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Filosofia da muro #157 (hat trick: Pendolante)

Dopo mesi di silenzio torno a pubblicare qualcosa solo perchè Katia mi manda questa bella foto, da Carpi:

Si potrebbe disquisire a lungo su altre persone che diventano socievoli in certe condizioni (per dire: gli stessi fumatori quando oltre all’accendino hanno carenza di sigarette. O quelli che “c’hai mica un Euro per il panino?”. O i Testimoni di Geova, che sono socievoli, sempre, per contratto con il loro dio), ma mi pare che il Nessuno qua sopra sia quotabile senza se e senza ma.

Questa socialità tabagista -come le altre- in questi tempi grami deve fare i conti con le restrizioni da pandemia: la mascherina non aiuta certo ad allacciare rapporti, anzi.

Ma nel dubbio io la metto. Non vorrei trovarmi a dovermi curare il virus con le iniezioni in vena di varechina, come ha fatto Trump l’altro ieri.

Ah, non s’e’ curato con la varechina in vena? Ma va?

Qua sotto i vecchi ragazzi di Washington DC quando suonavano dal vivo.

Barney

La vita ai tempi del virus #2

Come ampiamente prevedibile il trend di crescita dei contagi rilevati è in crescita dappertutto. Anche -putroppo…- il numero di morti, soprattutto per adesso in Italia (ma speriamo che la tendenza si arresti presto) ma prevedibilmente in tutto il mondo a brevissimo.

I dati di ieri l’altro sempre presi dall’EDC danno la situazione del grafico qua sotto, che è grave ma forse lievemente meglio di quello che ci si poteva aspettare, almeno in Italia. Per gli altri stati, e qua ne ho presi alcuni a caso, ho invece tremendi dubbi.

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La linea di tendenza per tutti i paesi e’ una polinomiale di 4° grado.

Ciò detto, io spero che Trump e BoJo abbiano letto questo splendido ma inquietante studio dell’Imperial College di Londra, sull’impatto delle varie “strategie” di contrasto all’epidemia. Incluso il non fare nulla, o fare poco, che avevano in mente i due geni con la paglia in testa di cui sopra. Penso in realtà che BoJo sia tornato sui suoi passi quando ha avuto in mano il report, e magari ha chiamato The Donald…

Per il resto, abbiamo che tutti i maggiori produttori di auto al mondo -Tesla a parte- chiudono gli stabilimenti “per almeno due settimane“, che New York sta pensando di convertire alcuni Hotel cittadini per la cura di pazienti “non-COVID-19”, che le aziende che fanno Telecom sono le uniche che prosperano, e il motivo lo sapete tutti: smartphone e PC sono rimasti tra i pochi sistemi per comunicare attraverso la rete per lavoro, affetti, amore. Ovviamente questo comporta ingolfamenti e disservizi a catena (l’altro giorno una call organizzata da enorme multinazionale straniera attraverso un sistema di videoconferenza si è dovuta trasformare in una chiamata telefonica senza condividere nulla, giusto per fare un esempio che mi ha visto coinvolto). E negli ospedali dello stato di Washington si fanno mascherine con le robe che si trovano in ufficio, a dire che nessuno era preparato a questo, anche se Jared Diamond aveva descritto perché nel passato abbiamo avuto tutto e soprattutto perché sarebbe risuccesso  nel suo splendido “Guns, Germs and Steel” già nel 1997.

Legetevelo, quel libro: c’è anche in italiano e pur essendo un saggio scientifico scorre come i migliori gialli di Simenon.

Tanto dovete stare in casa, no? Ve lo dicono anche i Fugazi di avere pazienza:

 

Barney

 

Giornasù e giornagiù

Spesso le civette dei quotidiani (scusate il termine) locali regalano perle di inarrivabile poesia dadaista. Ho avuto modo di rammentare la splendida locandina del Tirreno del 12 settembre 2011, che apriva a caratteri cubitali su una cucciolata di gattini lasciati nel cassonetto e salvati da un passante, con sotto la notizia del secolo in corpo 8 (“Attacco terroristico a New York”), e l’altro giorno la combo perfetta mi è apparsa davanti mentre tornavo a casa.

Ecco cosa sono riusciti a titolare, nello stesso giorno, “la Nazione” (giornale fiorentino d’una certa nomea, scaduto da una ventina d’anni a incarto per il pesce o supplemento per il mensile “Il mio Cavallo”, a scelta vostra) e “il Tirreno” (quotidiano labronico da sempre attento alla cultura dello scaricatore di porto più che alla cronaca ragionata):

giornala

Lasciate da parte il mio dito che fa capolino in alto a sinistra, e osservate come la Nazione si concentri sul cane (un botolo da calcio, a vedere la foto) e soprattutto sul cittadino modello che sprezzante del pericolo sfida i marosi e le tempeste (trad.: venti centimetri d’acqua), mentre a destra il Tirreno valorizza la ruspante gioventù dei due studenti-poliziotti che fanno catturare un ladro. Stessa città di qualche migliaio di anime, lettura diversa di un giorno qualunque di primavera. Da rimarcare infine come -in un sussulto di dignità e di etica giornalistica- la Nazione abbia tenuto a freno l’impulso di sparare anche lei un “EROE” in prima pagina, lasciando all’astuto ed attento lettore l’arduo compito di derivare il concetto mettendo assieme parole e immagine.

Anche l’uso psichedelico dei font a dimensione variabile da una riga all’altra in entrambe le locandine suggerisce uno studio accurato della sociologia del lettore medio di cotali testate: mentre la Nazione sottolinea il gesto (“SI GETTA”) e la preposizione (“NEL”), di là l’enfasi è principalmente sull’ “EROI” e sul “FANNO”, e il resto è complemento a rimpicciolire come lacrime nella pioggia, direbbe Ridley Scott (o P.K. Dick). Vien da se che il lettore medio deve essere uno stonato da cannoni di pakistano fuor di misura, altrimenti non si capisce la ratio della scelta.

Sarebbe infine bellissimo se il protagonista positivo del salvataggio del cane de la Nazione si rivelasse uno dei due ladri fatti prendere dagli studenti del Tirreno.

E sarebbe l’apoteosi se il secondo ladro fosse stato proprio il botolo da calcio finito nel fosso…

 

 

Barney

Still life with Spray Can

Ancora una crasi tra natura morta ferroviaria e filosofia da muro. Il punto di contatto e’ ovviamente la bomboletta di vernice spray, abbandonata oramai vuota tra la sporcizia dei binari.

IMAGE00114Chissa’ a cosa e’ servita, prima. Chissa’ quale opera d’arte vandalica ha aiutato a venir fuori dalla mente del suo utilizzatore…

La chiusura musicale non c’entra moltissimo, pero’ e’ una canzone dei Fugazi, e quindi estiquaatzi. E’ molto rilassante, contrariamente ai loro classici:

Barney

Soundtrack

E’ venerdi’, e come cantano i Fugazi “le pecore contano me“…

Buonanotte.

 

Barney