No Trump(s)

Il titolo si riferisce ad un contratto "chiamabile" a Bridge, 
maanche a Donaldone ovviamente 🙂

Di tutte le cose successe nell’ultima settimana negli USA a me sono rimasti impressi due episodi che mi pare non abbiano colpito l’immaginario collettivo.

La prima si riferisce alla oramai famosa telefonata minatoria al povero Segretario di Stato della Georgia, Raffensperger.

In un passaggio del delirante quasi monologo di Donald, Raffensperger riesce a prendere la parola e dice a Trump:
“Mr. President, the problem you have with social media, they… people can say anything”.

La risposta di Trump è passata inosservata ai più, ma a me ha colpito:
“Oh, it’s not social media. This is Trump media… I don’t care about social media, couldn’t care less…”, per poi continuare nel tentativo di intimidazione dell’interlocutore.

Ecco: la fonte di Trump sono i Trump media. L’oste che certifica la bontà del suo vino, il giocatore che arbitra da solo la sua partita perchè il referee ufficiale non è abbastanza di parte.

La realtà riscritta dal capo ad uso del capo, insomma. Ricorda molto da vicino un certo romanzo di Orwell…

Se dopo questa uscita qualcuno si chiede ancora se Twitter e Facebook sono stati antidemocratici a chiudere gli account di Trump, se questo atto è l’anticamera della censura staliniana… si rilegga il virgolettato di Donald qua sopra.
E si prepari ad un futuro in cui esisteranno due verità alternative, e due schieramenti in aperto scontro per decidere quale delle due è più verità dell’altra.
Qua non si tratta di andare dietro al mainstream “liberal” (che per inciso non capisco perche’ il mainstream debba per forza sempre essere liberal, ma andiamo avanti): si tratta di scegliere se credere a una sola campana (i Trump media, ricordiamocelo) o cercare di leggere ed ascoltare campane variegate, che includono sicuramente -almeno per me- i Trump media, ma anche tutto il resto.


Io non avrei chiuso gli account social dell’oramai ex-POTUS, ma capisco che con un clima così teso il non alimentare le fiamme del popolo “non mainsteam” (che a questo punto sara’ di destra O di estrema destra per definizione, no?) può essere una priorità. Altrimenti accadono quelle simpatiche cosine democraticissime tipo occupare Capitol Hill, roba mai vista in nessuno stato civile del mondo se non perchè c’era un colpo di stato in atto.


Con il risultato che dopo il 6 gennaio molti dei votanti per Trump, e la stragrande maggioranza dei manifestanti pro-Trump dell’assalto a Capitol Hill (sui quali tornerò a breve, brevemente) avranno un solo canale informativo, con la sua narrazione della realtà che per loro diventerà LA realtà. Tutto il resto sarà bullshit se va bene, oppure la trama del grande inganno globale che vuole azzittire Donald: il complotto pedofilo condito con adrenocromo, il Deep State, la congiura dei Savi di Sion e le Corporation che decidono il destino del mondo… tutto nel grande frullatore dei Trump media,ad alimentare la certezza di essere dalla parte giusta dello schieramento, con il nemico dall’altra che vuole solo fotterti.

Il secondo episodio è avvenuto durante l’assurdo assalto a Capitol Hill. A parte il resto, incommentabile a partire dai morti e dai feriti, la cosa che mi è rimasta in mente non è il coglione vestito da sciamano, con le corna in testa.
Durante le prime fasi della diretta CNN si è vista, per qualche minuto, una scena che avrebbe potuto tranquillamente essere stata girata a Berlino nei primi anni ’30: un circolo di “manifestanti democratici” che ha sfasciato completamente le attrezzature di una troupe televisiva (credo fosse la NBC, ma non è importante). Ci ho rivisto i roghi dei libri, lì dentro.

Ma sicuramente mi sono sbagliato, era tutto normale e civile.

Ecco: questa è stata l’ultima settimana per me negli Stati Uniti, visti da qua.
Siete liberi di pensare che Biden abbia vinto grazie a dei brogli inenarrabili (anche dopo che tutti i ricorsi dei Repubblicani sono stati rigettati perchè non consistenti), che Biden sia il male assoluto e che Trump il secondo Gesù Cristo, ma dopo questi sette giorni spero che un briciolo di dubbio almeno sul metodo vi sia venuto, a voi Trumpiani (qualcuno ha coniato lo splendido “Trumpanzé”, che mi pare faccia il paio con gli insulti alle “zecche rosse” da parte avversa).

Altrimenti, come dice sempre Giorgio “fatevi fottere” (amichevolmente, eh?).

Barney

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Filosofia da muro #163

Ogni tanto anche nella mia città appaiono nuove scritte.

Questa è freschissima, a un passo dal mio portone:

Scusandomi per la pessima qualità dello scatto (d’altra parte la foto l’ho fatta ieri sera, sotto una fastidiosa pioggerella), e per la pochezza della scritta (questa non è colpa mia…), due parole sul contenuto.

E’ chiaro il messaggio, meno chiaro almeno per me il contesto logico nel quale il contenuto del messaggio va inserito. Il Presidente della Repubblica non fa pena allo scrivente, che probabilmente ha vergato il testo a valle del messaggio di fine anno di Mattarella. Messaggio che mi ricordo avere intravisto in sottofondo, e del quale m’è rimasto impresso il giallore della faccia del Presidente. Forse questo incipiente ittero è la spiegazione del “non mi fai pena”?

Meno difficile da spiegare l’A.C.A.B. che sta sotto, e la croce celtica a firmare (beh, firmare…) il tutto: connotazione politica a parte, sembrerebbe che chi ha scritto il tutto sia un ultras, abituato a cariche della Celere e a scontri con la tifoseria avversaria.

Il livello di “pensiero” sviluppato nelle poche parole qua sopra mi fa propendere per l’ipotesi che l’anonimo graffitaro sia pure terrapiattista e no-vax, e se mi sbaglio chissenefrega.

Barney

Filosofia da muro #162 (hat trick: Ammennicoli di pensiero)

Adp è molto prolifico, di questi tempi: si vede che la Lombardia è zona gialla, e lagGente ha voglia di scrivere sui muri qualsiasi cosa, che abbia un senso oppure no.

Questa scritta, ritratta su un cartellone pubblicitario nei sotterranei della stazione della Bovisa a prima vista pare appartenere alla categoria “oppure no”:

Tralasciando il (o la? o il/la/*? ) tag iniziale, e quello scarabocchio rosso poco sotto che ascrivo ad ignoti differenti da quello di cui mi occuperò tra poco (chiamiamoli Ignot* A ed Ignot* B, per comodità, rispetto della privacy e correttezza gender), ci imbattiamo in un intricato messaggio di non semplice interpretazione.

Si parte, è vero, con un chiaro “14:00 domani”, messaggio che qualcuno avrà correttamente interpretato come appuntamento in luogo a noi ignoto (a lui spero di no), e si prosegue con un “Ti amo” scritto con convinzione e caratteri cubitali che lascia spazio a pochi dubbi.

Ma poi la stessa mano indica a noi e al suo amore la luce, rappresentata da un triangolo il cui vertice (credo… oppure tutta la figura) è etichettata come “Messiah”, ma soprattutto i vertici (1, 3 e 4) sono a loro volta indicati con lettere: 1 può essere “I” o “A”, 4 è sicuramente solo “A” e 3 è “R”.

Poi c’è il 2, che non è sul triangolo ma rappresenta l’ipotetico quarto angolo di un rombo, e può assumere a scelta il ruolo di “Q”, di “s” o di “N” (credo a seconda dei giorni della settimana, o delle stagioni…), e a fianco lo spiegone: prendendo sostanzialmente a caso le lettere sui vertici, è possibile ottenere le seguenti scritte:

Iraq

Siria

Iran,

e se -per un motivo a me ignoto- prendiamo le iniziali di questi quattro stati otteniamo “ISI” (??!!!).

Faccio notare che se ci fosse anche una “H” in uno qualsiasi dei vertici (del triangolo O del rombo), avremmo potuto ottenere pure SHARIA, come parola, e che tra le combinazioni presenti sul tavolo ci sono già bell’e pronte “ARSI“, “NASI“, RASA“, “NARI“, e chissà cos’altro che non ho voglia di stare a cercare. Ad esempio: NASA, che tra quelle elencate è sicuramente la più inquietante (lo spazio, nonsiamomaistatisullaLuna, il 5G -mica lo vogliamo lasciare fuori, no?-…). Ma soprattutto faccio notare come accanto ad “Iraq” e a “Siria” ci sia una “x”, quasi a smarcare la parola, mentre “Iran” è presentato senza la “x” (non sarà riuscito a trovarla nel complesso schema? Chissà?)

La mia capacità di lettura di messaggi iniziatici vergati dai Massoni o dai Savi di Sion è troppo scarsa per capire cosa ci sia nel vertice “1”, e perchè da lì si arrivi a “Messiah” con la “h” e al vertice 2, ma se qualcuno vuole tentare l’azzardo di una interpretazione anche blasfema, sono molto curioso.

Insomma: a Milano Bovisa devono fumare roba di una certa qualità, più meno come quella fumata dai Wand:

Barney

xkcd: 2020 Election Map

Randall oggi fa una bellissima sintesi visuale della distribuzione dei voti all’interno dei vari Stati:

Si nota la concentrazione dei voti e dei votanti sulle due coste e attorno alle grandi città (la cosa non è strana nè inattesa), e la scarsità di popolazione nel gruppo di nordovest Montana, Wyoming, Idaho, Nord e Sud Dakota e Nebraska. Più il Nuovo Messico, che chiude il gruppo degli stati meno popolosi.

Nulla di strano o di sconvolgente, di nuovo.

Quello che invece è interessante è l’alt-text:

There are more Trump voters in California than Texas, more Biden voters in Texas than New York, more Trump voters in New York than Ohio, more Biden voters in Ohio than Massachusetts, more Trump voters in Massachusetts than Mississippi, and more Biden voters in Mississippi than Vermont.

Anche questo dato è legato alla densità di popolazione e fa vedere come il sistema elettorale americano premia la vittoria -anche con un solo voto in più- in stati-chiave, piuttosto che la sconfitta onorevole in California.

Bello? Brutto? Diciamo strano per chi non ci è abituato, per loro presumo sia l’unico metodo elettorale possibile.

Barney

Still waiting for the Kraken (?)

A più di un mese dalla chiusura delle urne negli USA abbiamo un former POTUS che continua a vaneggiare di frodi (altrui) e di vittoria (sua), a fronte di dati ufficiali che dicono il contrario, e di pronunciamenti di tutte le corti statali e nazionali che ridono dietro a lui e ai suoi avvocati, in una spirale di puttanate che non s’e’ mai vista a mia memoria.

Due cose mi fanno specie, in questa situazione:

  • la quantita’ di gGente americana che continua a crederci
  • la quantita’ di persone nel mondo che da’ retta al primo video postato da TeleQanon e prende la notizia come “verità rivelata”.

Le due cose sono intimamente collegate, ma hanno a mio modestissimo avviso pochissimo di logico e di plausibile. Il che disturba parecchio la mia mente razionale e meccanicista.

Oggi tra l’altro abbiamo la conferma che i Grandi Elettori che hanno dichiarato il loro voto per Biden sono più dei 270 richiesti, quindi direi che la questione è chiusa, ma non sembra così per Trump e i suoi sostenitori.

Ora, io posso capire il tifo sfegatato per l’uno o l’altro contendente in una tenzone politica, l’amarezza di vedere il proprio paladino sconfitto, l’ansia di sapersi amministrato per i prossimi 4 anni da qualcuno che si disprezza profondamente, la preoccupazione che tutto se ne vada a puttane perchè ha vinto Tizio e non Caio… tutto già visto e comprensibile. Ma se vado indietro nei miei ricordi non trovo simile accanimento nella non accettazione della sconfitta schiacciante, che sconfina per certi versi nella velata minaccia di guerra civile. Quando per la prima volta vinse qua da noi Berlusconi con la Lega ci fu un onesto rosicamento mannaro da parte della sinistra, seguito dal “moriremo tutti!!!” ma non certamente un’accusa di brogli e un “comunque abbiamo vinto noi!!!” che permea questa coda di riconteggi e di mosse alla cazzo di cane (ultima la fantasmagorica presentazione alla Corte Suprema da parte dello stato del Texas di accuse a Georgia, Michigan, Pennsylvania e Wisconsin di avere cambiato la loro legge elettorale -non quella del Texas, si badi bene: la loro…-, in una performance che credo continui a far ridere qualsiasi costituzionalista americano). Anche perchè -vale la pena ribadirlo- Trump era nella condizione di controllare tutto e tutti, in queste elezioni; era lui il comandante in carica. Anche la Clinton (che ha perso contro Trump solo perchè era la Clinton: fosse uscito qualsiasi altro nome dalle primarie Dem -financo anche il cane Lassie-, avrebbe vinto) dopo avere constatato che la legge elettorale americana premia chi vince negli Stati invece che come numero assoluto di voti ha bellamente riconosciuto la sconfitta.

Trump no.

E con lui i suoi ultras.

Non so se vale la pena ricordare ai distratti che ad agosto Donald ha cambiato il direttore del servizio postale americano, mettendo a capo dell’USPS un suo fedelissimo proprio perchè si aspettava che in moltissimi avrebbero votato per posta a causa della pandemia, e urlare adesso ai brogli sul voto postale equivale a tirarsi la famigerata martellata sui coglioni (o darsi dell’incapace, a scelta). O che in Georgia il parlamento e’ in mano ai Repubblicani. O che l’Arizona (anch’essa in mano ai GOP) ha già schiantato qualsiasi ricorso perchè non c’era alcuna prova a sostegno. Cosa peraltro già fatta a livello statale da Georgia (in mano ai GOP, ricordiamocelo), Winsconsin, Pennsylvania e Michigan. Non credo, perchè non si sta ragionando di fatti, ma appunto di tifo, di credo, di sentimenti di una metà del popolo americano (e mondiale) verso l’altra metà. Ma di nuovo: invece che prepararsi alla riconquista del potere politico in quattro anni, questa volta Trump e i suoi seguaci cercano di vincere a tavolino, oppure di ribaltare il tavolino (o scagazzare sulla scacchiera come farebbe un piccione), in quella che a me pare la negazione completa del metodo democratico o una farsa che scade velocemente nel cinepanettone di serie Z.

La motivazione mi sembra già di sentirla. E’ identica a quella che girava quando appunto vinse la prima volta Berlusconi: “Dopo di lui non ci sarà più democrazia”, “se gli lasciamo il potere una volta, non lo molla più” e via andare. Cose che dette di quel che può fare Biden mi paiono ridicole, ma tant’è, soprattutto in una democrazia che ha avuto quattro anni di Trump e ne è uscita indenne.

Per chiuderla in bellezza, riporto qua sotto una panoplia di quello che i Qanonisti anonimi di tutto il mondo hanno teorizzato in rete nelle ultime settimane. L’ho copiata da Facebook, da un commento di tal Federico Orfei, supplementato da ulteriori elementi apportati dall’ex-collega Claudio, espatriato in Baviera da tempi immemorabili:

Ricapitoliamo:

due giorni dopo le elezioni era scattata l’operazioni Sting e tutti i democratici compreso Biden stavano per essere arrestati.

Dopo qualche settimana il più grande avvocato della storia americana aveva dato l’ordine di liberare il Kraken e hanno arrestato per la seconda volta tutti i democratici compreso Biden.

Dopo ulteriori giorni sono stati presentati i ricorsi fine del mondo, a tutte le corti federali e infine anche alla corte suprema e hanno arrestato per la terza volta i democratici e Biden.

Dopo qualche giorno si sono alzati in volo una serie di aerei delle forze speciali, con l’ordine esecutivo di arrestare tutti i democratici, compreso Biden, che però già stava in galera.

Poi ci hanno tranquillizzato dicendo che quello che conta realmente è il voto dei grandi elettori e, come già accaduto in passato, non avrebbero votato Biden, che del resto erano mesi che stava in galera.

Adesso ci spiegheranno che non conta il voto dei grandi elettori, ma la proclamazione da parte del Presidente del Senato e comunque poi Biden dovrà giurare sulla bibbia e ci sono buone possibilità che venga fulminato immediatamente, del resto dopo tutti quei mesi di galera.

piano, piano. Ti stai dimenticando un sacco di cose. Ad esempio l’operazione della Delta Force a Francoforte con la cattura dei Server Dominion. O il misterioso incendio delle macchine per votare in Venezuela, a marzo, per coprire le prove delle elezioni di novembre in USA…

Purtroppo, quindi, anche per stavolta il Kraken non lo vedremo in giro, con buona pace di Lovecraft e Alan Moore.

Ma vedrai dopodomani esce di sicuro.

Barney

Sei cattivo e ti tirano le pietre

I fatti, anche se non raccontati da alcun TG nazionale, dovrebbero essere abbastanza noti: nella notte tra il 27 e il 28 novembre una pattuglia di poliziotti belgi ha interrotto quella che è stata definita “gang bang“, “partouze“, “festino“, “ammucchiata“, “orgia” o come meglio vi pare. In breve: gli agenti -richiamati dai vicini disturbati da rumori molesti- irrompono in un appartamento sopra un locale nel centro di Bruxelles, in Rue des Pierres (così giustifichiamo il titolo), e scoprono che 20 (o 25) persone, per la maggior parte (o solo) uomini stava con “les jambes en l’air“. Due dei fermati invocano subito l’immunità diplomatica, un altro cerca la fuga dalla grondaia (e qua già siamo nella commedia di serie z) ma si fa male, e lo beccano subito in strada.

Questo soggetto è quello che ci interessa.

Fermato dalla polizia, dice che non ha documenti e invoca anche lui l’immunità diplomatica. I poliziotti scomodano un paio di ministri per sapere come comportarsi, e dopo averlo perquisito trovando dell’ecstasy nel suo zainetto lo accompagnano a casa, dove l’ignoto discensore di grondaie si scopre essere József Szájer, ungherese, eurodeputato del partito turbosovranista di Orbán.

Partito che -c’è bisogno di dirlo?- è assolutamente contrario alle unioni civili tra persone dello stesso sesso; addirittura il buon József è il responsabile di uno degli articoli della nuova Costituzione ungherese, articolo che recita più o meno questo:

l’Ungheria tutela l’istituto del matrimonio tra uomo e donna, rapporto matrimoniale volontariamente instaurato, nonché la famiglia come base per la sopravvivenza della nazione

A parte l’ecstasy nello zainetto, non mi pare che una lecitissima gang bang tra umani adulti e consenzienti sia da condannare, se non fosse che pure a Bruxelles vige il liberticida coprifuoco e la iper-liberticida regola del divieto di assembramento. E una gang bang mi pare un assembramento da qualunque parte la si guardi. Deve averla pensata così anche József, perchè in tre giorni ha rassegnato le dimissioni dal ruolo di Eurodeputato, con decorrenza dal 31 dicembre 2020. Chapeau per la decisione, non ricordo comportamenti simili in casi paragonabili che hanno visto coinvolti parlamentari del nostro paese. Un po’ meno chapeau per la coerenza tra quello che predicava in pubblico e quello che fa in privato, però sappiamo che la coerenza non è di questo mondo.

Tutta questa sbrodolata non è funzionale a prendere per il culo il buon padre di famiglia sovranista e omofobo in trasferta, ma per dire che Rue des Pierres, a Bruxelles, è un posto che conosco benissimo. Anzi, una delle mie vie preferite. Perché ospita il Bonnefooi, un locale molto carino in cui oltre a bere dell’ottima birra belga si può quasi sempre ascoltare buona musica dal vivo, in un ambiente davvero notevole.

Ecco un po’ di foto del locale, prese in giro:

La cosa bella di questo buco steampunk è che sembra un miniteatro: dalla balconata puoi sentire e vedere chi suona come se tu fossi in galleria.

Penso sia difficile farci una gang bang, ma se vi capita di dover stare a Bruxelles una serata, ve lo consiglio. Anche se siete privi del passaporto diplomatico. E se preferite scendere dalle scale piuttosto che dalle grondaie.

Barney

Filosofia da muro #161 (hat trick: Ammennicoli di pensiero)

Da Busto Arsizio (che per inciso mi son sempre chiesto senza capirci molto perché si chiami “Arsizio”, e Wikipedia non ha le idee più chiare di me sulla cosa) Ammennicoli di pensiero mi manda questo reperto di un 2020 che sta finendo, con lagGente oramai stanca di lockdown e epidemie (è così in tutto il mondo, anche dove governano i sovranisti. Anzi: forse lì è anche peggio in termini di malati e di morti, ma i sovranisti son contenti perché lì si fa quello che cazzo gli pare. Incluso morire…):

La tipologia del font è a mio totalmente insindacabile giudizio indizio di destrumania politica dello scrivano. Manca l’accento sulla A di “libertà”, ma son cose che succedono quando si verga in fretta il messaggio sui muri della stazione, e la chiosa finale non si capisce se sia contro il virus o contro il governo che sfrutta il covid per i comodi suoi (ah, fosse vero… almeno ci sarebbe un disegno!). Mi piace molto la rettilineità delle prime due righe, rovinate dalla terza che scende inesorabile verso il basso.

La firma infine può essere di tutto: dal nome (V) e cognome (L? U? 4?) del bombolettaro alla sigla di un noto gruppo Qanonista di Busto Arsizio.

Me lo immagino, il graffitaro, che verga il suo messaggio immortale senza indossare la mascherina, a testimoniare la sua ribellione alla dittatura sopra descritta e a respirare i solventi mefitici dello spray mentre ascolta trap in cuffia.

E’ per questo ultimo particolare che ci vuole Amanda:

Barney

Sei pezzi facili

Invece che commentare la follia delle scarpe Lidl, o la tinta per capelli che -impietosa- cola dalla capigliatura di un Rudolph Giuliani che si arrampica sugli specchi senza ventose per cercare di dare sostanza alle balle sui brogli elettorali, o parlare di zone gialle-arancione-rosse… metto qua sotto a caso sei brani più meno ascoltabili da tutti coloro che hanno orecchie sulle quali appendere la mascherina. Me compreso.

I Dry Cleaning sono di Londra, questo pezzo e’ fresco di ieri
Questa la metto perche’ la foto qua sopra e’ una citazione di una delle più belle copertine del rock (The kids are alright, dei Who)
Florence and the Machine bilanciano i Foo Fighters
Beh, Steven Wilson va sempre bene.
Si, lo so: s’era detto di NON parlare di Trump…
Perchè in fondo è tutto solo un bel giro di giostra

Barney

xkcd: Electoral Precedent 2020

A valle dei risultati provvisori delle elezioni presidenziali statunitensi, Randall ci tiene a smentire i classici luoghi comuni che da sempre circolano attorno ad eventi d’un certo livello. Lo fa scegliendo un personalissimo punto di vista per ciascuna delle 46 elezioni sino ad oggi tenutesi negli USA, e dimostrando così che ogni volta è successo qualcosa che prima non era mai accaduto:

Siccome il risultato è ancora non sicuro (e siccome Randall non è un seguace di Qanon…), l’ultima striscia riguarda le due possibilità per queste elezioni 2020.

Prima di lasciarvi con l’alt-text, e non prima di aver scritto che comunque Mr. Munroe tifa(va) Biden, vi dico che sono andato a visitare il sito elettorale di Joe Biden. Ecco, diciamo che ne ho visti di migliori, e purtuttavia…

He also broke the streak that incumbents with websites are unbeatable and Delawareans can’t win, creating a new precedent: Only someone from Delaware can defeat an incumbent with a website.

Barney

xkcd: Election Impact Score Sheet

Cosa poteva mai pubblicare Randall, il 3 novembre 2020?

Ovviamente una vignetta sulle elezioni del POTUS 🙂

L’alt-text è questo qua:

You might think most people you know are reliable voters, or that your nudge won’t convince them, and you will usually be right. But some small but significant percentage of the time, you’ll be wrong, and that’s why this works.

Tutto è oviamente spiegato dal sistema elettorale USA, in cui il vincitore di uno stato si prende tutti i Grandi Elettori di quello stato. Nel foglietto qua sopra gli stati in bilico contano tantissimo: pochi elettori possono far vincere uno o l’altro dei candidati, far pendere l’ago della bilancia verso i Dem o i Repubblicani. In uno scenario del genere Randall ci dice che è immensamente più importante convincere gli elettori a votare (ovviamente per il proprio candidato) piuttosto che votare noi stessi, soprattutto se si convincono gli elettori indecisi degli stati “ballerini”.

Sulla pagina facebook di xkcd c’è un’interessante discussione proprio sul sistema elettorale, e su come questa campagna elettorale (come tutte quelle che l’hanno preceduta) si sia concentrata esclusivamente proprio negli stati in bilico, tralasciando completamente comizi e interventi laddove la vittoria era sicura (per l’uno o l’altro contendente, chiaramente). Ci sono proposte e commenti su proposte già esistenti, tra cui segnalo il National Popular Vote Interstate Compact, una roba che per capirla devi avere letto almeno tre volte “Il Signore degli anelli”, e digressioni sulla rappresentatività del popolo americano rapportata a quella degli stati americani… una vera miniera di informazioni, almeno per me.

Splendida infine la ricorsività nel suggerimento di mettere l’hashtag “#hashtag” alla foto dello scoreboard riempito da spedire a Nate Silver, politologo analista americano proprietario del sito 538, che prende il nome dal numero di grandi elettori USA.

 

Barney