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Filosofia da muro #107 (hat trick: adp)

Ammennicoli di pensiero mi manda questo muro milanese (Via Mincio), composito e variegato nelle scritte e nelle tecniche:

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La scritta piu’ leggibile e’ sormontata da uno stencil contro la tortura, e alla sua destra un altro stencil rosso avverte il lettore che “lo smartphone controlla te e chi ti sta intorno”. Altri stencil raffigurano due tizi pare con in mano un telefonino e un telecomando (mia libera interpretazione, potrebbero essere anche due pistole. Ma non ci vedrei tutta questa differenza, alla fine…), poi c’e’ l’altro stencil aerografato a bomboletta che inneggia all’incendio dei centri di identificazione e espulsione.

Una macedonia rivoluzionaria chiusa da una specie di tag forse lasciata a meta’, ABN… che chissa’ che vorra’ dire.

A naso non siamo davanti ad una sede della Lega Nord, ecco…

Come brano musicale mi ci sta questo, che temo d’avere gia’ giUocato su questi schermi. In ogni caso e’ perfetto, a dare il senso della lenta rivoluzione che non arriva mai.

 

Barney

 

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Filosofia da muro #98 (hat trick: Tratto d’Unione)

Restano moltissime foto da pubblicare tra quelle gentilmente fornitemi millenni fa da Tratto d’Unione. Una, a tema stagionale, e’ questa qua sotto:

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Questo e’ sicuramente un muro, e’ certamente filosofia -di quella minimalista e proprio per questo piu’ vera-, e va a pennello con il caldo torrido di questo estate iniziata con troppo anticipo che chissa’ se e quando finira’.

Ma che sto dicendo? Di sicuro finira’: come dice la scritta tutto finisce.

Frase apocrifa, non so chi sia il pensatore o la pensatrice e cio’ mi dispiace perche’ meriterebbe la citazione.

Tra lo sterminato compendio di canzoni italiane ce ne sarebbero millemila a tema, pero’ io preferisco il buon signor Stipe che fa la cover di un famoso brano di Legadue (nei sogni bagnati di qualcuno, forse e’ davvero cosi’…).

 

 

Barney

 

 

Filosofia da muro #96 e #97 (hat trick: Pendolante)

Katia “Pendolante” in trasferta a Firenze mi manda questi due scatti:

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La prima e’ una classica discussione filosofico-esistenziale che solo sui muri trova la sua piena compiutezza: una domanda-risposta con ribattuta della stessa domanda che trascende il semplice graffito e va alla base della vita, l’universo e tutto quanto.

Una terza mano chiosa ermeticamente con un enigmatico “fammi un pi”, di cui non voglio sapere di piu’.

La seconda e’ bella, perche’ Katia mi avverte che e’ vergata in piccolissimo (e si vede dal confronto con la sua mano) a lato di una vetrina che vende scarpe griffate. Certo, un po’ piu’ di coraggio e decisione non avrebbe guastato…

Barney

Filosofia da muro #92, 93, 94 (hat trick: adp)

Ancora immagini inviatemi da ammennicolidipensiero, che m’informa anche della location: Milano, piazza Cordusio. Il cantiere ha stimolato la creativita’ del writer, che filosofeggia in inglese cosi’:

 

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La prima e’ un classico: “invece di cercare vita su altri pianeti, potremmo prima smettere di uccidere vite su questo?” La seconda sa tanto di Woody Allen: “se dio non esistesse, bisognerebbe inventarlo“.

La mia foto preferita e’ pero’ l’ultima: inizia a sinistra con la revisione dello slogan sessantottino “mettete dei fiori nei vostri cannoni”, che diventa “libri, non pistole. Cultura, non violenza“, e si espande a destra con “la tua comfort zone ti uccidera’“, che trovo molto vera e veramente rivoluzionaria.

La firma fatta con lo stencil e’ identica nelle tre scritte, ma le mani mi paiono differenti. C’e’ una banda di graffitari nuovi, a Milano?

 

Barney

Filosofia da muro #91 (hat trick: adp)

Ammennicolidipensiero mi ha mandato parecchie scritte, molte le pubblichero’ perche’ sono notevoli.

Questa, per esempio, e’ un bell’esempio di come l’amore (o amMore) vince sempre sull’odio e sull’ignoranza:

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Vince alla lunga soprattutto sull’ignoranza, come si vede qua sopra.

Prima c’e’ da sbattere contro le “U” troppo numerose nel nome dell’amata, che pero’ potrebbe prendersela se le si trasforma in “O”, e allora il primo tenero abbozzo viene barrato: “Urso“, si sposta la timida mano un po’ piu’ in la’ e si scrive -finalmente- la cosa giusta.

Giusta finche’ dura…

E anche se e’ gia’ passata molte volte qua, questa e’ la colonna sonora:

 

Barney

Una storia di inizio secolo scorso

L’ho trovata da Nebo, che quando tira fuori queste cose e’ doppiamente divertente.

Parla di sport, ma non di calcio. E’ la cronaca scazzona e irriverente (ma vera nei suoi particolari) della tragicomica Olimpiade di St. Louis, 1904. La terza Olimpiade dell’era moderna, venuta dopo l’altra tragicomica di Parigi, 1900, e come l’edizione francese appaiata all’Esposizione Universale.

L’edizione di St. Louis ha avuto punti vergognosi, come le gare tra aborigeni raccattati tra i padiglioni dell’Esposizione Universale, gare che avrebbero dovuto provare come alcune razze sanno fare cose, altre razze eccellono in cose diverse (tiro dei tronchi, alberod ella cuccagna, robe da circo insomma). C’e’ stato di tutto, in quelle Olimpiadi. Incluso un ginnasta con una gamba di legno che ha vinto 6 medaglie, e 4 nuotatori di una squadra di pallanuoto morti di tifo perche’ la “piscina” era uno stagno in cui si abbeveravano le vacche malate. Ma l’apice del disastro si raggiunse con la gara regina di ogni competizione olimpica: la maratona. La corsa e’ rimasta nella storia per essere stata l’edizione piu’ lenta mai disputata in una competizione olimpica, quella con il maggior numero di ritirati rispetto ai partenti (sui 32 disperati che iniziarono la gara ne arrivarono 15, e uno di questi fu squalificato dopo essere stato proclamato vincitore perche’ si fece tre quarti della corsa in macchina), e probabilmente quella con il minor numero di rifornimenti d’acqua per i concorrenti (due, in una giornata da 32 gradi all’ombra, in cui i concorrenti correvano su strade di terra battuta impolverate dalle auto che precedevano la corsa).

La storia che leggete qua e’ -come gia’ detto- vera nel suo impianto e nei suoi protagonisti, molti degni d’essere protagonisti d’un romanzo. Qua e la’ ci sono le classiche esagerazioni di Nebo, ma sono particolari.

E’ uno spaccato interessante ed incredibile, cui mancano addirittura pezzi ancora piu’ incredibili che ho trovato da altre parti (mi ha appassionato, questa storia), e se siete curiosi come me vi troverete a cercare di informarvi anche sulle altre edizioni di prima delle guerre, dalla gia’ citata edizione parigina a quella londinese. Una buona base di partenza e’ la Treccani, buon divertimento.

La musica e’ un po’ piu’ recente, ma e’ la colonna sonora ideale.

 

Barney

Filosofia da muro #88 (hat trick: Ammennicolidipensiero)

Ancora da Adp questo scatto presumo dal nord Italia, che mischia il veterocomunismo degli anni di piombo col disincanto dei nostri giorni:

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Due mani si dividono il muro, e ovviamente la scritta a sinistra e’ “di sinistra”. Bella grafia, con i puntini sulle “i” marcati cosi’ chiaramente che a volte si trasformano in barre. Bello e deciso anche l’accento sulla “a” della prima superiorita’. Pare una scritta a meta’ tra i proclami delle BR prima maniera (una sorta di velata chiamata alle armi insomma) e un qualche slogan mutuato da Enrico Berlinguer.

A destra si cambia registro, colore e mano. Due parole in giallo per demolire il costrutto dell’interlocutore sconosciuto, una affermazione apodittica e decisa, resa piu’ dura dalla ruvida spigolosita’ del tratto. Un accenno di nazifascismo sulle due “S” di nessuna, tracciate come si tracciavano nel Terzo Reich sulle mostrine delle Schutz-Staffeln mi fa collocare scritta e scrittore dall’altra parte politica rispetto al primo graffitaro.

Un po’ il ritratto del nostro paese, che non superera’ mai il ventennio fascista e la Seconda Guerra Mondiale.

A chiudere in bellezza mi ci dicono i “Last Internationale” (che sono gia’ passati da qua, ma chissenefrega), tie’:

 

Barney