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Filosofia da muro #153

Questa è sul muro del Dopolavoro Ferroviario, piazza della stazione centrale di Pisa:

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E’ a metà strada tra l’agiografia dei rappresentanti della legge e l’incompiuta, ma propendo decisamente per la seconda ipotesi.

Chissà cosa avrebbe dovuto esserci dopo l'”in”… “Galera”? Una parte del corpo poco nobile?

Boh. Se l’ignoto scriba avesse voluto tener conto di una certa simmetria globale nella scritta, avrebbe avuto in mente solo altre tre o quattro lettere, per contenere la seconda riga sotto l’enorme “Sbirri”, ma probabilmente quello era l’ultimo dei suoi problemi: sarà stato interrotto e rincorso proprio da un Carabiniere. Magari un lunedì, o anche un martedì… e non credo abbia avuto bisogno di chiedersi “ma che avrò mai fatto?”, come facevano i Clash una trentina di anni fa…

 

 

Barney

 

Filosofia da muro #80 (mezzo hat trick: Roby)

La collega viaggiatrice Roberta (collega nel senso che lavoriamo assieme, viaggiatrice perche’ lo e’) mi segnala questo scatto, che pero’ (ahi, ahi, ahi) ammette d’avere raccattato su Internet:

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Da l’idea di Cuba, la scritta e’ parecchio fotografata e appare qua e la come la gramigna.

In uno dei siti dove l’ho trovata, un commento dice “si, e in tempo non di crisi? Non si deve ridere? Non e’ la risata un atto rivoluzionario in se?”, e ovviamente faccio mio il concetto.

Ora, per restare in tema e far contenta Roberta dovrei mettere una salsa o altra roba caraibica.

Ma c’e’ un limite invalicabile oltre il quale musicalmente non mi posso spingere, quindi  il massimo che posso fare e’ tirare fuori un brano che almeno nel titolo e’ spagnoleggiante. Pero’ suonano i Clash:

 

Barney

 

 

Le cose che odio di piu’, ennesima puntata

Questa roba qua:

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I risvoltini, dico.

Stamani sull’autobus c’erano una decina di ragazze che sono scese alla mia fermata; nove con risvoltini piu’ o meno alti e calzini piu’ o meno inesistenti. Con una temperatura di cinque gradi, e un effetto estetico orrendo. Effetto amplificato dalla pallidezza delle caviglie esangui e infreddolite.No, perche’ siamo al 19 dicembre se non l’aveste notato.

Non ho fatto caso se qualcuna delle tizie aveva anche l’altro capo di abbigliamento che mi fa schifo di questi tempi: i jeans strappati a pezze di decine di centimetri, magari pagati il doppio di un paio di jeans integri. La combo risvoltini-jeans strappati andrebbe vietata, almeno al mattino.

A meno che tu non sia un bimbominkia. E a questo proposito ricordo un Renzi con i risvoltini in non so quale occasione ufficiale… Inguardabile.

Colonna sonora adeguata ai tempi.

 

 

Barney

I fought the law (three times)

La conoscono tutti nella versione – Clash del 1979, che ha comunque una storia interessante dietro:

Qualcuno avra’ sentito la versione originale del 1959, dei Crickets:

Ancora meno avranno sentito quella incazzatissima di Jello Biafra e i suoi Dead Kennedys del 1987, che ha le parole cambiate e una storia ancora piu’ interessante dietro:

Al contrario di tutti gli altri, Jello Biafra canta infatti “I fought the law, and I won“, perche’ nella sua versione si parla di un fatto di cronaca nera della San Francisco di fine anni ’70, dove tal Dan White uccise Harvey Milk (si, quello del film “Milk“!) e il sindaco dell’epoca, George Moscone. La storia mica finisce qua, eh? Perche’ White se la cavo’ con una condanna per omicidio preterintenzionale (anche se in realta’ fu un doppio assassinio premeditato, con un caricatore scaricato addosso a ciascuno dei due uccisi e altri otto nelle tasche dell’omicida) grazie ad una difesa che punto’ sulla depressione dell’assassino, ex poliziotto e pompiere, che l’aveva portato a cambiare stile di vita e a cominciare a nutrirsi di cibo-spazzatura ricco di zuccheri, tra cui i Twinkies. Da qui la “Twinkie defense” (da non confondersi con la “Difesa Chewbacca“, che sarebbe una supercazzola lunghissima per cui la giuria non capisce piu’ un cazzo, perde di vista l’accusa e in genere manda salvo il colpevole), che fece dimolto incazzare l’opinione pubblica perche’ risparmio’ la pena di morte all’accusato. Il quale, per non farsi mancare nulla, si fece 5 anni di carcere al termine dei quali fu bandito da San Francisco e alla fine, due anni dopo essere stato rilasciato sulla parola, si suicido’ con i gas di scarico della sua auto.

Ce ne sono millanta, di versioni di “I fought the law”, cantate da gruppi country, rockabilly, folk, pop, da attori… Un classicone che parla di lavori forzati, rapine a mano armata, bellezze che si perdono perche’ s’e’ in prigione.

Perche’ s’e’ fatto a cazzotti con la legge, e la legge ha vinto.

A parte nel caso – Dan White.

Barney

Still life with beers and balise beacon

Seconda puntata delle nature morte ferroviarie: birre e segnale ferroviario.

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Contraddicendo me stesso (la cosa piu’ facile del mondo, peraltro…) cambio pure traccia musicale:

Barney