Archivi categoria: Graffiti

Filosofia da muro #126

Livorno, città multietnica e multidimensionale, porto di mare e rifugio di molti miei sabato sera, mi ha regalato questa colonna istoriata:

brucialebanche

Un classico di quarant’anni, fa vergato di fresco con pennarello verde, e l’immancabile A cerchiata a definire -ce ne fosse bisogno- il coté politico del pensiero di chi ha lasciato il messaggio.

Meno male che per adesso siamo solo al messaggio, e l’azione è ben lungi dall’arrivare, altrimenti saremmo messi peggio di quanto già siamo: tra chi vuole sparare a tutti, e chi vuol dare fuoco alle banche sarebbe un buon inizio di guerra civile.

Che non è detto non scoppi, prima o poi…

In attesa degli eventi, a Livorno non si può chiudere con musica non livornese:

 

Barney

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Filosofia da muro #125

E’ un instant post, perché altrimenti me lo dimentico e lo scatto svanisce come lacrime nella pioggia (cit.).

Il contesto: alla ricerca di un posto dove almeno bere una birra, in una Bruxelles piena di simil-italiani che strombazzano mezzi nudi da auto che trascinano enormi tricolori (i loro), mi dirigo al solito rifugio per vecchi nostalgici di un par di secoli fa (la birreria “A la mort subite”), che risulta chiuso pure quello. Meno male che il pubbettino accanto e’ aperto, e una Leffe extralarge la rimedio.

Tornando al solito hotel (in cui pare abbian soggiornato Paul Verlaine e Arthur Rimbaud, ai loro tempi) mi cade l’occhio su questa scritta sul marciapiede, stencil su porfid mattonellaccia di cemento:

IMG_20180702_233522

Google mi dice che la scritta (che potrebbe essere la traduzione al femminile di “leave those kids alone!” di PinkFloydiana memoria) è abbastanza moltodiffusa in Francia e in Belgio, e anche questa di Bruxelles è stata plurifotografata. La scritta è davanti all’ingresso di una roba che adesso ha chiuso, e che potrebbe essere stata una galleria d’arte moderna, ma anche un bordello guatemalteco sotto copertura. Propendo per la prima ipotesi per le enormi vetrate squadrate e il senso di austerità che ancora trasuda dal palazzo.

Invece del fluido rosa, ci stanno bene questi vecchi trappoloni merregani che sicuramente in pochi avran sentito nominare, il che spiega senza dubbio alcunolo stato della nostra società.

 

Barney

Filosofia da muro #124

La stazione di Lucca ogni tanto regala delle scritte nuove.

Questa l’ho notata solo qualche giorno fa, e mi intriga sia il contenuto che la firma cancellata:

proverebbero

Si potrebbe obiettare sull’uso del “me” al posto dell'”io”, ma il senso generale è se non una superiorità comunque una netta differenza del soggetto scrivente (Giulia?) rispetto al resto del mondo, che non si capisce se faccia bene o meno, a tenersi l’oggetto di tale riflessione.

Chissà come mai, chissà come è andata a finire la storia, chissà perché Giulia -se è stata lei- ha cancellato la firma.

E’ il bello delle scritte: raccontano una parte della storia, il resto è nella testa di chi legge.

 

 

Barney

Filosofia da muro #122 e #123 (hat trick: ammennicolidipensiero)

Adp mi manda questo doppio scatto milanese, che reitera esattamente lo stesso concetto con forma diversa sullo stesso muro dell’Università:

dig

dav

Tenderei a pensare a due mani diverse, non solo per il maiuscolo di una e il corsivo dell’altra, ma soprattutto perché il punto dopo “puttana” è una virgola nello scatto di sotto. E i particolari sono importanti.

Come il timidissimo “Boom!!” che chiosa la scritta in corsivo, a testimoniare un dissenso sussurrato e composto alla scritta principale.

Si nota chiaramente come quel muro sia tavolozza prediletta per scritte e tag varie, tanto che è stato ridipinto di fresco e immagino lo sarà di nuovo tra poco, quando altre scritte sovrasteranno queste qua.

Comunque, il pasto gratis non esiste: l’arte costa come costano tutte le altre cose. Sulle tariffe delle puttane non sono esperto, ma presumo sia la stessa cosa.

 

Barney

 

Filosofia da muro #121 (hat trick: Pendolante)

Katia mi manda questo ennesimo incrocio tra natura morta ferroviaria e filosofia da muro, che muro non è:

mercenari

Le due scritte sembrano vergate dalla stessa mano, forse femminile, su una macchinetta per la vendita di caffè e tramezzini immarcescibili (nel senso che non marciscono mai, con quel che c’è dentro credo non siano neanche digeribili) in una stazione probabilmente emiliano-romagnola.

Non mi sembra vi possa essere un collegamento logico tra l’invettiva generale contro i militari (mercenari e stupratori in un solo colpo), e l’approvazione candida del sorriso sdentato di chissà chi, ma entrambe le frasi si chiudono con un punto esclamativo, e la mano si firma #truelove, una tag che può applicarsi ad entrambe.

Magari #truelove racconta una storia di sevizie e violenza da parte di un gruppo di militari ai danni di una donna rimasta senza qualche dente dopo l’aggressione, vai a sapere…

 

Barney

Filosofia da muro #120 (hat trick a metà per neurino)

La foto me l’ha spedita l’expat interista [1] di stanza a Brema, ma viene da Berlino, quartiere Kreuzberg.

Come capirete subito la colonna sonora è già scritta:

ratsm

La scritta principale è bella per molti motivi: i colori, i caratteri che variano col colore, il gioco di parole che parte dal nome di un famoso gruppo (ovviamente i Rage Against the Machine, che fu di Morello, De la Rocha, Wilk e Commerford, e che ora non esiste purtroppo più anche se tre quarti della band sono confluiti nei Prophets of Rage) e se ne distacca a caratteri cubitali con una variazione non solo di colore e di carattere, ma pure di lingua. E sebbene “suchmaschine” faccia pensare a qualche attrezzo sessuale, Luca mi dice che è la traduzione fedele di “motore di ricerca” in tedesco.

Abbiamo quindi una “rabbia contro i motori di ricerca“, una scritta che farebbe già andare a fondo scala il nerdometro.

Ma prima o dopo questo capolavoro geek un’altra mano ha pensato bene di sbombolettare le tapparelle della finestra a destra con un “GRUB” che rimanda direttamente al bootloader di Linux, e potrebbe -chi lo sa?- anche essere collegato in qualche modo alla rabbia che ci sta sotto.

E qua il nerdometro esplode…

Ora, per chiudere potrei mettere anche una roba appena trovata, che si intitola “GRUB” ed e’ -scusate l’overstatement- cantata da un tizio australiano che si chiama Adam Koots e che fa Hip-Hop, ma proprio non ce la faccio, per cui possiamo tranquillamente arrabbiarci contro la macchina.

[1] di calcio non mi importa nulla, ma siccome ho una figlia che per motivi sconosciuti tifa Inter tendo a ricordarmi di chi ha gli stessi suoi problemi mentali.

Barney

Filosofia da muro #118 e #119 (hat trick: Pendolante)

Due immagini al prezzo di una, entrambe su treni per pendolari dell’Italia centrale.

Ho messo assieme quella di Pendolante e una mia perché esprimono violenza in modi diversi. La foto di Katia è splatter tarantinesco-Dexteriano che fa sorridere, nessuno lo prende sul serio:

FullSizeRender

La mano è allenata a scrivere con la bomboletta, con lettere a metà tra il gotico nazista e il l33t che denotano un tasso di nerdaggine notevole, magari la sega circolare è l’arma di riferimento dell’avatar del graffitaro in qualche FPS massivo.

L’altra scritta l’ho fotografata io, dentro un treno che potrebbe essere il gemello di quello di Katia, ma dall’altra parte dell’Appennino:

nigeria

Qua la rabbia, la frustrazione, l’odio per i negr i nigeriani si avverte dal primo momento, e se ce ne fosse bisogno lo stizzito personaggio sottolinea due volte tutta la frase.

Tutta meno “Faculo dal“, che non è un typo ma proprio lo specchio del livello culturale (scusate il termine) del graffitaro. C’è addirittura spazio tra “Fa” e “culo”, una “n” ci sarebbe stata se la frase fosse stata riletta oltre che sottolineata. Ma tant’è: questo è il messaggio che il coraggioso suprematista-nazionalista ha voluto lasciare a chi fosse salito sul treno dopo di lui, sforzandosi tra l’altro nel recupero di quelle abilità manuali faticosamente imparate nei lontani e terribili anni delle scuole elementari (usare una penna, scrivere lettere, cercare di mettere in fila soggetto, verbo e complemento oggetto…).

Qua non siamo di fronte a uno che gioca a Grand Theft Auto. Qua siamo davanti a uno che purtroppo ci crede, e che magari alla fine prende una pistola e gli spara, ai negr ai nigeriani che non sono andati a faculo dal nostro paese. Che poi, mi piacerebbe sapere cosa si intende per andare a faculo dal nostro paese

 

 

Barney