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Cambridge Analytica? Facebook? Bischerate…

Mentre tutto il mondo sta ancora pensando a quanto cattivo sia stato Mark Zuckenberg a vendere i dati di mezzo mondo a Cambridge Analytica (magari commentando su Facebook, tanto per gradire…), oggi ho letto una notizia che secondo me è molto, molto più preoccupante,

E non si tratta di Fico presidente della Camera, o di quell’altra che credeva che Ruby fosse davvero la nipote di Mubarak, quella dico che ora è presidente del Senato e tutti a dire “Meno male che la Boldrini è uscita dalle palle!” (ma non era alla Camera, la Boldrini?).

No, è una roba che  ho letto su slashdot (per gli amici /.), un aggregatore di notizie geek da tutto il mondo.

Oggi tra le mille news che interessano poco più o meno tutti c’era questa qua, che dice più o meno questo: “lavoratori dell’industria del sesso denunciano l’improvvisa scomparsa di contenuti pornografici dal loro Google Drive“.

Che è successo? Una “porn performer” (qualsiasi cosa ciò significhi) che si chiama Avery Moon ha dichiarato che quando -dopo un evento che si chiama “Chaturbate”, e che immagino implichi una sessione in chat non proprio di rosari e avemmarie- è andata a linkare ad un suo fan un suo video porno che teneva su Google Drive, ha scoperto che quel video non si trovava più sul suo Google Drive. Non ho capito se suo in questo caso significa lo spazio che la tizia aveva ricevuto “in regalo” da Google come altri milioni di persone, oppure si tratta di un upgrade del servizio Google a pagamento, ma è relativamente importante.

La cosa pare non sia isolata: altri “performers” hanno denunciato la stessa cosa, alcuni dicono che i contenuti porno sono spariti senza alcun avvertimento. Ed è gente che con quei video -piaccia o meno- ci lavora.

La cosa mi ha intrigato non per il coté hard, ma per le implicazioni sulla proprietà dei dati che mettiamo in rete (anzi: nel cloud come si dice adesso), e sulla privacy.

Il primo punto è abbastanza semplice: carichi su un cloud dei dati che sembrano essere tuoi, ma che invece sono in pieno controllo (non in possesso giuridico, ma in totale controllo) di chi ti da il servizio. Sia che tu paghi, sia e a maggior ragione che tu ne usufruisca gratuitamente.

Le foto che milioni di persone mettono su Instagram ogni giorno sono assolutamente controllabili e gestibili non solo dai titolari dell’account, ma anche da Instagram stessa. Così i contenuti su Facebook, le playlist su Spotify, le liste di acquisti su AppleStore o su GooglePlay o su Amazon. Tutte queste aziende guadagnano sia con servizi e beni, sia con la profilazione dei clienti.

Nel caso dei lavoratori del porno, si aggiunge un clamoroso caso di privacy. Perché un file sia eliminato/bloccato sulla base del suo contenuto ci vuole qualcuno (uomo o codice) che quel contenuto lo controlla. Sulla base di algoritmi automatici, o usando decine di ragazzotti di Bangkok non è importante: se vuoi essere selettivo devi controllare cosa c’è dentro la scatola.

Qua -e la finisco- si arriva al punto cruciale. La signorina Avery Moon e i suoi colleghi “performer” fanno questo lavoro pare da anni. I contenuti hanno iniziato ad essere censurati e cancellati dai loro Google Drive solo nell’ultima settimana.

Cosa è successo in questa settimana, oltre all’elezione di Fico e di quella della nipote di Mubarak? Che il Senato USA ha approvato a maggioranza schiacciante (97-2) una legge sul sex trafficking che rende i gestori delle piattaforme responsabili di quello che sulle loro piattaforme han messo i loro clienti. Il che da un certo punto di vista e in certi contesti ha sicuramente senso. Come ha senso lo spirito della legge americana, che vorrebbe combattere lo sfruttamento sessuale (la tratta delle prostitute, insomma. Per non dire di peggio), ma che lo fa agendo a caso, colpendo anche chi sfruttato sicuramente non è. Come i sex performers, che usavano GDrive per lavorare.

La legge è stata accolta malino -eufemismo- da istituzioni storiche come la EFF, e già ci sono pagine per bloccarla, come questa qua. Ma direi che ogni commento che non sia da un media TeoCon è sfavorevole (per usare un eufemismo) ai risultati penosi e all’aumento della censura in generale che questo provvedimento comporterà.

Non solo per il porno. Non fate lo sbaglio di credere che la legge sia davvero solo contro il porno online.

E riflettete su questo: la legge e’ del 21 marzo 2018. I primi episodi di eliminazione di contenuti da cloud online sono venuti fuori esattamente lo stesso giorno, il 21 marzo 2018. Può essere un caso, come dice questo articolo qua, ma anche no.

Ora, uniamo il controllo dei contenuti che ciascuno di noi ha caricato sul cloud con il fatto che questi contenuti possono non solo essere visionati/letti/ascoltati dai proprietari del cloud (o in generale da un server non gestito da noi), ma anche essere rimossi a nostra insaputa per una serie sterminata di motivi, e otteniamo un problema che fa impallidire Zuckemberg, Fico e la tizia che credeva alla nipote di Mubarak.

Il fatto che questo problema sia uscito fuori grazie ad una pornostar non lo rende meno reale, né meno degno di essere preso seriamente in considerazione.

Fate conto ve lo dica Lisa.

 

Barney

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Filosofia da muro #100 (hat trick: Fede e Raffa)

Per il numero 100 in genere i fumetti escono a colori, con paginatura aumentata e copertina “Deviant Art” da collezione.

Qua non siamo in edicola, e per la filosofia da muro numero cento pubblico questo scatto lucchese inviatomi da un amico di mio figlio e da mio figlio (uno dei trentadue che lui ne ha) medesimo.

Lo pubblico perche’ e’ un embrione abortito di trittico filosofico dettato dalla saggezza popolare, che attinge al maschilismo contadino con motivazioni che trascendono il politicamente corretto e disvelano la realta’ agli occhi di chi riesce a superare il velo ammaliatore del buonismo modaiolo.

In piu’ -come vedrete- rimarca un secondo aspetto della cultura contadina delle mie parti, ossia la sostanziale immortalita’ di chi apotropaicamente magari scrive una cosa e poi fa esattamente il contrario.

E adesso ecco l’immagine nella sua scarna purezza:

fumouccide

Come vedete, abbiamo Tabacco, ma mancano Bacco e Venere.

E come vedete, la minaccia e’ volta solo ai pischelli, che non reggono ne’ Tabacco, ne’ tantomeno potrebbero reggere Bacco e Venere.

Mi vien quasi da andare a completare la scritta, sapete?

Ora, se fossi coerente metterei qualcosa tipo “Smoke on the water”. E invece ripesco questo live dei Velvet Underground del 1993, che tra l’altro ebbi la ventura di vedere, che ci racconta di una Venere.

In pelliccia.

 

Barney

Sweet nuthin

Cosi’, perche’ ogni tanto i Velvet Underground vanno ascoltati:

Barney

Still life with white light(er), but without white heat

Bastano foto e brano musicale 🙂

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Barney

Il nuovo che avanza (e gia’ puzza di vecchio)

I fatti del 2007 qualcuno forse se li ricorda. Si, dai: l’irreprensibile deputato UDC, ultracattolico, che si faceva di coca e trombava zoccole a pagamento perche’ “…la moglie e’ lontana e lo sapete, no? L’uomo…”.

L’uomo e’ di merda, se e’ come lui.

Bene, insomma… il tizio pare sia rinato politicamente, e che abbia -come dire?- cambiato casacca:

Mimmolo

Magari s’e’ scoperto renziano di ferro, l’amico…

Barney

Sette pianeti: Venere

Da Cartaresistente seconda puntata di “Sette pianeti”  in cui io, l’omino del mio cervello e Davide Lorenzon cerchiamo di fare fantascienza. Stavolta tocca a Venere, e ad un improbabile ménage a distanza tra B., emigrato a Lovetown in cerca di fortuna, e A., rimasta a San Francisco ad aspettare (??!!!!) il maritino che si spezza la schiena per lei e per il figlio che verra’. Forse…

Il racconto e’ in forma di lettera di B. ad A., (per i nerd in ascolto: no, non c’e’ C. in mezzo ad ascoltare[1], pero’ c’e’ M., alla fine :-P) ), ed e’ molto liberamente ispirato ad un romanzo non di fantascienza: Expo 58 di Jonathan Coe. Segnatamente alla parte in cui i due protagonisti si scrivono lettere, uno da Bruxelles, l’altra da Londra.

La musica, infine, prima di invitarvi ad andare da Nando e Davide a leggere il racconto e -soprattutto!- a godere della splendida illustrazione à là Karel Thole di Davide. Stavolta, due pezzi invece che uno. Il primo e’ scontato e bellissimo: “Venus in furs” dei Velvet Underground,

Il secondo e’ un molto piu’ casareccio “Rosa” di Brunori Sas, che potrebbe essere la seconda fonte di ispirazione del racconto, chissa’… 🙂

 

 

[1] per i non nerd, A. B. e C. (o Alice, Bob e Charlie) sono i nomi dei personaggi fittizi che si usano sempre quando in informatica si fa l’esempio di attacco “man in the middle” a messaggi crittografati: (. A. (Alice) manda un messaggio a B(ob), pero’ C(harlie), cattivello, si mette in mezzo e riesce, usando la chiave pubblica di B(ob), a capire quel che c’e’ scritto nel messaggio. Ganzo, vero?

 

 

Barney

Interludio musicale

I Cowboy Junkies dal vivo che rifanno “Sweet Jane ” dei Velvet Underground. Bella roba!

 

Barney