Archivi categoria: Lo spread e l’arte della manutenzione della baionetta

Il Paese e’ (ir)reale

Sono di ritorno da una due giorni in giro per -soprattutto- aeroporti, in cui ho avuto modo di verificare -sempre ve ne fosse il bisogno…- uno dei motivi per i quali l’Italia arriva sempre dopo la banda.

Ho avuto davanti due CEO (ossia due amministratori delegati) di due aziende, una grande (circa 800 dipendenti), l’altra enorme (40.000 dipendenti). Mercato aerospaziale e difesa, quindi per definizione globale e ancor piu’ per definizione strategico.

Tra le tante cose che accomunano i due (ottimo inglese pur non essendo nessuno dei due inglese, preparazione notevole sulle innumerevoli cose che fanno le due aziende, brillantezza nell’eloquio) quella che e’ saltata piu’ ai miei occhi e’ stata l’eta’. Il piu’ vecchio, quello dell’azienda enorme, ha 48 anni.

L’altro non arriva a 40, anzi credo ne abbia appena 35.

Mi chiedo se avremo mai in Italia una situazione del genere (retoricamente; la risposta e’ “col cazzo che l’avremo”), con aziende che fatturano miliardi di Euro guidate da un neanche cinquantenne che s’e’ presentato sul palco di Monaco di Baviera appena dopo essere rientrato da una conferenza negli USA, che ha spaziato su decine di argomenti a braccio, con slide di sottofondo (parete di dieci metri per tre) fatte solo di fotografie di aerei, satelliti e razzi. Senza una scritta in Comics Sans, magari gialla su sfondo blu come ho visto fare migliaia di volte in Italia[1].

Uno dei motori del cambiamento e’ il ringiovanimento della classe dirigente, e qua il ringiovanimento piu’ clamoroso lo ha portato uno come Matteo Renzi, profittando di congiunzioni astrali irripetibili e uniche, aggiunte alla capacita’ di cavalcare l’onda empatica del malessere nazionale. Piu’ che un ringiovanimento mi e’ sembrato un rimescolamento, perche’ di novita’ fattuali non mi pare ne abbia portato. A discorsi si, ma si sa che i discorsi li porta via il vento.

Ma torniamo a noi.

Stamani il CEO quarantottenne era accompagnato dal suo top management. Anche li’ i giovani non mancavano, e anche stavolta il paragone con l’Italia e’ impietoso. Basti dire che io (il cinquantenne italiano) abbassavo notevolmente la media dell’eta’ della pattuglia nazionale industiale, formata da ben tre persone.

La finisco qui, lascio a Manuel Agnelli il commento musicale.

[1] mi piacerebbe sapere a chi e’ venuta per prima l’idea di usare il Comics Sans per una presentazione che non sia quella di un bambino di terza media. Probabilmente ad un CEO italiano di almeno sessant’anni, che ha visto usare powerpoint dalla nipotina…

Barney

 

 

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Selezione

Sto davvero cominciando a pensare che la civilta’ occidentale sia vicina al precipizio, se non gia’ con due piedi nel baratro.

I fatti: al lavoro stanno facendo dei colloqui di selezione per assumere un PA junior. Un PA sarebbe quello che si occupa di Product Assurance, La Product Assurance sarebbe a sua volta un processo per il quale un’azienda fa in modo che i requisiti del prodotto x, richiesto dal cliente y, siano rispettati sia qualitativamente che temporalmente, e che tutta la produzione sia efficiente.

Il ruolo del PA in un’azienda qualsiasi genera spesso reazioni un po’ sopra le righe da parte dei colleghi, che si sentono impastoiati da norme, regole, controlli, richieste di report e prove… Tutto cio’ spesso sfocia in pacate proteste verso il PA, uno dei classici parafulmine buono per ogni stagione. Proteste come questa qua:

Bene. S’era detto che ci sono selezioni per junior PA. I colleghi che si occupano della cosa ricevono una rosa di candidati da cui molti sono gia’ stati esclusi per via del loro curriculum vitae, o a seguito di un primo colloquio via Skype . Arrivano quindi quelli che teoricamente rappresentano il meglio di coloro che hanno applicato per la posizione.

I colloqui di selezione, essendo la posizione “junior”, mirano a capire quanto la persona sia adatta in prospettiva al compito, dal punto di vista tecnico ma anche come carattere. L’esperienza non puo’ esserci, o se c’e’ e’ davvero limitata.

Alla fine del colloquio di selezione a tutti i candidati vengono fatte due domande che hanno lo scopo dichiarato di vedere come ragionano di fronte a problemi nuovi. La prima domanda ha una certa attinenza al lavoro che dovrebbero fare se fossero assunti, e non credo interessi a molti.

Ma la seconda si’: “Secondo te quanti matrimoni sono stati contratti l’anno scorso in Italia?“.

E’ chiaro che lo scopo NON E’ quello di assumere chi si avvicina di piu’ al numero esatto, ma vedere il processo logico che porta ad un qualunque risultato. Il candidato viene quindi invitato a raccontare come sta ragionando per arrivare alla stima finale.

E qua pare esca fuori di tutto. Due candidati in particolare si sono distinti nel compito. Uno e’ partito dal numero di chiese esistenti nella sua citta’ e poi ha tirato fuori cifre da vincita alla lotteria di capodanno (tra l’altro la domanda non fa differenza tra matrimoni civili e religiosi, e quelli civili sono la maggioranza).

L’altro ha iniziato cosi’: “Mhhh… la mia citta’ ha 100.000 abitanti, citta’ come Milano ne avranno 200.000, poi bisognerebbe moltiplicare per il numero di citta’… In Italia ci saranno due milioni di persone…”. Sconfortante.

Questi due sono i casi eclatanti, e abbiamo parlato per adesso solo dell’inizio dei ragionamenti: trovato un numero di abitanti in Italia si deve andare avanti a determinare un sottoinsieme di “sposabili” ogni anno, e poi assumere quanti di questi “sposabili” si sposa davvero .

Buona parte dei candidati parte con considerazioni localissime da cui cerca di estrapolare informazioni di scenario generale. Il processo e’ sicuramente valido, ma se vuoi che abbia successo hai bisogno di parecchie informazioni di contorno che contestualizzano il tuo particulare e ne fanno il quadro d’insieme.

Evidentemente tali informazioni di contorno e alcuni dati di massima (per dire: il numero di abitanti dell’Italia e’ un dato che ciascuno dovrebbe avere almeno come ordine di grandezza. Il numero di regioni, quello delle province…) non ci sono. E non ci sono in neolaureati, giovani che han passato circa vent’anni della loro giovane vita a studiare.

Mancano queste informazioni nozionistiche, ma manca soprattutto la capacita’ di affrontare uno scenario sconosciuto con il ragionamento logico. Manca la capacita’ di improvvisare, il pensiero laterale insomma.

Tutta la societa’ e’ responsabile di questo stato di cose: la scuola ovviamente, ma ancor prima la famiglia. Gli smartphone che ti fiondano in un mondo di microtribu’ sui social network da cui uscire e’ faticoso, e le serie tv che ti danno le coordinate del tuo orizzonte degli eventi: la prossima stagione/la prossima puntata.

 

 

[Questo pezzo e’ dedicato a dem, morto ieri l’altro a 45 anni. Sarebbe stato interessante avere il suo parere]

 

Barney

E’ del tutto inutile

Inutile dialogare con i complottardi, i talebani del sospetto, i crociati della liberta’ di pensiero e di istruzione. Gli anti vaccinisti (o meglio: quelli che dicono di essere a favore dei vaccini maanche di essere in grado di decidere da soli quali vaccini fare ai propri figli, quando, perche’ e percome. D’altra parte hanno studiato su Youtube, no?), gli sciachimisti, i signoraggisti, gli undicisettembristi che era un inside job, i nonsiamostatisullaLuna, il global warming che e’ una montatura… Questi che lentamente stanno diventando legione e che se non sono maggioranza poco ci manca, insomma.

Inutile, lo dice uno studio pubblicato qualche giorno fa su PLOS (no, non e’ Youtube, e non ci sono filmati. Quindi nessun talebano del complotto leggera’ quell’articolo…): cercare di smontare una qualsiasi delle mille cazzate che circolano ogni giorno sulla rete produce zero risultati.

Perche’ -e non ci voleva certo uno studio su PLOS…- oramai la gGente vive divisa in mille tribu’ ideologiche, e le idee buone sono solo quelle che circolano all’interno di una specifica tribu’. Contatti con altri gruppi? Solo se la pensano come te. Altrimenti ci si tappano le orecchie e si comincia a fare “lalalalalalala” per evitare anche il rischio di prendere in considerazione un pensiero altro da quello cui il gruppo ti ha abituato.

Molte colpe le ha chi di scienza dovrebbe occuparsi seriamente, pure lui spesso troppo occupato a coltivare le sue relazioni intertribali. Altrettante ne hanno i politici: il recente decreto vaccini, gia’ di per se una mezza sciocchezza per il modo in cui e’ stato tirato fuori (un ottimo esempio di come fare una cosa giusta nel modo piu’ sbagliato possibile), e’ caduto nel ridicolo di rimangiarsi in una settimana due vaccinazioni obbligatorie: prima dodici, poi dieci per motivi che anche a spiegarli alla Lorenzini credo manco lei capirebbe.

Ma secondo me la causa scatenante di questo degrado culturale ce l’hanno i media.

Gia’ venti o trent’anni fa si poteva capire -guardando i talk showin tv- che la gGente trovava comodo e facile schierarsi acerebralmente da una parte o dall’altra. Internet e i social media hanno acuito questo comportamento, ed in piu’ hanno aggiunto la facilita’ di poter diventare -una volta scelto lo schieramento- protagonisti della narrazione. E siccome oggi come oggi non e’ che la gGente abbia moltissimo da dire, si diventa protagonisti schiacciando il “like” su facebook, duplicando articoli senza nemmeno leggerli, ripetendo a macchinetta una serqua di puttanate imparate -non capite, imparate– a memoria su nanoparticelle di alluminio nei vaccini, nanotermite nel World Trade Center, correlazioni tra il vaccino per il morbillo e l’autismo e via andare.

Se ne esce solo ricominciando a leggere, andando in giro invece che su facebook, vivendo la vita vera, insomma.

Magari anche ascoltando roba meno commerciale di quella che passa per la radio d’estate.

 

Barney

 

The Wall

L’ultima uscita di Trump e’ un pezzo di vaudeville che farebbe schiattare di invidia Groucho Marx, fosse sempre vivo.

Il Ganassa col Parruccone straparla una volta di piu’ del muro con il Messico, ma lo fa in un modo che davvero -fossi americano- mi imbarazzerebbe quanto i discorsi in inglese di Silvio, come quello in cui… Ai considers des de fleg of iunaited steits nos only a fleg of e cauntry, bas is an iuniversal messag of fridom ev.. Dimocrasy per capirsi.

Ecco qua il video:

E’ tutto vero, non e’ una roba costruita col Photoshop, l’idea -come sentirete- e’ tutta del Ganassa che se ne bulla alquanto, ed e’ sicuro che oltre che redditizio il muro solare potra’ essere pure bello.

La mimica sul palco a me sembra quella d’un coglione che crede di avere appena dimostrato alla platea che il prossimo Premio Nobel per la Fisica ha un padrone: lui. Guardate come e’ tronfio quando racconta l’idea, quanto e’ pieno di se quando dice “my idea”, a sottolineare la genialita’ che solo dai suoi pori sprizza.

Come tutti i Ganassa, il POTUS non si rende minimamente conto della quantita’ di cazzate che dice.

E’, per l’ennesima volta, la dimostrazione che Dunning e Kruger hanno ragione da vendere.

E che loro si che si sarebbero meritati il Nobel…

 

 

 

Barney

Weird things

Sono molto attratto dai pezzi di carta scritti che si trovano in giro. Le liste della spesa, per esempio, sono irresistibili e quando le trovo nei carrelli dei supermercati le prendo. Un giorno, appena ne ho a sufficienza, ne faro’ una rubrica -casuale come tutto quel che appare qua sopra, non c’e’ nemmen bisogno che lo scriva-.

Stamani sul treno ho trovato un pezzo di pagina di giornale strappata. Era sul sedile dalla parte opposta alla mia, e ha solleticato la mia curiosita’ perche’ su quel piccolo brandello di chi sa quale quotidiano si vedevano segni e parole.

Ecco qua il reperto:

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Rimpiango -ora che rivedo la foto- di averlo lasciato li’, il brandello, perche’ non avevo fatto caso alla decisa precisione con cui le quattro frecce sono state vergate, ad indirizzare se ce ne fosse bisogno l’attenzione sul periodo cerchiato e sottolineato. E mi era sfuggita la perfetta scrittura del nome di GP2, con la “l” polacca che prevede un taglietto esattamente cosi’ (dal basso a sinistra verso l’alto a destra) e che si pronuncia “u”.

Oh, tutta questa roba sul polacco l’apprendo ora da Wikipedia, non immaginatevi chissa’ cosa.

Anche la calligrafia e’ interessante, e azzardo che l’anonimo autore possa avere qualcosa a che fare con i fumetti, sia per la nitidezza dei tratti che per l’uso di un pennarello a punta fine… ma non di quelli indelebili (che su quella carta avrebbero sbavato), roba semi-professionale. Piu’ uno Stabilo che uno Staedtler da CD, ci siamo capiti.

Il contenuto dell’articolo e’ piu’ o meno comprensibile, l’autore scrive sul Corriere della Sera e in rete ho trovato una sua roba recente che parla piu’ o meno della stessa cosa intuibile dalle due o tre frasi della foto.

Altra incidentale: San Google mi dice che esistono due “Marco Gasperetti”, il giornalista autore dell’articolo e un grafico-disegnatore. Vedi mai che entrambi hanno partecipato alla realizzazione della reliquia?

La frase non posso invece verificarla, ne’ francamente mi interessa piu’ di tanto verificare se Karol Józef Wojtyła abbia avuto o meno da giovane moltissime amanti. Non mi pare una cosa impossibile, ma in ogni caso meglio le amanti che i chierichetti, senza alcun dubbio.

RAmen (non puo’ finire che cosi’ questo post)

 

Barney

La Luna, Madonna, Dr. Manhattan e Mr. Gorsky

1969.

20 luglio.

Neil Armstrong e’ il primo uomo a posare i piedi su un altro corpo celeste, e nel farlo pronuncia la famosissima frase “Un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per l’umanita’”. Fa un paio di giri sul suolo lunare, rimbalzando come una palla di 100 chili che in realta’ li’ e’ come se ne pesasse una ventina, poi ritorna sul modulo di allunaggio. Dicendo –forse- qualcosa.

Nella seconda meta’ degli anni novanta quel “forse” diventa “sicuramente”, e quel “qualcosa” una delle leggende metropolitane piu’ note in ambito scientifico, soprattutto aerospaziale.

Diventa questa roba qua:

“Good luck, Mr. Gorsky”

Abbiamo gia’ due degli elementi che compongono il titolo, e adesso capirete cosa c’entrano Mrs. Ciccone (che tutti conoscono) e Dr. Manhattan (che invece ahime’ non ha la stessa fama di Madonna).

Nel 1995 quella frase viene “inventata” da qualche buontempone, e “spiegata” piu’ o meno in questo modo qua: da piccolo Neil Armstrong giocava a baseball, quando la palla fini’ sotto le finestre dei vicini, la famiglia Gorsky. Mentre il giovane Neil si china a raccogliere la preziosa palla, ode da dentro casa un dialogo piu’ o meno in questi termini: “Tu vuole me fare sesso orale te? Tu sogna! Quando piccolo Neil qua vicino andra’ su Luna, io faro’ te chupachupa!

E’ importante il come viene diffusa questa non-notizia. Intanto, il nome della famiglia di vicini e’ spesso una variazione di Gorsky, ma sempre comunque un cognome polacco. Il modo di parlare –che ho cercato di riprendere qua sopra- vuole imitare quello di una famiglia di immigrati, probabilmente ebrei perche’ si dice che l’avversione degli ebrei per il sesso orale sia pari a quella dei cattolici per il sesso in generale. A parole, ovviamente.

Famiglia polacca, di religione ebraica ortodossa: un classico delle storielle, dove la caratterizzazione estrema e’ funzionale al plot. Woody Allen ci ha fatto i soldi, per dire.

Un anno dopo intervistano Armstrong, e gli chiedono –strizzando l’occhio-: “Allora, Neil, poi come e’ andata a Mr. Gorsky?”.

Armstrong non capisce.

Gli riportano la leggenda, e lui strabuzza gli occhi. Non ha mai pronunciato quella frase.

Caso chiuso? Ovvio, no. In moltissimi continuano a crederci, la storia e’ troppo bella per non essere vera. Zack Snyder la pianta nei titoli di testa di “Watchmen” (che come avro’ avuto modo di dire duemila volte e’ secondo me la piu’ bella sequenza di titoli della storia del cinema): la pronuncia Armstrong, ovviamente, sulla Luna, mentre viene filmato da Dr. Manhattan.

E’ uscito fuori pure lui, e adesso e’ semplice per tutti capire cosa caspita ci sta a fare Madonna la’ sopra.

C’e’ per la sua uscita di una settimana fa, quella che prometteva pompe fatte bene agli elettori di Trump che avessero cambiato idea e votato invece per Clinton.

Ora, lasciando il commento sul fatto a gente come Lucia Scozzoli, che da “La Croce” (dovrebbe essere un quotidiano dei cattofascisti de noartri, quelli che qui fanno il verso ai TeoCon americani per capirsi) tuona contro il sesso orale in tutte le articolazioni che volete, ma anche sul sesso fatto non guardandosi in faccia, ma anche sul sesso in generale, via diciamocelo… lasciando a loro li’ l’indignazione per tutto quello che e’ espressione libera di un qualsiasi rapporto umano, vorrei dire un paio di cosine sulla Madonna Ciccone.

La prima e’ che a me non risulta che Madonna sia candidata alla presidenza degli USA, quindi accostare la sua sparata alla serqua di stronzate dette da Donald Trump e’ –come si dice dalle mie parti- mischiare il culo con le quaranta ore.

La seconda e’ che questa frase oramai famosa e’ stata detta ad uno spettacolo –credo in cui si raccoglievano fondi per i democratici- come introduzione ad una comica che avrebbe preso il palco di li’ a poco.

A prenderla sul serio penso si dimostri il livello cui siamo arrivati: possono piacere o meno sia il sesso orale, sia quel che ha detto Madonna ma porca miseria: era su un palcoscenico, non ad una conferenza stampa. E invece giu’ litrate di inchiostro, comprese le mie che pero’ hanno il pregio di aver fatto conoscere a qualcun altro la storiella di Mr. Gorsky, e di farvi rivedere i titoli di “Watchmen”.

Che vi possono non piacere, ma c’e’ Dylan che canta. E Doc Manhattan che filma Armstrong sulla Luna mentre augura buona fortuna a Mr. Gorsky

 

Barney

In busta chiusa, lettera “P” di Politica (e di Punk)

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“The best argument against democracy is a five-minute conversation with the average voter”

E’ Winston Churchill, e la frase è il migliore epitaffio al suffragio universale che sia mai stato scritto. Potrebbe già bastare, credo. Se uno volesse altre prove, potrebbe leggersi qualunque post su facebook d’un grillino, o d’un leghista presi a casaccio: rafforzare le proprie convinzioni fa crescere nel carattere, si dice…

Ma io vado oltre, che scherziamo? Devo parlare di Politica, ma siccome tra le parole che potevo scegliere c’era pure Punk parlerò anche di musica. Di musica politica. Non di politica musicale perché non ne sono capace, ne’ degno. Ma di punk -e di musica in generale- come espressione d’una ribellione anche ad una certa politica si, perché no?

Sarà una busta che contiene molta musica, quindi. Auguri.

Mi tocca iniziare citando per l’ennesima volta gli Zen Circus, con questa versione di “La democrazia semplicemente non funziona”:

che ha nella maglietta di Qqru la summa theologica che travalica pure il pensiero di Churchill: Io credo nei Ramones. Il sottinteso è “col cazzo che credo nella politica, e figuriamoci se credo nella democrazia“. E come possiamo dar torto agli Zen, se il governo Renzi è espressione più d’un accordo tra bojardi che il risultato di elezioni -che peraltro NON CI SONO STATE-? E il precedente orribile governo Monti, allora? E il governicchio Letta (povero Enrico, brava persona ma hic sunt squalones, bimbo…)? E quelli di prima? Via, ragazzi: votare non serve, far scegliere al Presidentissimo nemmeno… resta la riffa di fine anno, chi fa cinquina per primo è ministro, chi fa tombola è Premier. Meglio, no? Si risparmierebbero soldi e tempo, tanto  la democrazia non funziona, molto semplicemente.

E torniamo agli Zen. O ai Ramones, che è anche meglio:

Ma una sana deriva anarchica, allora? Un bellissimo “Don’t know what I want but I know how to get it“? Non vi danno un clamoroso senso di deja vu’ (o entendu) i Sex Pistols? “Non so cosa voglio, ma so come ottenerlo”: più che a Johnny Rotten e Sid Viciuos uno pensa a “Mafia Capitale”, ad appalti truccati, ar magna magna che accomuna destra e sinistra in un continuo scoprire modi nuovi di ottenere ciò che non si sa bene cosa sia (oddio, in realtà si capisce benissimo…):

D’altra parte “How many ways to get what you want I use the best I use the rest“…
Tout se tient, ça va sans dire.

Certo, il comunismo… Ah, signora mia! Quando aveva addaveni’ Baffone a sollevare i Lavoratori contro le angherie dei Padroni… E poi anche lui (o Lui?) s’e’ adeguato all’andazzo generale e ha salutato veramente il signor Padrone. Sull’attenti, scattare, salut’arm! E via a fare affari con l’antico nemico, che lo sterco del dimonio non è più il denaro, ma il sudore. E di risaia siamo stufi, e a casa nostra vogliamo andar!

Ma anche il comunismo è ormai morto, Dio anche e non è che io stia poi benissimo… Da noi, ora come ora, gli unici due partiti che riscuotono consensi crescenti sono i M5* e la Lega. Entrambi han capito dal Maestro (Silvio, chiaramente) e dallo studio dei classici (Joseph Goebbels) cosa ci vuole per ottenere il successo elettorale in un’epoca in cui cultura e conoscenza sono appannaggio di pochi: populismo in dosi massicce, ricerca di un nemico cui addossare le colpe, e continua ripetizione di una bugia sinchè essa non diventa verità. Da piani diversi e su strati di elettorato differenti Grillo e Salvini intercettano l’assoluta mancanza di fiducia nella “vecchia” politica da Prima Repubblica. Il primo Renzi ha giocato le stesse carte con meno astio, e ha ovviamente trionfato davanti al nulla assoluto rappresentato dai suoi avversari. Poi, s’è svegliato tutto bagnato e ha cominciato a capire che non basta promettere, declamare, annunciare: se governi devi fare.

Ecco: il fare è la parte che in assoluto manca di più ai politici nostrani. Il fare per noi, intendo. Perché per molti di loro “fare” qualcosa -o molto- per se stessi ed i relativi famigli è l’imperativo categorico, per dirla alla Kant.
Manca molto la consapevolezza del momento, della società, di quanto costa un chilo di pane o un litro di latte, di quanto sia difficile trovare un posto all’asilo per tuo figlio se non sei Ministro, di come tirare avanti se fai l’operaio -ma pure l’impiegato in ufficio- e devi pagare mutui e bollette. Manca perché adesso questi non sono più problemi loro. Rimangono nostri, e chi dovrebbe governare distoglie l’attenzione dal resto con ricorrenti falsi bersagli, o con dosi massicce di retorica vuota. Il paese reale è altro, ma chissene:

A chi non fa politica – a chi la subisce, stavo per scrivere- mancano sia le opportunità sia -diciamocelo- la volontà di reagire costruttivamente a questo stato di cose che si autoalimenta da decenni e decenni, con i politici che coltivano cloni di loro stessi perché ne vengano sostituiti al naturale decadimento degli originali. Credo che molto dipenda, di nuovo, dall’assoluto appiattimento culturale in cui viviamo, di cui molta colpa ha la standardizzazione cerebrale operata dalla televisione. Reality e talk show definiscono oramai gusti musicali, sessuali e culinari; la politica è stato solo il primo passo.

Che triste sfilata, come cantava Mike Stipe:

When I tried to tell my story
They cut me off to take a break.
I sat silent 5 commercials
I had nothing left to say
The talk show host was index-carded
All organized and blank
The other guests were scared and hardened
What a sad parade…

Barney

 

In Busta Chiusa n. 16, un progetto di Cartaresistente
Lettera P di Barney Panofsky

Illustrazioni di Davide Lorenzon