Filosofia da muro #80 (mezzo hat trick: Roby)

La collega viaggiatrice Roberta (collega nel senso che lavoriamo assieme, viaggiatrice perche’ lo e’) mi segnala questo scatto, che pero’ (ahi, ahi, ahi) ammette d’avere raccattato su Internet:

crisis

Da l’idea di Cuba, la scritta e’ parecchio fotografata e appare qua e la come la gramigna.

In uno dei siti dove l’ho trovata, un commento dice “si, e in tempo non di crisi? Non si deve ridere? Non e’ la risata un atto rivoluzionario in se?”, e ovviamente faccio mio il concetto.

Ora, per restare in tema e far contenta Roberta dovrei mettere una salsa o altra roba caraibica.

Ma c’e’ un limite invalicabile oltre il quale musicalmente non mi posso spingere, quindi  il massimo che posso fare e’ tirare fuori un brano che almeno nel titolo e’ spagnoleggiante. Pero’ suonano i Clash:

 

Barney

 

 

Filosofia da muro #79 (Christmas edition, hat trick: neurino)

Ovvero: l’evoluzione stagionale delle scritte sui muri.

Fuori tempo massimo vado quindi ad introdurre lo scatto gentilmente fornitomi da neurino, milanese trasferito a Brema. Non prima di dirvi che potete riconoscere lo scatto qua sotto anche in questa puntata precedente, pero’ senza addobbi di Natale:

jazzchristmas

E come nell’altra puntata invece che jazz mettiamo Amanda Palmer in uno dei suoi progetti migliori: Evelyn Evelyn. E’ la storia -inventata- di due gemelle siamesi che cantano e suonano usando sullo stesso piano ciascuna il braccio che ha. La seconda gemella in realta’ e’ un uomo, Jason Webley. Metto il brano con le parole perche’ cosi’ si segue meglio il dialogo tra i due.

Tra l’altro -e cosi’ il cerchio si chiude- questo duo fu citato all’epoca della prima foto in risposta al mio video di Amanda, quindi direi che meglio di cosi’ non si puo’ fare come ricorsivita’.

 

Barney

 

xkcd: Bad Map Projection: Liquid resize

Una mappa del Mondo elaborata da un algoritmo che “pesa” l’importanza degli elementi di un’immagine cercando di enfatizzare i particolari e di comprimere lo sfondo: questa e’ la vignetta di Randall di oggi.

bad_map_projection_liquid_resize

Gli oceani sono compressi, infatti. Ma anche alcune nazioni risentono del resize: gli USA, la Germania…

L’Italia ne esce bene, per una volta 🙂

Alt text:

This map preserves the shapes of Tissot’s indicatrices pretty well, as long as you draw them in before running the resize.

Per gli appassionati, la cosa si puo’ fare anche con GIMP, usando questo plugin.

Per i curiosi, il forum oggi e’ una miniera di informazioni.

 

Barney

“Passengers”, M. Tyldum (USA, 2016)

E’ fantascienza? E’ romanzo rosa? E’ thriller catastrofico?

Probabilmente un mix dei tre, che si salva soprattutto per la recitazione della Lawrence.

passengers_poster

Scopriro’ molto poco della trama, se avete visto il trailer sapete gia’ che Chris Pratt e Jennifer Lawrence sono su un’astronave generazionale che li portera’ -assieme ad altri 4998 passeggeri e a un mezzo migliaio di membri dell’equipaggio- su un pianeta lontano 120 anni. Il viaggio si compie tutto in ibernazione, con gli ultimi 4 mesi che si trasformano (secondo il programma) in una piacevole crociera spaziale su un’astronave extra-iper lusso.

Ovviamente qualcosa va storto, e i due si svegliano prima del tempo. Molto prima del tempo. Senza alcuna possibilita’ di riprendere il sonno.

Unico conforto quasi umano e’ il barman androide Arthur, per il resto sono soli e padroni di una enorme nave spaziale che riserva tutti i confort, a parte qualcun altro con cui parlare, e la prospettiva di restare soli per tutta la vita.

Il resto se volete lo andate a vedere. C’e’ pure Lawrence “Morpheus” Fishburne, che tiene la scena per ben 5-6 minuti, mentre Andy Garcia appare per si e no trenta secondi alla fine del film.

Un’idea abbastanza classica, sviluppata sufficientemente bene da non farti rimpiangere il prezzo del biglietto, e soprattutto Jennifer che in un paio di scene riesce a trasformarsi da quel gran pezzo di figliola che e’ in una maschera di disperazione molto credibile. Davvero brava, ma non certo sufficiente a caratterizzare il film dell’anno…

Barney

Filosofia da muro #78 (temporary art)

E’ filosofia da muro caduca quella in cui mi sono imbattuto qualche giorno fa.

Coglie l’attimo che probabilmente s’e’ ripetuto piu’ volte, e lo sigilla in questo foglio A4 attaccato con lo scotch al muro di mattoni d’una chiesetta :

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Faccio notare la foggia alquanto elaborata delle “f”, l’uso tipicamente toscano del “no” al posto del “non”, e la reiterazione suina che chiosa il tutto a mo’ di collegamento col povero cane che altri posti dove fare la sua cacca evidentemente non ne vede per colpa del padrone maleducato.

Lo stesso concetto, allargato a metodi tradizionali per risolvere eventuali conseguenze spiacevoli derivanti dalle deiezioni indesiderate, lo cantano gia’ da anni Elio e le Storie Tese.

 

 

Barney

Buzzword of the Year 2016

Non volevo mettere nel titolo “Post-Truth” o la sua traduzione italo-Savianese “Post-Verita’” per non scacciare quei tre o quattro grillini che potrebbero capitare qua per caso. Adesso pero’ per loro la scelta e’ ineludibile: uscire subito e andare a leggere la (post-) Verita’ da abBeppe, o restarsene qua e leggersi il pippone fino alla fine, che non so quanto sia vicina ma ci stiamo preparando.

Bene, andiamo avanti.

Come quasi tutti sanno l’Oxford Dictionary ha eletto “Post-truth” come parola dell’anno. Quelli che non hanno letto dell’Oxford Dictionary sanno della cosa perche’ questo fatto ha dimolto fatto girare i coglioni a Beppe Grillo. E gia’ qua io fossi un grillino comincerei a chiedermi perche’…

Che cosa e’ la post-truth? E’ una verita’ rivelata attraverso slogan emozionali piuttosto che tramite fatti e conoscenze accertate. La post-verita’ non deve essere vera, ne’ tanto meno verificabile. Una cosa che credo tutti possano avere toccato con mano quando per esempio si parla di vaccini. Li’ lo schieramento degli antivaccinisti usa soprattutto l’emozione, il messaggio diretto che terrorizza, la sparata di dati e numeri a caso che riguardano morti e invalidati a vita.

I fautori del metodo scientifico si affannano a controbattere a queste cazzate (cazzate, si. Sono cazzate) con studi scientifici, ragionamenti logici e dati di fatto.

Col risultato di perdere tempo e di non smuovere di una virgola la posizione degli antivax, esempi perfetti della societa’ post-truth.

Per citare una delle mie massime preferite, da me sempre disattesa:

Mai lottare nel fango con un maiale. Entrambi vi sporcherete, e lui si divertira’.

I discepoli della post-verita’ sono infatti tetragoni a qualsiasi spiegazione che venga da fonti al di fuori di quelle che loro considerano “ufficiali”.

Quindi, se si parla di 11 settembre 2001 e’ inutile iniziare a discutere di ingegneria strutturale con un adepto della post-verita’: per lui l’unica fonte degna di rispetto e’ quella di Thierry Meyssan o di gente cosi’; per i vaccini non c’e’ che l’imbarazzo della scelta nel designare quale sia la fonte post-verita’ da seguire, basta che non sia scritta da un medico, e via cosi’ per piu’ o meno tutto: economia, cancro, sesso, e ovviamente politica.

E qua mi ricollego all’incipit.

Uno dei maggiori utilizzatori della tecnica della post-verita’ e’ senza dubbio il vertice del Movimento 5 Stelle. Casaleggio e Grillo sono campioni della tecnica dello sparacazzate ripetute a due a due finche’ non diventan dispari, degni epigoni di Joseph Goebbels che ottant’anni fa gia’ aveva capito come una bugia -se ripetuta mille volte- diventa facilmente verita’. Basta che il pubblico non abbia le basi, ne’ la voglia di verificare. E che si fidi ciecamente di quel che gli viene detto dal vertice, ritenuto insindacabile a prescindere, fornitore solo di profonde e provate verita’: si tratti di medicina, chimica, politica internazionale, economia… tutto quel che dice il vertice e’ corretto e va creduto. A prescindere, appunto.

In questi giorni oltre che della parola dell’anno si parla moltissimo di come i giovani di oggi siano una generazione che affianca uno stato di estrema precarieta’ (per non dire di disoccupazione cronica) a una serie di competenze e di conoscenze ineguagliate nei secoli passati. Questa affermazione e’ parzialmente vera, e si basa sulla ovvia constatazione che i nostri figli adolescenti e ventenni adesso parlano inglese come noi alla loro eta’ ce lo sognavamo, oppure sanno accendere ed “usare” un PC o uno smartphone. Questi giovani sono uno dei bersagli migliori per chi usa la post-verita’ come strumento di aggregazione del consenso, proprio perche’ usano moltissimo la tecnologia. E -la mi sia ‘honsentito dire- le usano male: non hanno voglia di capire perche’ una cosa si fa in un certo modo, basta sapere come fare a farla; ne’ han voglia di approfondire un argomento, soprattutto quando c’e’ la versione facile gia’ predigerita per loro. E spesso  e’ versione la fuffara, la complottista, la antimainstream. Quella che appunto viene veicolata “facilmente” su internet, a disposizione di tutti.

Oggi si sente sempre piu’ spesso dire che la rete e’ democratica, perche’ mette a disposizione di chiunque un sapere sterminato. E’ vero, ma quel che la rete -e i guri della rete, abBeppe Grillo in primis- si guardano bene dal mettere a disposizione dei naviganti sono gli strumenti per usarla bene. E perche’ mai dovrebbero fornire al popolo gli strumenti veri per ottenere informazione? E’ molto piu’ conveniente far credere alla gente di avere tutto in mano, e poi dargli solo quel che vuoi tu. E sbraitare come una gallina strozzata quando qualcuno fa notare che sarebbe anche l’ora di smetterla di sparare cazzate su tutto e farle passare per scienza, o per concetti profondi.

La post-verita’ funziona bene quando convinci le persone che esse sono in grado di capire tutto di tutto, e allo stesso tempo le tieni nell’ignoranza. Funziona cosi’ da anni, prima si chiamava propaganda, prima ancora religione.

E non e’ stupefacente (almeno per me) constatare che in decenni di declino delle religioni tradizionali hanno avuto buon gioco santoni, maghi, fuffari, e negli ultimi anni i diaconi della post-verita’: la nuova religione che non sai nemmeno di professare…

Come ci sta bene Lennon, come commento musicale, eh?

Barney

 

Leila una sega…

A noi (me e l’omino del mio cervello) piace ricordarla cosi’, assieme a quell’altro genio morto troppo giovane (no, non nel 2016: molto prima, purtroppo…):

(d’altra parte sono un commerciale, se non ho come icona Jake Blues sembro uno serio…)

Barney