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La mia risposta alla crisi mondiale

Grave, ma non seria

La situazione è grave, non tanto perché il governo Serpeverde scimmiotta una politica nazional-socialista, cosa che però non sono in grado di attuare neanche con l’insegnante di sostegno, questi qua. Ho già scritto che Salvini -e in misura minore Di Maio- di quell’epoca mutuano le semplificazioni ad usum coglione: le promesse roboanti, il continuo cambiare bersaglio attenzionale di chi li sta a sentire, l’individuazione di gruppi minoritari cui accollare tutte le colpe del mondo… roba  che un liceale che due righe sul manuale di storia le ha lette non ci può cascare, ma pare che invece alla gGente sia taaanto piaciuta…

E’ grave non solo perché l’opposizione in trent’anni di berlusconismo non ha ancora capito che più si prende sul serio il problema, ma più gli si risponde con proclami ad minchiam (si, Rolling Stone: sto parlando di te), più l’avversario ha gioco facile a compattarsi e a urlare al radical chic di sinistra che non capisce i problemi del paese, e parla dalla sua villa in riva al mare di Capalbio.

E pensare che basterebbe sottolineare quanto nulla di pratico (lasciate stare la Aquarius e i roboanti summit europei dove ci pisciano in testa che è una bellezza, per favore) abbiano fatto i Serpeverde in questo poco tempo, oltre che parlare, cercare il nemico nella minoranza del giorno, coprirsi di ridicolo con videini e messaggetti del cazzo su qualsiasi social vi venga in mente. Ora per dire Salvini ha messo i taser in mano alla Polizia, e tutti a pensare -anzi, a credere- che così il problema della sicurezza si risolverà. Mah…

E’ tutto così irreale e circense che oramai anche i grillini non possono non andare dietro ai leghisti, e se a Pontida si è certi che i bambini affogati l’altro giorno sian solo bambolotti, i cinquestelle il dubbio lo devono avere, che sia stato tutto teatro. Non possono permettersi di prendere per buona la spiegazione semplice (sono bimbi morti affogati), come non possono esser certi che le scie chimiche non esistono, o che i vaccini sono innocui. Devono dubitare, di tutto e di tutti, a meno che la rRete -o bBeppe- non proclami la Verità, che allora è indiscutibile, diventa un fatto acclarato. Almeno i leghisti hanno poche idee ma chiare (direi due: negri e zingari a casa loro, Italia agli italiani), e possono permettersi di osannare Rita Pavone che sfancula Eddie Vedder e i Pearl Jam (con i PJ che rispondono: Rita Pavone? Who the fuck is Rita Pavone?), senza avere mai probabilmente sentito cantare né Rita, né Eddie.

Di Maio è tapinescamente costretto a cercare supporto in Jerry Calà (no, dico: Jerry stracazzo Calà: uno che per far ridere doveva sembrare ancora più scemo di quel che in realtà è, ma non son sicuro di questa affermazione), e a twittare “Libidine!” stamani, in risposta a un altro peto da 140 caratteri dell’ex- attore (scusate il termine) che dava la colpa di tutto alla sinistra (per i negri aspettiamo due giri, poi escono anche loro), e davvero in questa lotta di titani tra chi non sta con Salvini e lo dice su Rolling Stone e la combo dell’ospizio Pavone-Calà a me viene da tifare per il povero cane da calcio (la padrona l’ha orgogliosamente presentato come un incrocio tra un Pincher e un Chiuhahua, a me è parso più un topo marroncino) che l’altro giorno volava accanto al mio sedile, rinchiuso in un “trasportino” che sarà costato quanto un diamante della Tanzania.

Ma diamogli tempo, no? Si dice sempre così: diamogli tempo. Poi giudicheremo. E quanto sarebbe questo tempo? Sei mesi? Un anno, cinque anni? Trenta, come ha proclamato il Duce della Lega sulle malghe bergamasche l’altra domenica?

Aspettiamo, ora c’è in ballo il Decreto Dignità, che mi pare un obbrobrio a ventisette teste che fa rabbrividire anche il Referendum costituzionale di Renzi, vediamo cosa ne esce se e quando questa roba verrà presentata (magari un giro di consultazioni su Rousseau lo vogliamo fare, o stavolta si passa la mano?), poi vedrai che la Lega impone il porto d’armi libero e la libertà di sparare giorno e notte “a casa propria”, una roba che il Make my Day è una sciocchezza al confronto, e vedrai che tutto passa.

E se non passa c’è il poliziotto col taser, tranquilli.

 

Barney

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Due o tre cose a caso

Molti sono stupiti dalla vittoria elettorale delle destre (e in particolare della Lega) in Toscana. In effetti, fa un po’ impressione vedere che gli unici due capoluoghi di provincia ancora gestiti dalla sinistra sono Firenze e Lucca, la mia città, il proverbiale feudo bianco in una regione altrimenti rossa di appena vent’anni fa.

Mi vengono in mente un paio di riflessioni a caldo, su quel che la gente ha deciso ieri. La prima ed evidente è il crollo verticale del partito che non c’è più: il PD, incapace di liberarsi dell’ingombrante cadavere politico di Renzi e del tutto avulso dalle dinamiche sociali ha perso dappertutto et pour cause. Il motivo principale della sconfitta non è (leggete il labiale) l’invasione degli immigrati, né l’aumento di furti e rapine negli appartamenti. Non sono i campi nomadi, né la crisi economica che porta ogni giorno aziende e botteghe alla chiusura. Intendiamoci: non è che quelli non siano problemi, semplicemente secondo me non sono la causa scatenante della fuga degli elettori. Penso invece che la partita del governo locale la si sia iniziata a perdere da qualche lustro, da quando i burocrati fiorentini qua in Toscana e i capopartito a Roma si sono dimenticati di quello che una volta era il compito principale del politico: ascoltare gli elettori e dare risposte ai loro problemi.

Da anni oramai le primarie si sono trasformate in imposizioni di candidature dall’alto, cui sempre più spesso rispondevano candidature locali che perdevano lo scontro delle tessere e si rifugiavano in liste civiche. Da tempo le primarie erano una farsa, diciamolo chiaramente: un teatrino che serviva solo a giustificare l’esistenza dell’apparato di partito e nulla più.

Il risultato finale è stato un decennio e più di amministratori del tutto alieni dal territorio che erano chiamati a governare, il che ha fatto imbestialire gli elettori sia per l’ovvio motivo di sentirsi presi per il culo dai capi fiorentini, sia perché se non conosci il territorio non puoi dare le risposte che il territorio chiede. E spesso quelle risposte -diciamolo chiaramente- erano l’assunzione del giovane disoccupato alla municipalizzata, il favore fatto all’amico dell’amico che aveva tirato su la tettoia senza permessi, i contributi alla festa del ranocchio fritto… cosette del genere, che però hanno cementato negli anni il legame tra chi il potere lo esercitava e chi doveva scegliere da chi farsi dirigere. Siena è un esempio lampante: una città che letteralmente viveva di una banca, fintanto che la banca è andata in mano a gente che con Siena aveva un rapporto inesistente, interessata solo ai soldi e non alla città. E quella gente non ce l’ho messa io al Monte dei Paschi, né Salvini: l’ha decisa il PD romano e fiorentino.

Oh, non è che la Lega faccia qualcosa di diverso in Lombardia e in Veneto, anzi. Ed è esattamente per questo che continua ad avanzare: perché fa oggi quello che il PD faceva anni fa: lavora (anche) per il territorio, non solo per rafforzare la posizione del boiardo di turno in consiglio regionale.

Al di là delle false moralità, cose del genere ci sono dappertutto e sono funzionali sia al rafforzamento della posizione elettorale, sia all’economia della zona (a patto che i beneficiati non siano solo i trombati alle varie tornate elettorali ovviamente, e a patto che non si mettano tutti i raccomandati in posizioni manageriali, perché le strade vanno asfaltate -per dire-, i vigili urbani servono, i comuni han bisogno di dipendenti. Non di Dirigenti e sottoDirigenti, però: di quelli ne bastano un paio bravi).

Torniamo a noi.

A Pisa stamani tutti gli elettori di Conti (e Conti stesso, il neo-sindaco) esultavano e promettevano “sicurezza” e “legalità” credo da domattina (in realtà credo che sia domattina che per un bel po’ continuerò a vedere stuoli di spacciatori alla Stazione Centrale: d’altro canto la domanda di merce è elevata, e i clienti sono italiani…), sono sicuro che tra qualche mese i veri problemi -le botteghe che chiudono, i capannoni sfitti, le aziende in cassa integrazione…- verranno fuori, e anche se per un paio di volte li si rintuzzerà dando la colpa ai negri e agli zingari, prima o poi nessuno -anche chi ha votato Conti- ci crederà più di tanto.

Ho sentito a un TG guardato per sbaglio un senese intervistato, che ha detto con la faccia raggiante: “Era l’ora, erano qua da vent’anni”, un concetto che si può tradurre con: “Ho chiesto tante volte anche io un aiuto al PD, che mi ha sempre sputato in faccia probabilmente perché ero della corrente sbagliata. Vediamo se a questo giro questi qua nuovi mi fanno avere qualcosa”. Un’idea che -ripetiamolo per i benpensanti- non mi perplette né mi schifa più di tanto, visto che si, la politica è il governo del bene comune, ma è meglio iniziare dal mio bene, no?

Che succederà, ora, a sinistra?

E che volete che succeda? Nell’improbabile ipotesi che la classe dirigente capisca la situazione, la risposta adeguata sarebbe l’autoesilio in qualche comune fricchettona sugli Appennini ToscoEmiliani. Cui dovrebbe far seguito l’ascesa di non so bene chi a dettare nuovi indirizzi e traguardi radiosi. Probabile come una scala reale servita di mano contro un poker d’assi… In realtà le tredici correnti attuali si spartiranno lo zerovirgola necessario a superare lo sbarramento del 4% alla prossima tornata elettorale, e le poltrone alle poche municipalizzate ancora sotto controllo.

E la destra (ossia: la Lega)?

Non v’è dubbio che Salvini è in grado di intercettare i malumori del paese, e di incanalarli attraverso letture semplicistiche su bersagli facili da individuare (“ha stato il negro!!!”, “zinghero rubabambini!!!”, “prima gli italiani!!!”, e via andare), che risultano l’ovvia risposta semplice (ma sbagliata) a problemi complessi. Meno ovvia è la sua capacità di andare oltre lo sparare ogni santo giorno cazzate a coppiole finché non diventan dispari, riportando sui social media con dovizia ed imperizia tali cazzate affinché l’attenzione dell’elettore sia concentrata sul particolare inutile invece che sul reale problema.

In ciò gli va dato atto che svolge il compito alla perfezione, altro che i tentativi di agenda setting del PD di qualche mese fa su temi per carità importanti ma del tutto avulsi dalla vita reale del contadino di Fauglia (le famiglie arcobaleno, il fine vita, lo ius soli…).

In attesa delle prossime elezioni politiche (non credo si andrà oltre metà 2019) non resta che dotarsi di birra e pop corn in abbondanza. Come sempre in questo paese, la situazione è grave ma non seria.

 

 

Barney

Gnocchi

Domenica 27 maggio, alle 19 circa l’Italia non aveva più un governo. Il primo ministro incaricato, Antoni Giuseppe Conte, diretta espressione del voto popolare (anche se nessuno ha potuto votarlo, una novantina di giorni fa, non essendo candidato), uscito dal colloquio finale con Mattarella rimetteva il mandato. Dicendo che c’era stato un problema con un ministro, quello dell’Economia, Paolo Savona (anch’egli diretta espressione del consenso leghista, candidato nel collegio di Vergate sul Membro), rifiutato dal Presidente della Repubblica. Un nome alternativo non c’era, nelle tasche di Conte, quindi amici come prima e bella lì.

Pochi minuti dopo esce Mattarella, che conferma la sua ferma opposizione al nome di Savona come ministro dell’Economia, in quanto portatore di idee anti-Euro -peraltro non esplicitamente nominate né nei programmi elettorali di Lega e M5S, né richiamate nel famoso Contratto di Governo, ma perché sottolineare questi particolari insignificanti?-. Vabbè, c’han provato, Mattarella dice che ha avuto anche troppa pazienza e ha permesso le burattinate indegne del voto su Rousseau (una quarantacinquemila voti, direi plebiscito bulgaro) e dei gazebo della Sagra della Polenta con gli Osei (duecentomila avventori), oltre che rimandi e allungamenti infiniti.

Si scatena l’inferno: tra domenica e lunedì gli italiani si trasformano da CT della nazionale di calcio ed esperti di vaccini in finissimi costituzionalisti, citando articoli a caso (gettonatissimi il 90 e il 92, ma anche il 10 e l’11 sono usciti spesso. Il 42 inspiegabilmente ritarda su tutte le ruote) ed interpretandoli a caZZo come solo un popolo di laureati su Youtube sa fare. Di Maio invoca l’impeachment e dichiara che ha in mano il vestito di seta di Monica con le tracce di sperma (no, questa forse è un’altra storia…), Salvini urla ELEZIONI!!!11!!!, ma non a luglio perché gli italiani hanno diritto alle sacrosante ferie (vulg.: Salvini e la Isoardi hanno prenotato la crociera sul Mediterraneo a luglio). Lo spread BPT-Bund (qualsiasi cosa esso sia) tocca quota trecentoventi e poi inizia a fare su e giù come un ubriaco in bicicletta.

Nel frattempo siamo a martedì, e Cottarelli -incaricato da Mattarella il giorno prima come Premier tecnico- non sa che pesci pigliare. Ha una lista di ministri che chissà quali nomi contiene, ma scopre mentre sta andando al Colle che nemmeno il PD gli voterà la fiducia, e pensa che s’è fatta una certa e lui a fare figure di merda in aula non ci va neanche con la pistola alla tempia. Vuole andare anche lui a rimettere il mandato nelle mani di Mattarella, che però lo convince a temporeggiare, a dormirci sopra, e la mattina dopo se ne riparla.

Il mercoledì è un incrocio tra leoni e coglioni, con i secondi che dominano sulla lunga distanza. Succede di tutto: inizia Di Maio che su Twitter (o su Facebook, è lo stesso: sono gli unici due canali che lui e Salvini usano, sapendo che così han la certezza di intercettare il 271% del loro elettorato potenziale…) dice rivolgendosi a Mattarella: “no, scherzavamo, l’impeachment non lo chiediamo più anche perché Casalino non ha ancora trovato su youtube un tutorial per scriverlo giusto. Poi, se abbiamo sbaliato (e qua fa la voce di Wojtyla, una mossa che in Italia paga sempre benissimo) ci coriggerai. Dacci un’altra scha can chanch chance, vedrai che stavolta il governo lo facciamo, noi e la Lega. E anzi, togliamo di mezzo anche Paolo Savona, se disturba”.

Salvini ha già istruito i suoi sindaci padani a levare dai municipi la foto del Traditore della Patria (Mastella, ovviamente), il giorno prima aveva ristretto imperitura alleanza con Silvio e la Meloni in vista delle elezioni prossime venture (ma non a luglio, mi raccomando) e per far capire come stanno le cose si lancia in una metafora calcistica (sicuro che tutti lo capiranno al volo): “in una squadra il centravanti fa il centravanti, non è che puoi prenderlo e metterlo in porta. Savona può fare solo il ministro dell’Economia.” Ma sono solo le otto di sera. Alle nove la posizione è che ci si può pensare,  perché tra le otto e le nove Matteo si deve essere accorto che Di Maio gli ha reso pan per focaccia, sempre usando il povero Paolo Savona come se fosse un randello nodoso (spero per Savona che emigri in Germania, prima di essere usato pure dal PD). Si sente anche la voce di Giorgia Meloni, che fino a martedì era pronta a votare per l’impeachment, ma di mercoledì vuole far parte della squadra di governo col suo quattro virgola qualcosa (che comunque è sempre un quattro virgola, e buttalo via di questi tempi…).

Domani è giovedi, e avremo un primo ministro incaricato che non ha ancora rimesso il mandato (Cottarelli), più uno ombra (di nuovo Antoni Giuseppe Conte?), ma ancora nessun governo.

Però è giovedì, e almeno ci saranno gli gnocchi.

 

Questa, come ha detto Colapesce venerdì scorso, è per Di Maio:

 

Barney

Il Contratto

E niente,  pare che undici settimane dopo le elezioni almeno il programma di governo ci sia. Dice siano quaranta -o cinquanta?- pagine, elaborate da Lega e M5S in lunghe serate di trattative e veti incrociati. Con non so quanti punti, che se è vero quel che dice Salvini sono “il 90% di quello che già era nel nostro programma“, ma pare sia anche gradito ai grillini perché oggi c’è stato il plebiscito bulgaro sulla “Piattaforma Rousseau” che tutti chiamano “Sistema Operativo”, ma io ci sono stato a vedere quel sito -fossi un grillino avrei scritto “ci ho cliccato!!11!!“- e mi pare piucchealtro un paio di pagine in php messe lì a cazzo di cane con tre scopi principali: farti iscrivere (e quindi fotterti i dati personali in una maniera che Zuckeberg sembra un innocuo bimbetto di sei anni al confronto), ciucciarti soldi con le donazioni -sempre gradite-, e darti l’idea che anche tu, si dico a te, imbianchino di Padova, conti quanto un Ministro in pectore, e puoi dire la tua su tutto. A patto che sia quel che il Direttorio -o Direttivo?- ha deciso, ovviamente.

Per esempio, stasera Di Maio ci ha detto bello tronfio che ben 44.796 persone hanno espresso il loro parere sulle 50 -o 40- pagine di contratto di governo, e di queste ben 42.274 han detto “SI“. La fronda del “NO” ha contato quindi 2.522 “iscritti”, e siccome c’era il Signor No il Notaio (ce lo dice sempre Di Maio) i conti tornano, il 94% ha ratificato un programma di governo che -ricordiamolo per i distratti- è per il 90% quello della Lega. Ma ora va bene anche ai grillini. O meglio: a 42.274 iscritti al Sistema Operativo Rousseau. Che in italiani farebbero tipo lo 0,0007 di tutti quelli che vivono in Italia, e qualcosa in più se si contano solo i votanti. Li possiamo chiamare Legione, no?

Domani e domenica la votazione sul programma/contratto si sposta nelle piazze, nei gazebo leghisti aperti a tutti i cittadini (quindi anche a quelli non iscritti a Rousseau), e siccome -l’ha detto Salvini e io ve lo ridico- quel contratto è in pratica la copia del programma elettorale leghista, anche dai gazebo non potrà che uscire un plebiscito.

Forse.

A meno che il PD (ma esiste sempre? E che fanno? Aspettano l’Assemblea nei gazebo, o votano attraverso Twitter?) non saboti la consultazione bBobolare mandando stuoli di negri e di cinesi prezzolati a votare “NO”. Magari appoggiati dai forzisti, che ringalluzziti dall’ennesima resurrezione di Silvio (la dodicesima? oramai s’è perso il conto) puntano decisi a nuove elezioni.

In tutto questo io questo contratto di governo non l’ho letto, né lo voglio leggere, ma faccio mio il commento di Mario Seminerio che parafraso così: dopo averlo faticosamente scritto, quel contratto i nostri eroi dovranno attuarlo. Ecco, li aspetta quella vecchia baldracca della realtà, appoggiata ad una staccionata con la sigaretta accesa e un’aria sorniona.

E poi, a che serve leggerlo se ben 42.274 persone su 44.796 (o su 60.000.000) hanno già detto che è perfetto? A che serve domandarsi come si coprono i 120 Miliardi di Euro necessari a rispettare le promesse del contratto, se i due cardini grillini-leghisti (abolizione dei vitalizi e tagli alle pensioni d’oro) porterebbero 5 o 600 Milioni di Euro e basta, e di altre coperture non v’e’ traccia? Serve a qualcosa -oltre che a sbellicarsi dalle risate- ascoltare il nuovo Nobel in pectore per l’Economia, il leghista Claudio Borghi Aquilini, che tira fuori i mini-BOT e la cancellazione unilaterale di 250 Miliardi di debito italiano perché sennò sbattiamo i piedini per terra?

Nell’attesa di scoprire il nome del pupazzo che accetterà il ruolo di Presidente di un Consiglio in cui è già tutto deciso dal contratto/da Rousseau/dai gazebo non mi resta che chiuderla qua, con dell’anestetico potente.

 

Barney

Si diceva “fantas(c)i(enz)a”…

Come no? Ieri la notizia principale sui media italianiera Zuckeberg che al Congresso ha fatto ammenda della leggerezza con cui Facebook ha stretto accordi con Cambridge Analytica (e in una botta sola le azioni dell’azienda di Menlo Park hanno riguadagnato quasi il 5%).

Oggi per caso ho acceso la tv su Rai1 alle 20, e nel sommario tra le notizie principali del tg c’era quella del cane abbaione che -grazie ad una petizione bBobolare- e’ stato liberato dal canile di Sarcazzo di Sotto (giuro che e’ vero).

Nessuno vi segnalerà il nuovo exploit del riconoscimento facciale cinese, ossia della schedatura di Stato, che ha beccato un ricercato ad un concerto. Tra più di 50.000 (cinquantamila, esatto) altri cinesi che erano allo stesso concerto.

Adesso capisco quegli strani bagliori che tempestano le strade cinesi di notte, quando passi con la macchina sotto tralicci stracolmi di telecamere: ti fanno il flash come con l’autovelox, ma di continuo, anche se il limite non lo superi.

E se questo non bastasse a far capire che il problema non è Zuckeberg, c’è quest’altra notizia sempre dalla Cina: controllo attraverso riconoscimento facciale delle minoranze musulmane [1], e allerta automatico alla polizia se uno della minoranza si allontana troppo dalla sua “safe area”, la riserva indiana in cui può stare liberamente.

Fuori no, chissà cosa può combinare.

Se comunque siete tra quelli che credono che il male sia solo Cambridge Analytica (che è il male, ma solo perché l’end user inetto gli da i dati…), leggetevi questo pezzo che spiega come si derivano -dalla serqua di quizzettini del cazzo che impestano Facebook- importanti e pregiati tratti della vostra personalità.

Poi, come sempre, condividete.

Su Facebook.

[1] incredibile, ma ci sono posti nel centro e nord della Cina in cui ci sono moschee che neanche alla Mecca. Lanzhou -che è una delle mie mete di lavoro-è uno di questi.

Barney

Cambridge Analytica? Facebook? Bischerate…

Mentre tutto il mondo sta ancora pensando a quanto cattivo sia stato Mark Zuckenberg a vendere i dati di mezzo mondo a Cambridge Analytica (magari commentando su Facebook, tanto per gradire…), oggi ho letto una notizia che secondo me è molto, molto più preoccupante,

E non si tratta di Fico presidente della Camera, o di quell’altra che credeva che Ruby fosse davvero la nipote di Mubarak, quella dico che ora è presidente del Senato e tutti a dire “Meno male che la Boldrini è uscita dalle palle!” (ma non era alla Camera, la Boldrini?).

No, è una roba che  ho letto su slashdot (per gli amici /.), un aggregatore di notizie geek da tutto il mondo.

Oggi tra le mille news che interessano poco più o meno tutti c’era questa qua, che dice più o meno questo: “lavoratori dell’industria del sesso denunciano l’improvvisa scomparsa di contenuti pornografici dal loro Google Drive“.

Che è successo? Una “porn performer” (qualsiasi cosa ciò significhi) che si chiama Avery Moon ha dichiarato che quando -dopo un evento che si chiama “Chaturbate”, e che immagino implichi una sessione in chat non proprio di rosari e avemmarie- è andata a linkare ad un suo fan un suo video porno che teneva su Google Drive, ha scoperto che quel video non si trovava più sul suo Google Drive. Non ho capito se suo in questo caso significa lo spazio che la tizia aveva ricevuto “in regalo” da Google come altri milioni di persone, oppure si tratta di un upgrade del servizio Google a pagamento, ma è relativamente importante.

La cosa pare non sia isolata: altri “performers” hanno denunciato la stessa cosa, alcuni dicono che i contenuti porno sono spariti senza alcun avvertimento. Ed è gente che con quei video -piaccia o meno- ci lavora.

La cosa mi ha intrigato non per il coté hard, ma per le implicazioni sulla proprietà dei dati che mettiamo in rete (anzi: nel cloud come si dice adesso), e sulla privacy.

Il primo punto è abbastanza semplice: carichi su un cloud dei dati che sembrano essere tuoi, ma che invece sono in pieno controllo (non in possesso giuridico, ma in totale controllo) di chi ti da il servizio. Sia che tu paghi, sia e a maggior ragione che tu ne usufruisca gratuitamente.

Le foto che milioni di persone mettono su Instagram ogni giorno sono assolutamente controllabili e gestibili non solo dai titolari dell’account, ma anche da Instagram stessa. Così i contenuti su Facebook, le playlist su Spotify, le liste di acquisti su AppleStore o su GooglePlay o su Amazon. Tutte queste aziende guadagnano sia con servizi e beni, sia con la profilazione dei clienti.

Nel caso dei lavoratori del porno, si aggiunge un clamoroso caso di privacy. Perché un file sia eliminato/bloccato sulla base del suo contenuto ci vuole qualcuno (uomo o codice) che quel contenuto lo controlla. Sulla base di algoritmi automatici, o usando decine di ragazzotti di Bangkok non è importante: se vuoi essere selettivo devi controllare cosa c’è dentro la scatola.

Qua -e la finisco- si arriva al punto cruciale. La signorina Avery Moon e i suoi colleghi “performer” fanno questo lavoro pare da anni. I contenuti hanno iniziato ad essere censurati e cancellati dai loro Google Drive solo nell’ultima settimana.

Cosa è successo in questa settimana, oltre all’elezione di Fico e di quella della nipote di Mubarak? Che il Senato USA ha approvato a maggioranza schiacciante (97-2) una legge sul sex trafficking che rende i gestori delle piattaforme responsabili di quello che sulle loro piattaforme han messo i loro clienti. Il che da un certo punto di vista e in certi contesti ha sicuramente senso. Come ha senso lo spirito della legge americana, che vorrebbe combattere lo sfruttamento sessuale (la tratta delle prostitute, insomma. Per non dire di peggio), ma che lo fa agendo a caso, colpendo anche chi sfruttato sicuramente non è. Come i sex performers, che usavano GDrive per lavorare.

La legge è stata accolta malino -eufemismo- da istituzioni storiche come la EFF, e già ci sono pagine per bloccarla, come questa qua. Ma direi che ogni commento che non sia da un media TeoCon è sfavorevole (per usare un eufemismo) ai risultati penosi e all’aumento della censura in generale che questo provvedimento comporterà.

Non solo per il porno. Non fate lo sbaglio di credere che la legge sia davvero solo contro il porno online.

E riflettete su questo: la legge e’ del 21 marzo 2018. I primi episodi di eliminazione di contenuti da cloud online sono venuti fuori esattamente lo stesso giorno, il 21 marzo 2018. Può essere un caso, come dice questo articolo qua, ma anche no.

Ora, uniamo il controllo dei contenuti che ciascuno di noi ha caricato sul cloud con il fatto che questi contenuti possono non solo essere visionati/letti/ascoltati dai proprietari del cloud (o in generale da un server non gestito da noi), ma anche essere rimossi a nostra insaputa per una serie sterminata di motivi, e otteniamo un problema che fa impallidire Zuckemberg, Fico e la tizia che credeva alla nipote di Mubarak.

Il fatto che questo problema sia uscito fuori grazie ad una pornostar non lo rende meno reale, né meno degno di essere preso seriamente in considerazione.

Fate conto ve lo dica Lisa.

 

Barney

Tappa la telecamera, apriti al mondo

“Tappa”, nel titolo, è il toscanismo per “chiudi” (ma potrebbe anche essere una esortazione a giocare un paio di Terre a Magic, chissà?).

Mi riferisco alla moda oramai imperversante di appiccicare un post-it o comunque una pecetta sulla camera e sul microfono del PC, così che un hacker malintenzionato non possa prendere da remoto possesso delle tue periferiche e spiarti mentre ti pulisci i denti dopo pranzo. Addirittura esistono linee guida aziendali che lo consigliano-lo impongono. Non so come funziona dove lavoro, e mi importa il giusto in questo caso, ma ho colleghi che lo fanno credendo di proteggere la propria privacy, non ho ancora capito contro cosa: un attacco dall’esterno su un PC aziendale non si limiterebbe al controllo della telecamera, e i controlli interni hanno poteri assoluti su tutto quel che passa sul tuo PC, figurati se si mettono a guardare la webcam…

Molte delle persone con la pecetta sulla webcam le ritrovo poi a partecipare ai peggio giochini su Facebook: chi saresti stato se fossi nato nel medioevo, a quale star del cinema somigli, come sarai tra trent’anni, e via andare. Tutti passatempi innocui, che però cominciano sempre con un “devi loggarti, puoi farlo con il tuo account Facebook. Mi dai il controllo del tuo account? Grazie, eh?“. Tu giochi, pubblichi il risultato, un amico ci clicca e vuole sapere anche lui a quale campione di biliardo somiglia, e così via. E queste sono le cose “innocue”, i passatempi che ci sono nei periodi normali.

Durante le elezioni può succedere che -al posto di scoprire quale grande condottiero del passato fosse imparentato cor budello di tu mà vestito da pirata- ti venga proposto un quizzettino per decidere da che parte dello schieramento stai. E parte il clicca e condividi a tema, con grafici quasi sempre uguali anche se fatti da uno di destra e uno di sinistra, come l’oroscopo di tre dei dodici (credo siano dodici, giuro che non lo so) segni zodiacali presi a caso in un qualsiasi giorno della settimana.

Quanto questi dati possano (possano, nel senso che vanno saputi leggere. Io non me ne farei una ceppa, chiaramente) essere interessanti in molti l’hanno scoperto tra venerdì e oggi, venendo a conoscenza dello scandalo Cambridge Analytica (CA, per inciso: interessante che Google dia il link all’azienda come DECIMO risultato, oggi…) e del crollo conseguente di Facebook in borsa (ha perso in una giornata più dell’8% del suo valore).

La storia di CA è certamente esagerata dai media (no: non ha fatto vincere Trump, e no: non ha fatto vincere il “leave” al referendum sulla Brexit), ma avere per le mani decine di milioni di profili personali (si, personali. Di gente che ha cliccato sul giochino psicologico su Fb e ha volontariamente permesso a CA di entrare in possesso dei suoi dati) non è una cosa da buttare via, oggi come oggi. Se poi si è abbastanza spregiudicati da venderli, questi profili personali, si troverà sempre qualcuno disposto a spendere anche molti soldi per avere la certezza di titillare il giusto interesse nell’utente giusto al momento giusto.

Dispiace che quasi la totalità dei commenti su questo episodio -non ve li linko, ce ne sono miliardi- sia diviso in due grossi filoni, che potremmo chiamare “desinistra” (CA ha fatto vincere Trump, Fb è cattiva, moriremo tutti) e “dedestra” (i dati di CA non servono a nulla, Trump avrebbe vinto anche da morto contro la Clinton, nessuno può fare nulla di sensato con questi dati che non hanno alcun valore, morirete tutti).

Dispiace sia perché la verità non è né dedestra né desinistra, sia perché invece si dovrebbe parlare di un altro aspetto: la facilità con la quale -spesso ignari delle conseguenze- forniamo senza pensarci a qualcuno che manco conosciamo una serie di informazioni che la nostra webcam non sarebbe in grado di tirare fuori neanche in dieci mesi.

Io staccherei la pecetta e farei più attenzione al cursore del mouse, insomma.

Barney