Archivi tag: We all go back to where we belong

Superstiziosi e tifosi di calcio? Ahi, ahi ahi…

Per una coincidenza astrale quasi incredibile, mi ritrovo oggi nello stesso posto in cui ero due anni fa, durante i mondiali di calcio in Brasile.

Quel giorno c’era Italia-Paraguay, decisiva per il passaggio del turno. E tutti sanno come e’ andata.

Bene, anche stanotte assistero’ ad Italia-Belgio dalla stessa citta’ in mezzo al nulla cinese (Lanzhou), e per aggiungere particolari scaramantici negativi saro’ con lo stesso collega dell’altra volta.

Quindi, se siete particolarmente superstiziosi sapete adesso di chi e’ la colpa (nel caso vada male) o il merito (se per una incredibile botta di culo la nazionale si mettesse a giocare bene e vincesse…).

Il mio unico rimpianto e’ che in contemporanea ci sara’ anche gara sei delle finali di basket. Nessuno o quasi in Italia vedra’ Reggio tentare di allungare la serie con Milano, o giocarsi il match point (scrivo di sabato, senza sapere come e’ andata gara 5), e le mie speranze di poter vedere questa partita invece che il calcio sono praticamente nulle.

Bene, e’ tempo di andare a cercarsi un barraccio cinese in piena notte, e sperare che almeno una delle due partite vada bene. Quella con il pallone arancione, se devo proprio scegliere 🙂

 

 

Barney

Filosofia da muro #46 (hat trick: Massimo S., sei di sei-sei-sei)

Dopo avere introdotto un po’ di sano satanismo nel titolo, vado ratto e veloce a presentare l’ultima scritta muraria gentilmente fornitami da Massimo S.:

dersesso

E’ una scritta composita, a quattro mani, in cui i due scribi da muro viaggiano su ambiti filosofici e lessicali differenti.

Il primo, poetico e mieloso anche nella inutile e disturbante punteggiatura di sospensione alla fine della prima riga, chissa’ a cosa pensava. Forse c’e’ un nesso con l’ “11” e il cuoricino a sinistra, di cui ignoriamo il significato: un periodo temporale “positivo” -“undici mesi che stiamo insieme“-? Uno “negativo” -“11 giorni che ci siamo lasciati“-? Chi puo’ saperlo se non l’ignoto graffitaro?

Il secondo, tipico prodotto della Toscana da bosco e da riviera, riporta la scena sulla Terra con brusca ma realista virata verso una prosa che non lascia scampo. Sin dall’attacco ambiguo e multiverso: e’ un “xo’” da bimbominkia? Un piu’ probabile e sicuramente piu’ toscano “Eh, oh” trascritto foneticamente con “e o’“, o anche “e’ o“? Altro a piacere? E il “ci vòle” -ve lo rendo foneticamente anche io, che cosi’ va pronunciato-, ce lo vogliamo scordare?

Ma poi che importa di questi piccoli particolari? La chiusa e’ degna del miglior rimatore pisano, con quel “der” al posto del “del” che da solo ti fa capire che la cosa sara’ divertente per entrambi, e che magari alla fine della scritta ci potrebbe benissimo stare un moccolo, e alla fine “der sesso” un par di bicchieri di vino.

Rosso.

Ora, fossi un altro metterei un Ligabue a caso, o un’altra roba cosi’ che fa pensare subito “ar sesso” perche’ te lo dice esplicitamente. Ma siccome che non sono un altro, metto quello che mi pare. Ecco, a me “I can taste the ocean on your skin” eccita piu’ dell “odore del sesso”, e non perche’ c’e’ Kirsten Dunst nel video.

 

Barney