Cambio di stagione

Con commento musicale doppio.

L’estate che finisce…

…e lascia il posto all’autunno:

 

 

Barney

Filosofia da muro #70 (combo hat trick: TdU e Cartaresistente)

Per il settantesimo appuntamento casuale con scritte (quasi sempre) murali approfitto della generosita’ sincronizzata di Tratto d’Unione e Cartaresistente che ieri -indipendentemente e a distanza di pochi minuti- mi hanno spedito due foto che apparentemente non c’entrano nulla una con l’altra.

La prima e’ quella di TdU, perche’ in fondo sono un cavaliere e quindi prima le donne. E poi lei m’ha addirittura aggiunto lo spiegone che vi copincollo sotto la scritta sbiadita che campeggia qua sotto. Che vogliamo di piu’?

sardo_o_corso

l’ho fotografata lo stesso anche se è mezzo cancellata (a Bologna le scritte durano un po’ e poi basta perché la rincorsa a combattere il cosiddetto degrado non finisce mai). Mi è sembrata poetica e centra bene lo spirito bello e giovane degli studenti bolognesi. All’inizio credevo fosse scritta in catalano, invece dopo qualche ricerca in rete direi che sia sardo… mi rimane qualche dubbio sul corso…

Eo cheria solamente de poder respirare liberu, e bessire de sas cadenas pro aboghinare sa gioia mea.

La traduzione alla lettera dovrebbe essere questa: “Io vorrei solamente poter respirare libero, e uscire dalle catene per tirar fuori la mia gioia.

Bessire in sardo vuol dire uscire. Aboghinare invece non è chiarissimo, però so che Bogare in sardo vuol dire tirar fuori/togliere perciò suppongo che aboghinare significhi qualcosa del genere.

Chapeau alla delatrice e all’anonimo imbrattamuri.

Qua sotto Cartaresistente1 mi segnala invece questa doppia scritta sul marciapiede della stzione di Treviglio (Crt e’ attento alle scritte in terra, ho notato. Fossi uno strizzacervelli ne deriverei un profilo. Ma non e’ cosi’, quindi vi basti la mia nota da osservatore distratto).

Il suo titolo: “Filosofi”:

trevigliostazione

La scritta e’ bicolore, ma secondo me la mano e’ unica cosi’ come unico e’ lo spleen depresso che trasuda dalle parole prima inglesi, poi italiane, vergate sul marmo che delimita un sottopasso. E magari il legame tra il sopra e il sotto e’ una storia finita proprio per non aver provato nulla. Bella foto anche questa, direi “un bianco e nero a colori”.

Il contrasto tra la scritta bolognese e quella bergamasca e’ notevole in termini di stati d’animo opposti. E anche il fatto che quella rivoluzionario-gioiosa sia stata subitamente cancellata con la biacca da imbianchino e’ un segno dei nostri tempi: meglio in questo senso la cupa malmostosita’ della scritta lombarda, testimone di una catalessi dell’anima che dura oramai da decenni.

Per tirarsi un po’ su ci vuole della musica adeguata. Fornita anche essa da TdU, che io qua son solo un manovale che esegue il compitino🙂

 

Barney

I due minuti d’odio

Stasera ho scoperto che la Boldrini ha istituito alla Camera la Commissione contro l’odio.

Quando si parla di odio, mi viene in mente il Grande Fratello orwelliano, che invece della Commissione aveva istituito i due minuti di odio obbligatori:

oppure Edika e il suo “perche’ tanto odio?

totemcomic-77

L’iniziativa della Boldrini invece non la capisco, mi da l’idea di una risposta cretina ed inconcludente ad un problema reale. Ad esempio, la Commissione e’ tornata fuori dopo la storia della ragazza napoletana che s’e’ impiccata, qualche giorno fa. La Boldrini in proposito il 16 settembre dichiarava… “mi sono occupata del web istituendo una commissione speciale e formulando una carta dei diritti di internet in cui si dice che un crimine è un crimine, sia se commesso off line sia online.

E un bell’ Estiquaatzi non ce lo vogliamo mettere?

Cosa ha fatto la Commissione per evitare che il suicidio fosse una morte, seppure provocato da una diffamazione via Internet? Una cippa nulla, mi pare. Ah, si: ha tirato fuori la carta dei diritti. Eccezionale, no?

Non e’ che ce l’ho con la Boldrini, e’ che la Presidenta (no, non e’ un refuso) mi sembra lo specchio dell’inutilita’ della maggior parte dei politici. E questa ennesima Commissione immaginifica non tirera’ fuori altro che carta e discorsi da osteria di terza mano.

Via, chiudiamo con cinque minuti d’amore:

 

Barney

Ne’ di Venere, ne’ di Marte…

Di venerdi’ non so, ma vi consiglio di non trovarvi mai a Parigi di martedi’.

Perche’ se vi viene in mente di andare a visitare il Louvre, potreste scoprire che il museo piu famoso del mondo ha un giorno di chiusura.

E adesso sapete qual’e’, quel giorno.

Poi, potreste pensare: “dai, vabbe’, c’e’ tempo e il Musée d’Orsay e’ a dieci minuti a piedi, si va li’!“.

E vi incamminate con la vostra valigia del cazzo (perche’ siete arrivati di corsa per una riunione, senza manco passare dall’albergo) sotto il sole rovente di questo settembre che noooo, ma che dici? Il global warming? Ma fammi il piacere!

E arrivate al Musée d’Orsay, e non c’e’ neanche fila davanti, saran dieci persone; quindi ottimo, no?

No, perche’ li’ non puoi entrare non dico con la valigia, ma neanche con lo zaino col PC dentro.

Quindi ti aspetti ci sia un deposito bagagli. Certo, col cazzo (i francesismi si sprecano, ma sono d’obbligo a Parigi, no?). Le leggi antiterrorismo li han fatti chiudere quasi tutti. Meno quello del Louvre e della Gare de Lyon.

Non ci credi e vai alla stazione piu’ vicina, che risulta essere la Gare Saint-Lazare. Dove constati che in effetti, cazzo, non ci sono depositi bagagli, perche’ i terroristi ci potrebbero mettere dentro le bombe.

Infatti la mia memoria mi fa venire in mente tutti quegli attentati fatti con bombe messe nei depositi bagagli, tipo… Dai, quello a…

No, che io ricordi non c’e’ stato nessun attentato ai depositi bagagli, ma non si sa mai, e allora si chiudono e via. Come han fatto in Italia ad Ottobre 2001, d’altronde.

Alla fine, tra i pochi posti accessibili con un trolley s’e’ scoperto c’era il cimitero di Père-Lachaise cosi’ per la quarta volta ho visto le tombe di Jim Morrison e di Chopin.

[Cazzo]

Ah, un altro posto accessibilissimo con le valigie, senza alcun controllo, e’ ovviamente la Metro. Li’ invece mi par di ricordare che qualche bomba ce l’han messa…

perelachaise

Chi si aspetta i Doors o un Notturno sara’ deluso…

 

 

Barney

Paralleli su carta (n. 2)

E’ l’undici settembre, rispolvero questa roba qua:

 

 

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Sorgente: Paralleli su carta (n. 2)

Still life with brown shoe

Da solo, al termine del binario, giaceva stasera questo mocassino:

stillshoe

Che non ha nulla a che fare con la scarpa nera di gennaio, anche perche’ questa m’e’ parsa in ottime condizioni.

Non ho avuto il tempo di verificare se la sinistra fosse nei paraggi, vediamo se resiste al fine settimana…

E in tema di scarpe -da donna- non c’e’ niente di meglio che gli Elii:

 

Barney

 

Anche oggi JeSuisCharlie

Il casino e’ scoppiato per questa vignetta qua:

charlie2016

La bufera ha travolto tutti i social media, e avrei preferito non scrivere nulla visto che tanto sarebbe inutile cercare di far capire il senso della vignetta; inoltre se una vignetta t’aa devo spiega’, perde tutta la sua potenza e il suo significato.

Meno male che c’e’ chi ha scritto qualcosa di incredibilmente efficace, sull’argomento, quindi non faro’ altro che copincollare il commento di Daniele Caluri (e se non conoscete Daniele Caluri si capisce il perche’ la vigna non l’avete capita), mettendo solo grassetti e sottolineature a cazzo qua e la’, come se fosse antani:

Perché me la prendo tanto a cuore per casi come questo? Perché insisto, cosciente di andare a infrangermi su una scogliera di una durezza incrollabile? Perché la satira, in quanto esercizio critico dell’intelligenza, è un argomento che mi sta sommamente a cuore, che considero fondamentale in una democrazia matura e che ritengo indispensabile anche per chi non ha tutti gli strumenti per decodificarla.

Detto questo, mi fa piacere che molti di voi abbiano colto il punto della vignetta di CH e, anzi, lo abbiano spiegato meglio di quanto non avrei saputo farlo io, che ‘un son bòno a una sega. A tutti gli altri*:

  • ogni vignetta è automaticamente riuscita? Ma nemmeno per idea.
  • Ogni vignetta è legittima? . Perfino quelle razziste, fasciste o eversive. Un paese maturo ha gli anticorpi per giudicarle per quello che sono.
  • Affermare che comunque si ha il diritto di criticare anche aspramente, secondo il proprio giudizio (o, peggio, secondo il proprio gusto) una vignetta, è del tutto inutile e pleonastico. Quel diritto è implicito, e ribadirlo non aggiunge nulla alla discussione, salvo urlare disperatamente “Ehi, guardatemi, esisto anch’io”.
  • La satira è fatta per tutti, non per i soli addetti al settore. Quella si chiama attività manustupratoria.
  • Non capire una vignetta non vuol dire essere più stupidi. Ci si può rimanere male rispetto ad altri che invece l’hanno ben interpretata, certo, ma magari mancano solo alcuni strumenti di decodifica per riuscirci a propria volta.
  • Più una vignetta è urticante e tocca nervi scoperti, più l’opinione pubblica fatica ad abbattere un’indignazione spontanea per poterne apprezzare il senso reale. Ci vuole un lavoro importante, dal punto di vista intellettuale, per superare la reazione di pancia e godere del risultato. Ma ciò è alla portata di tutti. O quasi.
  • Non esiste il “secondo me la satira dovrebbe essere/dovrebbe fare/dovrebbe occuparsi di”. Esiste la satira, indipendentemente da quello che piacerebbe a voi.
  • La satira NON DEVE far ridere (ops!). Non come obiettivo finale, almeno. La satira fa ANCHE ridere, la maggior parte delle volte. Ma a monte è finalizzata ad altro.
  • Reclamare altre vignette per par condicio, tipo “Perché non fanno satira su quello o su quell’altro?” è quanto di più cretino possa capitare a chi la satira la fa, e anche a chi prova a interpretarla.
  • Così come è cretino invocare fantomatici paletti dettati dal buon gusto. Il buon gusto e la satira sono come l’acqua con l’olio.

Questo in un paese ideale. Di certo non in uno come il nostro, in cui la stampa e i principali mezzi d’informazione cavalcano l’indignazione per una manciata di click di merda, anziché contribuire a spiegare perché quella data vignetta è stata fraintesa e provare, passo dopo passo, a fornire quegli strumenti di decodifica a che ne è privo o quasi.

* elenco suscettibile di integrazioni, mi sa.

Aggiungo uno dei commenti che Daniele ha postato sotto al suo scritto:

Ragazzi, questa vignetta è urticante?

Sì. Lo è. È tremenda e dolorosissima.

Ma NON PRENDE PER IL CULO LE VITTIME.
La cosa drammatica è non capire che non è fatta CONTRO di noi, ma A NOSTRO SOSTEGNO.

 

Non saprei come spiegare meglio quel che oggi riempie la Rete, davvero.

Potrei tentare con azzardate metafore, tipo “E’ inutile che andiate a tifare a una partita di pallacanestro se non sapete una sega delle regole di quello sport“, ma il senso e’ che il fumetto e la satira in generale non son cose immediate, e soprattutto han bisogno di pratica oserei dire quotidiana. Pero’ se vi allenate poi i risultati si vedono.

Non si nasce imparati in nulla, insomma, se non in “FATE GIRAREEEEE!!!!111!!Uno!!11“: cliccare e’ facile, leggere meno. Interpretare ancor di piu’.

Apprezzare i Virginiana Miller che cantano “Pacemaker” e’ fuori scala…

 

Barney