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Filosofia da muro #112 (hat trick: pendolante)

E’ la seconda parte di un dittico involontario e non previsto dagli autori, che semplicemente hanno usato quasi la stessa tela.

Siamo infatti, incredibilmente, nello stesso bagno di questa scritta qua, e sempre Pendolante mi omaggia della nuova perla di saggezza:

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Visto che pendolante e’ una signora che ha modi da signora, assumo che la ritirata ferroviaria sia per il gentil sesso. Questo sicuramente spiega la lindezza che si evince da questa foto e dall’altra, e l’assenza dei tipici graffiti da bagno dei maschi, che in genere decantano le lodi di Maila, porca e maiala, 335 xx58975 ore pasti. O declamano in centimetri l’amMore che Fausto potrebbe elargire agli interessati.

E’ quindi donna anche chi ha scritto la frase sopra, e siccome io sono uomo potrei rispondere alla domanda. Che e’ tipica, diciamolo, delle donne.

A cosa pensiamo quando stiamo zitti, noi maschi?

Spessissimo a nulla, ve lo assicuro. E’ solo un momento di riposo per i tre neuroni rimasti.

Poi riprendiamo a parlare, forse meno di quel che la scrivente vorrebbe.

Una che ha capito come sono gli uomini e’ lei, uscita chissa’ quante volte:

 

Barney

 

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Filosofia da muro #111 (hat trick: pendolante)

Ancora Pendolante, da Reggio Emilia, a fornire questa scritta in bella calligrafia su muro cittadino:

semprein2

Siamo nel campo delle citazioni di quella che adesso si chiama “musica”, ovvero persone che escono da talent a caso, o -come per l’autore di questi versi- vivono di visualizzazioni su Youtube. Contate a milioni. Il musicista e’ tal Carl Brave, qua assieme a talaltro Franco 126 che performano “Sempre in 2”, attualmente visto 4 milioni e 292 mila volte e che non sara’ la colonna sonora del pezzo, sappiatelo sin d’ora. I due sono rapper romani, per chi fosse appassionato al genere.

Oltre alla bella mano che ha riportato una strofa della canzone, la foto cela una aggiunta quasi invisibile, in minuscole lettere rosse.

No, non il “Ti amo, Marco” a destra, a sormontare un cuore pure rosso che sta sbiadendo come la dichiarazione (chissa’ se lo ama ancora, quel Marco…).

Parlo di quella specie di rebus che inframmezza con una qualche logica che al momento mi sfugge la parola “intera”.

Se ingrandite potete osservare una “H” tra la “T” e la “E”, una “E” piccola che fa da apice alla stessa “E” di prima, ed infine una “Y” tra la “R” e la “A”.

A unire i puntini verrebbe fuori THEERYA, THE ERYA, o addirittura IN THE ERYA. Google mi informa che Erya e’ il piu’ vecchio dizionario cinese, e questo -ve ne fosse bisogno- ammanta di oscuri significati il tutto.

La composizione e’ firmata .17, che potrebbe essere dot17 inteso come nickname, o un calibro da fucile, o chissa’ cos’altro.

Molto bella la foto in se: il muro, le bici, lo scorcio di via a sinistra, il tubo nero ad interrompere lo scatto a destra, il cartello stradale da cui si intuisce che quella strada e’ a senso unico. Forse.

Questo brano ha 475 visualizzazioni e basta, sul Tubo. Mia figlia direbbe che la conosco solo io, ma questa in realta’ la conosce anche lei, perche’ e’ la mia sveglia mattutina.

 

Barney

 

 

Filosofia da muro #106 (hat trick: pendolante)

Un altro reperto di graffito che mi ha spedito Katia “Pendolante“, direttamente dalla latrina di una stazione emiliana, che mostra alcune cose.

Intanto la scritta:

ibernati

Allora: se quello e’ davvero un muro d’un bagno di una stazione, chapeau alla stazione e ai frequentatori del bagno.

Anche la grafia e’ bella sfarfallante: un misto di maiuscole, corsivi, script che paiono messi a casaccio e che datano la mano piu’ d’una carta di identita’ (direi tra i diciotto e i ventitre’ anni).

Infine, la chiosa del ragionamento-protesta per la modalita’ digitale di azionamento dell’aria condizionata nei carri bestiam treni regionali per pendolari (acceso, modalita’ “Siberia”, o spento. Tertium non datur), che non so quanto consciamente si presta a una doppia lettura “ibernati” – “i Bernati“, con la seconda a dare finalmente un nome a questa razza di viaggiatori nomadi che -in pieno agosto- sortono fuori dalle tradotte a tranci, come i merluzzi.

Per la musica non ci si puo’ sbagliare: i Diaframma nella formazione originale, con Sassolini alla voce e Fiumani “solo” alla chitarra. E il pezzo e’ -ovviamente- “Siberia”. Mimato in una squallida stazion trasmissione televisiva di piu’ di trent’anni fa.

 

 

Barney

Filosofia da muro #96 e #97 (hat trick: Pendolante)

Katia “Pendolante” in trasferta a Firenze mi manda questi due scatti:

FammiunPIGucciNO

La prima e’ una classica discussione filosofico-esistenziale che solo sui muri trova la sua piena compiutezza: una domanda-risposta con ribattuta della stessa domanda che trascende il semplice graffito e va alla base della vita, l’universo e tutto quanto.

Una terza mano chiosa ermeticamente con un enigmatico “fammi un pi”, di cui non voglio sapere di piu’.

La seconda e’ bella, perche’ Katia mi avverte che e’ vergata in piccolissimo (e si vede dal confronto con la sua mano) a lato di una vetrina che vende scarpe griffate. Certo, un po’ piu’ di coraggio e decisione non avrebbe guastato…

Barney

Filosofia da muro #85 (hat trick: Pendolante)

Stavolta dovrei dire chapeau, perche’ la pendolatrice modenese mi spedisce l’immagine qua sotto da uno dei corridoi di collegamento tra le linee 4 e 12 della Metro di Parigi. Stazione Marcadet-Poissonniers, per la precisione. La sua precisione, chiaramente.

E’ un’opera mista, pennarello su cartellone pubblicitario, come possiamo vedere qua sotto:

VeLOGAN

Si annuncia sul cartellone l’uscita di “Logan”, capitolo forse finale della saga del mutante piu’ amato dalle donne, Wolverine. Scopro addirittura che il film sara’ proiettato a Berlino, fuori concorso.

Una mano ignota -non si sa se burlona o appassionata- ha trasformato il LOGAN a caratteri cubitali in un VEGAN, e per completare l’opera mi fa notare Katia che lo stesso pennarello ha cancellato pure “son” davanti a “heure est venue“. Per cui, a una lettura attenta il cartellone adesso recita VEGAN heure est venue. Immagino le feste, a base di hamburger di tapioca e seitan, annaffiati da abbondante succo di barbabietola…

Ma a guardarla bene, la scritta, si nota che la V e la E stanno sopra una L ed una O, e se si leggono le quattro lettere nella sequenza temporale corretta abbiamo LOVE. Romantico, c’e’ anche il tramonto vicino agli artigli di adamantio di Logan…

Infine, se ci viene in mente di leggerle nella sequenza temporale “sbagliata” vien fuori un VELO che ci sta abbastanza bene se lo si legge con l’accento: d’altra parte e’ Parigi, no?

Tutto sommato propendo per la prima lettura: una battuta sagace di qualcuno che vegano proprio non ce lo vedo.

Morrissey invece e’ un vegano talebano, pero’ canta bene.

 

Barney

 

 

Filosofia da muro #84 (hat trick: Pendolante)

Katia colpisce ancora, e spedisce da Modena questa foto che e’ ancora una volta un ponte tra la filosofia da muro e la still life:

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E’ molto bella, molto attuale, molto forte. Anche per tutte quelle traversina in prospettiva che puntano dritte al cuore dell’immagine.

La scritta bilingue presumo che dica la stessa cosa in tedesco ed in italiano, ed ha una certa ironia cinica, a descrivere didascalicamente l’immagine dell’immigrata (o migrante) che pare tutto fuorche’ pericolosa. Ma non ha i documenti, quindi attenti!

Chissa’ dove e’ stato fatto il murales, chissa’ chi l’ha fatto; magari proprio un immigrato (o migrante). Forse davvero quel carro merci ha ospitato migranti stremati dal viaggio verso chissa’ dove, oppure -al contrario- il tutto e’ frutto della mano educata di qualcuno che i migranti (o immigrati) li considera veramente pericolosi, soprattutto se non hanno i documenti.

E’ il bello delle scritte sui muri (o sui carri ferroviari): ti lasciano sempre con piu’ domante che risposte. Ti fanno spesso pensare. E questo e’ sempre piacevole.

Per la musica, ci vedrei bene Samba Toure’…

 

Barney

Filosofia da muro #83 (hat trick: Pendolante)

Questa volta la gratitudine e’ tutta per Katia “Pendolante” M., che oramai detiene almeno la co-titolarieta’ di questa rubrica con uscita periodicamente casuale.

La foto e’ scattata a Trieste, e mi piace molto la WesAndersoneita’ dello scatto, la simmetria scandita a sinistra da strati e strati di manifesti appiccicati gli uni sugli altri e gli uni sugli altri strappati, a destra da una griglia-sfiatatoio anch’essa oggetto di grafomaniaci locali. Ma non quanto il cuore della foto, dove in un dialetto a me ignoto (sara’ mica friulano?) una mano dichiara apoditticamente in viola qualcosa che a me suona tipo “spari talmente tante cazzate a due a due che prima o poi diventan dispari”, e chiude il tutto con un punto definitivo. Amen.

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La bomboletta rossa, usata da altra mano, credo alluda all’uso un po’ troppo disinvolto del fiasco di vino da parte del primo scriba. E anche qua la scritta e’ definitiva, suggellata da un punto esclamativo che non ammette repliche nel momento in cui declama una verita’ lampante. Il resto e’ contorno al dialogo, e non fa che abbellire il tutto. Bella, complimenti a Pendolante.

A chiudere? Non mi chiedete perche’ ma mi ci sta bene una Patti Smith di pochi anni fa.

 

Barney