) e dal cognome edùle: Joe Formaggio.

Giuro che la prima volta che ne ho sentito parlare credevo fosse un nickname, che quello vero fosse Giuseppe Prosciutto. Invece e’ proprio il suo, di nomi. E non e’ certo il peggiore dei problemi che si ritrova addosso, il tizio. E’ esponente di una lista civica, appoggiata da Lega Nord e Fratelli d’Italia, ed e’ diventato famoso per le sue teorie (overstatement) su rom, immigrati e omosessuali.

Gia’ ad aprile di quest’anno s’e’ prodotto in questo numero da circo Barnum (audio disponibile sopra l’articolo), obiettivi diretti gli zingari che -nel suo comune- non possono entrare. Il suo e’ un comune deromizzato.

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Copyright Il SecoloXIX. Il sindaco e’ quello vestito di nero; da non confondersi col cartello, che si candida alle prossime comunali.

Come se potesse esserci una legge che -lombrosianamente- impedisce a cialtroni con la faccia da Joe Salsiccia di pascolare liberi per le nostre strade. Per fortuna di Joe cio’ non e’ possibile, e non e’ possibile neanche impedire a chicchessia di transitare per le strade di Albettone.

Per fugare qualsiasi dubbio sul suo stato mentale, sabato scorso il genio Joe Cassoeula ha esternato sulle coppie omosessuali: andrebbero -secondo lui- tassate, perche’ non fanno razza. Non procreano, e quindi non contribuiscono ne’ a fornire carne da cannone alle sconquassate casse dell’INPS, ne’ ad arginare con il loro numero l’ondata di extracomunitari e rom che ci assalta ogni giorno.

Geniale, non trovate? E mi sembra strano che questo Nobel in pectore per la politica, l’economia e la pace non abbia esteso il concetto: tassiamo allora anche le coppie eterosessuali che non hanno figli, soprattutto se non li hanno per scelta.

Quelli che non li hanno perche’ non li possono avere li tassiamo, ma meno: la volonta’ ce la mettono, sara’ il dio Po che impedisce loro di figliare. Pero’ tassiamo anche loro, per lo stesso motivo delle coppie omosessuali.

Ma allora i preti? Le suore? I single? Tassiamo tutti no?

O no?

Oppure, secondo Joe la Cima van tassati solo i froci, gli invertiti, i culi, i busoni?

E le lesbiche? Tassa doppia: due uteri in un colpo solo levati al dovere della procreazione!

Per evitare slogature di motoneuroni, evitero’ di suggerire al Joe Banana che una soluzione potrebbe essere lasciare che gli omosessuali adottino bambini, o che possano accedere a programmi di fecondazione eterologa. Anche se mi par di capire il problema non e’ tanto che gli omosessuali non fanno figli, quanto che sono finocchi.

Come gli extracomunitari: spesso sono negri e puzzano, e al premio Lombroso per la faccia piu’ intelligente della Padania questo -come la liberta’ sessuale- non deve piacere moltissimo.

Beh, so che stara’ tranquillo anche se gli dico che a me e’ lui che fa paura. Con o senza fucile in mano, anche se senza spara solo cazzate, che non fanno male come i pallettoni.

Joe Formaggio: la rana dalla bocca larga.

(pero’ un John Frusciante per chiudere il pezzo e dare un -mezzo- senso al titolo ci vuole…)

Barney

Good times for a change

Ultimo giorno dell’anno, quale migliore occasione per fare piani per il futuro?

I miei sono quelli che cantano gli Smiths:

Barney

Complementarieta’

Questo pezzo di Fabio Scacciavillani e’ perfetto complemento al mio delirio di ieri. Leggetelo, e’ lungo ma chiaro, pieno di cose semplici e di proposte chiare. Non di “aboliamo l’articolo 18”, o di “facciamo adottare un bambino alle coppie gay”.

Il fatto che persone del genere non lavorino in Italia e abbiano una probabilita’ pari a zero di incidere sul dibattito politico nazionale e’ ulteriore prova dello stato di coma profondo cui versa il nostro paese.

Barney

La ragazza in coma

Tocca scrivere due bischerate sulla decadenza di Silvio da Senatore (che poi uno si stupisce di Caligola che fece Senatore il suo cavallo. Almeno lui -il cavallo, dico- non faceva cene eleganti…), il tutto funzionale a mettere su un par di canzoncine a tema.

Un annetto fa usci’ un documentario italo-inglese che raccontava il ventennio berlusconiano visto dall’esterno: lo stupore e l’incredulita’ di Bill Emmott, dell’Economist, di fronte a un paese che accettava supinamente qualsiasi puttanata (e qualsiasi puttanone) che Silvio gli propinava.

Il titolo del docu-film era “Girlfriend in a coma“, dal titolo del primo brano della serata. Scritto e suonato da Morrissey e gli Smiths nel 1987, e’ sicuramente immune, come ispirazione, dagli influssi forzitalioti. Eccovelo, cantato pochi anni fa da un Morrissey imbolsito ma sempre intonatissimo:

La ragazza in coma ritorna poche settimane fa in “L’eternita’ di Roma“, e sospetto che Simone Lenzi avesse in mente la stessa situazione che ha ispirato non il brano degli Smiths, ma il film della Piras e di Emmott. Qui la band livornese in versione acustica e in quattro sesti suona in un set acustico alla Feltrinelli di Roma (meglio quello del Pisa Book Festival, senza dubbio):

Ed eccoci dunque alla fine: una ragazza che e’ rimasta in coma per vent’anni (l’Italia) ha -forse- oggi la possibilita’ di risvegliarsi e prendere atto del tempo che e’ trascorso con lei che dormiva.

Forse, perche’ non sono del tutto convinto che Mr. B. sia uscito dal tavolo da gioco.

Ne’ che la ragazza voglia svegliarsi, se devo essere sincero…

 

Barney