xkcd: XKeyboarCD

La tastiera perfetta per i lettori di xkcd, quella disegnata la scorsa settimana da Randall.

xkeyboarcd

L’unico tasto freccia ruotabile per decidere la direzione è interessante, come la tastierina numerica-gioco del 15 e i 54 tasti configurabili sul cubo di Rubik. La feature più geek di tutti è comunque il caps lock che diventa Serif lock, e che mi ha dato modo di scoprire cosa significhi Serif.

L’alt text fa così:

The key caps use LCD displays for all the vowels, so they can automatically adjust over the years to reflect ongoing vowel shifts while allowing you to keep typing phonetically.

 

Barney

 

 

 

Annunci

Filosofia da muro #146 e #147

Doppia filosofia da muro, che ha come caratteri unificanti la città degli scatti (Pisa) e la zona (nei pressi di due dei luoghi dove vado ad ascoltare musica del vivo).

Il primo è nei pressi del Lumière, un ex-cinema riadattato a locale multifunzionale con palco annesso (la zona dove c’era il telone per proiettare i film):

20190316_221354(1)

Sta in un labirinto di vicoli e corticelle vicino al locale, che immagino luogo di spaccio e di liberazione emetica post-sbronza, oltre che pissoir di fortuna. Nessuno dei tre argomenti sopra citati mi ha peraltro portato in quel dedalo, solo semplice curiosità e ricerca di scritte murarie, lo giuro Vostro Onore. Ero  sentire per l’ennesima volta Giorgio Canali e i Rossofuoco, per completezza di informazione.

Il secondo sta in una piazza dove ho anche lavorato, vicino al Borderline, una specie di antro nero e cupo che ospita a volte concerti d’un certo livello (per dire: c’ho sentito CJ Ramone e John Garcia, qualche anno fa):

20190323_010639(2)

Questa è notevole anche per come è scritta: il puntino sulla “i” di “ogni” potrebbe anche essere un punto dopo “sta”, in un costrutto alla rovescia che in effetti ci potrebbe anche stare.

Ma la frase in se non è male: oltre alla interpretazione metempsicotica (si dirà, metempsicotica?) mi domando cosa renda possibile morire “ogni tanto”.

Amore? Droga? Musica?

La trimurti “sex and drugs and rock and” che potrebbe farvi pensare ad una chiusura con Ian Dury; ma siccome ero stato a sentire i Diaframma, quella sera, quelli vi beccate da una performance alla Flog di Firenze:

 

Barney

xkcd: Dangerous Fields

Ovvero: ambiti di ricerca pericolosi, secondo la logica e secondo Randall:

dangerous_fields

Lapalisse non fa una piega nel leggere il grafico qua sopra: invecchiare ammazza sicuramente più gerontologi che metoriti gli astronomi. Almeno fino all’arrivo dell’asteroide…

L’alt-text è questo:

Eventually, every epidemiologist becomes another statistic, a dedication to record-keeping which their colleagues sincerely appreciate.

E non è la prima volta che Mr. Munroe si cimenta con l’argomento. Qua sotto la vignetta 1904, di circa due anni fa, che ho anche stampato e appeso in ufficio:

research_risks

 

Barney

Filosofia da muro #145 (hat trick: Claudio)

Claudio, expat in Cruccolandia del Sud con la moglie, mi manda questa foto da Sarzana giusto in tempo. Siamo al 25 aprile, e siccome i fascisti non ci sono più (come ci viene raccontato tutti i giorni da chi vede invece miliardi di zingari e di clandestini in giro) un po’ di ironia non guasta mai: la presa per il culo è l’arma migliore contro i coglioni.

IMG-20190423-WA0000

Qua c’è tutto: citazione a tema, ironia e autoironia. Più una dose di mistero finale riguardo al perché della scritta e all’eventuale destinatario.

Interessante l’uso creativo della punteggiatura: i puntini di sospensione sono quasi sempre messi in corrispondenza delle pause del testo di “Bella ciao”, e quelli dell’ultima riga rappresentano sia la pausa che la mancanza di una parola (“bella” o “gomma”, a scelta). La virgola dietro la “E” della seconda riga ha un che di dadaista, così come l’accento sulla “a” di “ma”. Che potrebbe alla fine essere la mamma della scrivente, e la destinataria del messaggio: si intuisce anche un punto dietro la “a”, a rendere ancora più surreale il tutto.

L’altra interpretazione potrebbe essere che la tipa che ha scritto il messaggio sa bene chi è il responsabile della gomma bucata, e conosce le sue simpatie per il coglionazzo di Predappio con la testa pelata. La sua reazione di denuncia ironica è perfetta, fosse questo il caso, e ben si attaglia a questo 25 aprile dove -ci raccontano- i fascisti non ci sono più.

Credeteci.

 

La musica non c’entra nulla con la data né con la scritta. Il pezzo -splendido- è dei Velvet Underground, qua la suonano magistralmente i Black Crowes:

 

 

Barney

Quello che c’era dietro le orecchie da coniglio, quel che ci sarà nelle urne di maggio

La scorsa settimana è assurta agli onori della cronaca tal “Candy Candy Forza Napoli”, che sulla pagina Facebook dell’INPS a supporto di chi ha fatto domanda per il Reddito di Cittadinanza è stata sbeffaggiata dal responsabile della pagina, stufo di spiegare per l’ennesima volta a Candy Candy -e per la millesima volta nella giornata- come si ottiene il PIN per creare un account sul sito dell’INPS.

La risposta famosa all’ennesimo “non so come fare, mi puoi aiutare?” è stata “beh, se sai postare un selfie con le orecchie da coniglio su Facebook, sei anche in grado di richiedere il PIN sulla pagina dell’INPS”.

Il che sembrerebbe avere una sua logica, ma purtroppo è completamente falso. Intanto azzardo un paio di previsioni sul responsabile della pagina Facebook dell’INPS (si, lo so che è una donna, ma il punto non è il suo sesso): è giovane, direi sotto i 35 anni, e non ha mai interagito con la pagine dell’INPS oltre alla schermata con cui si richiede il PIN.

Sul secondo punto torno dopo. Il primo punto non ha a che fare con lo scazzo (o la blastata, come hanno imparato a scrivere i giornalisti italiani) del curatore, ma con l’assunzione che chi sa postare un selfie con le orecchie da coniglio su Facebook abbia gli strumenti informatici minimi per essere autosufficiente al di fuori dei social media “classici”. Io che ho un po’ piu’ di 35 anni sono convinto che questo ragionamento sia non solo falso, ma pericoloso. E non per Candy Candy, né per il curatore della pagina INPS.

Facebook= internet= informazione è quello che pensa molta gente. Su Facebook sono capaci di andare tutti, il flusso di post è ininterrotto e l’interazione con gli altri utenti limitata a un like o a una faccina, spesso dati con la speranza che chi li riceve poi ricambi il gradimento sulla foto del gattino o sulla ricetta delle polpette di patate che andremo a postare noi.

Facebook= informazione è una equazione vera, ma non per gli utenti di Facebook. Tutti sanno dello scandalo “Cambridge Analytica“, qualcuno -spero- avrà visto il bel TED Talk di Carole Cadwalladr sul tema, di cui si trova agevolmente la traduzione in italiano (e se sapete postare il selfie con le orecchie da coniglio, ecc. ecc. ecc.). Il racconto delle sue interviste surreali in un paesino del Galles dopo il voto per la Brexit, è agghiacciante. In un posto dove il “Leave” ha preso più del 60% dei voti la gente si lamentava del fatto che l’Europa non avesse fatto nulla per loro (metà paese è stato ricostruito con fondi UE) ed era terrorizzata dall’invasione degli immigrati che secondo chi ha risposto invadevano le loro strade (risulta un solo immigrato in quel buco del Galles, dall’Europa dell’Est). Tutto questo l’avevano letto su Facebook, quindi doveva essere vero.

Certo, come no?

Facebook (ma anche Instagram, e Twitter) hanno il pregio di poter essere usati da tutti, e rappresentano un potente strumento di indirizzo delle masse (chiedete Goebbels come fosse importante negli anni ’40 controllare i media…). Sembrano anche strumenti controllabili, danno la finta consapevolezza di essere dei geni della tastiera perchè siamo in grado di tirare fuori gli emoticon in un clic (io neanche in sette), ma rendono l’iscritto un mago dell’informatica quanto il guidare una Panda renda me un pilota di Formula 1 (per togliere qualsiasi dubbio: non sono un pilota, in nessuna categoria).

Peraltro, l’uso eccezionalmente efficace che fa Luca Morisi (il guru del marketing online di Salvini) dei social media è dimostrazione del livello dell’elettorato generale di oggi (non ce l’ho solo con i leghisti, sia chiaro): dovesse affidare ad un articolo di giornale il nulla cosmico che questo governo produce ogni giorno il povero Luca si troverebbe in difficoltà. Invece, una foto e dieci parole a caso colpiscono il cuore dei fans, che rispondono con (immaginate un po’?) migliaia di like e fiumi di faccine. Preparatevi dunque ad un maggio fittissimo di foto, frasi a caso e like ancor più a caso di persone che poi andranno a votare convinte che gli zingari in Italia siano dodici milioni (cit. Gero Arnone), e che quello di cui c’è bisogno oggi è una Beretta calibro 9 in ogni casa col colpo in canna.

Ma siccome s’è fatto tardi arrivo all’altro punto della storia di Candy Candy Forza Napoli: il fatto che la poveraccia non riesce a interagire con il sito dell’INPS. Ecco, l’altro giorno ho scoperto di essere se non l’unico uno dei due o tre che tra i miei colleghi (una cinquantina di persone) usa il portale per la dichiarazione ISEE. Tutti gli altri vanno dal Patronato, e si parla di gente che se ti va male ha una laurea. In ingegneria. E io lo faccio perchè sono testardo, che se dovessi affidarmi all’usabilità di quel sito morirei di stenti nel tentativo di capire la logica da scimmia ubriaca che ha guidato la definizione dell’interfaccia e dei contenuti.

Ma forse il portale INPS è fatto così pour cause: perchè la gente “esperta” di Facebook continui a non capire un cazzo del resto, pur essendo convintissima di capire invece tutto, e molto profondamente.

Perchè gliel’ha spiegato Luca Morisi, che in effetti credo sia bravissimo a farsi i selfie con le orecchie da coniglio…

 

Barney

 

 

Filosofia da muro #144

Bruxelles è piena di belle scritte (oltre che di ottima birra); questa, semplice ma profonda,  si trova nella zona della stazione Schuman, dove ci sono i palazzoni della Commissione Europea:

20190326_191413

Il muro -lo si vede- è abbastanza istoriato, e il corsivo che mette la parola “fine ” a chissà cosa è sicuramente tra i graffiti più antichi. E’ bella la calligrafia, molto naif e adatta al lettering dei primi Tintin (d’altronde siamo in Belgio…), e bella la frase: è stato detto tutto, chiudiamola qua.

Vi invito ad ascoltare (e a veder come si suona veramente) tutta la colonna sonora, che ci sta benissimo ed è suonata da una delle band che mi allieta le giornate lavorative da anni e anni. Il titolo dice esattamente il contrario del testo, e la scritta sul muro è perfetta come epitaffio alla storia suonata da Wilson e compagnia.

 

Barney

Virginiana Miller, “The unreal McCoy”, Santeria record, 2019

Doveva uscire forse un anno fa, poi a Natale 2018, infine a primavera.

E -puntuale come un regionale in ritardo…- a fine marzo finalmente abbiamo avuto il nuovo disco dei Virginiana Miller, band livornese sconosciuta ai più ma nel mio cuore da sempre. Per agganciarmi alla presentazione di “Middle England“, anche per questo disco all’inizio le “recensioni” erano in sostanza il copincolla del lancio della casa discografica e dei VM stessi, con qualche tocco di dotte citazioni di letterati americani (Roth in primis) a sottolineare la novità assoluta di questo CD: la lingua.

virginiana-miller-mccoy-cover-ufficiale-e1552669427261

“The unreal McCoy” è tutto in inglese. Ma siccome è un inglese scritto e cantato da un livornese che scrive canzoni splendide, i testi si capiscono e si apprezzano quasi quanto i classici del gruppo labronico.

Non starò a farla lunga su quello che ci sento io, in questo disco (non Roth: piuttosto un misto di McCarthy, DeLillo, Pynchon, Breat Easton Ellis per la letteratura, e sicuramente influenze Nick Cavesiane oltre che Neil Younghiane per la musica). Dico subito che l’operazione è perfettamente riuscita, e se i Virginiana volevano dare un’idea di come si vede l’America (intesa come Stati Uniti) dai Bagni Pancaldi, ci sono perfettamente riusciti. Anche perchè spesso i critici musicali si dimenticano che chi vive sulla costa toscana nord un contatto diretto con gli USA ce l’ha (prima molto di più, adesso un po’ meno) attraverso la base NATO di Camp Darby.

Il disco si apre con la title track (“the unreal McCoy” in americano è qualcosa tipo l’opposto di qualcosa di vero e definito, direi improbabile più che incredibile), un vecchio perdente che chiede al figlio se poi ha sbagliato qualcosa a voler fare di nuovo grande l’America (vi ricorda qualcuno?).

La seconda traccia è un pugno nello stomaco, un mix di culto delle armi (il secondo emendamento tanto caro agli sparafucile d’oltreoceano) e uccisione di donne in stile “American Psycho” o Charles Manson, rappresentato benissimo dal video che accompagna il pezzo che a sentirlo sembra innocuo:

La chiusura è bellissima: “…this is just a dream, this is an M16. This is heaven, this is an AK47. You won’t bleed for long, this is only a second amendment to a love song”.

Un altro pezzo che mi piace moltissimo e’ “The end of innocence”, che racconta gli USA della guerra fredda, dei rifugi antiatomici e delle mille contraddizioni. E mi piace molto anche il lento e tranquillo “Soldiers on leave”, dove pare d’essere proprio di fuori a Camp Darby a guardare i marines in libera uscita.

E “Toast the asteroid”, che davvero ci vorrebbe l’asteroide cui fare un brindisi, fino alla chiusura con una “Albuquerque” in cui io e l’omino del mio cervello sentiamo parecchio Nick Cave.

Non vedo l’ora di andare a sentirli dal vivo, i Virginiana Miller.

Bentornati, c’è sempre speranza.

Barney