“Gravity”, A. Cuaron (USA, 2013)

Il bello e’ rappresentato dalla regia, dalle immagini dallo spazio (il film e’ per 85 minuti su novanta ambientato in orbita), dalla recitazione di un Clooney che fa il verso a se stesso prendendosi bellamente per il culo, e -soprattutto- di Sandra Bullock che in pratica e’ il film.

gravity-posterLa storia e’ invece stata per me una delusione: la fine e’ telefonata dalla prima inquadratura, ed elementi che risulteranno in seguito decisivi sono cosi’ ammiccati da riprese fintamente inutili che non credo sfuggiranno a qualcuno. C’e’ poi tutta la discussione sulla fisica in assenza di gravita’, che saltiamo a pie’ pari, e infine il punto a mio avviso del tutto inaccettabile rispetto a quel che potrebbe essere la realta’. Tutto il film si basa in buona sostanza sulla sindrome di Kessler, l’idea e’ anche interessante. Il problema sorge quando cerchi di metterla in partica, l’idea, e fai sopravvivere la Bullock a innumerevoli passaggi attraverso nuvole sempre piu’ grosse di detriti spaziali che fanno sfracelli d’ogni altra cosa nella zona, a parte Sandra e la sua tuta. Perche’ un pezzettino di un millimetro di diametro, se ti piglia addosso a 30.000 chilometri l’ora ti fa un buco che ci passi dentro una bottiglia di vino… E li’ girano pezzi di satellite grandi metri e metri, circondati da miliardi di bulloni e viti.

Pero’ se non ci si sofferma sulla trama e su queste forzature, “Gravity” e’ un film che visto in 3D e’ assolutamente impressionante, girato -lo ripeto- benissimo, e recitato anche meglio.

Ma da qui ad osannarlo come il nuovo “2001: Odissea nello spazio“, beh, ce ne corre, e ce ne corre anche rispetto ad altri film, fatti con meno soldi e meno effetti speciali ma piu’ basati su una storia, come per esempio lo stracitato (da me medesimo) “Moon” di Duncan Jones.

Dopo aver visto il film di Cuaron mi sono insomma sentito come di fronte alle riprese del treno dei fratelli Lumiere: sono le immagini a fare il prodotto, non la storia. Ma in fondo il cinema cosa e’, se non questo?

Voto: sette, non di piu’.

Barney

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2 pensieri su ““Gravity”, A. Cuaron (USA, 2013)

  1. Pingback: “Ender’s game”, G. Hood (USA, 2013) | BarneyPanofsky

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