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Lucca Comics and Games 2017

Credo sia il capitolo finale, il passaggio definitivo da evento per appassionati a prodotto per bimbiminkia seguaci del flusso e del “si deve fare/si deve andare/lo si deve guardare”.

Da crema a merda, insomma.

Le mostre sono state come sempre eccellenti, con la personale di Bertolucci una spanna sopra il resto. Igort non mi e’ mai piaciuto molto, visto che disegna piu’ da giapponese che da europeo,  Sio e’ un buon prodotto ma NON da mostra, le due ragazze che disegnano per adolescenti sono fuori dal mio target e Whelan (il disegnatore del manifesto di quest’anno) e’ forse troppo scolastico per farmelo piacere del tutto (anche se ha illustrato sia “La torre nera” che “La ruota del tempo”).

I cosplayer sono come tutti gli anni un piacere per gli occhi, e la massa di persone che ha invaso la mia citta’ una piacevole iniezione di vita.

Quello che proprio non reggo e’ l’ (inevitabile?) mercificazione di tutto quel che e’ mercificabile, e l’applicazione del modello “Rolling Stones” all’evento, con la scusa che e’ per la sicurezza ma in realta’ solo perche’ del tutto funzionale al lucrare su -quasi- tutto.

Per esempio: nel raggio di 5 chilometri dalla citta’ non esiste un parcheggio gratuito. Nemmeno per i residenti, che per uscire dal centro storico devono seguire percorsi che variano non di giorno in giorno, ma di ora in ora, tra chicanes e moccoli sulla segnaletica inesistente.

Ancora: il classico concerto di Cristina D’Avena, trasformato da happening ad ingresso libero in un prive’ per 3000 fortunati in possesso di tagliando di autorizzazione all’accesso. Che si stacca solo se hai pagato il biglietto per l’evento.

Banchetti di venditori di cibo ogni cinquanta metri, sensi unici pedonali che -pure loro- cambiano con i giorni e le ore del giorno, code immense per puttanate acchiappa-coglioni come “il castello di Hogwarts” che in realta’ e’ solo un padiglione in cui puoi COMPRARE la qualunque associata ai libri e ai film di Harry Potter, o il baluardo delle mura trasformato in posto dove si puo’ “rivivere” l’atmosfera di Stranger Things e incontrare per 10 minuti gli attori della serie.

L’unica cosa gratis pare sia rimasta l’accesso ai cessi chimici, da tutti definiti un incrocio tra una fogna a cielo aperto di Calcutta e un maelstrom di merda.

Suggerisco agli organizzatori di lasciare lo stato dei cessi chimici cosi’ come adesso, MA di renderli accessibili solo con una moneta da 2 Euro, credo sia fattibile e renderebbe anche l’andare a pisciare organico con tutto il resto: mungere la vacca finche’ ha una goccia di latte. In alternativa, i residenti potrebbero aprire le loro case per bisogni fisiologici impellenti a prezzi di favore (5 Euro mi sembra adeguato, non c’e’ nemmeno da fare troppi conti per l’eventuale resto).

Qua sotto una delle tavole di Taiyo Matsumoto, altro autore presente alle mostre a Palazzo Ducale. Un giapponese piu’ europeo di Igort.

igort2017

 

Barney

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Accordi Maggiori

Mi trovo troppo spesso a pensare che Scott Adams deve per forza avere qualcuno che lavora per lui nella stessa azienda dove lavoro io. Non per niente ho un muro dell’ufficio tappezzato da sue vignette (credo tra l’altro che questo infranga numerose regole di comportamento aziendale, domani controllo. E in ogni caso le lascio sul muro), prima o poi vi faccio vedere una foto.

Ma veniamo a stamani. Avevo una riunione su un nuovo progetto di cui nessuno che lavora con me capisce moltissimo. Io meno che gli altri, essendo il commerciale. Vabbe’, parte il meeting e tra presentazioni OpenOffice (aveva un PC con Linux, il tizio) e tavole di progetti ingegneristici che definire “arditi” e’ riduttivo, mi ritrovo a chiedermi cosa cavolo ci stiamo facendo li’.

Poco prima di pranzo, e vi dico subito che il tizio in visita -straniero- s’era portato il panino, apro la pagina di Dilbert per avere un minimo di conforto.

E vedo la luce. La striscia entra immediatamente di diritto tra le top five di Adams, e domani avra’ il suo posto sul mio muro.

Eccola, nella sua elementare semplicita’:

Dilbert_polite

Da oggi mi si apre un nuovo mondo, davanti 🙂

 

Barney

Dilbert, tanto per cambiare

E non xkcd. Perche’ questa e’ bellissima:

D_randomNumbers

Una volta si sbuzzavano gli animali per leggere nelle loro viscere il futuro, o per determinare se andare a destra o a sinistra, se comperare o se vendere.

Oggi ci sono Excel e le analisi finanziarie. Oppure i random number generator 🙂

 

Barney

Lucca Comics & Games 2015 – le mostre

Ho visitato per adesso solo quella di Palazzo Pretorio. Che contiene:

  • una bella retrospettiva su Bonvi e le sue Sturmtruppen, a vent’anni dalla prematura morte di un disegnatore tra i piu’ ironici che l’Italia abbia mai avuto.
  • una mostra di Emanuele Luzzati, piena di scenografie e di antichissimi fumetti dell’artista genovese,
  • una immensa mostra delle opere di Karl Kopinski, l’artista inglese che quest’anno ha fatto il poster della mostra:

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  • una mostra dedicata a Tuono Pettinato, con tra le cose piu’ interessanti i ritratti di personaggi piu’ o meno famosi:

tuonopettinato

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sandoval2

e infine il pezzo forte:

mcguire

“Here” e’ un fumetto scritto e disegnato due volte: la prima nel 1989, consisteva di solo sei pagine in bianco e nero. Queste qua. L’idea -semplice ma geniale- dell’artista era di usare una inquadratura fissa (una stanza di una casa americana qualsiasi) e far scorrere, in quella inquadratura, il tempo. Cosi’ si ha un continuo flashback e flashforward a partire dal 1957 (anno della nascita di McGuire), si vede una pianura colma di dinosauri, un futuro lontano, un uomo che costruisce la stanza, persone diverse che ballano in anni diversi… insomma il tempo che scorre visto da una telecamera fissa. Avanti e indietro.

Venticinque anni dopo McGuire riprende in mano “Here” e lo trasforma in un libro di trecento pagine, sempre con la stessa identica inquadratura di quella medesima stanza. Ma lo colora, usa tecniche miste, tira fuori una versione e-book interattiva che permette al lettore di scorrere con le dita il tempo che passa. Non si puo’ raccontare, va visto e letto per capire di che si tratta. Qua c’e’ una ottima recensione di quelle da circolo degli intellettuali :-), addirittura l’idea e’ stata trasformata in un cortometraggio qualche annetto fa. Questo qui:

Spesso fare qualcosa di incredibilmente bello parte da un’idea semplice.

Ma e’ averla, quell’idea, che fa la differenza tra una persona normale e un genio.

Barney

Lettera a Matteo Salvini, dal futuro (di Gipi)

Eccola qua, dal Post di oggi.

hd_gipi

Aggiungo solo un po’ di musica:

Barney

“Ant-Man”, P. Reed (USA, 2015)

Ero andato a vedere “Ant-Man” piu’ per curiosita’ che per interesse nel personaggio (uno dei minori -in tutti i sensi- dell’Universo Marvel), e sono stato ripagato da un film che non e’ certo un capolavoro, ma che regge per tutta la sua durata e diverte quasi (quasi) come “Guardiani della Galassia“.

antman

Il film non e’ niente di speciale: nessun messaggio recondito, nessuna filosofia nascosta, personaggi caratterizzati sin dall’inizio nei rispettivi ruoli (il buono-belloccio sfigato, i suoi amici sfigatissimi e semideficienti che pero’ contribuiranno in maniera determinante a salvare il mondo, il geniale e vecchio scienziato buono, sua figlia bòna che ovviamente s’innamorera’ del belloccio sfigato, il cattivo demente semigeniale e pelatissimo, prima pupillo del vecchio scenziato e ora iperambizioso villain, qualche comparsa qua e la e un cameo finale per Stan Lee che ci vuole in questi film), storia semplice e lineare.

Pero’ e’ veramente divertente, forse proprio perche’ t’aspetti piu’ o meno tutto quel che succede sullo schermo.

E poi ci sono milioni di formiche semi-intelligenti -in realta’ sono semplicemente controllate dai buoni-, e un continuo cambio di prospettiva grande-piccolo che e’ il marchio di fabbrica del piu’ piccolo tra i supereroi Marvel.

E la tuta di Ant-Man, che e’ molto, molto bella.

Finale che prelude all’ingresso di Ant-Man nel gruppo dei Vendicatori, magari ce lo ritroviamo in uno dei prossimi “Avengers”, chissa?

Barney

Ringo n. 9: Tabula Rasa

Mi tocca riparlare di “Ringo”, gran bel fumetto Bonelli, perche’ il numero di questo mese e’ veramente interessante.

I disegni di Matteo Cremona riempiono intere pagine, rompendo spesso lo schematismo delle vignette scontornate ed esplodendo all’improvviso di colore ed azione. Ecco un assaggio, indegnamente ripreso col mio cinafonino:

IMAGE00169Ma e’ la storia -che si dipana in una Pianura Padana postapocalittica su cui nevica perennemente cenere- che e’ scritta veramente bene, ed e’ costruita quasi tutta sopra i testi di uno degli album cardine della musica rock italiana. Ora, se siete stati attenti al titolo dell’albo avrete gia’ capito di quale disco si tratta.

Senno’, ve lo dico io, anzi, ve lo metto sotto da ascoltare tutto:

Barney