I 7 giorni – Martedì

https://trattodunione.wordpress.com/2018/09/18/i-7-giorni-martedi/

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Internet, la privacy e il futuro

La scorsa settimana il parlamento europeo ha approvato una nuova legge che regola i contenuti condivisi su Internet. Le cose vengono spiegate più o meno da tutti così, la Electronic Frontier Foundation la spiega invece cosà (leggetevelo, perché lo scenario della EFF è abbastanza preoccupante…), i parlamentari italiani a Strasburgo (quelli che c’erano) hanno votato in maniera opposta a seconda dello schieramento, ma sono certo che nessuno ha votato avendo capito davvero quello che c’è in ballo.

Nel frattempo, un paio di giorni dopo il voto europeo, m’è capitato sotto mano questo pezzo qua, ancor più apocalittico e con chiare connessioni allo scenario disegnato dalla EFF.

Purtroppo è roba lunga da leggere, ma secondo me è indispensabile capire a cosa possiamo andare incontro nei prossimi anni. Soprattutto se non leggete science fiction, non siete abituati a queste cose che stanno diventando sempre meno fiction giorno dopo giorno.

 

Barney

 

Filosofia da muro #129

Il palazzo che vedrete tra poco io l’ho visto nascere, bloccarsi nel suo sviluppo verticale per anni, poi fare qualche passetto avanti che sembrava decisivo per il completamento di una ennesima cattedrale nel deserto della zona industriale che lo ospita, in cui sono probabilmente più numerosi i cartelli “vendesi” e “affittasi” che le aziende ancora in vita.

Lo vedo incompiuto da almeno dieci anni, tutti i giorni quando vado in ufficio e le sere quando torno alla fermate dell’autobus, è oramai quasi un amico. Qualche anno fa addirittura fecero delle prove di colore (le vedrete sotto la “I” di destra), poi tutto s’è bloccato di nuovo, e meno male che una squadra di graffittari l’ha usato per fare questa roba qua:

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La qualità della foto è oscena, come al solito, ma spero dia l’idea del colore e della complessità del graffito, composto da un “AIDA” a sinistra e da un enigmatico “OGEDI” a destra. Questa seconda scritta è ornata da ancora più misteriosi numeri su alcune lettere: una coppia di “5” sulla “O”, un “3” sulla “E”, un “9” sulla “I”. La “G” e la “D” hanno invece delle specie di rombi neri. Google mi dice che “Ogedi” è una località del Niger, oppure un giocatore di calcio di una squadra inglese, ma io immagino una coppia di writer, lei Aida e lui Ogedi, che hanno preso per un giorno possesso della facciata nord del palazzo in eterna costruzione.

La zona è ricca di graffiti, a un paio di chilometri verso Pisa c’è il quartiere di Sant’Ermete che ospita sulle case popolari in rifacimento degli splendidi affreschi.

Gli Zen Circus, essendo pisani, ci stanno benissimo. Anche se il video è girato a Livorno. Anzi: ci stanno benissimo proprio per quello.

 

Barney

Lunedì

https://trattodunione.wordpress.com/2018/09/10/i-7-giorni-lunedi/

Barney

I 7 giorni

Una playlist lunga sette settimane, fatta di sette pezzi, illustrata da Davide Lorenzon.

Su Tratto d’unione:

https://trattodunione.wordpress.com/2018/09/06/i-7-giorni/

Bamboline

La notizia di questa settimana (a parte la fantastica novità di stasera, lo #spazzacorrotti di Di Maio che sembra fare il verso a un comico di Colorado per quanto in basso è caduto. lui e tutta la politica) è certamente l’apertura di un bordello con bambole di “polimero termoqualcosa” (la direttrice ha presentato così la merce).

Nulla di sconvolgente, nulla di interessante, però è un buon aggancio per ripresentare Amanda Palmer con la sua canzone più famosa (che non è certo la mia preferita), del periodo “Dresden Dolls”. E’ in tema sia il nome del duo che il titolo della canzone, che financo il contenuto. Ecco qua:

Più Amanda Palmer, meno bamboline.

Barney

[Cartaresistente] Paralleli su carta n°7: Coe e Van Hamme-Vallès

Le saghe familiari hanno sempre avuto notevole successo di pubblico, sia in letteratura che su pellicola, perché permettono di sviscerare molti aspetti della psicologia umana, di giocare con i sentimenti di molti protagonisti, di raccontare un periodo storico o un luogo con dovizia di particolari, quasi ci si trovasse davanti ad un acquerello dettagliatissimo che si fa scoprire poco a poco. Se poi pensiamo alle telenovelas, che si trascinano per decenni e miliardi di puntate… beh, più che acquerelli sembrano brodaglie. Ma pure loro agganciano alla sedia milioni di affezionati telespettatori.

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Il parallelo di quest’oggi mette accanto due storie che si dipanano per vari decenni, e i cui protagonisti sono i membri di due ricche famiglie: una inglese e l’altra belga.
I libri in questione sono “La famiglia Winshaw” di Jonathan Coe e “I maestri dell’orzo”, scritto da Jean Van Hamme e disegnato da Francis Vallès.

Del libro di Coe scriverò poco, visto che l’ho riesumato poche settimane fa in occasione della morte di Margaret Thatcher. È uno splendido romanzo del 1994, che racconta i primi passi nelle assemblee studentesche, l’ascesa al potere politico e la caduta della Lady di ferro, dagli anni ’60 fino ai primi anni ’90 del secolo scorso, e lo fa utilizzando la storia di una famiglia immaginaria – i Winshaw appunto – i cui membri diverrano ben presto gli esempi perfetti del peggior conservatorismo pseudo liberale dei Tories di quegli anni.

Parallelamente (e l’avverbio qua ci sta davvero bene), ne “I maestri dell’orzo” Jean Van Hamme ci racconta la saga della famiglia Steenfort e di come – dalla fuga d’amore dell’ex-novizio Charles Steenfort dall’Abbazia nella quale avrebbe dovuto diventare frate trappista – nasca la piu’ grande stirpe di birrai belgi.
Si parte nel 1854 e si finisce alle soglie degli anni 2000; la storia si svolge soprattutto nella cittadina di Dorp, e il fumetto è scandito dai vari protagonisti e dalle loro vite che si intrecciano con la Storia, la grande storia di fine ‘800 ed inizio ‘900 (le prime ribellioni operaie, la grande guerra, la seconda guerra mondiale) e quella meno grande degli anni ’90, fatta di speculazioni, di lotte industriali e di feroci scalate di imprese concorrenti.
Splendidi i disegni di Vallès, che rappresentano lo stereotipo della “ligne claire” resa famosa da Hergè e dal suo famosissimo Tintin, splendida la sceneggiatura e la costruzione di ciascuno dei sette volumi originari: ogni puntata è dedicata ad uno dei membri della famiglia, ed inizia con un disegno a due pagine del paese di Dorp, a far vedere l’evoluzione architettonica e sociale del paesino che anno dopo anno segue l’ingrandirsi della Birreria Steenfort.
Dopo questa introduzione visiva, Van Hamme inserisce una mezza pagina di didascalia che ricorda alcuni avvenimenti importanti dell’anno cui si riferisce il capitolo, cosi’ da inquadrare storicamente la saga, perché – come ho già scritto – la storia degli Steenfort così come quella dei Winshaw si svolge nel mondo reale e ne segue le vicissitudini e i drammi.

Se il volume di Coe è facilmente reperibile in qualsiasi libreria, “I maestri dell’orzo” sono un tesoro da cercare con cura e tenacia in rete o sulle bancarelle dell’usato, in attesa che qualche editore illuminato si decida a ristamparlo.

“La famiglia Winshaw”, di Jonathan Coe. Feltrinelli
“I maestri dell’orzo”, Jean Van Hamme e Francis Vallès. Eura Editore – Nel 2005 la serie completa e’ stata ristampata all’interno della collana “I classici del fumetto” di Repubblica.

Barney