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Accordi Maggiori

Mi trovo troppo spesso a pensare che Scott Adams deve per forza avere qualcuno che lavora per lui nella stessa azienda dove lavoro io. Non per niente ho un muro dell’ufficio tappezzato da sue vignette (credo tra l’altro che questo infranga numerose regole di comportamento aziendale, domani controllo. E in ogni caso le lascio sul muro), prima o poi vi faccio vedere una foto.

Ma veniamo a stamani. Avevo una riunione su un nuovo progetto di cui nessuno che lavora con me capisce moltissimo. Io meno che gli altri, essendo il commerciale. Vabbe’, parte il meeting e tra presentazioni OpenOffice (aveva un PC con Linux, il tizio) e tavole di progetti ingegneristici che definire “arditi” e’ riduttivo, mi ritrovo a chiedermi cosa cavolo ci stiamo facendo li’.

Poco prima di pranzo, e vi dico subito che il tizio in visita -straniero- s’era portato il panino, apro la pagina di Dilbert per avere un minimo di conforto.

E vedo la luce. La striscia entra immediatamente di diritto tra le top five di Adams, e domani avra’ il suo posto sul mio muro.

Eccola, nella sua elementare semplicita’:

Dilbert_polite

Da oggi mi si apre un nuovo mondo, davanti 🙂

 

Barney

Dilbert, tanto per cambiare

E non xkcd. Perche’ questa e’ bellissima:

D_randomNumbers

Una volta si sbuzzavano gli animali per leggere nelle loro viscere il futuro, o per determinare se andare a destra o a sinistra, se comperare o se vendere.

Oggi ci sono Excel e le analisi finanziarie. Oppure i random number generator 🙂

 

Barney

Lucca Comics & Games 2015 – le mostre

Ho visitato per adesso solo quella di Palazzo Pretorio. Che contiene:

  • una bella retrospettiva su Bonvi e le sue Sturmtruppen, a vent’anni dalla prematura morte di un disegnatore tra i piu’ ironici che l’Italia abbia mai avuto.
  • una mostra di Emanuele Luzzati, piena di scenografie e di antichissimi fumetti dell’artista genovese,
  • una immensa mostra delle opere di Karl Kopinski, l’artista inglese che quest’anno ha fatto il poster della mostra:

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  • una mostra dedicata a Tuono Pettinato, con tra le cose piu’ interessanti i ritratti di personaggi piu’ o meno famosi:

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e infine il pezzo forte:

mcguire

“Here” e’ un fumetto scritto e disegnato due volte: la prima nel 1989, consisteva di solo sei pagine in bianco e nero. Queste qua. L’idea -semplice ma geniale- dell’artista era di usare una inquadratura fissa (una stanza di una casa americana qualsiasi) e far scorrere, in quella inquadratura, il tempo. Cosi’ si ha un continuo flashback e flashforward a partire dal 1957 (anno della nascita di McGuire), si vede una pianura colma di dinosauri, un futuro lontano, un uomo che costruisce la stanza, persone diverse che ballano in anni diversi… insomma il tempo che scorre visto da una telecamera fissa. Avanti e indietro.

Venticinque anni dopo McGuire riprende in mano “Here” e lo trasforma in un libro di trecento pagine, sempre con la stessa identica inquadratura di quella medesima stanza. Ma lo colora, usa tecniche miste, tira fuori una versione e-book interattiva che permette al lettore di scorrere con le dita il tempo che passa. Non si puo’ raccontare, va visto e letto per capire di che si tratta. Qua c’e’ una ottima recensione di quelle da circolo degli intellettuali :-), addirittura l’idea e’ stata trasformata in un cortometraggio qualche annetto fa. Questo qui:

Spesso fare qualcosa di incredibilmente bello parte da un’idea semplice.

Ma e’ averla, quell’idea, che fa la differenza tra una persona normale e un genio.

Barney

Lettera a Matteo Salvini, dal futuro (di Gipi)

Eccola qua, dal Post di oggi.

hd_gipi

Aggiungo solo un po’ di musica:

Barney

“Ant-Man”, P. Reed (USA, 2015)

Ero andato a vedere “Ant-Man” piu’ per curiosita’ che per interesse nel personaggio (uno dei minori -in tutti i sensi- dell’Universo Marvel), e sono stato ripagato da un film che non e’ certo un capolavoro, ma che regge per tutta la sua durata e diverte quasi (quasi) come “Guardiani della Galassia“.

antman

Il film non e’ niente di speciale: nessun messaggio recondito, nessuna filosofia nascosta, personaggi caratterizzati sin dall’inizio nei rispettivi ruoli (il buono-belloccio sfigato, i suoi amici sfigatissimi e semideficienti che pero’ contribuiranno in maniera determinante a salvare il mondo, il geniale e vecchio scienziato buono, sua figlia bòna che ovviamente s’innamorera’ del belloccio sfigato, il cattivo demente semigeniale e pelatissimo, prima pupillo del vecchio scenziato e ora iperambizioso villain, qualche comparsa qua e la e un cameo finale per Stan Lee che ci vuole in questi film), storia semplice e lineare.

Pero’ e’ veramente divertente, forse proprio perche’ t’aspetti piu’ o meno tutto quel che succede sullo schermo.

E poi ci sono milioni di formiche semi-intelligenti -in realta’ sono semplicemente controllate dai buoni-, e un continuo cambio di prospettiva grande-piccolo che e’ il marchio di fabbrica del piu’ piccolo tra i supereroi Marvel.

E la tuta di Ant-Man, che e’ molto, molto bella.

Finale che prelude all’ingresso di Ant-Man nel gruppo dei Vendicatori, magari ce lo ritroviamo in uno dei prossimi “Avengers”, chissa?

Barney

Ringo n. 9: Tabula Rasa

Mi tocca riparlare di “Ringo”, gran bel fumetto Bonelli, perche’ il numero di questo mese e’ veramente interessante.

I disegni di Matteo Cremona riempiono intere pagine, rompendo spesso lo schematismo delle vignette scontornate ed esplodendo all’improvviso di colore ed azione. Ecco un assaggio, indegnamente ripreso col mio cinafonino:

IMAGE00169Ma e’ la storia -che si dipana in una Pianura Padana postapocalittica su cui nevica perennemente cenere- che e’ scritta veramente bene, ed e’ costruita quasi tutta sopra i testi di uno degli album cardine della musica rock italiana. Ora, se siete stati attenti al titolo dell’albo avrete gia’ capito di quale disco si tratta.

Senno’, ve lo dico io, anzi, ve lo metto sotto da ascoltare tutto:

Barney

Storie

C’e’ da un paio d’anni un fumetto Bonelli che -rifacendosi a stilemi e capisaldi di genere- racconta di un futuro postapocalittico come se ne sono visti tanti, pero’ con un mix di disegni, colori, trame e approfondimenti psicologici che e’ raro trovare anche in osannati romanzi e film epocali.

E’ “Orfani“, che dalla seconda stagione si intitola “Ringo” perche’ lui e’ l’unico sopravvissuto del gruppo originario di bambini trasformati in macchine per uccidere un nemico alieno che non esiste.

Tutto orchestrato dalla villain della serie, la bella e tremenda Jsana Juric. Prima psicologa, poi deus ex machina, infine presidentessa mondiale, l’unico scopo della Juric e’ trovare ed uccidere Ringo, che si muove con tre adolescenti in una Italia post-bomba spettacolare.

Ma non volevo parlare dei disegni (comunque splendidi, questo mese alle matite c’e’ pure Bacilieri, per dire), perche’ ogni albo e’ preceduto da una citazione di un fantomatico libro che si intitola “Il mondo dopo la fine“, della Juric (in realta’ ogni pezzo e’ scritto da Roberto Recchioni, coautore con Emiliano Mammucari della serie), e che spesso da solo vale il prezzo del fumetto.

Questo mese il testo e’ questo qua, indegnamente fotografato dal mio cinafonino a manovella:

IMAGE00118(1)E c’e’ gente che continua a pensare che il fumetto non sia letteratura…

Barney