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“Edge of tomorrow”, D. Liman (USA-Australia, 2014)

Superata la mia idiosincrasia per i film in cui recitano attori appartententi a sette religiose ridicole e truffaldine, e approfittando della calda serata estiva -che consigliava relax condizionato su poltrone di velluto-, ier sera abbiamo visto “Edge of tomorrow“.

ImmagineLa pellicola e’ godibile, interessante e con ottime trovate di sceneggiatura e di scrittura. “Edge of tomorrow” nasce da un fumetto giapponese: “All you need is kill“, ed entrambe le opere sono influenzate da innumerevoli stilemi di genere, troppi per non essere notati anche dal meno fanatico degli spettatori. Un paio di titoli valgano per tutti gli altri: le truppe da sbarco devono molto agli Spaceship Troopers di Heinlein, e i Mimic -terribili alieni tentacolati- sono identici alle piovre trivellatrici di Matrix.

Ma l’idea di fondo e’ interessante (anche se gia’ vista sia nel perenne Giorno della Marmotta di “Ricomincio da capo“, sia nel piu’ affine -come genere- “Source Code“): il maggiore Cage-Tom Cruise rivive di continuo lo stesso giorno, che coincide con la sua morte e con l’inizio della fine per il genere umano fintanto che, passettin passettino e accompagnato dalla Full Metal Bitch-Emily Blunt, non riesce ad individuare l’alieno capo, quello che guida l’invasione e…

La tensione e’ sempre alta, e viene stemperata di continuo dalle morti (sovente paradossali e grottesche) e ripartenze di Cage, che ricorda sempre un pezzo di “futuro” in piu’ della volta precedente.

Buon cinema, con trama coerente e poche volte banale. Addirittura si riesce a sopportare Tom “una faccia” Cruise, il che e’ tutto dire, e le decine di ripetizioni della stessa scena.

Tutto molto ben confezionato, girato e recitato.

Da vedere.

 

Barney

“Oblivion”, J. Kosinski (USA, 2013)

Chi ha visto almeno dieci film di fantascienza in vita sua ne riconoscera’ come minimo tre o quattro in “Oblivion”, un film che si muove sui sicuri binari del deja vu e su plot e stilemi se non scontati almeno visti e rivisti. Poi c’e’ Tom “una faccia” Cruise, che nel mio immaginario e nella mia memoria ha cambiato espressione solo quando -in “Minority Report”- si e’ iniettato il botulino per non essere riconosciuto. Insomma, detta cosi’ non sembrerebbe un film da vedere.

Invece, secondo me la visione ha un suo perche’, e in fondo -pur non essendo un capolavoro, anzi…- ci si trova davanti a una pellicola con una fotografia magnifica, ambientazioni mozzafiato e soprattutto una storia che fino ad un certo punto regge benissimo, senza bisogno di troppi infodump (che ci saranno, alla fine, e spiegheranno tutto sin dall’inizio) e flashback.

Un paio d’ore di discreto svago, un finale telefonato una mezz’oretta prima, e citazioni su citazioni di grandi classici, da “2001 odissea nello spazio” a “Il pianeta delle scimmie”, a “Dune”,  “Predator”, sino a “Spazio 1999”.  Poteva andare peggio, tutto sommato 🙂

 

 

Barney