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Ricordo di Faber, parlando di cover e di crisi

Oggi sarebbe stato il settantaduesimo compleanno di Fabrizio de Andre’. Faber invece se ne e’ andato in punta di piedi, dopo una feroce malattia, tredici anni fa, e se ne e’ andato lasciando il paese orfano d’un cantore del suo tempo come pochi sono stati: cinico, feroce, visionario, poetico, romantico… Uno scrittore con una voce stupenda, piuttosto che un cantautore.

Di lui ci restano i suoi dischi -centellinati in quasi quarant’anni di carriera a ritmi che poco avevano a che spartire con lo star system, che richiede uscite se non semestrali almeno ad ogni Natale (cosi’ la strenna e’ bell’e che pronta)-, i suoi scritti e le magnifiche traduzioni di poesie e canzoni di artisti stranieri, da Brassens a Villon ed Edgard Lee Masters, da Leonard Cohen a Bob Dylan.

Ricordo, anni fa, ad un convegno in Spagna una signora canadese molto fricchettona che suonava e cantava (benissimo) le canzoni di Cohen. Una sera le dissi che in Italia c’era un cantautore che aveva rifatto “Giovanna d’arco” e “Suzanne”. Lei chiese cosa cavolo aveva messo il tizio sulla musica di Suzanne (le parole sono infatti assai da scoppiati…) e io risposi che, semplicemente, aveva tradotto il testo. Con piu’ o meno tutti i concetti e le parole dell’originale.

Esattamente come succede con “Via della poverta’”, splendida ballata di Dylan che chiude uno dei suoi album piu’ belli (“Highway 61 revisited”, e non so se rendo…). Mi tocca mettere qua sotto i due testi, e le due versioni cantate perche’ entrambe sono molto belle. E poi, in tempi di crisi economica, entrambe paiono adatte.

“Desolation Row”, © Bob Dylan

 They’re selling postcards of the hanging
They’re painting the passports brown
The beauty parlor is filled with sailors
The circus is in town
Here comes the blind commissioner
They’ve got him in a trance
One hand is tied to the tight-rope walker
The other is in his pants
And the riot squad they’re restless
They need somewhere to go
As Lady and I look out tonight
From Desolation Row

Cinderella, she seems so easy
“It takes one to know one,” she smiles
And puts her hands in her back pockets
Bette Davis style
And in comes Romeo, he’s moaning
“You Belong to Me I Believe”
And someone says, “You’re in the wrong place my friend
You better leave”
And the only sound that’s left
After the ambulances go
Is Cinderella sweeping up
On Desolation Row

Now the moon is almost hidden
The stars are beginning to hide
The fortune-telling lady
Has even taken all her things inside
All except for Cain and Abel
And the hunchback of Notre Dame
Everybody is making love
Or else expecting rain
And the Good Samaritan, he’s dressing
He’s getting ready for the show
He’s going to the carnival tonight
On Desolation Row

Now Ophelia, she’s ’neath the window
For her I feel so afraid
On her twenty-second birthday
She already is an old maid
To her, death is quite romantic
She wears an iron vest
Her profession’s her religion
Her sin is her lifelessness
And though her eyes are fixed upon
Noah’s great rainbow
She spends her time peeking
Into Desolation Row

Einstein, disguised as Robin Hood
With his memories in a trunk
Passed this way an hour ago
With his friend, a jealous monk
He looked so immaculately frightful
As he bummed a cigarette
Then he went off sniffing drainpipes
And reciting the alphabet
Now you would not think to look at him
But he was famous long ago
For playing the electric violin
On Desolation Row

Dr. Filth, he keeps his world
Inside of a leather cup
But all his sexless patients
They’re trying to blow it up
Now his nurse, some local loser
She’s in charge of the cyanide hole
And she also keeps the cards that read
“Have Mercy on His Soul”
They all play on pennywhistles
You can hear them blow
If you lean your head out far enough
From Desolation Row

Across the street they’ve nailed the curtains
They’re getting ready for the feast
The Phantom of the Opera
A perfect image of a priest
They’re spoonfeeding Casanova
To get him to feel more assured
Then they’ll kill him with self-confidence
After poisoning him with words
And the Phantom’s shouting to skinny girls
“Get Outa Here If You Don’t Know
Casanova is just being punished for going
To Desolation Row”

Now at midnight all the agents
And the superhuman crew
Come out and round up everyone
That knows more than they do
Then they bring them to the factory
Where the heart-attack machine
Is strapped across their shoulders
And then the kerosene
Is brought down from the castles
By insurance men who go
Check to see that nobody is escaping
To Desolation Row

Praise be to Nero’s Neptune
The Titanic sails at dawn
And everybody’s shouting
“Which Side Are You On?”
And Ezra Pound and T. S. Eliot
Fighting in the captain’s tower
While calypso singers laugh at them
And fishermen hold flowers
Between the windows of the sea
Where lovely mermaids flow
And nobody has to think too much
About Desolation Row

Yes, I received your letter yesterday
(About the time the doorknob broke)
When you asked how I was doing
Was that some kind of joke?
All these people that you mention
Yes, I know them, they’re quite lame
I had to rearrange their faces
And give them all another name
Right now I can’t read too good
Don’t send me no more letters, no
Not unless you mail them
From Desolation Row

 

 

 “Via della poverta’”, © de Andre’-De Gregori,

 

Il Salone di bellezza in fondo al vicolo
è affollatissimo di marinai
prova a chiedere a uno che ore sono
e ti risponderà “non l’ho saputo mai”.
Le cartoline dell’impiccagione
sono in vendita a cento lire l’una
il commissario cieco dietro la stazione
per un indizio ti legge la sfortuna
e le forze dell’ordine irrequiete
cercano qualcosa che non va
mentre io e la mia signora ci affacciamo stasera
su via della Povertà.

Cenerentola sembra così facile
ogni volta che sorride ti cattura
ricorda proprio Bette Davis
con le mani appoggiate alla cintura.
Arriva Romeo trafelato
e le grida “il mio amore sei tu”
ma qualcuno gli dice di andar via
e di non riprovarci più
e l’unico suono che rimane
quando l’ambulanza se ne va
è Cenerentola che spazza la strada
in via della Povertà.

Mentre l’alba sta uccidendo la luna
e le stelle si son quasi nascoste
la signora che legge la fortuna
se n’è andata in compagnia dell’oste.
Ad eccezione di Abele e di Caino
tutti quanti sono andati a far l’amore
aspettando che venga la pioggia
ad annacquare la gioia ed il dolore
e il Buon Samaritano
sta affilando la sua pietà
se ne andrà al Carnevale stasera
in via della Povertà.

I tre Re Magi sono disperati
Gesù Bambino è diventato vecchio
e Mister Hyde piange sconcertato
vedendo Jeckyll che ride nello specchio.
Ofelia è dietro la finestra
mai nessuno le ha detto che è bella
a soli ventidue anni
è già una vecchia zitella
la sua morte sarà molto romantica
trasformandosi in oro se ne andrà
per adesso cammina avanti e indietro
in via della Povertà.

Einstein travestito da ubriacone
ha nascosto i suoi appunti in un baule
è passato di qui un’ora fa
diretto verso l’ultima Thule,
sembrava così timido e impaurito
quando ha chiesto di fermarsi un po’ qui
ma poi ha cominciato a fumare
e a recitare l’A B C
ed a vederlo tu non lo diresti mai
ma era famoso qualche tempo fa
per suonare il violino elettrico
in via della Povertà.

Ci si prepara per la grande festa
c’è qualcuno che comincia ad aver sete
il fantasma dell’opera
si è vestito in abiti da prete
sta ingozzando a viva forza Casanova
per punirlo della sua sensualità
lo ucciderà parlandogli d’amore
dopo averlo avvelenato di pietà
e mentre il fantasma grida
tre ragazze si son spogliate già
Casanova sta per essere violentato
in via della Povertà.

E bravo Nettuno mattacchione
il Titanic sta affondando nell’aurora
nelle scialuppe i posti letto sono tutti occupati
e il capitano grida “ce ne stanno ancora”,
e Ezra Pound e Thomas Eliot
fanno a pugni nella torre di comando
i suonatori di calipso ridono di loro
mentre il cielo si sta allontanando
e affacciati alle loro finestre nel mare
tutti pescano mimose e lillà
e nessuno deve più preoccuparsi
di via della Povertà.

A mezzanotte in punto i poliziotti
fanno il loro solito lavoro
metton le manette intorno ai polsi
a quelli che ne sanno più di loro,
i prigionieri vengon trascinati
su un calvario improvvisato lì vicino
e il caporale Adolfo li ha avvisati
che passeranno tutti dal camino
e il vento ride forte
e nessuno riuscirà a ingannare il suo destino
in via della Povertà.

La tua lettera l’ho avuta proprio ieri
mi racconti tutto quel che fai
ma non essere ridicola
non chiedermi “come stai”,
questa gente di cui mi vai parlando
è gente come tutti noi
non mi sembra che siano mostri
non mi sembra che siano eroi
e non mandarmi ancora tue notizie
nessuno ti risponderà
se insisti a spedirmi le tue lettere
da via della Povertà.

 

Ci sarebbe poi la versione punk (?!!!) dei “My Chemical Romance”, che chiude “Watchmen” sui titoli di coda, ma vorrei evitare moccoli, e quindi chi la vuole sentire se la recuperi. A me fa ridere.

 

Barney

Notizie inutilissime ma buone per invettive ad ampio spettro

Dopo lo sfrangimento di maroni del disco, che se uno non lo comperava che natale sarebbe stato? il fetido e inutile coro femminile (?????!!!!!!!) belga (su, dai… E’ uno scherzo, vero?) Scala & Kolacny sta per sbarcare in Italia ad inizio marzo. Le date non le so e non le direi manco le sapessi, ma se ascoltate la radio vedrete che la notiziona vi tartassera’ il cervello piu’ volte all’ora.

Il mio interesse per questi guitti della -scusate- musica e’ pari a zero, ma siccome anche loro hanno voluto copiare Vasco Bossi e coverizzare “Creep”, non posso non mandare Scala & Kolacny affanculo, assieme alle ben duecento fanciulle che fan salire il Belgio al primissimo posto nella lista dei paesi da nuclearizzare pesantemente.

Dopo avere portato via tutta la loro birra, sia chiaro. Tanto, gente che ascolta Scala & Kolacny non ha alcun diritto su niente.

Via, sentiamoci i Radiohead, va’…

 

Barney

 

Kim il-Sung e’ responsabile anche di questo!

Titolo politicamente scorrettissimo per presentare un quintetto di fisarmoniche (?!!) nordcoreane (!!!!!) che re-interpretano con brio, verve sbarazzina, incoscienza inconsapevole e due presine di sale grosso un classico del pop di serie “z” degli anni ’80. Here it is!

Si: e’ proprio “Take on me” degli a-ha in salsa oriental-romagnola, ma a mia discolpa posso dire che fa parte di un progetto multiculturale norvegese di cui si trova traccia, forse, qui e qui.

Ecco, ora posso anche chiudere.

 

Barney

Che Natale sarebbe, senza il fottutissimo disco di Skala e Kolacny?

Apprendo dalla radio (il medium mainstream di casa Panofsky, cosi’ ho gia’ mandato in vacca il post in mezza riga…) che per avere un Natale veramente splendido dovrei acquistare il disco di Skala e Kolacny.

Mai coverti, ‘sti eccelsi e ignoti sbrindellatori di note musicali oltreche’ -mi immagino- stracciatori di maroni senza anestesia, ma in sottofondo al refrain pubblicitario si sente un orrendo coro di voci bianche che canta “a capellaViva la vida dei Coldplay in una maniera che mi spingerebbe piu’ a comperare un AK-47 d’occasione e cercare questi Skala e Kolacny (uomini o bestie che siano) in Belgio (no, dico: ma quando mai in BELGIO s’e’ sentito dire che fanno musica decente? Ecco…), raggrupparli assieme alle ragazze del loro coro e vedere di rifare “Stille Nacht” con accompagnamento calibro 7,62 e randelli di quercia.

Ma siamo tutti piu’ buoni, a Natale, via!

Quindi, lasciamo pure al negozio il disco di Scazzo e Colite e le loro ragazzine passibili di attenzioni pedofile dai solerti preti belgi, e vediamo di consigliare qualcosa di veramente divertente. E di addirittura gratis, incredibile dictu. E partiamo citando un gruppo che in molti (io, l’omino del mio cervello e un altro paio a caso) ricorderanno: i Fugazi. I Fugazi sono -erano?- un gruppo indie rock post punk che prende il nome da un acronimo militare che i Marines USA usavano durante la guerra del Vietman: “Fucked Up, Got Ambushed, Zipped In“, il cui significato tradotto semplicisticamente e’: “Siamo nella cacca sino all’attaccatura dei capelli”.

I Fugazi sono stati una delle prime band punk-hardcore merregane, e non hanno mai inclin- sottosta–  non si sono mai piegati alle major del disco, preferendo rimanere un fenomeno di culto per pochi adepti piuttosto che diventare i Green Day prima della nascita dei Green Day. Gente di sanissimi principii e di solidissimo rock, come testimonia questo pezzullo live qua sotto:

Scusate i ragazzi per il suono sporco e la bassissima qualita’ degli ampli, ma l’energia che trasuda da ogni secondo di questo brano e’ raggiungibile da Legadue e Vasco Bossi solo se al posto loro suonassero i Who, giusto per mettere i puntini sulle “i”.

Ma cosa c’entrano i Fugazi con Scampia e Collecchio? Oh, calmini che c’arrivo, su! Allora, c’e’ un gruppo, o crew, o mandria di rappettari che si chiama “Wu-Tang Clan“. Roba da negroni di tre metri con il radiolone sulla groppa e lo “Yo, brotha!” sempre sulle labbra. Ecco, ‘sti scoppiati qua hanno dato vita all’incrocio genetico Wugazi, che unisce il rap dei Wu-Tang con l’hardcore dei Fugazi.

Il risultato e’ assolutamente godibile, altro che la puttanata del disco “Skala e Coppia di tre” che mi pubblicizzano alla radio! E soprattutto, non si compra: si scarica gratuitamente da qui.

Buon Natale!

 

Barney

Celebrity deathmatch: Chrissie Vs. Debbie

Stamani in macchina m’e’ capitato di risentire questa canzone qua:

E’ il brano che alla fine degli anni ’90 ha riportato alla ribalta i Blondie, dopo anni di oblio. E dire che la band di Debbie Harry aveva tirato fuori pezzoni rock-pop-funky-quel che vi pare, come “Heart of glass”, o “Call me”, a cavallo tra gli anni ’70 e gli ’80. “Call me” presumo sia ancora una delle hit piu’ ballate in qualsiasi discoteca (parlando come se ne avessi mai frequentata una, il che non e’…):

Ma insomma, i Blondie fanno parte della mia adolescenza e di quella dei miei coetanei, tutti innamorati della bionda e brava Debbie.

Io, invece, no.

Io ho sempre preferito le donne more, e le chitarriste. Quindi va da se che per me esistevano solo Chrissie Hynde e i Pretenders:

anche perche’ -e diciamolo!- suonavano meglio; almeno dal mio punto di vista…

Poi, dopo Chrissie e Debbie, vennero fuori gruppi addirittura tutti femminili: le Bangles, le Go Go’s di Belinda Carlisle, poi si arriva a una quindicina di anni fa e alle -Dio mi fulmini per la bestemmia!- Spice Girls. Una parabola inarrestabile, insomma, che vede il minimo sempre piu’ in basso e sempre piu’ determinato dai gusti di Maria De Filippi. E allora tout se tient, come direbbe Sarkozy.

Ma non posso certamente chiudere qui cosi’, senza farvi ascoltare la carola natalizia che Chrissie Hynde e i Pretenders hanno scritto una trentina d’anni fa: 2000 miles.

 

Barney

 

La notizia del giorno

Il giorno e’ il 12 Novembre 2011. E ovviamente la notizia e’ il sessantaseiesimo compleanno di Neil Young, che credevate?

Che dio ci conservi il rocker di Toronto ancora in forma e ispirato cosi’ come oggi ancora per tanti anni, perche’ la musica e’ un importante complemento alle nostre misere vite. Festeggio il compleanno di uno dei musicisti che amo di piu’ con un pezzo ignoto al grande pubblico (quelli che divorano ogni rutto di Blasco Bossi e LegaDue, e che acquistano in anticipo il cofanetto di rarita’ isteriche di Lalla Marchini), tratto da un disco schifato dalla massa (sempre quelli di cui sopra) e massimamente da coloro che conoscono le altre cose -tante- fatte da Young. A me piace tantissimo, sia il disco che il brano che lo chiude, ma si sa: sono strano e anticonformis rompicoglioni.

Parlo di “Shots“, ultimo pezzo di Re.ac.tor, disco del 1981 che mischia rock pesantissimo a ballate meno elettrificate e piu’ younghiane. Il disco ha una scritta in latino, sul retro:

Deus, dona mihi serenitatem accipere res quae non possum mutare, fortitudinem mutare res quae possum, alque sapientiam differentiam cognoscere

che spiega molto sullo stato d’animo col quale e’ stato concepito. E’ stato registrato in un momento buissimo della vita di Neil Young, momento che ha dato origine al suo impegno per la Bridge School.

Vabbe’, bando alle ciance e largo ad una versione live unplugged per chitarra acustica, armonica e voce di “Shots”, che e’ anche l’unica che si trova in rete. E in culo al nano, ovviamente.

 

Barney

 

Won’t get fooled again!

La notizia del giorno la do’ immediatamente, poi vi lascio alla lettura integrale della stessa.

Pete Townshend ha dichiarato che iTunes e’ un vampiro digitale nei confronti, soprattutto, dei giovani artisti.

Il motivo? Il gigante della musica su web ha stravolto la piramide del prodotto-musica, lasciando solamente la figura di distributore-venditore. Se questo va bene per i musicisti affermati, la mancanza ad esempio della funzione della promozione e’ -a detta di Pete- una disgrazia per i giovani non ancora affermati.

L’intervento integrale del chitarrista del mio gruppo preferito da almeno 30 anni (dal momento in cui ho iniziato ad ascoltare musica, cioe’) e’ qua: uno speech alla BBC.

La notizia in salsa mista sulla rete:

Uno, su RollingStone

Due, su OKMusic

Tre, su Lettera43

Quattro, addirittura sull’Huffington Post.

Il mio commento: Pete ha quasi settant’anni, ma usa le tecnologie da sempre. Questo per dire che non e’ uno che critica cio’ che non capisce/non usa. Quello che dice e’ condivisibile in gran parte, e poi se c’e’ da tirare un sasso contro Apple, chi sono io per tirarmi indietro? Incidentalmente, lo stesso identico discorso lo si puo’ applicare anche ad Amazon e al suo modello di business. Il discorso sarebbe lungo, magari un’altra volta mi impegno di piu’…

Chiusura che giustifica il titolo e tira uno schiaffo in faccia a Vasco Bossi, quel cantante coi capelli grassi:

 

Barney