I 7 giorni – Sabato

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Barney

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xkcd: Incoming Calls

Dopo qualche tempo Randall pubblica qualcosa di ripubblicabile: l’evoluzione delle chiamate al suo cellulare nel tempo, organizzate per categoria di chiamante.

Ecco qua:

https://imgs.xkcd.com/comics/incoming_calls.png

E’ interessante osservare come all’inizio i soli che lo chiamassero fossero familiari o venditori di telemarketing “legali” (ossia autorizzati da una legge che magari non impediva loro di rompere le balle a tutte le ore, tutti i giorni della settimana).

Gli amici hanno inziato a chiamare in forze tra il 1995 e il 2005, con poi una netta riduzione dal li’ in poi.

Dal 2005 i telemarkettari legali sono stati sostituiti (presumo perchè giustiziati da qualche legge americana) da predatori dell’etere, che chiamano pur non avendo l’autorizzazione per farlo. E -dato assolutamente di rilievo…- dai politici.

Il che per un italiano è assolutamente comprensibile: la data coincide con quella della discesa in campo del primo televenditore politico italiano, modello di riferimento storico per Lega e M5S. Oggi invece che al cellulare i vari Salvini e Di Maio non fanno altro che tweettare o postare su Facebook un numero impressionante di volte al giorno, a discapito forse della qualità della produzione, ma consci che è la quantità che conta.

Per il loro elettorato, ovviamente.

 

Barney

Filosofia da muro #131 (hat trick: adp)

Ammennicoli di Pensiero mi manda questa foto, che lui stesso colloca in una “stazione ferroviaria sotterranea di una più o meno ridente città padana” (e più non dimandare):

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All’inizio ero convinto che il “sei” iniziale dovesse leggersi “si”, così da generare una specie di aforisma da talent show o da reality (livello basso, insomma).

A rileggerlo invece può benissimo essere che la frase sia stata voluta proprio così, e che invece che una generica affermazione valida per tutti si riferisca a una particolare donna.

Non che il livello si alzi di chissà quanto, eh? Ma la cosa assume una sfumatura personale che rende il tutto più intrigante: quali danni potrebbe aver subito la donna, e in quanti anni?

Ah, solo chi passasse di nuovo nella stazione ferroviaria sotterranea di una più o meno ridente città padana potrebbe casualmente imbattersi nello scribacchino e domandarglielo.

 

Barney

I sette giorni – venerdì

https://trattodunione.wordpress.com/2018/10/12/i-7-giorni-venerdi/

Barney

Filosofia da muro #130

Che in realtà è filosofia da treno merci, e quindi potrebbe anche andare sotto la categoria “Still life”.

M’è passata davanti qualche mattino fa, mentre ero in attesa del mio treno per pendolari, e mi sono fatto qualche decina di metri per rincorrere il vagone e fotografare la scritta. Questa:

IMG_20181005_075716

Una traduzione da bestseller italiano potrebbe essere “và dove ti porta il cuore, ma solo se vuole la pizza”, una colonna sonora adeguata potrebbe essere “Listen to your heart” dei Roxette, e tutto potrebbe finire qua, ma non ci sarebbe filosofia…

Mi piace della scritta prima di tutto il colore: un azzurro turchese fluo che copre anche la parte che della pizza dovrebbe essere rosso pomodoro. Poi il tipo di pizza: azzarderei una “salame piccante e cipolla”, con abbondante spruzzata di origano. Il tutto lascia pensare a un writer (Mazo Mazo, si legge a sinistra, in giallo salame) che qualche sostanza psicotropa ogni tanto la usa, e che vede la vita in maniera scanzonata.

Una fetta di pizza che si merita più dei Roxette, in ogni caso:

 

Barney

I sette giorni – giovedì

https://trattodunione.wordpress.com/2018/10/04/i-7-giorni-giovedi/

Barney

[Cartaresistente] Paralleli su carta n°8: Reviati e Hornby

Il calcio come metafora di vita, fede incrollabile e pietra di paragone per il resto del mondo -fidanzata inclusa -, oppure come unico svago, ma svago dannatamente serio, in un paese che deve fare i conti con le contraddizioni di una industrializzazione rapida e selvaggia.
Lo sport popolare per eccellenza, il passatempo che ha bisogno solo di un po’ di gente e di spazio – e di una palla… – è il protagonista di “Febbre a 90′”, di Nick Hornby e di “Morti di sonno”, di Davide Reviati.

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Entrambi i romanzi partono dalla fanciullezza dei due protagonisti e ne seguono la maturazione di partita in partita: vista allo stadio in “Febbre a 90′”, giocata all’ultimo sangue nel campetto ai giardini in “Morti di sonno”.

I due mondi che fanno da sfondo alle storie sono molto differenti: la Londra di Hornby dal 1968 ad oggi è una metropoli in cui la middle class se la cava decentemente, e andare allo stadio la domenica è un rito molto più normato che le funzioni in chiesa. Si assiste, nel libro, alla evoluzione delle tifoserie da chiassose e urlanti orde di innocui fanatici storditi dal pranzo domenicale a covi di sanguinari hooligans, evoluzione che va di pari passo con la feroce emersione della crisi sociale del periodo Thatcheriano. Tragedie immani, come i novantacinque morti di Hillsborough del 1989, punteggiano il racconto e costringono alla fine l’Inghilterra all’ammodernamento di stadi centenari, in cui la gente seguiva la partite in piedi, in equilibrio instabile su gradoni di cemento e legno. L’Heysel, qualche anno prima, aveva contribuito all’inizio della fine degli hooligans.

Il fumetto di Reviati racconta l’esplosione di benessere legato al boom economico dell’Italia degli anni ’60-’70. È il periodo di Mattei e della chimica all’avanguardia, che sforna meraviglie e veleni in pari quantità. E produce anche profondi cambiamenti sociali: la storia si svolge in un villaggio vicino all’enorme sito produttivo ANIC di Ravenna; il villaggio – una piccola enclave autosufficiente – è stato fortemente voluto da Mattei, e raccoglie le famiglie degli operai del petrolchimico, un benefit aziendale ante litteram.
In Reviati il calcio è l’esorcismo giovanile per non pensare al pericolo sempre imminente di incidente chimico, una fuga di sostanze, un’esplosione catastrofica che sempre incombono sulla piccola comunità, come le morti non così infrequenti di vari operai in orribili incidenti spesso solo ipotizzati.
Il calcio è pure una delle poche vie di fuga da una vita segnata in partenza, che vede lo sbocco logico del lavoro al petrolchimico come la meta da tutti presagita – e temuta – sin dalla più tenera età. Chi gioca bene può pensare di farsi una esistenza altrove, a patto che resista alle feroci partitelle tra ragazzi in cui perdere è un disonore. In una di queste viene distrutto il ginocchio di Crujiff, un ragazzo che gioca bene come l’olandese del calcio totale. Lo ritroveremo ogni tanto, Crujiff, a guardare dalla sua finestra gli ex-compagni giocare, con le fide Puma a sei tacchetti ingrassate di fresco accanto a lui sul davanzale.
È feroce, l’Italia di Reviati, e non fa sconti a nessuno. Il lieto fine qua è solo accennato; come finisce “Febbre a 90′” – invece – credo lo sappiano tutti.

“Febbre a 90′”, di Nick Hornby. Guanda Editore.
“Morti di sonno”, di Davide Reviati. Edizioni Coconino Press.

 

Barney