La solitudine della morte

Tra gli articoli piu’ letti di questo contenitore di cazzate c’e’ una cinquina di titoli assolutamente eterogenei, che si ripetono ai vertici da anni.

C’e’ ad esempio il post su “L’alba della notte“, grande space opera di P.F. Hamilton, il che mi fa ben sperare per quel che riguarda la fantascienza, anche in un paese in cui essa e’ considerata un gradino sotto la pornografia.

Ci sono poi un paio di articoli su fuffe varie, in primis l’E-Cat e la fusione fredda, argomento che divide il mondo in due categorie: quelli che usano logica e scienza, e quelli che vanno avanti a botte di “Sento-di-credo” piu’ o meno per tutto. Non dovrebbe essere difficile catalogarmi in uno dei due gruppi.

Poi -non mi faccio mancare nulla- un po’ di politica anti-tutto, e infine un reblog d’un post di Elvezio Sciallis che ha un titolo bellissimo e una foto altrettanto bella a documentare il fatto. E che parla di morte. Di un suicidio, per la precisione.

La premessa per dire che oltre alla triade classica “sesso, droga e rock and roll” la gGente e’ affascinata pure da letture stravaganti, pseudoscienza e morte. Soprattutto se e’ quella di qualcun altro, ça va sans dire.

Arriviamo a noi.

Ieri m’e’ capitata sotto gli occhi questa notizia qua. Il link da’ la cronaca fredda dell’avvenimento, da lancio ANSA, e chi la legge immagino se la dimentichi in tre secondi. Pero’ io l’ho letta nella prosa alta e raffinata di Francesco Merlo, uno che spesso costruisce frasi cosi’ complicate  che hai bisogno di rileggere il periodo sei o sette volte per capire cosa cazzo volesse dire. E aiutarti con un vocabolario. Di greco antico.

Ieri invece Merlo -forse perche’ non parlava di politica, o di Berlusconi, o di sesso degli angeli- ha prodotto un pezzo bellissimo, anche se parla di morte. Ma anche di indifferenza, solitudine, alienazione sociale, poverta’, egoismo, e assoluta refrattarieta’ per moltissimi italiani ad assumere le proprie responsabilita’…

Leggetevelo, perche’ merita. Magari avendo come colonna sonora “Death is not the end” di Bob Dylan, ma e’ piu’ bella la versione cantata da Nick Cave and the Bad Seeds:

Barney

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