Archivi categoria: raddrizzare le banane e’ il lavoro del futuro

La mia risposta alla crisi mondiale

The end

Forse il governo Serpeverde è arrivato alla fine.

Dico forse perchè anche dopo la sfiducia del CapitOne, recapitata stamani al Senato, non si può escludere l’ennesima giravolta.

Ma il paziente è messo parecchio male.

Stamani si sperticavano le spiegazioni sul perchè er Felpa avesse accelerato i tempi nelle ultime ventiquattro ore.

La vulgata classica dell’Homo sapiens medio, quello che dopo anni di televisione, serie TV, social media e reality show riesce ancora ad articolare un pensiero compiuto, è che nessuno della Lega ha voglia di prendersi la responsabilità dello sfascio dei conti che -come un muro di cemento armato- si avvicina a gran velocità al redde rationem del DEF di autunno. Lì anche il valligiano più convinto che la colpa di tutto è dei negri che ci invadono potrebbe avere un barlume di ragionevolezza, e accorgersi che la colpa è tutta dei politici. Inclusi quelli che ha votato lui.

Una lettura facile, con abbondanti dosi di verità, che sposo anche io assieme all’omino del mio cervello. Il quale però aggiunge anche la semi-bocciatura del Decreto Sicurezza bis, ieri promulgato da Mattarella “salvo intese” (come direbbero i Serpeverde) e con abbondante dose di schiaffetti al Ministro dell’Interno, il quale non l’avrà certo presa bene.

Quindi, elezioni a ottobre.

Forse.

Quello che è sicuro è che avremo l’invasione di tutti i mass media, più di quella attualmente in corso, con dirette Facebook dalle otto alle 22, senza soluzione di continuità. Con tanti bacioni ad amiche ed amici, e tante promesse che al prossimo giro, con le mani meno legate, vedrai come si risolvono i problemi della nazione!

A cominciare dai negri, ovviamente.

 

Nell’attesa, i Pulp: ci stanno sempre bene.

 

Barney

 

Biometrics

Ad aprile scorso è venuto fuori per la prima volta che alcune compagnie aeree, in alcuni aeroporti, usano un sistema di riconoscimento facciale al posto del controllo del passaporto per farvi accedere al vostro volo. La cosa è abbastanza esplosa da aprile, e i boarding biometrici sono oramai diffusissimi.

Ci sono mille motivi per cui questo non è buono, a cominciare dalla vostra privacy, e prima o poi dovrò scrivere un racconto su come la tecnologia si sta diffondendo e prende possesso delle nostre vite (chi usa Alexa in casa, o un qualsiasi assistente vocale sullo smartphone spero abbia notato quanto sono intrusivi questi sistemi [1]), ma se proprio devo scegliere un esempio del perchè il buon vecchio controllo umano è migliore, beh, c’è questo pezzo qua che dovrebbe bastare.

In sintesi: un sistema per riconoscere dei sospetti attraverso un sistema di riconoscimento facciale biometrico in prova alla polizia londinese ha cannato nell’81% dei casi. Su 5 fermati, 4 si sono rivelati assolutamente estranei a qualsiasi fatto criminale. Un lancio di dadi avrebbe fatto meglio, e meno male che il sistema è in prova, e che prima di agire qualcuno (un uomo) ci abbia pensato tre volte, altrimenti avremmo avuto un ottimo mezzo per sfoltire la popolazione mondiale.

Siamo solo all’inizio, e le cose non potranno che peggiorare.

 

 

Barney

 

[1]: due episodi che mi sono capitati nelle ultime settimane: una sera a cena parlavo con i miei figli di startup americane, e in particolare di quelle che producono e vendono beveroni energetici saltapranzo. Nessuno aveva il cellulare in mano, ma dopo la cena, appena sono andato su Internet, mi sono arrivate una decina di pubblicità proprio di questa roba, che io non ho certo cercato. Pochi giorni dopo, al lavoro, parlavo con dei colleghi, e a un certo punto ho detto “ragazzi, sono io il commerciale”. Dalla tasca di uno dei colleghi l’assistente di Google ha parlato “Hai cercato “Commerciale” nelle vicinanze. Ecco i risultati”.

 

Quello che c’era dietro le orecchie da coniglio, quel che ci sarà nelle urne di maggio

La scorsa settimana è assurta agli onori della cronaca tal “Candy Candy Forza Napoli”, che sulla pagina Facebook dell’INPS a supporto di chi ha fatto domanda per il Reddito di Cittadinanza è stata sbeffaggiata dal responsabile della pagina, stufo di spiegare per l’ennesima volta a Candy Candy -e per la millesima volta nella giornata- come si ottiene il PIN per creare un account sul sito dell’INPS.

La risposta famosa all’ennesimo “non so come fare, mi puoi aiutare?” è stata “beh, se sai postare un selfie con le orecchie da coniglio su Facebook, sei anche in grado di richiedere il PIN sulla pagina dell’INPS”.

Il che sembrerebbe avere una sua logica, ma purtroppo è completamente falso. Intanto azzardo un paio di previsioni sul responsabile della pagina Facebook dell’INPS (si, lo so che è una donna, ma il punto non è il suo sesso): è giovane, direi sotto i 35 anni, e non ha mai interagito con la pagine dell’INPS oltre alla schermata con cui si richiede il PIN.

Sul secondo punto torno dopo. Il primo punto non ha a che fare con lo scazzo (o la blastata, come hanno imparato a scrivere i giornalisti italiani) del curatore, ma con l’assunzione che chi sa postare un selfie con le orecchie da coniglio su Facebook abbia gli strumenti informatici minimi per essere autosufficiente al di fuori dei social media “classici”. Io che ho un po’ piu’ di 35 anni sono convinto che questo ragionamento sia non solo falso, ma pericoloso. E non per Candy Candy, né per il curatore della pagina INPS.

Facebook= internet= informazione è quello che pensa molta gente. Su Facebook sono capaci di andare tutti, il flusso di post è ininterrotto e l’interazione con gli altri utenti limitata a un like o a una faccina, spesso dati con la speranza che chi li riceve poi ricambi il gradimento sulla foto del gattino o sulla ricetta delle polpette di patate che andremo a postare noi.

Facebook= informazione è una equazione vera, ma non per gli utenti di Facebook. Tutti sanno dello scandalo “Cambridge Analytica“, qualcuno -spero- avrà visto il bel TED Talk di Carole Cadwalladr sul tema, di cui si trova agevolmente la traduzione in italiano (e se sapete postare il selfie con le orecchie da coniglio, ecc. ecc. ecc.). Il racconto delle sue interviste surreali in un paesino del Galles dopo il voto per la Brexit, è agghiacciante. In un posto dove il “Leave” ha preso più del 60% dei voti la gente si lamentava del fatto che l’Europa non avesse fatto nulla per loro (metà paese è stato ricostruito con fondi UE) ed era terrorizzata dall’invasione degli immigrati che secondo chi ha risposto invadevano le loro strade (risulta un solo immigrato in quel buco del Galles, dall’Europa dell’Est). Tutto questo l’avevano letto su Facebook, quindi doveva essere vero.

Certo, come no?

Facebook (ma anche Instagram, e Twitter) hanno il pregio di poter essere usati da tutti, e rappresentano un potente strumento di indirizzo delle masse (chiedete Goebbels come fosse importante negli anni ’40 controllare i media…). Sembrano anche strumenti controllabili, danno la finta consapevolezza di essere dei geni della tastiera perchè siamo in grado di tirare fuori gli emoticon in un clic (io neanche in sette), ma rendono l’iscritto un mago dell’informatica quanto il guidare una Panda renda me un pilota di Formula 1 (per togliere qualsiasi dubbio: non sono un pilota, in nessuna categoria).

Peraltro, l’uso eccezionalmente efficace che fa Luca Morisi (il guru del marketing online di Salvini) dei social media è dimostrazione del livello dell’elettorato generale di oggi (non ce l’ho solo con i leghisti, sia chiaro): dovesse affidare ad un articolo di giornale il nulla cosmico che questo governo produce ogni giorno il povero Luca si troverebbe in difficoltà. Invece, una foto e dieci parole a caso colpiscono il cuore dei fans, che rispondono con (immaginate un po’?) migliaia di like e fiumi di faccine. Preparatevi dunque ad un maggio fittissimo di foto, frasi a caso e like ancor più a caso di persone che poi andranno a votare convinte che gli zingari in Italia siano dodici milioni (cit. Gero Arnone), e che quello di cui c’è bisogno oggi è una Beretta calibro 9 in ogni casa col colpo in canna.

Ma siccome s’è fatto tardi arrivo all’altro punto della storia di Candy Candy Forza Napoli: il fatto che la poveraccia non riesce a interagire con il sito dell’INPS. Ecco, l’altro giorno ho scoperto di essere se non l’unico uno dei due o tre che tra i miei colleghi (una cinquantina di persone) usa il portale per la dichiarazione ISEE. Tutti gli altri vanno dal Patronato, e si parla di gente che se ti va male ha una laurea. In ingegneria. E io lo faccio perchè sono testardo, che se dovessi affidarmi all’usabilità di quel sito morirei di stenti nel tentativo di capire la logica da scimmia ubriaca che ha guidato la definizione dell’interfaccia e dei contenuti.

Ma forse il portale INPS è fatto così pour cause: perchè la gente “esperta” di Facebook continui a non capire un cazzo del resto, pur essendo convintissima di capire invece tutto, e molto profondamente.

Perchè gliel’ha spiegato Luca Morisi, che in effetti credo sia bravissimo a farsi i selfie con le orecchie da coniglio…

 

Barney

 

 

Caccia al cinghiale

Più della cattura dell’ultratrentennale latitante Cesare Battisti (di cui non si può che essere contenti) ha impressionato l’uso mediatico che il governo Serpeverde ha fatto della cosa. Certo, bello catturare un latitante (uno, eh? Ce ne sarebbero altre decine in giro per il mondo. Ma è obiettivamente un buon inizio, anche se si è iniziato da quello facile), ottimo metterlo in galera. Ma siamo sicuri che fosse necessario anche far perdere a lui -e non solo a lui- la dignità dovuta ad un essere umano?

Era soprattutto necessario il filmino da bimbominkia di Bonafede, con la musichetta in crescendo sotto, la presa delle impronte, la caserma scalcagnata, la foto segnaletica con le guardie che si alternano accanto al terrorista manco fossero a un matrimonio e dovessero fare la foto con la sposa? Che senso ha avuto, se non quello di masturbare l’ego del ministro e di pascere i seguaci grillini?

Stamani ho letto un commento di una sua elettrice:

“Un video non fa cineteca così come Bonafede non fa Orlando.
Ci sarebbe anche l’eccezione alla regola ma non c’azzecca.
Certo che se un video così l’avesse fatto Renzi mi avrebbe fatto cacare per traslazione.”

A parte le frasi affastellate alla stracazzo di cane, si noti immediatamente come alla parola 11 siamo già oltre il fatto commentato (il video di Bonafede) e dalle parti di “E allora il PD???“. Due righe e una ventina di parole dopo esce anche Renzi, e siamo a posto: il fatto è già dimenticato, concentriamoci su altro. Ovviamente il pezzo -giuro- si chiude con “Svegliaaaaa. E’ un’altra Italia, questa. O lo diventerà.

Certo, è un’altra Italia o lo diventerà: sarà questione di mesi, al massimo anni. Basta crederci, giustificare tutto quel che non ti piace dando la colpa a qualcun altro, e pregare la fatina dei dentini. Forse funziona, ma non credo. Magari in secoli, o al massimo in millenni.

Torniamo al video, che oltre a Bonafede vedeva protagonista -muto, per una volta: il regista non era uno del suo team, purtroppo…- l’altro ministro, quello che neanche padre pio (volutamente minuscolo) girava tanto il mondo per cercare una telecamera. Salvini, insomma, a prendersi il merito dell’arresto in quanto titolare degli Interni.

L’atmosfera e la scena dei due a Ciampino è stata sapientemente raccontata da Giuliano Ferrara in un tweet, questo:

ferrara

Lo vorrei leggermente modificare, il concetto.

Ferrara ha ragione quando parla di cani eccitati dal sangue della battuta di caccia, ma qua siam davanti non alla preda da trofeo: Battisti sembra invece il fagiano d’allevamento che compri dal macellaio e che al bar Sport spacci per qualcosa che hai catturato te. Siamo di fronte alla tronfia baldanza di due politici che pur di stare dietro alle loro agende social passano sopra alla dignità, anche alla loro dignità (per me, chiaro. Per i loro tifosi questo video sarà eccitante come un threesome su youporn, e Bonafede e Salvini sono i due novelli Rocco Siffredi).

Il video da bimbominkia non ci penso neanche a metterlo, poi i grillini si rieccitano, sporcano in terra e non sta bene.

 

Barney

Estinzioni di massa

Il 24 dicembre ha chiuso il penultimo negozio di dischi rimasto a Lucca, “Telerecord”, che è stato il negozio in cui ho comprato il mio primo LP. Non era un negozio specializzato in musica rock, anzi, ma le robe serie le aveva sempre, e in vetrina da credo quarant’anni campeggia uno stinto adesivo in cui prima c’era scritto “Talking Heads”, ma “Heads” adesso non si legge più, e comunque chissà per quanto durerà, quell’adesivo, ora che è tutto chiuso.

A quanti sarà interessato sapere che Telerecord -per prenderlo ad esempio di uno qualunque dei negozi di dischi che ogni giorno, nel mondo, smettono di essere negozi di dischi- ha chiuso i battenti per sempre?

Non credo a moltissimi: qualche giorno fa slashdot mi ha avvertito che “Best Buy” (che sarebbe il “MediaWorld” degli USA) ha deciso di non vendere più CD musicali, tanto oramai la musica si ascolta in streaming, o si compra -anche qua sempre meno- su iTunes. I numeri sono impietosi, li copio dal servizio di Rolling Stone che da il quadro complessivo:

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Come si capisce leggendo l’articolo è proprio il commercio di musica ad essere in crisi: quel che resta è in pratica solo streaming, oltre a due dinosauri del Giurassico, i vinile e le audiocassette. Ma il raffronto dei numeri segna veramente un baratro tra quanti MILIARDI di canzoni sono state ascoltate in streaming, e quante fisicamente o virtualmente sono poi state acquistate.

Mi sembra che questo fenomeno sia solo una punta di un enorme iceberg: la stessa cosa si può per esempio affermare per il cinema Vs. ancora lo streaming, o per le librerie Vs. Amazon/gli ebook, le agenzie di viaggio Vs. Internet, e via andare.

Per il virtuale fruito “mordi e fuggi” e “aggratis” Vs. il possesso fisico di un bene, insomma.

E’ una guerra oramai perduta, secondo me, in cui il bene o servizio elettonico ha vinto alla grande per tanti motivi: è immediatamente fruibile, trasportabile ovunque, non impegnativo in termini di logistica (ossia, ad esempio: non richiede librerie o scaffali per essere “collezionato”) e soprattutto enormemente più remunerativo per chi con questo bene elettronico alla fine fa i soldi. Ora, chi davvero fa i soldi in questo scenario e’ il gestore del servizio, non certo l’autore della musica/del libro, e chi gestisce il servizio ha il totale controllo di tutto il processo. Che poi i soldi il gestore li fa con i servizi accessori, ossia con la pubblicità.

Tutto molto triste; io continuerò imperterrito a comperare CD finchè se ne venderanno, e ad andare al cinema per vedere i film che mi interessano, nella donchisciottesca consapevolezza di essere di fronte a invincibili mulini a vento.

E siccome sono coerente come Luigi Di Maio, chiudo con lo streaming di Ziggy Stardust.

Barney

Life on Mars

Quando sono in macchina con mia figlia è una continua lotta su cosa ascoltare in sottofondo alla radio. I gusti sono diversi quanto le decine di anni che ci separano, e solo l’autorità di pilota (prima che di padre) mi permette a volte di vincere il tiramolla.

L’altra sera ero riuscito a imporre semi-democraticamente una stazione rock, e a un certo punto mia figlia mi propone un patto: se non avesse indovinato l’autore del pezzo successivo avrebbe cambiato e scelto lei la stazione.

Mi aspettavo che giocasse a ciapanò, e che sbagliasse per passare a qualche stazione piena di brani usciti dal talent show di turno. E invece ha indovinato, con suo dispiacere -ma mio immenso piacere-, immediatamente il cantante.

Il brano era precisamente questo:

Precisamente nel senso letterale: quell‘interpretazione di quel brano.

E’ chiaro che la cura Ludovico che le impongo dà i suoi frutti, ma tutto sommato credo che non le sia dispiaciuto sentire Bowie.

Alla fine del pezzo mi ha stupito ancora di più. Ha esordito affermando che molti giovani votano Salvini, e mi ha chiesto perché, secondo me, succede questo.

Non c’era rimasto molto tempo, eravamo vicini a casa, e ho quindi sintetizzato al massimo la risposta: perché viviamo in un mondo di semplificazioni, in cui le risposte semplici a problemi complessi -magari date con un tweet o una foto- sono le uniche cose che la gGente ascolta. E pensa di capire.

Un po’ come per la musica: più facile ascoltare la roba standardizzata di oggi, pezzi che durano due minuti in cui nessuno suona qualcosa di simile a uno strumento e dove le parole sono “raga, frate, lama”, piuttosto che uno “Ziggy Stardust” dove se manca il basso te ne accorgi (almeno, io me ne accorgo).

Tutto questo mi ha poi fatto pensare che in realtà quel che han fatto Salvini e Di Maio è stato prendere il posto di quell’istituzione che per millenni di mestiere faceva solo quello: dare risposte semplici a problemi complessi: la religione, che oggi è più o meno in crisi come il PD.

Lega e M5S hanno semplicemente riempito un vuoto di risposte e -se vogliamo- di speranze. Sono stati aiutati da decenni di stordimento culturale a botte di televisione, social media, serie tv e reality show, e sono stati perfettamente in grado di capire il momento ed entrare in scena. La modalità acritica con cui qualsiasi cazzata dicano i due vicepremier viene digerita dall’elettorato a me ricorda l’accettazione prona ed ottusa del miracolo del sangue di San Gennaro, che in effetti essendo materia di fede non può essere approcciato con la ragione. Esattamente come il decreto “dignità”, quello “sicurezza” e la perla finale dell'”abolizione della povertà”: se ti fermi a riflettere sul contenuto ti accorgi per forza che sono cazzate, quindi devi crederci a prescindere, come a prescindere devi credere che i mali del nostro paese sono solo gli immigrati o la Merkel.

Daniele Caluri ed Emiliano Pagani, due fumettisti livornesi, hanno portato in giro per anni uno spettacolo vagamente riconducibile ad uno dei loro maggiori successi, “Don Zauker”. In una delle ultime rappresentazioni che ho visto i due hanno spiegato perfettamente il concetto, applicandolo alla religione. Ma vedrete che la cosa è identica se il contesto diventa politico.

L’esempio è questo. Se uno ti chiede “come mai l’erba è verde?”; tu puoi rispondere in maniera scientifica e parlare di lunghezze d’onda della luce, dell’assorbimento di alcune lunghezze d’onda e della riflessione di altre. Ma nel 90% dei casi il tuo interlocutore si rompe le balle alla terza parola, oppure inizia a chiedere ulteriori spiegazioni a catena, finché tu non crolli.

La risposta della religione è invece apodittica ed autoconclusiva: “perché il Signore ha voluto così”.

Punto, partita chiusa, si passa ad un altro argomento. La cui eventuale risposta sarà comunque “perché il Signore ha voluto così”.

Una volta la religione funzionava, perché i bisogni -e le domande- erano semplici.

Adesso il mondo è complicato, e le questioni sul tavolo sono molteplici: dalla crisi mondiale alle figure di guano della nazionale italiana di calcio, passando per il ponte di Genova, il riscaldamento globale, l’ultima stagione di Games of Thrones…

Troppa roba, troppo complessa ed eterogenea.

Le risposte possibile a questa serqua di problemi complessi?

“I negri”. “Gli zingari”. “L’Europa/L’Euro/Macron/La Merkel”. “E allora il PD?”. “Prima gli italiani”. “Radici culturali comuni” (in realtà quest’ultima è in disuso perché è troppo complessa).

Come se ne può uscire?

Guardate, una buona partenza è fare ascoltare ai vostri figli David Bowie…

 

Barney

Internet, la privacy e il futuro

La scorsa settimana il parlamento europeo ha approvato una nuova legge che regola i contenuti condivisi su Internet. Le cose vengono spiegate più o meno da tutti così, la Electronic Frontier Foundation la spiega invece cosà (leggetevelo, perché lo scenario della EFF è abbastanza preoccupante…), i parlamentari italiani a Strasburgo (quelli che c’erano) hanno votato in maniera opposta a seconda dello schieramento, ma sono certo che nessuno ha votato avendo capito davvero quello che c’è in ballo.

Nel frattempo, un paio di giorni dopo il voto europeo, m’è capitato sotto mano questo pezzo qua, ancor più apocalittico e con chiare connessioni allo scenario disegnato dalla EFF.

Purtroppo è roba lunga da leggere, ma secondo me è indispensabile capire a cosa possiamo andare incontro nei prossimi anni. Soprattutto se non leggete science fiction, non siete abituati a queste cose che stanno diventando sempre meno fiction giorno dopo giorno.

 

Barney