xkcd: Feel Old

Sentirsi vecchi a pensare che ci sono persone che non si ricordano d’una cosa o d’una persona che ha segnato la tua vita, vuoi perche’ troppo giovani quando un fatto e’ accaduto, vuoi perche’ proprio non erano nemmen nati. Per me oramai e’ una cosa usuale, soprattutto se si parla di musica mi trovo a volte a citare “George Harrison” o “Keith Moon” e vedo l’abisso negli occhi dell’interlocutore.

La vignetta di Randall di oggi parla di date, e usa l’11 settembe 2001 come io uso il 16 marzo 1978: uno spartiacque.

Qua si introduce la data fatidica per accennare al fatto che alle prossime elezioni statunitensi, il prossimo novembre, ci saranno giovani che non hanno memoria di quel che successe 15 anni fa.

feel_old

L’alt-text e’ questo qua:

‘How long are you going to keep this up?’ ‘Statistically, only four or five more decades.

In una cinquantina d’anni nessuno si ricordera’ dell’11/9.

Beh, non e’ stupefacente: da noi ci sono intere generazioni che non sanno che c’e’ stata una dittatura, in Italia, solo una settantina di anni fa.

Ma la colpa non e’ tutta loro…

 

Barney

Freaks, ma teneroni

E’ una notizia di ieri.

La RAI cerca attori e comparse per una serie TV, diretta da Francesca Archibugi, che si dovrebbe intitolare “Romanzo famigliare“. La responsabile del casting pensa bene di usare facebook per iniziare le selezioni, e pubblica sulla sua bacheca un annuncio di questo tenore:

nanotenero

Oltre alla riga evidenziata, che poi e’ quella che ha dato la stura a una discreta serie di reazioni (giustissime, ovviamente), pongo la vostra attenzione anche sull’ultima, che chiede uomini e donne dai 4 ai 70 anni che parlino livornese. Manca la richiesta di negr persone di colore, e di donne barbute e poi ci siamo: invece che “Romanzo famigliare” si sarebbe potuto intitolare “Fenomeni da baraccone”.

Il titolo riprende l’ultimo film famoso di Tod Browning, “Freaks” appunto, rimasta una delle pietre miliari della storia del cinema. Girato nel 1932, si narra che la versione non censurata provoco’ tumulti tra il pubblico chiamato a giudicarlo. Una donna cito’ in tribunale la MGM perche’ sostenne di avere abortito a causa della crudezza delle scene.

La versione che ho visto anche io e’ quella che usci’ in sala, senza 30 minuti di pellicola ora andata perduta, e che comunque fu accolta con toni da Apocalisse. E infatti Browning dopo questo fece altri due o tre film, poi piu’ nulla fino alla sua morte nel 1962.

Ci sta bene, Freaks, come commento di questa notizia, perche’ nel film -che narra la vita di veri fenomeni da baraccone, interpretati da persone vere con vere deformita’- i mostri alla fine sono gli unici due umani “normali”.

Come per il casting: il nano che trasmette tenerezza, nel caso si presenti si dimostrera’ certamente piu’ sensibile della responsabile della selezione.

Barney

xkcd: Digital Data

La vignetta di oggi e’ facilmente comprensibile anche dai non nerd:

digital_data

Si riferisce alla supposta (ma assolutamente falsa) idea che le memorie digitali siano meglio di quelle vecchio stile. Carta, legno e tela insomma.

L’alt-text e’ a tema e siccome gioca con i font mi tocca usare un’immagine anche per lui:

atdd

Perche’ oltre al degrado dei supporti c’e’ anche il problema dell’incompatibilita’ di formati, codifiche e tutto il resto.

 

 

Prevedo il ritorno all carta, tra non molto… Soprattutto se Microsoft non ritira alla svelta dalla circolazione quella mMerda di Windows10.

 

 

Barney

Filosofia da muro #56

Finalmente una orrenda foto fatta da me, dopo tanto:

cage

E’ il muro d’ingresso del Cage, a Livorno. Che sarebbe il posto dove vado a sentire il 90% dei concerti, e che quindi vedo solo di notte.

Tra le tag e i disegnetti del cavolo spiccano un paio di scritte leggibili: “Visitors” e soprattutto quella in alto, a malapena distinguibile dal caos di fondo: “Amarti che fatica“.

Non deve essere stato faticosissimo scriverlo, perche’ li’ sotto c’e’ un bel cassonetto della spazzatura, ma rende l’idea di un rapporto laborioso e impegnativo; quasi un lavoro, una routine da svolgere con attenzione per evitare problemi. E’ sicuramente una mano maschile, vado per statistica e per esperienza.

Come maschile e’ la colonna sonora, una delle canzoni piu’ famose cantate da Robert Palmer ma che in realta’ e’ una cover di tale Moon Martin che nessuno prima conosceva… Gran pezzo.

 

Barney

Rise and fall

C’e’ la fuffa normale, la fuffa special, e poi c’e’ la fuffa medica. Di cui ho gia’ parlato qua dentro, in relazione a cure miracolose “inventate” dal santone di turno (Vannoni eil suo famoso metodo Stamin(chi)a, o Hamer) o ai presunti danni da vaccini.

Tutta roba di cui la gGente discetta con toni da professorone di biochimica (magari non avendo manco idea di come e’ fatta una cellula, ne’ di cosa e’ un virus o una membrana cellulare), come si puo’ parlare del derby “Vergate sul Membro-Gallarate Basso” al bar sport il lunedi’ mattina. Con l’aggravante che magari un calcio ad un pallone l’abbiamo dato tutti, le basi minime ci dovrebbero essere. Per la scienza, e la medicina in particolare, siamo di fronte a beati analfabeti funzionali che danno retta al primo bischero e cialtrone che passa per la strada.

E’ di pochi giorni fa il circo Barnum tirato su da Nicola Porro su Rai Due (“Virus”): in una puntata sui “presunti danni da vaccino” gli ospiti in studio erano:

  • un medico del San Raffaele,
  • Eleonora Brigliadori,
  • Red Ronnie.

Cioe’: due cialtroni -in ambito scientifico- contrapposti ad un esperto del settore. Il risultato, in accordo alla Teoria della Montagna di Merda, e’ stato un cumulo di sterco di sedici chilometri alzato dai due “esperti” Red Ronnie ed Eleonora Brigliadori i quali -non capendo evidentemente un cazzo dell’argomento- hanno avuto buon gioco nell’affermare apoditticamente qualsiasi cosa, (“La poliomielite debellata prima dell’avvento dei vaccini“… Cristo santo, un analfabeta completo!) compreso un “ma lei che ne sa di queste cose?” detto da Red Ronnie (critico musicale e presentatore televisivo, ricordiamocelo) al medico microbiologo. Un po’ come se io andassi dal Papa e gli dicessi: “ma te che cazzo ne sai della Bibbia, eh?“.

Irreale, ma e’ successo veramente.

La roba di Red Ronnie, dico, non io da Papa Francy.

Questo episodio mi serve per affermare immediatamente e apoditticamente una cosa: la scienza -e massimamente la scienza medica- non deve essere democratica. Un coglione che predica di curare il cancro con il bicarbonato di sodio non solo non deve parlare in pubblico, ma se tanto tanto si azzarda a spacciare la sua merda come cura va preso e messo in galera a calci nel culo. Purtroppo il signor Simoncini (quello del link precedente) e’ ancora a piede libero chissa’ dove e continua a spacciare a centinaia di euro la sua pozione inutile, come il buon Ryke Geerd Hamer, vecchio nazista riconvertitosi al santonesimo medico e alla Nuova Medicina Germanica, e adesso contumace in Norvegia.

Va bene, questo era l’incipit.

Il titolo del post deriva dal mio ultimo scontro a fuoco in casa dei Monaci Diacci Marmati della Chiesa degli Ultimi Giorni, argomento in discussione “Linus Pauling e la vitamina C”. Che ovviamente curerebbe tutti i cancri d’immondo oltre che raffreddori e influenze.

Chi era Linus Pauling un (ex) biologo come me lo sa abbastanza bene.

E’ stato uno dei maggiori geni della storia dell’umanita’. Primo e unico finora a vincere due Nobel da solo (Chimica e Pace), ha rivoluzionato la scienza in modo incredibile ed in ambiti diversi. A trent’anni era Professore alla Caltech, a 45 vinse il Nobel per la chimica, rifiuto’ di partecipare al Progetto Manhattan per la costruzione della bomba atomica, scopri’ la struttura secondaria delle proteine e pose le basi per il Nobel a Watson e Crick sul DNA, di cui Pauling propose la struttura a doppia elica.

Fu attivista pacifista da sempre, contro la proliferazione atomica negli anni ’60, ed ebbe ovviamente i suoi problemi con il governo USA per la sua ideologia “di sinistra”.

Ha pubblicato centinaia di articoli e libri, tenuto migliaia di discorsi e girato per decine di universita’.

Fino a che, nel 1966, succede che a un congresso cui sta parlando gli scappa di dire (come scapperebbe di dire a tutti i geni curiosi):

Ho 65 anni, ma mi piacerebbe viverne altri 25 per assistere a tutte le meravigliose scoperte scientifiche che stanno venendo fuori adesso“.

Alla conferenza c’e’ anche un mezzo medicone che ha fatto un paio di anni di Medicina in un’Universita’ seria, e poi s’e’ comprato laurea e PhD per corrispondenza all’Universita’ di Youtube. O quello che all’epoca corrispondeva alla UoY. Carta da cesso, insomma. Ma si fa chiamare “Dr.”.

Il “Dr” e’ Irving Stone, prende la palla al balzo e scrive al famosissimo due volte Nobel:

Caro Linus, se fai come dico io campi non altri 25 anni. Il doppio!“.

La ricetta e’ semplice: assumere megadosi giornaliere di vitamina C. Fino a 3 grammi al giorno. La dose raccomandata giornaliera era a quei tempi di 65 milligrammi, e in 3 grammi di milligrammi ce ne stanno tremila. Oggi siamo un po’ sopra come dise consigliata, ma comunque si parla di 80-100 milligrammi…

Pauling ci crede.

Forse perche’ ci vuole credere: si sente invecchiare, si vede alla fine di una vita eccezionale, ma vuole avere un altro supplemento di scoperte ed emozioni. E probabilmente, essendo uno scienziato, e’ ateo. Sente la fine come LA fine. Cosi’ s’aggrappa a questa promessa di Stone.

Ed inizia a prendere la vitamina C. A grammi al giorno.

Ora, sia perche’ la vitamina C e’ veramente un antiossidante, sia perche’ l’effetto Placebo e’ un fenomeno reale, sia perche’ siamo abituati a selezionare gli elementi positivi di una esperienza e dimenticarci quelli negativi, Linus Pauling trae a suo dire estremo giovamento da questa overdose quotidiana di acido ascorbico. Linus si aumenta da solo la dose, da 3 grammi al giorno arriva fino a dodici e oltre , che rapportati alla dose raccomandata dell’epoca fan circa 184 volte 65 milligrammi; in poco tempo a suo dire non s’ammala piu’ di raffreddore ne’ di influenza. Nel 1970 e’ cosi’ certo che la cura preventiva funziona che pubblica un libro “Vitamin C and common cold” ed inizia la seconda vita del due volte Nobel: quella del crociato dell’acido ascorbico. Secondo le intenzioni di Pauling, una superdose quotidiana di vitamina C per tutta la popolazione avrebbe eradicato il raffreddore in pochi anni.

Il libro vende milioni di copie, nel 1971 viene ristampato con l’inserimento dell’influenza: “Vitamin C, common cold and flu” e continua ad andare a ruba. E milioni di americani (e non solo americani) cominciano ad ingurgitare grammi su grammi di vitamina C al giorno.

L’establishment scientifico e’ scettico e disorientato: Pauling e’ un mito, ma siccome la vitamina C e’ nota da decenni, siccome si son gia’ fatti studi abbastanza accurati sulle sue proprieta’ di antiinfiammatorio per la cura dell’influenza e del raffreddore, e siccome tutti questi studi non hanno portato alcun risultato positivo lo sconcerto e’ grande.

Lo sconcerto aumenta ancora di piu’ alcuni anni dopo. Dal 1971 Pauling e’ in contatto con un medico scozzese che -letto il suo “vitamin C and common cold“- lo contatta per dirgli che nel suo ospedale sta provando una cura per i malati di cancro. A base di vitamina C. Pauling e’ entusiasta, ed assieme al medico scrive numerosi articoli scientifici -tutti pubblicati su riviste prestigiose- e un libro, “Cancer and vitamin C“. Il target qui e’ ridurre come minimo del 50% le morti per cancro. Tutti i tipi. Usando solo la vitamina C.

Il resto del mondo scientifico legge gli articoli e prova a replicare i risultati. Tre distinti studi del Mayo Clinic che coinvolgono centinaia di pazienti con vari tumori risultano in nessuna evidenza che dosi fino a 10 grammi al giorno di vitamina C siano di qualche efficacia per la cura o l’alleviamento delle pene di malati terminali. Pauling si ribella, contesta i protocolli, il gruppo Mayo contesta i protocolli di Pauling ma in sostanza ad oggi non esiste alcuna evidenza scientifica che la vitamina C (somministrata sia per bocca che per via endovenosa) abbia effetti rilevanti sui pazienti affetti da tumore. Di recente un paio di articoli (uno e’ questo) hanno riportato buoni risultati in vitro, ma siamo sempre in territorio molto incerto e non e’ detto che il passaggio alla sperimentazione in vivo porti agli stessi risultati.

Linus Pauling muore a 94 anni, comunque, e muore di cancro alla prostata. I suoi sostenitori dicono che e’ campato cosi’ a lungo grazie alla vitamina C, chi lo contesta sostiene che s’e’ ammalato proprio a causa delle enormi quantita’ di vitamina che ingurgitava ogni giorno.

Linus Pauling e’ conosciuto oggi da due categorie di persone: chi ha studiato -soprattutto chimica o biologia- e chi si butta su qualsiasi terapia alternativa esca fuori. Basta che la scienZa ufficiale ne dica male, e allora deve funzionare per forza, perche’ le kattive multinazionali del farmako ci voglion negare la verita’.

E’ quindi molto ironico chiudere informandovi che il piu’ grande finanziatore dell’Istituto Linus Pauling per la promozione della vitamina C e’ stato sempre la Hoffmann-La Roche, enorme multinazionale del farmaco che ha fatto centinaia di milioni di dollari anche vendendo in tutto il mondo pastiglie di vitamina C.

 

 

Barney

Filosofia da muro #55 (hat trick: Tratto d’Unione)

Oramai non ci sarebbe neanche piu’ da premetterlo. Anche questa foto e’ di TdU, ovviamente:

DisegnareVene

La prendo come una scritta romantica, non come una promessa di un tossico ad un altro che si fa di spade tutti i giorni.

Nell’accezione romantica, allora, la scritta mi piace moltissimo. Da’ l’idea di qualcuno che sfiora qualcun altro seguendo i rilievi delle vene, per carpire con i polpastrelli i piu’ piccoli particolari topografici del corpo dell’altro.

E anche la modalita’ di scrittura (pennarello su muro: improvvisazione estrema) da’ l’impressione di un’urgenza da placare al piu’ presto.

Mi immagino che lui o lei sia poi davvero tornato per disegnare le vene, e che l’altro o l’altra abbia lasciato fare, contento ed onorato d’esser mappa per si’ tenera esplorazione.

 

Barney

Il cuoco, il baro e tutto quanto

Ovvero: le coincidenze.

Ieri un amico su facebook elenca “à la Hornby” una serqua di film per lui imperdibili, chiedendo alla folla di aggiungerne altri.

E’ mattina presto, aspetto il bus per l’ufficio e partecipo alla lista collettiva.

Aggiungo “Taxi Driver“, e poi i primi film di Greenaway e “La casa dei giochi” di David Mamet. Il successo e’ pari a quel che si potrebbe ottenere alzandosi in piedi nudi e ubriachi durante una celebrazione religiosa di fronte al Papa. E -urlando “Viva la topa!”- andarsene dalla sala. Piu’ o meno zero, insomma.

Lascio cadere la cosa,  e arriva l’ora di pranzo di oggi.

Quando apro ancora il famigerato faccialibro e leggo che un’amica ha scoperto il secondo peggior film dopo “Il cuoco, il ladro, sua moglie e l’amante“, che incidentalmente le ho fatto vedere io ed altrettanto incidentalmente rientra nella categoria “primi film di Greenaway”. Il second worst e’ proprio “La casa dei giochi“, e siccome a me piacque moltissimo millanta anni fa, chiedo chi glielo ha proposto, questo. Chi e’ quel pazzo che ha i miei stessi gusti cinematografici, diametralmente opposti ai suoi?

Me lo hai passato te“, e’ la risposta.

Una persona normale l’avrebbe abbozzata li’, saluti e a presto, eh? Invece io ho continuato la discussione sino ad adesso e ripensato ad almeno un paio di aspetti laterali della cosa cosi’ tanto da dover cercare di scriverli, senno’ se ne andranno come lacrime nella pioggia nel lento ma inesorabile decadimento del mio cervello.

Intanto, so perfettamente di non rappresentare uno standard in quasi nessun ambito sociale, ma -lo dico per chi non mi conosce- non lo faccio apposta: sono cosi’. Non e’ che mi atteggio, che mi sforzo di fare il diverso, il laterale rispetto alla linea dritta. Cerco laddove possibile di comportarmi come mi viene naturale. Il che quasi sempre vuol dire risultare irritante, spocchioso, iperconvinto, irragionevole, gobbo, ebreo e comunista.

E negro.

Voglio dire, nello specifico: non vado al cineforum di default, a vedere l’ultimo sopravvissuto della Nouvelle Vague, o il filmino armeno sottotitolato in Farsi perche’ lo prescrive la guida del radicalchic, o il manuale del bastian contrario. Guardo un po’ quello che mi pare; e quindi film di tutti i generi, evitando quanto possibile di sapere prima cosa andro’ a vedere, ed evitando laddove mi riesce il blockbuster. Ovvio: ho le mie preferenze (bassa lega di estrazione fumettistica, fantascientifica, hard boiled…) come si puo’ vedere da quel che racconto qua dentro. Ma a volte -soprattutto quando ero piu’ giovane- rimango affascinato da cose diverse dalla storia narrata dalla pellicola, come ho cercato di spiegare per il film di Greenaway la’ sopra. Non e’ solo la storia (che e’ relativamente banale e relativamente incredibile) che mi ha colpito anni fa: e’ il come la storia viene raccontata. Per colori, suoni, immagini, stacchi… Ti aspetti quasi di sentire gli odori, quando guardi quel film (almeno: io mi aspetterei di sentirli. Ma sono strano:-) ).

“Il cuoco, il ladro, sua moglie e l’amante” e’ una overdose continua di input sensoriali che puo’ stordirti se non sfuochi un po’ la vista e l’udito per cercare di cogliere la coralita’ del magnifico affresco barocco che ti si presenta davanti. Ma se non ti viene naturale goderne cosi’, capisco benissimo che possa fare schifo. Se ti aspetti una storia da relax serale non va bene. E io il novanta per cento delle volte vado al cinema per formattare il cervello, sia chiaro. Quindi, ok. Devi avere culo di beccartelo all’eta’ giusta, nello stato d’animo giusto, magari non quando torni a casa dopo una giornata di lavoro stressante e noiosa.

La casa dei giochi” e’ secondo me anche peggio da questo punto di vista. E’ un film tutto basato sulla psicologia, un film in cui quello che succede non e’ quasi mai quello che sembra (la storia si basa su imbrogli e simulazioni); e’ pure un film lento, si’, perche’ Mamet e’ prima di tutto un regista teatrale, e questo film appare piu’ una tragicommedia recitata su un palcoscenico enorme che una pellicola per il cinema. Non sarebbe mai sopravvissuto tre giorni nelle sale, fosse uscito di questi tempi.

Alla fine, quindi ha ragione Linda: se quei due film non le son piaciuti (trad.: se le han fatto schifo) non ci sono discussioni, vi e’ ampio margine di spiegazione e completa liberta’ di giudizio. Parabestemmiando, c’e’ un tempo per vedere Greenaway e un tempo per vedere qualsiasi altra cosa:-).

Pero’ il tempo per “Taxi Driver” spero sia sempre giusto.

Avrei da scrivere altro, tipo che magari dal 1989 non e’ cambiato solo il cinema, ma pure gli spettatori e quel che gli spettatori vogliono vedere (e non parlo di me, ma di quelli che oggi hanno vent’anni come li avevo io a quell’epoca), e ovviamente quello che le case di produzione fanno uscire ogni mese, ma s’e’ fatta una certa ed e’ il momento di chiudere.

Con un brano da uno dei gruppi che ascolto di piu’ di questi tempi. Non e’ che abbiano fatto chissa’ quanti dischi (tre), ma son davvero bravi. Questa non e’ loro, ma la tipa la canta oserei dire discretamente:

 

Barney