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xkcd: Seven Years

Randall molto personale e molto romantico, oggi:

seven_years

E’ la storia del tumore della sua compagna, scoperto sette anni fa, e del fatto che la medicina -per adesso, ma incrocio le dita per lui- l’ha sconfitto.

La medicina, non il santone di turno.

La striscia cita altre strisce pubblicate in passato (alcune di quelle che parlano di questo): sette anni passati a dover prendere in considerazione una ricaduta, e quindi il terrore che la vittoria sia stata solo parziale. Ma la speranza, come si vede dalle ultime vignette, e’ che tra altri sette anni i due possano vedere insieme la prossima eclissi di Sole.

Alt text:

[hair in face] “SEEEVVEENN YEEEAAAARRRSSS”

 

Barney

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Filosofia da muro #112 (hat trick: pendolante)

E’ la seconda parte di un dittico involontario e non previsto dagli autori, che semplicemente hanno usato quasi la stessa tela.

Siamo infatti, incredibilmente, nello stesso bagno di questa scritta qua, e sempre Pendolante mi omaggia della nuova perla di saggezza:

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Visto che pendolante e’ una signora che ha modi da signora, assumo che la ritirata ferroviaria sia per il gentil sesso. Questo sicuramente spiega la lindezza che si evince da questa foto e dall’altra, e l’assenza dei tipici graffiti da bagno dei maschi, che in genere decantano le lodi di Maila, porca e maiala, 335 xx58975 ore pasti. O declamano in centimetri l’amMore che Fausto potrebbe elargire agli interessati.

E’ quindi donna anche chi ha scritto la frase sopra, e siccome io sono uomo potrei rispondere alla domanda. Che e’ tipica, diciamolo, delle donne.

A cosa pensiamo quando stiamo zitti, noi maschi?

Spessissimo a nulla, ve lo assicuro. E’ solo un momento di riposo per i tre neuroni rimasti.

Poi riprendiamo a parlare, forse meno di quel che la scrivente vorrebbe.

Una che ha capito come sono gli uomini e’ lei, uscita chissa’ quante volte:

 

Barney

 

2017 o 1933?

Tra fumetti e romanzi di fantascienza trovo il tempo di leggere anche altro.

In questi mesi mi sono centellinato un libro splendido, “Postwar” di Tony Judt, migliaia di pagine sulla storia dell’Europa dopo la seconda guerra mondiale, e mentre stavo finendo questo capolavoro di storia moderna m’e’ capitato per le mani “Come si diventa nazisti” di William Sheridan Allen. Quest’ultimo e’ inquietante non tanto per quel che racconta (l’ascesa del partito nazionalsocialista in un paesotto tedesco dell’inizio degli anni ’30, attraverso scarne testimonianze di cronaca locale e minuziose conte di raduni, manifestazioni, risse, elezioni), ma per come i fatti possono tranquillamente essere trasportati in questa epoca e adattati al rigurgito di nazionalismo cui stiamo assistendo oggi.

Certo, mancano gli ebrei prima emarginati, poi deportati, ma il resto c’e’ tutto: la crisi economica, i migranti che ne sono causa unica agli occhi del popolino, l’incapacita’ della politica di rispondere alla situazione, l’inizio degli episodi di squadrismo, le divise, le bandiere, i cortei… C’e’ tutto, e se qualcuno si mette a sorridere quando i naziskin di Sarcazzo Alta irrompono in una riunione per leggere i loro proclami, se l’affermazione ad Ostia di CasaPound sembra folklore, se Forza Nuova che sfila vestita di nero sotto una redazione di un giornale vi fa venire in mente il carnevale. beh, secondo me avete bisogno di leggere entrambi i libri.

nazisti postwarPoi, solo dopo potete prendere per il culo i nuovi nazisti dell’Illinois; con attenzione pero’: l’ironia non e’ mai stata capita troppo ne’ dagli idioti ne’ dai nazisti.

 

 

Barney

 

Stasera s’e’ fatta la storia

La storia con la “s” minuscola, come s’addice al tempo e al livello culturale del paese. Che s’e’ fermato per un paio d’ore a sperare contro ogni logica e ogni cabala che la nazionale di calcio tra le piu’ brutte che io abbia mai visto facesse non uno, ma addirittura due gol alla Svezia, team di fabbri, boscaioli e cacciatori di foche che con il pallone hanno la stessa dimestichezza che c’ho io, ovvero molto poca.

Pero’ la data -almeno l’anno, via…- la si ricordera’ per decenni, cosi’ come successe per i mondiali del 1958 di cui tutti ovviamente oggi sapevano tutto quel che c’e’ da sapere: l’unica edizione in cui l’Italia riusci’ a non qualificarsi. Si giocarono in Svezia, e la cosa avrebbe dovuto preoccupare un minimo. Invece no: l’ottimismo scorreva forte nel popolo italico, che poneva illogica e folle fiducia in una nazionale guidata da un onest’uomo del tutto fuori ruolo, messo li’ da quell’altro omino buffo di Tavecchio, quello che fa il presidente della Federazione Italiana Gioco Calcio a forza di battute sui negri e tentativi disperati ed inefficaci di coniugare i verbi regolari meglio di come farebbe un negro.

Tutto assolutamente regolare, nessuna sorpresa e nessun dolore: siamo in Italia, cosa volevamo che succedesse?

La cosa positiva, dicevo, e’ che il popolo ha imparato una data storica: nel 2017 la nazionale di calcio non si qualifico’ per i mondiali di Russia.

Cosi’, al prossimo quizzettino preserale in cui lo sfoggio di ignoranza e’ richiesto piu’ della cravatta o dell’abito da gran sera per le dame non succedera’ piu’ quel che e’ successo la scorsa settimana su Rai Uno.

Questo:

matteotti

I concorrenti hanno cannato tutti, finche’ la risposta corretta non e’ rimasta a premiare l’asino che ha avuto la possibilita di dare una seconda risposta. E non dovendo scegliere ha -per cosi’ dire- indovinato.

Con la mancata qualificazione ai mondiali non succedera’, ne sono certo.

 

Barney

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lucca Comics and Games 2017

Credo sia il capitolo finale, il passaggio definitivo da evento per appassionati a prodotto per bimbiminkia seguaci del flusso e del “si deve fare/si deve andare/lo si deve guardare”.

Da crema a merda, insomma.

Le mostre sono state come sempre eccellenti, con la personale di Bertolucci una spanna sopra il resto. Igort non mi e’ mai piaciuto molto, visto che disegna piu’ da giapponese che da europeo,  Sio e’ un buon prodotto ma NON da mostra, le due ragazze che disegnano per adolescenti sono fuori dal mio target e Whelan (il disegnatore del manifesto di quest’anno) e’ forse troppo scolastico per farmelo piacere del tutto (anche se ha illustrato sia “La torre nera” che “La ruota del tempo”).

I cosplayer sono come tutti gli anni un piacere per gli occhi, e la massa di persone che ha invaso la mia citta’ una piacevole iniezione di vita.

Quello che proprio non reggo e’ l’ (inevitabile?) mercificazione di tutto quel che e’ mercificabile, e l’applicazione del modello “Rolling Stones” all’evento, con la scusa che e’ per la sicurezza ma in realta’ solo perche’ del tutto funzionale al lucrare su -quasi- tutto.

Per esempio: nel raggio di 5 chilometri dalla citta’ non esiste un parcheggio gratuito. Nemmeno per i residenti, che per uscire dal centro storico devono seguire percorsi che variano non di giorno in giorno, ma di ora in ora, tra chicanes e moccoli sulla segnaletica inesistente.

Ancora: il classico concerto di Cristina D’Avena, trasformato da happening ad ingresso libero in un prive’ per 3000 fortunati in possesso di tagliando di autorizzazione all’accesso. Che si stacca solo se hai pagato il biglietto per l’evento.

Banchetti di venditori di cibo ogni cinquanta metri, sensi unici pedonali che -pure loro- cambiano con i giorni e le ore del giorno, code immense per puttanate acchiappa-coglioni come “il castello di Hogwarts” che in realta’ e’ solo un padiglione in cui puoi COMPRARE la qualunque associata ai libri e ai film di Harry Potter, o il baluardo delle mura trasformato in posto dove si puo’ “rivivere” l’atmosfera di Stranger Things e incontrare per 10 minuti gli attori della serie.

L’unica cosa gratis pare sia rimasta l’accesso ai cessi chimici, da tutti definiti un incrocio tra una fogna a cielo aperto di Calcutta e un maelstrom di merda.

Suggerisco agli organizzatori di lasciare lo stato dei cessi chimici cosi’ come adesso, MA di renderli accessibili solo con una moneta da 2 Euro, credo sia fattibile e renderebbe anche l’andare a pisciare organico con tutto il resto: mungere la vacca finche’ ha una goccia di latte. In alternativa, i residenti potrebbero aprire le loro case per bisogni fisiologici impellenti a prezzi di favore (5 Euro mi sembra adeguato, non c’e’ nemmeno da fare troppi conti per l’eventuale resto).

Qua sotto una delle tavole di Taiyo Matsumoto, altro autore presente alle mostre a Palazzo Ducale. Un giapponese piu’ europeo di Igort.

igort2017

 

Barney

Filosofia da muro #109 e #110 (hat trick: neurino)

Luca, milanese emigrato a Brema, mi spedisce questo florilegio doppio dai muri della fortezza di Belgrado:

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C’e’ di tutto, un paio di calligrafie si stagliano sul resto e vergano a bomboletta blu frasi apodittiche. La mia preferita e’ quella qua sopra a sinistra: “non voglio essere tuo amico, voglio baciarti il collo” e’ la traduzione letterale, ma molto probabilmente il significato e’ diverso, e ci si arriva abbastanza facilmente anche senza google a cosa puo’ anche essere  il collo… Pure la filosofia spicciola e pratica che consiglia di aggiungere vodka se la vita ti da’ limonate non e’ male, e come non notare l'”I hate that I love u“?

Un tazebao su cui risalta pure l’italico “basta” a dare quel tocco internazionale che fa subito casa.

Quasi quanto un “Pisa merda”.

Quasi…

 

La musica piacera’ al delatore. E’ un gruppo genovese che ho sentito dal vivo anni fa, molto bravi e molto in tema geografico:

 

Barney

 

 

 

Il Paese e’ (ir)reale

Sono di ritorno da una due giorni in giro per -soprattutto- aeroporti, in cui ho avuto modo di verificare -sempre ve ne fosse il bisogno…- uno dei motivi per i quali l’Italia arriva sempre dopo la banda.

Ho avuto davanti due CEO (ossia due amministratori delegati) di due aziende, una grande (circa 800 dipendenti), l’altra enorme (40.000 dipendenti). Mercato aerospaziale e difesa, quindi per definizione globale e ancor piu’ per definizione strategico.

Tra le tante cose che accomunano i due (ottimo inglese pur non essendo nessuno dei due inglese, preparazione notevole sulle innumerevoli cose che fanno le due aziende, brillantezza nell’eloquio) quella che e’ saltata piu’ ai miei occhi e’ stata l’eta’. Il piu’ vecchio, quello dell’azienda enorme, ha 48 anni.

L’altro non arriva a 40, anzi credo ne abbia appena 35.

Mi chiedo se avremo mai in Italia una situazione del genere (retoricamente; la risposta e’ “col cazzo che l’avremo”), con aziende che fatturano miliardi di Euro guidate da un neanche cinquantenne che s’e’ presentato sul palco di Monaco di Baviera appena dopo essere rientrato da una conferenza negli USA, che ha spaziato su decine di argomenti a braccio, con slide di sottofondo (parete di dieci metri per tre) fatte solo di fotografie di aerei, satelliti e razzi. Senza una scritta in Comics Sans, magari gialla su sfondo blu come ho visto fare migliaia di volte in Italia[1].

Uno dei motori del cambiamento e’ il ringiovanimento della classe dirigente, e qua il ringiovanimento piu’ clamoroso lo ha portato uno come Matteo Renzi, profittando di congiunzioni astrali irripetibili e uniche, aggiunte alla capacita’ di cavalcare l’onda empatica del malessere nazionale. Piu’ che un ringiovanimento mi e’ sembrato un rimescolamento, perche’ di novita’ fattuali non mi pare ne abbia portato. A discorsi si, ma si sa che i discorsi li porta via il vento.

Ma torniamo a noi.

Stamani il CEO quarantottenne era accompagnato dal suo top management. Anche li’ i giovani non mancavano, e anche stavolta il paragone con l’Italia e’ impietoso. Basti dire che io (il cinquantenne italiano) abbassavo notevolmente la media dell’eta’ della pattuglia nazionale industiale, formata da ben tre persone.

La finisco qui, lascio a Manuel Agnelli il commento musicale.

[1] mi piacerebbe sapere a chi e’ venuta per prima l’idea di usare il Comics Sans per una presentazione che non sia quella di un bambino di terza media. Probabilmente ad un CEO italiano di almeno sessant’anni, che ha visto usare powerpoint dalla nipotina…

Barney