Archivi categoria: Graffiti

Filosofia da muro #107 (hat trick: adp)

Ammennicoli di pensiero mi manda questo muro milanese (Via Mincio), composito e variegato nelle scritte e nelle tecniche:

dav

La scritta piu’ leggibile e’ sormontata da uno stencil contro la tortura, e alla sua destra un altro stencil rosso avverte il lettore che “lo smartphone controlla te e chi ti sta intorno”. Altri stencil raffigurano due tizi pare con in mano un telefonino e un telecomando (mia libera interpretazione, potrebbero essere anche due pistole. Ma non ci vedrei tutta questa differenza, alla fine…), poi c’e’ l’altro stencil aerografato a bomboletta che inneggia all’incendio dei centri di identificazione e espulsione.

Una macedonia rivoluzionaria chiusa da una specie di tag forse lasciata a meta’, ABN… che chissa’ che vorra’ dire.

A naso non siamo davanti ad una sede della Lega Nord, ecco…

Come brano musicale mi ci sta questo, che temo d’avere gia’ giUocato su questi schermi. In ogni caso e’ perfetto, a dare il senso della lenta rivoluzione che non arriva mai.

 

Barney

 

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Filosofia da muro #106 (hat trick: pendolante)

Un altro reperto di graffito che mi ha spedito Katia “Pendolante“, direttamente dalla latrina di una stazione emiliana, che mostra alcune cose.

Intanto la scritta:

ibernati

Allora: se quello e’ davvero un muro d’un bagno di una stazione, chapeau alla stazione e ai frequentatori del bagno.

Anche la grafia e’ bella sfarfallante: un misto di maiuscole, corsivi, script che paiono messi a casaccio e che datano la mano piu’ d’una carta di identita’ (direi tra i diciotto e i ventitre’ anni).

Infine, la chiosa del ragionamento-protesta per la modalita’ digitale di azionamento dell’aria condizionata nei carri bestiam treni regionali per pendolari (acceso, modalita’ “Siberia”, o spento. Tertium non datur), che non so quanto consciamente si presta a una doppia lettura “ibernati” – “i Bernati“, con la seconda a dare finalmente un nome a questa razza di viaggiatori nomadi che -in pieno agosto- sortono fuori dalle tradotte a tranci, come i merluzzi.

Per la musica non ci si puo’ sbagliare: i Diaframma nella formazione originale, con Sassolini alla voce e Fiumani “solo” alla chitarra. E il pezzo e’ -ovviamente- “Siberia”. Mimato in una squallida stazion trasmissione televisiva di piu’ di trent’anni fa.

 

 

Barney

Filosofia da muro #104 e #105

Due scritte dallo stesso muro, di fronte alla stazione centrale di Pisa.

La prima l’avevo gia’ fotografata tempo fa, ed e’ questo classico sessantottino che mi ricorda il tempo che passa inesorabile:

imagination

Non da molto l’idea del maggio francese, messa li’ sotto una finestra anonima e con il condizionatore in alto a dare un tono ancor piu’ decadente al tutto. A sinistra si intravede una saracinesca, che appare anche nella seconda filosofia da muro:

transgender

Cosi’ a naso il simbolo (che sarebbe per l’omino del mio cervello il protagonista dello scatto…) rappresenta i transgender o qualcosa del genere. C’e’ anche un bel pugno chiuso in mezzo al cerchio, e qua si capisce il motivo della combo con la prima scritta.

A impreziosire il tutto la scritta sulla saracinesca, quasi illeggibile ma pregna del tipico spirito toscano fatto di grezzume, politicamente scorretto e concetti chiari e diretti. Li’ se zoomate dovreste leggere:

“topa, saro’ rude ma ti amo!”

Ora, in Toscana “topa” ha vari significati, e qua si fa una bella sineddoche passando dall’organo sessuale femminile alla donna tutta intera. Classico anche il vezzeggiativo “topina”, o l’iperbolico “topona”. Questo della scritta mi pare un delicato tributo all’amata, rude ma sincero, piuttosto che un classico “W la topa” tirato li’ come anche i milanesi saprebbero fare (ma scrivendo “figa”, chiaro).

La musica e’ degli Zen Circus, che essendo pisani emigrati a Livorno (in realta’ credo solo Appino) non possono mancare in Via Catalani:

 

Barney

Filosofia da muro #103

Ancora un mio scatto, incredibile a dirsi. Oggi sono andato a colpo sicuro in un paio di viuzze che non deludono mai, un po’ come succede con i funghi e i cercatori smaliziati, che tornano sempre con il cesto pieno.

Ma non poniamo tempo in mezzo, e presentiamo la scritta, che si potrebbe intitolare “L’incompiuta” (oh, non aspettatevi Schubert come musica, eh?):

fatevobis

Come potete osservare, il pensiero si interrompe sul piu’ bello, e non sapremo probabilmente mai cosa succedeva in quelle lunghe attese tra di loro.

A meno che la cosa non sia una banale quanto libera trascrizione di un pezzo di Nek (me lo dice Google, ovviamente. E no, non ci sara’ Nek alla fine…), il che renderebbe tutta la storia meno bella di quel che e’.

Perche’ avete notato che sotto l'”io” c’e’ un cartello, appiccicato con lo scotch, vero?

Eccolo qua sotto:

IMG_20170825_163852

Ecco qua il duro ritorno alla realta’ del Grande Fratello, la cui presenza era comunque anticipata da uno di quei classici cartelli che non sai mai se sono veri o no (“Questa strada e’ videosorvegliata con telecamere“), posto a tre metri da terra e visibile solo a chi come me vaga con lo sguardo fin sui tetti.

Sara’ mia cura passare a controllare l’eventuale evoluzione della scritta, anche se penso che il fate vobis finale abbia parecchio calmato i bollenti spiriti del graffitaro.

Tito y Tarantula c’entrano quasi nulla, ma sono meglio di Nek di sicuro (su Schubert non mi pronunzio per evitare scomuniche).

 

Barney

Filosofia da muro #102

Ogni tanto trovo qualcosa anche io, tipo oggi.

Mi sono imbattuto sotto casa in questa nuova scritta, sul muro di un hotel 5 stelle chiuso per mancanza di clientela:

mesiversario

Uno attento alle ricorrenze come me (che le canno tutte) non puo’ non essere incuriosito dalla mente di chi ha vergato la scritta, infarcita di cuoricini e cuoricioni e firmata con una sorta di glifo che unisce -immagino- le iniziali dei nomi dei due che festeggiano.

Che poi in realta’ festeggia solo uno/una, ossia chi ha scritto. Dell’altra meta’ della coppia nulla sappiamo, ma a parte questo due cose noto: il fatto che festeggiare tutti i mesi il mesiversario puo’ portare all’internamento in psichiatria in breve tempo (direi tre o quattro mesiversari…), e soprattutto l’infelicissima scelta del muro su cui lasciare la scritta.

La grata di ferro battuto che prima dava luce e aria alle cucine sovrasta infatti adesso la scritta, come un memento mori in tre dimensioni, a rammentare al tapino scrivente che sovente l’amore si tramuta in gabbia…

E a volte nella gabbia c’e’ una piccola iena.

 

Barney

 

 

 

Filosofia da muro #101 (hat trick: Pendolante)

Pendolante s’e’ data al cinema, come potete leggere e vedere sul suo blog. Sara’ una delle protagoniste di un lungometraggio/documentario che si intitolera’ “Binari”, e che ovviamente raccontera’ le giornate di alcuni umani costretti dalla vita a muoversi da qui a la’ tutti i santi giorni, usando principalmente il treno.

Un po’ come faccio io, insomma.

Meno male che nel tran tran quotidiano appesantito anche dalla troupe al seguito Katia trova ancora il tempo di fotografare e spedirmi robe come questa scritta, che viene da Reggio Emilia:

pendolante_ReggioE

A parte la facile tripla rima baciata saltano subito agli occhi la doppia “d” di padDrone (un capo telecomandato, credo), il doppio accento sulla prima “è” (two is better than one), e la correzione della doppia “e” (qua proprio non ci stava) di “dell'”.

Oltre ovviamente al “disUccupazione” al posto di “disoccupazione”, ma questa la vedi solo se ci fai attenzione, cosi’ faccio rima anche io.

Il messaggio e’ chiaro, non v’e’ bisogno di interpretare nulla; lascio ai miei tre lettori il commento.

Quello musicale invece lo metto io. C’entra quasi con la tematica della scritta, parla di un marinaio che ha perso la sua gamba. E che va a Boston per farsene una di legno.

 

Barney

 

 

Filosofia da muro #100 (hat trick: Fede e Raffa)

Per il numero 100 in genere i fumetti escono a colori, con paginatura aumentata e copertina “Deviant Art” da collezione.

Qua non siamo in edicola, e per la filosofia da muro numero cento pubblico questo scatto lucchese inviatomi da un amico di mio figlio e da mio figlio (uno dei trentadue che lui ne ha) medesimo.

Lo pubblico perche’ e’ un embrione abortito di trittico filosofico dettato dalla saggezza popolare, che attinge al maschilismo contadino con motivazioni che trascendono il politicamente corretto e disvelano la realta’ agli occhi di chi riesce a superare il velo ammaliatore del buonismo modaiolo.

In piu’ -come vedrete- rimarca un secondo aspetto della cultura contadina delle mie parti, ossia la sostanziale immortalita’ di chi apotropaicamente magari scrive una cosa e poi fa esattamente il contrario.

E adesso ecco l’immagine nella sua scarna purezza:

fumouccide

Come vedete, abbiamo Tabacco, ma mancano Bacco e Venere.

E come vedete, la minaccia e’ volta solo ai pischelli, che non reggono ne’ Tabacco, ne’ tantomeno potrebbero reggere Bacco e Venere.

Mi vien quasi da andare a completare la scritta, sapete?

Ora, se fossi coerente metterei qualcosa tipo “Smoke on the water”. E invece ripesco questo live dei Velvet Underground del 1993, che tra l’altro ebbi la ventura di vedere, che ci racconta di una Venere.

In pelliccia.

 

Barney