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La pandemia spiegata da Ted Chiang

Chi è Ted Chiang?

Se avete letto due o tre pezzi da questo inutile blog, forse vi ci siete imbattuti: è uno scrittore di fantascienza americano di chiare origini cinesi, e tra le altre belle cose che ha scritto (incluso questo splendido racconto breve) c’è “Storia della tua vita”, un raccontino di poche decine di pagine da cui è stato tratto “Arrival“.

Chiang è stato intervistato ieri l’altro dall’editore (o editora, visto che è una donna?) di “Electric Literature“, una organizzazione non profit americana che ha come missione “amplificare la potenza della narrazione attraverso l’innovazione digitale”. L’intervista in formato lungo la trovate qua, e siccome non è poi così lunga e tutti abbiamo tanto tempo libero sarebbe da leggere.

Per i pigri c’è Slashdot, che fa un sommario dei passaggi più significativi. Nello screenshot qua sotto io rendo il compito del lettore ancor più semplice, sottolineando le tre o quattro righe fondamentali (secondo il mio sindacabilissimo giudizio, sia chiaro):

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Ecco, questa qua sopra è la foto del momento e del futuro prossimo, in attesa che ci troviamo di fronte tra qualche anno ad un altro “idiot plot”. O -ancora meglio-, a un “second-order idiot plot“.

 

Barney

 

“The lifecycle of software objects”, T. Chiang, Subterranean Press (2010)

“The lifecycle of Software Objects” e’ il primo racconto lungo pubblicato da Ted Chiang. Ted Chiang e’ a sua volta lo scrittore di “Storia della tua vita”, da cui e’ tratto “Arrival“.

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Avrete capito, quindi, che stiamo parlando di un libro di fantascienza. Ma anche chi non ama il genere e anzi lo schifa potrebbe resistere ed arrivare alla fine di questo pezzo, poi magari incuriosito potrebbe addirittura leggersi il libro e trovarlo interessante. Io ci spero sempre, in questi episodi…

Ma torniamo in tema. Il racconto lungo esiste anche in versione italiana, e si intitola ovviamente “Il ciclo di vita degli oggetti software”, ma vale la pena leggerselo in lingua originale perche’ Chiang scrive in un inglese chiaro ed efficace, e la lettura scorre veloce.

Senza svelare troppo la trama, “Lifecycle” racconta molte cose seguendo per vent’anni la vita di Ana, che da guardiana tuttofare dello zoo cittadino si ritrova trasformata in addestratrice di avatar semisenzienti. La storia si svolge nella vita reale e dentro vari mondi virtuali, alla “Second Life”, e intreccia molti fili e molte domande profonde sulla vita, l’universo e tutto quanto. In poche decine di pagine Chiang riesce a farci appassionare all’evoluzione di Jax, il digiens di Ana plasmato sulle forme di un robottino, da “cucciolo” spaesato a persona reale o quasi, che aspira a diventare un’entita’ giuridica per rivendicare i suoi diritti civili.

Il titolo e’ volutamente “geek”, e filologicamente corretto rispetto al contenuto del libro. Gli avatar semisenzienti (i digiens) sono infatti degli oggetti software, che come tutte le tecnologie hanno un ciclo di vita. Esattamente come le persone.

La versione cartacea originale, del 2010, e’ rarissima, e le copie su Amazon costano almeno 360$. Meno male che sul sito della Subterranean Press c’e’ la possibilita’ di leggerselo gratis per intero, ed e’ una gran bella lettura.

 

Barney

 

 

“Arrival”, D. Villeneuve (USA, 2016)

Una delle poche cose sbagliate del film e’ il titolo. Avrebbe dovuto essere quello del racconto da cui e’ stato tirato fuori pari pari, “Story of your life” di Ted Chiang, che per questo scritto qualche anno fa vinse il premio Nebula (che per la fantascienza e’ come il Pulitzer, o il Nobel per la letteratura). Capisco che Villeneuve abbia evitato volutamente di dare allo spettatore qualsiasi suggerimento sulla trama, ma “Arrival” e’ proprio bruttino.

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Brutto perche’ distoglie dal vero centro del film. Che non sono gli alieni a sette braccia arrivati non si sa da dove su enormi disconi che fluttuano a pochi metri dal suolo in numerose localita’ del mondo, e neanche alla fine la linguista Louise Banks (interpretata da un’ottima Amy Adams). La vera protagonista e’ Hannah, di cui viene raccontata in maniera discronica (esiste, ‘sta parola? Volevo dire asincrona) la storia, dalla nascita alla morte.

Il protagonista di spalla e’ il destino; un certo punto la Adams chiede:”che faresti se fossi in grado di prevedere esattamente tutto quello che succcedera’ nella tua vita?” Il film ci da la sua risposta, nel finale (che si inizia ad intravedere almeno mezz’ora prima della fine ma non da noia, questo preannuncio dell’ineluttabile), allo spettatore giudicare se e’ buona o no.

Qualcuno -leggo in giro- tira fuori anche la scienza come coprotagonista. Ecco, quello direi proprio di no. Se questa e’ hard SciFi, auguri.

Da vedere, secondo me: fa comunque pensare, e si perdonano le piccole cadute di stile nel luogo comune trito e ritrito proprio perche’ il contenuto supera il contenitore, come qualita’.

Proprio per questo non dico una parola di piu’ sulla trama e mi cheto qui.

 

 

Barney