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Accordi Maggiori

Mi trovo troppo spesso a pensare che Scott Adams deve per forza avere qualcuno che lavora per lui nella stessa azienda dove lavoro io. Non per niente ho un muro dell’ufficio tappezzato da sue vignette (credo tra l’altro che questo infranga numerose regole di comportamento aziendale, domani controllo. E in ogni caso le lascio sul muro), prima o poi vi faccio vedere una foto.

Ma veniamo a stamani. Avevo una riunione su un nuovo progetto di cui nessuno che lavora con me capisce moltissimo. Io meno che gli altri, essendo il commerciale. Vabbe’, parte il meeting e tra presentazioni OpenOffice (aveva un PC con Linux, il tizio) e tavole di progetti ingegneristici che definire “arditi” e’ riduttivo, mi ritrovo a chiedermi cosa cavolo ci stiamo facendo li’.

Poco prima di pranzo, e vi dico subito che il tizio in visita -straniero- s’era portato il panino, apro la pagina di Dilbert per avere un minimo di conforto.

E vedo la luce. La striscia entra immediatamente di diritto tra le top five di Adams, e domani avra’ il suo posto sul mio muro.

Eccola, nella sua elementare semplicita’:

Dilbert_polite

Da oggi mi si apre un nuovo mondo, davanti 🙂

 

Barney

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Ne’ di Venere, ne’ di Marte…

Di venerdi’ non so, ma vi consiglio di non trovarvi mai a Parigi di martedi’.

Perche’ se vi viene in mente di andare a visitare il Louvre, potreste scoprire che il museo piu famoso del mondo ha un giorno di chiusura.

E adesso sapete qual’e’, quel giorno.

Poi, potreste pensare: “dai, vabbe’, c’e’ tempo e il Musée d’Orsay e’ a dieci minuti a piedi, si va li’!“.

E vi incamminate con la vostra valigia del cazzo (perche’ siete arrivati di corsa per una riunione, senza manco passare dall’albergo) sotto il sole rovente di questo settembre che noooo, ma che dici? Il global warming? Ma fammi il piacere!

E arrivate al Musée d’Orsay, e non c’e’ neanche fila davanti, saran dieci persone; quindi ottimo, no?

No, perche’ li’ non puoi entrare non dico con la valigia, ma neanche con lo zaino col PC dentro.

Quindi ti aspetti ci sia un deposito bagagli. Certo, col cazzo (i francesismi si sprecano, ma sono d’obbligo a Parigi, no?). Le leggi antiterrorismo li han fatti chiudere quasi tutti. Meno quello del Louvre e della Gare de Lyon.

Non ci credi e vai alla stazione piu’ vicina, che risulta essere la Gare Saint-Lazare. Dove constati che in effetti, cazzo, non ci sono depositi bagagli, perche’ i terroristi ci potrebbero mettere dentro le bombe.

Infatti la mia memoria mi fa venire in mente tutti quegli attentati fatti con bombe messe nei depositi bagagli, tipo… Dai, quello a…

No, che io ricordi non c’e’ stato nessun attentato ai depositi bagagli, ma non si sa mai, e allora si chiudono e via. Come han fatto in Italia ad Ottobre 2001, d’altronde.

Alla fine, tra i pochi posti accessibili con un trolley s’e’ scoperto c’era il cimitero di Père-Lachaise cosi’ per la quarta volta ho visto le tombe di Jim Morrison e di Chopin.

[Cazzo]

Ah, un altro posto accessibilissimo con le valigie, senza alcun controllo, e’ ovviamente la Metro. Li’ invece mi par di ricordare che qualche bomba ce l’han messa…

perelachaise

Chi si aspetta i Doors o un Notturno sara’ deluso…

 

 

Barney

Breve survival guide per una gita in Cina (with Guy DeLisle)

Visto che ci sono stato oramai un po’ di volte, posso permettermi di condividere alcune dritte per chi si volesse avventurare in Cina e avesse bisogno di un supporto spirituale di modestissima caratura.

Vi dico pero’ che avrete un’altra guida, di ben altro spessore: Guy Delisle, sceneggiatore, animatore e fumettista canadese di lingua francese che con i suoi reportage a fumetti e’ diventato famosissimo.

Il suo primo libro di reportage a fumetti non e’ stato quello che gli ha dato la fama (che e’ arrivata cinque o sei anni dopo), ma e’ la mappa perfetta per la Cina. Si intitola “Shenzhen” e ve lo consiglio a prescindere (come vi consiglio “Pyongyang” e “Cronache di Gerusalemme”).

cover

Io e Delisle abbiamo visto posti diversi: lui si ferma per mesi a Shenzhen per seguire una produzione di animazione per ragazzi subappaltata ai cinesi, io in genere vado a Shanghai-Pechino-Lanzhou per una settimana (giusto il tempo di riprendersi dal jet lag, cosi’ ti puoi rincoglionire di nuovo col viaggio di ritorno) e sto nelle citta’ per un paio di giorni al massimo. Ma vi assicuro che quello che trovate in “Shenzhen” e’ la Cina delle grandi citta’, con magari differenze nei cibi (ottimi ovunque), ma il resto e’ uguale.

A cominciare dalle camere di albergo: qualsiasi categoria voi occupiate (e siccome siete occidentali, non scenderete mai sotto le tre stelle cinesi), la vostra stanza avra’ alcune caratteristiche tipiche:

  • dotazione in bagno di almeno spazzolino, dentifricio e pettine;
  • tubature gorgoglianti;
  • il bollitore per the-minestre calde-acqua calda (la bevono come noi beviamo il caffe’);
  • un televisore che prende solo canali cinesi;
  • una WiFi ballerina – un cavo per connessione cablata comunque ballerina;
  • e soprattutto la pulsantiera.

Si, perche’ in qualsiasi camera vi troviate, avrete il problema delle luci. Che si sostanzia in un pannello di controllo accanto al comodino, fatto esattamente come ce lo disegna Guy:

shenzhen

Quelle due rotelle ai lati dei pulsanti sono i comandi per le abat-jour. Tutte le scritte sono in cinese, ovviamente. E non v’e’ alcuna relazione tra la posizione dei pulsanti e la luce da essi comandata. Andrete a caso, come tutti, fino a riuscire a spegnere o accendere quella giusta.

I bagni sono un’altra caratteristica cinese, per vari motivi. Intanto ce ne sono di diversi tipi: il cesso classico all’occidentale e’ reperibile in genere nei ristoranti e negli hotel, ma in giro e’ pieno di bagni pubblici (vista la quantita’ di the che bevono, e’ in effetti comprensibile) dotati di turche di foggia strana. Uno dei piu’ incredibili e’ una sorta di scatola allungata di ceramica che sara’ larga 15 centimetri e lunga 40, e non si capisce come ci si possa cagare dentro. Pero’ pare sia usato per questo. I cessi normali poi vanno alla rovescia: sono sempre pieni d’acqua e se tiri lo sciacquone si apre una valvola in fondo che risucchia il contenuto e riempie la tazza di acqua pulita. La carta igienica e’ una rarita’: finisce sempre -per cui e’ utilissimo portarsi dietro pacchettate di fazzoletti-, si taglia solo con il machete e viene buttata (usata, ovviamente…) in un secchio della spazzatura vicino al cesso. Questo credo perche’ le tubature sono un po’ ballerine, e il rischio di intasatura e’ alto a buttarla dentro anche per la sua tenace consistenza. Le turche hanno lo sciacquone a pedale, oltre il buco. Comodissimo per provare il senso di equilibrio dell’utilizzatore…

Delisle racconta un’altra enorme verita’: le file in Cina sono un’opinione, e ve ne accorgerete in ogni dove. Se si lascia un minimo spazio con quello che ci sta di fronte, arriva qualcuno a colmare il gap e a fottervi il posto. Se non vi capita prima, sperimenterete la cosa all’aeroporto, quando tenterete di fare il checkin (a meno che non siate viaggiatori business). Gia’ che ci siamo, vi dovesse capitare di prendere un volo interno (a me capita sempre…) attenzione a due cose al controllo sicurezza:  accendini o fiammiferi e batterie al litio oltre una certa potenza. I primi non possono viaggiare neanche in stiva, i secondi sono visti come bombe atomiche e vi consiglio vivamente di lasciare a casa sia batterie di ricambio, sia i vietatissimi power pack per il cellulare. Ai controlli sicurezza, poi, sarete sempre perquisiti a prescindere dal fatto che il metal detector abbia suonato o no: lo fanno con tutti, non e’ razzismo. I voli interni cinesi sono comunque botte dalle 2 ore e mezza in su, e vi daranno sicuramente da mangiare almeno un panino.

I ristoranti: come ho gia’ detto in Cina si mangia benissimo anche nella peggio bettola che vi capiti di frequentare. Anzi: spesso e’ meglio la bettola che il ristorantone, soprattutto se siete a un pranzo formale con una quantita’ infinita di portate che dovete per forza assaggiare. Sara’ difficile capirsi con i camerieri, nelle bettole. A me e’ capitato un locale in cui nessuno parlava inglese e ce la siamo cavata perche’ avevamo scelto il ristorante con menu’ fotografico. Abbiamo cannato le quantita’ (abbiamo ordinato roba per sei, eravamo in due…) ma mangiato benissimo. L’altro lunedi’ a Lanzhou siamo riusciti a mangiare spettacolari arrosticini di pecora facendoci capire con un misto di inglese e di mimo. Il punto dolente e’ la birra, che nel nord viene servita calda. A Shanghai invece la portano fresca al punto giusto. Il cibo e’ vario e saporito, se proprio siete schizzinosi evitate di chiedere cosa c’e’ nel vostro piatto. Assaggiate e basta.

Altra caratteristica della Cina sono i cantieri. Costruiscono sempre, giorno e notte: palazzi da 30-40 piani (a decine, tutti uguali!), strade, ferrovie, metropolitane… E’ facile tornare in un posto dopo sei mesi e trovare lavori enormi che hanno drasticamente cambiato la morfologia del luogo. Spesso si costruisce per investire: se il prezzo del terreno e’ ritenuto basso, si compra e ci si fa sopra un bel palazzo, convinti che in pochi anni i prezzi saliranno e ci sara’ un bel guadagno.

Il clima e’ vario agli estremi: si passa dal deserto all’alta montagna all’umidissima Shanghai in un volo, letteralmente.

Infine, anche in Cina ci sono discrete rock band, il che non guasta mai:

 

 

Barney

Superstiziosi e tifosi di calcio? Ahi, ahi ahi…

Per una coincidenza astrale quasi incredibile, mi ritrovo oggi nello stesso posto in cui ero due anni fa, durante i mondiali di calcio in Brasile.

Quel giorno c’era Italia-Paraguay, decisiva per il passaggio del turno. E tutti sanno come e’ andata.

Bene, anche stanotte assistero’ ad Italia-Belgio dalla stessa citta’ in mezzo al nulla cinese (Lanzhou), e per aggiungere particolari scaramantici negativi saro’ con lo stesso collega dell’altra volta.

Quindi, se siete particolarmente superstiziosi sapete adesso di chi e’ la colpa (nel caso vada male) o il merito (se per una incredibile botta di culo la nazionale si mettesse a giocare bene e vincesse…).

Il mio unico rimpianto e’ che in contemporanea ci sara’ anche gara sei delle finali di basket. Nessuno o quasi in Italia vedra’ Reggio tentare di allungare la serie con Milano, o giocarsi il match point (scrivo di sabato, senza sapere come e’ andata gara 5), e le mie speranze di poter vedere questa partita invece che il calcio sono praticamente nulle.

Bene, e’ tempo di andare a cercarsi un barraccio cinese in piena notte, e sperare che almeno una delle due partite vada bene. Quella con il pallone arancione, se devo proprio scegliere 🙂

 

 

Barney

Michel Platini

No, il titolo e’ fuorviante. E’ solo che stamani in ottanta chilometri di autoroute francese, verso Orly, avevamo la radio accesa su un canale all news. E l’unica notizia che in un’ora e venti e’ passata a nastro riguardava lui. Pare che abbia perso l’appello e che rimanga sospeso per un po’ da non so quale carica UEFA o FIFA (o NASA).

La cosa buffa e’ che tutte le volte che e’ stato nominato (una media di almeno una ogni tre minuti, ma con punte di sette o otto al minuto) chiunque fosse a parlare lo chiamava Michel Platini. Nome e cognome, sempre.

Non credo ci siano tanti Platini famosi in Francia. Non mi risulta un Gaston Platini, una Fleur Platini, un TizioCaio Platini.

E allora perche’ sempre “nomeccognome”?

L’unica risposta sensata che m’e’ venuta mente e’ che per i francesi dire solo “Platini” e’ cacofonico. “Michel Platini” gli suona piu’ musicale.

Di sicuro quel canale (mi pare si chiami “Info”, sara’ una roba tipo IsoRadio) ha l’abitudine di martellare i maroni dei radioascoltatori con la solita notizia  mandata avanti a manovella per ore e ore. All’andata, grazie a ingorghi vari, il viaggio ha sfondato le due ore, e la radio s’e’ premurata di sfrangerci i testicoli con il nome del terzo kamikaze del Bataclan. Senza soluzione di continuita’. Ogni tanto la cosa si inframmezzava con previsioni e servizi sul secondo turno delle regionali di domenica, ma davvero poca roba: il terzo kamikaze (avevo anche imparato il nome,  ovviamente l’ho scordato, ma Google mi da una mano) imperava e riempiva l’etere.

Mah, ho quasi rivalutato il livello del nostro giornalismo, questa settimana…

 

 

Barney

Dall’alto

[Per colleghi pedanti e precisini: il linguaggio usato in questo post NON E’ scientifico, si fa per divulgare]

Una delle cose piu’ interessanti della conferenza cui ho partecipato in questi giorni e’ stata la presentazione di uno dei capi di Urthecast, che sarebbe un’azienda americana che fa una sola cosa: fornitura di immagini dalla Stazione Spaziale (ISS) attraverso loro telecamere, e rielaborazione di immagini da altri satelliti. La ISS, per chi non lo sapesse, orbita a circa 400 km di altezza, passando ogni tanto anche  sopra ciascuno di noi.

La ganzata e’ che dalla ISS quelli di Urthecast riprendono video HR, se andate sul loro sito c’e’ sempre il live streaming (se vedete nero, vuol dire che la ISS e’ nell’emisfero notturno).

Le cose che si vedono da lassu’ con un satellite sono impressionanti per qualita’ e risoluzione (e ricordiamoci che stiamo parlando di dati disponibili per i civili, la risoluzione tipica e’ di un metro a terra -un pixel= 1 metro-, ma i satelliti militari, che girano anche piu’ in basso della ISS fanno molto meglio).

Alcuni esempi per giustificare il mio entusiasmo.

  • Il sito di Palmira, ripreso prima e subito dopo lo scempio dei talebani dell’ISIS e’ qua.
  • Londra ripresa da IRIS, la loro telecamera ad alta risoluzione sulla ISS. Notate le auto, le barche, la ruota panoramica che si inclina allo spostamento del satellite (cioe’: si muove la camera non la ruota :-))…
  • La Mecca, e qua fa quasi male agli occhi il grattacielo che ti spunta dalla destra e che sembra voglia uscire dallo schermo mentre la ISS continua la sua orbita.
  • Barcellona, zona Montjuic. Auto, palazzi, lo stadio…

C’e’ di tutto. Ovviamente, quello che vedete e’ il loro biglietto da visita; per il resto c’e’ da pagare. Ma e’ giusto cosi’, il loro lavoro e’ quello e come uno si abbona a Sky, si puo’ anche rivolgere a questi simpatici americani e farsi fare studi prima/dopo, analisi dello stato della vegetazione, controllo delle rotte migratorie… Un casino di cose che interessano poca gente per adesso, ma che in futuro saranno il pane di tutti (non vi dico i progetti mondiali per le costellazioni di satelliti in orbita bassa -da 500 a 1000 km-, perche’ non credereste mai che si parla di MIGLIAIA di satelliti per i prossimi cinque o sei anni… Pero’ continuate che alla fine mi tocca parlarne 🙂 ).

Questa roba ha un enorme impatto anche in ambito miltare e di sicurezza, chiaramente. Le risoluzioni li’ sono dell’ordine delle decine di centimetri, non ancora in grado di riconoscere la targa di una macchina, ma il modello certamente si.

Ora, una roba del genere potrebbe (ed e’) essere utilizzata proficuamente per operazioni di guerra e di antiterrorismo. Il problema attuale e’ che le splendide cose che avete visto cliccando sui link sopra sono video “non a richiesta”, nel senso che Urthecast non sceglie giorno e ora per le riprese, ma deve affidarsi all’orbita della ISS per ottenere il filmato. Un satellite, per dirla semplicemente (e la ISS e’ un satellite) gira su un’orbita a una velocita’ diversa da quella di rotazione della Terra, a meno che non sia sull’orbita geostazionaria (36.000 km circa). Li’ pero’ ci stanno i satelliti per le telecomunicazioni (Sky, perlappunto) in modo che le loro antenne sparino il segnale SEMPRE nello stesso punto. Ma da 36.000 chilometri, anche con il miglior telescopio, vedi poco e male.

Piu’ in basso, dove stanno quasi tutti gli altri satelliti, la velocita’ orbitale e’ maggiore di quella di rotazione terrestre, e piu’ si scende piu’ il nostro satellite artificiale deve “andare veloce”, altrimenti semplicemente non puo’ stare in quell’orbita. Quindi, passera’ per un punto x a terra ogni tanto, e ci stara’ solo pochi minuti.

Pero’, se avessimo tanti satelliti che girano su orbite differenti ma alla stessa distanza dalla Terra, avremmo la possibilita’ di vedere un punto a scelta in modo quasi continuo, semplicemente “cambiando satellite che guarda” quando uno e’ troppo lontano dal punto che ci interessa.

Questa e’ una delle costellazioni previste per i prossimi anni, e’ per telecomunicazioni in orbita bassa, ma il concetto e’ applicabile anche a una flotta di satelliti ottici:

oneweb

Ganzo, no?

Anche un po’ inquietante, perche’ questa roba (e questa, ripeto, e’ UNA delle tre o quattro costellazioni che si faranno) apre scenari che il Grande Fratello gli fa una pippa; ma sara’ il futuro prossimo, sappiatelo.

E forse ci aiutera’ anche ad essere un po’ piu’ sicuri dagli attacchi terroristici…

 

 

Barney

Filosofia da muro #24. Filosofia tedesca

Non e’ Kant, ne’ Hegel.

Sono le scritte che tappezzano i muri dell’Universita’ di Stoccarda, e le strade del centro.

All’Universita’ ho trovato queste, splendide per il loro pertinace attaccamento al comunismo anni ’60 (contaminato dal tifo calcistico degli uligani locali, e da chissa’ cos’altro):

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Quest’altra e’ invece in centro, all’uscita della stazione StadtMitte:

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Colonna sonora acustica, dai Last Internationale. Che quando si parla di falce e martello ci stanno sempre bene:

Barney