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Filosofia da muro #96 e #97 (hat trick: Pendolante)

Katia “Pendolante” in trasferta a Firenze mi manda questi due scatti:

FammiunPIGucciNO

La prima e’ una classica discussione filosofico-esistenziale che solo sui muri trova la sua piena compiutezza: una domanda-risposta con ribattuta della stessa domanda che trascende il semplice graffito e va alla base della vita, l’universo e tutto quanto.

Una terza mano chiosa ermeticamente con un enigmatico “fammi un pi”, di cui non voglio sapere di piu’.

La seconda e’ bella, perche’ Katia mi avverte che e’ vergata in piccolissimo (e si vede dal confronto con la sua mano) a lato di una vetrina che vende scarpe griffate. Certo, un po’ piu’ di coraggio e decisione non avrebbe guastato…

Barney

Filosofia da muro #85 (hat trick: Pendolante)

Stavolta dovrei dire chapeau, perche’ la pendolatrice modenese mi spedisce l’immagine qua sotto da uno dei corridoi di collegamento tra le linee 4 e 12 della Metro di Parigi. Stazione Marcadet-Poissonniers, per la precisione. La sua precisione, chiaramente.

E’ un’opera mista, pennarello su cartellone pubblicitario, come possiamo vedere qua sotto:

VeLOGAN

Si annuncia sul cartellone l’uscita di “Logan”, capitolo forse finale della saga del mutante piu’ amato dalle donne, Wolverine. Scopro addirittura che il film sara’ proiettato a Berlino, fuori concorso.

Una mano ignota -non si sa se burlona o appassionata- ha trasformato il LOGAN a caratteri cubitali in un VEGAN, e per completare l’opera mi fa notare Katia che lo stesso pennarello ha cancellato pure “son” davanti a “heure est venue“. Per cui, a una lettura attenta il cartellone adesso recita VEGAN heure est venue. Immagino le feste, a base di hamburger di tapioca e seitan, annaffiati da abbondante succo di barbabietola…

Ma a guardarla bene, la scritta, si nota che la V e la E stanno sopra una L ed una O, e se si leggono le quattro lettere nella sequenza temporale corretta abbiamo LOVE. Romantico, c’e’ anche il tramonto vicino agli artigli di adamantio di Logan…

Infine, se ci viene in mente di leggerle nella sequenza temporale “sbagliata” vien fuori un VELO che ci sta abbastanza bene se lo si legge con l’accento: d’altra parte e’ Parigi, no?

Tutto sommato propendo per la prima lettura: una battuta sagace di qualcuno che vegano proprio non ce lo vedo.

Morrissey invece e’ un vegano talebano, pero’ canta bene.

 

Barney

 

 

Filosofia da muro #84 (hat trick: Pendolante)

Katia colpisce ancora, e spedisce da Modena questa foto che e’ ancora una volta un ponte tra la filosofia da muro e la still life:

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E’ molto bella, molto attuale, molto forte. Anche per tutte quelle traversina in prospettiva che puntano dritte al cuore dell’immagine.

La scritta bilingue presumo che dica la stessa cosa in tedesco ed in italiano, ed ha una certa ironia cinica, a descrivere didascalicamente l’immagine dell’immigrata (o migrante) che pare tutto fuorche’ pericolosa. Ma non ha i documenti, quindi attenti!

Chissa’ dove e’ stato fatto il murales, chissa’ chi l’ha fatto; magari proprio un immigrato (o migrante). Forse davvero quel carro merci ha ospitato migranti stremati dal viaggio verso chissa’ dove, oppure -al contrario- il tutto e’ frutto della mano educata di qualcuno che i migranti (o immigrati) li considera veramente pericolosi, soprattutto se non hanno i documenti.

E’ il bello delle scritte sui muri (o sui carri ferroviari): ti lasciano sempre con piu’ domante che risposte. Ti fanno spesso pensare. E questo e’ sempre piacevole.

Per la musica, ci vedrei bene Samba Toure’…

 

Barney

Filosofia da muro #83 (hat trick: Pendolante)

Questa volta la gratitudine e’ tutta per Katia “Pendolante” M., che oramai detiene almeno la co-titolarieta’ di questa rubrica con uscita periodicamente casuale.

La foto e’ scattata a Trieste, e mi piace molto la WesAndersoneita’ dello scatto, la simmetria scandita a sinistra da strati e strati di manifesti appiccicati gli uni sugli altri e gli uni sugli altri strappati, a destra da una griglia-sfiatatoio anch’essa oggetto di grafomaniaci locali. Ma non quanto il cuore della foto, dove in un dialetto a me ignoto (sara’ mica friulano?) una mano dichiara apoditticamente in viola qualcosa che a me suona tipo “spari talmente tante cazzate a due a due che prima o poi diventan dispari”, e chiude il tutto con un punto definitivo. Amen.

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La bomboletta rossa, usata da altra mano, credo alluda all’uso un po’ troppo disinvolto del fiasco di vino da parte del primo scriba. E anche qua la scritta e’ definitiva, suggellata da un punto esclamativo che non ammette repliche nel momento in cui declama una verita’ lampante. Il resto e’ contorno al dialogo, e non fa che abbellire il tutto. Bella, complimenti a Pendolante.

A chiudere? Non mi chiedete perche’ ma mi ci sta bene una Patti Smith di pochi anni fa.

 

Barney

 

Filosofia da muro #82 (Hat trick: F.M. Fabbri)

In realta’ la segnalazione e’ della solita Pendolante, che pero’ attribuisce al marito lo scatto (e in effetti egli, come tutti i fotografi professionisti, ne rivendica la paternita’), e colloca la scritta su una porta di Reggio Emilia. Le voila’:

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Ci sarebbe parecchio da dire.

Per esempio, io avrei scritto “dribBliamo”, con due “b”.

Ma questo e’ il meno. L’ovale perfetto sopra l’unica “b” ha il suo perche’, cosi’ come la buca delle lettere in marmo a destra. Nel mezzo un “Try Ton” che potrebbe anche essere “Tay Ton”, serve ad unire forma e sostanza anche se non ho idea di cosa significhi.

Io la chiuderei con una roba Reggiana DOC, chesso’… Questa qua per esempio:

 

Barney

Filosofia da muro #77 (hat trick: Pendolante)

Katia “Pendolante” -che fa foto sempre belle- mi spedisce questa splendida immagine che e’ filosofia da treno (e da Pendolante che ci dobbiamo aspettare?):

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La colonna sonora e’ del Re dei Troll 2016, quello che ha fatto sbroccare la Mussolini e migliaia di leghisti a caso, che e’ anche autore della “rima” vergata sul vagone.

 

Barney

 

Filosofia da muro #72 (hat trick: Pendolante)

Katia “Pendolante” M. colpisce ancora, spedendomi una foto a meta’ tra un graffito e una natura morta ferroviaria:

foto

E’ bella la definizione geometrica del tutto, ma la scritta e’ quella che mi ha fatto dire subito “la pubblico”. Non per il “Sav” finale, che potrebbe essere Saverio, ma per l’Ufo sopra. Inteso non come oggetto volante non identificato, bensi’ come il bassista della piu’ famosa band pisana, gli Zen Circus.

Scopro solo ora che Ufo ha anche un nome “vero”, Massimiliano. Ma davvero importa poco, il suo basso e’ elemento imprescindibile della musica degli Zen. E per tutti e’ Ufo e stop.

Un mesetto fa e’ uscito il nuovo disco degli Zen Circus, “La Terza Guerra Mondiale”, che suoneranno dal vivo a fine novembre al Cage. Se siete da queste parti, accorrete numerosi perche’ live i tre meritano sempre di essere ascoltati.

Altrimenti, godetevi (si fa per dire, visto il tema e il video) questa tremenda “Zingara (il cattivista)”. Alla fine del brano c’e’ la voce ricampionata del Colonnello Kurtz da “Apocalypse Now”.

Senno’ c’e’ sempre “Amici”…

 

 

Barney

 

Post Scriptum: l’idea di mettere i deliranti messaggi che si trovano a pacchi su Internet venne qualche anno fa anche a Gipi, che inseri’ l’ulteriore genialata di far leggere il tutto ad un sintetizzatore vocale. Il risultato e’ un capolavoro.