In ginocchio da te

La stampa italiana di questo secondo decennio del ventunesimo secolo pare si stia appiattendo su posizioni di leccaculismo Renziano francamente imbarazzanti.

La Nazione e’ l’ultimo esempio: questo quotidiano fiorentino, su piazza dal 1859, con sede in Viale Giovine Italia, fieramente conservatore da sempre e sino a tre o quattro anni fa trombone ufficiale del regime Berlusconiano, da qualche tempo (su, diciamo “da quando irRenzi e’ al timone del Paese”) ha atteggiamenti nei confronti del Presidente del Consiglio che uno scendiletto e’ piu’ dignitoso.

Oggi, per dire, mi sono imbattuto in questa fondamentale pubblicita’ editoriale sulla Nazione:

IMAGE00012“Dalla Prima Comunione a Palazzo Chigi”.

E chi se lo perde, un gioiello simile? E poi, guardate la faccia del Nostro, quasi piu’ intelligente di quella che sfoggia oggi.

Otto Euro e novanta. Porca puttana, ed anche e’ una ristampa perche’ la prima mandata si e’ esaurita…

Non credo ci sia qualche speranza, per un paese come il nostro.

Barney

La mappa visuale dei generi letterari

Tra i miei contatti di faccialbro c’e’ Cormac McCarthy, che a dispetto dei suoi ottanta e rotti anni e’ abbastanza attivo. Oggi ha condiviso questa spettacolare mappa visuale dei vari generi letterari:

Literary Fiction Genres

L’originale, zoomabile, e’ qua.

Barney

Miracoli

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Le notizie fondamentali…

Barney

Perche’ la gGente crede piu’ ai cialtroni che agli scienziati?

Cade a fagiUolo questo bell’articolo del National Geographic sulla percezione che il popolo ha della scienza e della pseudoscienza, e sull’inarrestabile afflato che quasi tutti i grillini molta gGente prova verso le teorie del cazzo, altresi’ dette “del complotto globBale“. E’ lunghetto, ma si capisce tutto facilmente.

M’e’ venuto in mente perche’ ier sera sono stato censurato sul sito dei seguaci della Chiesa dei Monaci Diacci Marmati degli ultimi giorni,essendomi io permesso di dire che l’invenzione dell’ennesimo fuffar rimestamerdGarage Inventor” italiano (pare c’abbiamo degli allevamenti di cialtroni, qua da noi, che gli altri se li sognano…) e’ una buffonata. L’inventore da garage e’ uno che di mestiere fa il postino, o il macellaio, o il laureato in Scienze della Comunicazione, e tutt’a un tratto “pubblica su Youtube” (che ha un Impact FActor nettamente superiore a Nature, Science e PLOS messi assieme) un video di cinque minuti in cui ci spiega -a noi poveri coglioni- che Einstein aveva torto, che il moto perpetuo esiste, che si puo’ cavare energia dai normali led a secchiate, oppure che la  cura a tutte le malattie neurodegenerative e’ un frullato di merda cellule staminali prese a caso e shakerate con acido acetilsalicilico. Insomma, uno che ha un ego smisurato, e che crede che il Mondo possa essere salvato solo da geni come lui, ovviamente incompresi dall’establishment scientifico.

L’argomento dibattutto sul sito dei Monaci Diacci Marmati per una volta NON ERA il famigerato E-Cat di Andrea “Fuffa” Rossi, ma un paio di invenzioni dell’ineffabile inventore umbro Alfredo Chiacchieroni (giuro che il nome e’ vero). Il quale ha brevettato il lampione solare “Wile Coyote”, che si autoalimenta grazie a pannelli solari messi DENTRO la lampada, al posto della parabola riflettente, e un pannello fotovoltaico a led capace una efficienza del 64% (e ci stai larghino).

Il Nostro sceglie il miglior canale esistente per la diffusione della sua merda scienza: youtube, appunto. Li’ col cavolo che c’e’ qualcuno che gli fa una peer review, e che lo tartassa di domande scomode.

Vi lascio alla visione dell’ennesima invenzione che ci rivoluzionera’ la vita non oggi, non domani, ma vedrai dopodomani di sicuro, non senza avervi avvertito del fatto che uno dei due filmati e’ allietato dalle note di una delle canzoni di Vasco Bossi.

Il cantante dai capelli grassi. E questo basta a definire il livello della “ricerca”.

La chiosa musicale non puo’ che essere lasciata al compianto Bigazzi:

Barney

A spasso nel tempo con i comitati “in difesa della famiglia”

Barney Panofsky:

I cattotalebani in azione. Italia, anno 2015…

Originally posted on versoErcole:

Ridendo e scherzando (letteralmente), in Commissione Giustizia si discute un testo sulle unioni civili.
Lungi da me commentare la legge in se – che al momento non conosco nel dettaglio ma solo a grandi linee –, non posso però fermarmi di fronte a quello che è successo ieri in Aula.

unioni civili choc

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“Il regno d’inverno”, Nuri Bilge Ceylan (Turchia, 2014)

Un gran bel film, vincitore a Cannes l’anno passato, che in piu’ di tre ore mette in scena una plastica, drammatica impossibilita’ di cambiare; il tutto ripreso sul meraviglioso sfondo selvaggio della Cappadocia invernale.

il-poster-di-il-regno-d-invernoLa storia e’ quella di Aydin, ex-attore teatrale ricco di famiglia, che possiede un hotel (l’Hotel Othello, una delle innumerevoli citazioni shakespeariane del film) e molte delle case e dei campi dei villaggi vicini. Aydin e’ sposato con la giovane e bella Nihal, e vive nello sperduto albergo cercando di scrivere una inutile “Storia del teatro turco”. Vive al di sopra dei problemi della gente del posto, e per questo si sente “puro” ed innocente i suoi tuttofare riscuotono affitti (anche in maniera violenta) e pignorano frigoriferi e televisioni alle famiglie in difficolta’.

La moglie e’ un personaggio castrato e incatenato da Aydin ad una vita monotona e senza colore, e non le e’ permesso nemmeno organizzare una raccolta di fondi per le piccole scuole locali: il marito vuole inconsciamente controllare tutta la sua vita e decidere per lei. L’unica iniziativa rivoluzionaria che prende, in un momento di assenza del marito, si trasforma da azione caritatevole in episodio traumatico che la sprofondera’ ancor di piu’ nella depressione, e dopo di questo Nihal non parlera’ piu’ sino alla fine della pellicola.

Il film e’ volutamente lento e teatrale nel suo svolgimento: spesso i dialoghi sono cosi’ lunghi che la macchina da presa non si muove per minuti; molte inquadrature sono costruite con specchi che rimandano i volti di personaggi che partecipano al dialogo ma sono tenuti da questo accorgimento filmico in secondo piano, come a definire che colui che e’ ripreso direttamente e’ il fulcro della scena, quello che guida il dialogo.

Il finale e’ secondo me a doppia lettura, pur puntanto decisamente verso l’incapacita’ per tutti i personaggi di cambiare (sentimenti, prospettive di vita, luogo geografico…). Avrebbe potuto forse essere piu’ tragico, ma probabilmente non avrebbe allora mandato il messaggio di totale ed invincibile congelamento delle vite dei protagonisti che rimane dopo la scena finale: forse piu’ definitivo della morte, in un certo senso.

Da vedere.

Barney

Ringo n. 5: un fumetto che rende omaggio alla citta’ del fumetto

In edicola da oggi il quinto numero di Ringo, la seconda stagione di Orfani.

Chi non legge fumetti stara’ pensando che parlo sumero, ma se qualcuno fosse interessato qua c’e’ tutto quel che c’e’ da sapere.ringo5

Ringo n. 5 e’ scritto da Roberto Recchioni, alias Rrobe, che da un anno ha preso saldamente in mano le redini di Dylan Dog.

Ed e’ ambientato a Lucca.

Dalla copertina non si capisce, e non riesco a  trovare delle tavole in rete. Pero’ vi assicuro che l’investimento di 4 Euro e 50 vale la pena: l’immagine che Rrobe rimanda della mia citta’ e’ esattamente quella che ho in mente io.

Una Lucca ancora circondata dalle sue mura medievali, rimasta assolutamente intatta dopo i disastri mondiali narrati nella serie, popolata solo da enormi e mortali automi-sentinella. A far la guardia alla popolazione ricca e potente che ha scelto la stasi corazzata in attesa di tempi migliori.

Non racconto altro, posso pero’ dire che Lucca non e’ nuova a far da scenografia ad un fumetto. Questa roba qua che scrissi per Cartaresistente e’ solo uno dei tanti esempi (quello pero’ che a me piace di piu’).

E comunque Orfani/Ringo a me piace, mi piace l’atmosfera dopobomba apocalittica futurista, mi piace il protagonista -idealista, sognatore, ribelle, anarchico e stronzo-, mi piacciono le citazioni continue di romanzi e film di fantascienza…

In chiusura metto un classico gia’ trasmesso su questi schermi, pero’ qua alla batteria c’e’ il figlio di Ringo Starr (che va via agilissimo al padre, diciamolo subito), al posto dell’indimenticabile Keith Moon. E John Entwistle e’ ancora vivo…

Barney