“L’alba della notte”, Peter F. Hamilton (Urania Mondadori, quasi introvabile)

Una trilogia di quattromila pagine, presentata ai lettori italiani in dieci volumi spalmati in tre anni. Un’opera-monstre, che ci presenta un futuro fantascientifico iper-tecnologico, complicato, ampio come la nostra galassia ed oltre, ma che sotto sotto ci parla di filosofia, e cerca essenzialmente di rispondere (come puo’ rispondere un romanzo) alle domande di sempre: “ma cosa c’e’ dopo la morte?”, “chi vince tra i buoni e i cattivi?”, “l’amore e’ veramente una forza invincibile?”, “Dio esiste?”.

L’alba della notte” e’ il “Guerra e pace” dei nostri anni, e’ il romanzo russo dell’800 con influssi francesi, lunghezze Dickensiane e atmosfere buie e cupe alla Lovecraft.

E’ grande letteratura, insomma, che pero’ rimane purtroppo genere di nicchia perche’ catalogato come “fantascienza”. Come se la fantascienza non potesse avere dignita’ di opera d’arte…

Nightsdawn

Basterebbe il plot che si dipana dopo il paio di centinaia di pagine necessarie a stendere il primo, indispensabile, canovaccio di sceneggiatura a fare assurgere a capolavoro l’immane opera di Hamilton: nel 2650, per un casuale intervento di una entita’ aliena durante un sanguinario sacrificio umano su un satellite appena colonizzato, le anime dei morti riescono a ritornare nel nostro continuum temporale, e iniziano a possedere i corpi dei vivi.

Condizione necessaria alla possessione e’ che l’ospite non sia morto, e che si “apra” volontariamente (vulg.: implori di essere posseduto in seguito ad immani torture) allo spirito dall’oltretomba. Abbiamo cosi’ le due societa’ umane contrapposte (gli adamisti, che rifiutano la bioingegneria e gli edenisti, che ne fanno uso smodato), che improvvisamente si popolano di personaggi del passato: da Al Capone a Fletcher Christian (direttamente dal Bounty…), passando per guerriglieri vietnamiti, soldati delle legioni romane e reduci dalla prima guerra mondiale. I possessori hanno poteri energetici impressionanti, riescono a piegare la realta’ alle loro esigenze, sparano globi di fuoco bianco dalle mani, sono immuni alle armi energetiche e possono essere feriti ed uccisi solo da proiettili vecchio stile. Uccisi per essere pronti a ritornare, chiaramente…

Lo scontro e’ epico, e il motto delle anime dei morti e’ “arrendetevi, tanto prima o poi passerete tutti dalla nostra parte”. Il che e’ vero, in prima approssimazione. Ma le anime dei morti sono molte di piu’ dei corpi da possedere, senza considerare che i vivi sarebbero in pratica resi schiavi per l’eternita’; una resa senza condizioni e’ quindi impensabile, una strage insensata pure. E per i medesimi motivi…

Ben presto gli uomini scoprono che lo scontro con le anime dei morti avviene, in un certo momento dell’evoluzione, per ciascuna specie senziente. Le due specie aliene che popolano la Via Lattea, pero’, si rifiutano di aiutare gli uomini a superare la crisi, sostenendo che ciascuna specie deve trovare da sola la propria soluzione al problema. Una terza specie, i Laymil, hanno superato la crisi auto-estinguendosi.

Un aiuto concreto verra’ dal Dio Dormiente dei Tyrathca (una antichissima razza iperconservatrice e poco tollerante), una entita’ aliena sulle cui tracce sono l’adamista Joshua “Lagrange” Calvert e l’edenista Syrinx, una pilota di Spaziofalchi (astronavi biotecnologiche ad affinita’). La caccia percorrera’ l’intera Galassia, mentre anche la vecchia Terra e’ sotto la minaccia di possessione, da parte del primo e piu’ feroce risultato del ritorno dei morti: Quinn Dexter, satanista sanguinario che vuole instaurare l’Alba della Notte del Fratello di Dio sul nostro pianeta.

Una guida ragionata all’immensa opera e all’universo creato da Hamilton e’ qui (in inglese), un suggerimento per chi volesse leggersi la trilogia e’ quello di cercare gli epub (piratati, vi avverto) sui circuiti underground “classici”, anche perche’ la versione cartacea e’ di ardua (understatement) reperibilita’.

L’impegno vale comunque il divertimento, ve lo assicuro.

 

Barney

 

 

 

 

 

 

 

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