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Once in a lifetime: ‘na ricetta

Tra i blog a tema fanno furore i foodblog, che spesso si trasformano in posti dove si fanno marchette a ristoranti o prodotti alimentari. E i foodblogger sono una setta a se, un gruppo in cui immagino tensioni e invidie da fare invidia alle curve dei tifosi di calcio.

Le ricette sono riportate con precisione micrometrica: dosi, strumenti, temperature di cottura, tempi… tutto riportato alla terza cifra decimale, i passaggi elencati con scarna prosa da verbale del brigadiere Cacace, e illustrati da foto che per essere scattate han richiesto scenografie da calendario Pirelli. Ci sono eccezioni, ovviamente, ma la maggioranza mi pare sia di questa fatta, e col fiorire di MasterCheffi e HellsKitchens la tendenza e’ all’aumento esponenziale, sia di questi blog che dei loro lettori.

Food is the new porn, insomma.

Detto cio’, vado a descrivere qua sotto in maniera del tutto anarchica, senza immagini e con quantita’ casuali una delle ricette che a me vengono meglio: il couscous.

Non la faro’ lunga sulla parte vegetale e animale della ricetta, dove ogni foodblogger che si rispetti mi potrebbe fare le scarpe in due secondi, mi concentrero’ invece sulla cottura della semola.

Dove in molti di questi novelli Artusi mi scivolano come su una buccia di banana.

Si, perche’ da molte parti si legge che cuocere il couscous e’ una cazzata: basta seguire la semplice ricetta scritta sulla confezione. Che dice piu’ o meno testualmente:

fate soffriggere 500 grammi di couscous in un po’ di olio extravergine d’oliva (qui il foodblogger avrebbe scritto “OLIO EVO”, ma io non sono un foodblogger…), aggiungete due bicchieri di acqua bollente, un po’ di sale, spegnete il fornello, incoperchiate e lasciate riposare cinque minuti. E il vostro couscous e’ pronto.

Col cazzo.

La roba che otterrete in questo modo e’ -per fare un esempio culinario- quello che vien fuori a fare la polenta con le buste ValBrembana (si, il nome non e’ quello, ma a me la polenta ValBrembana mica mi paga…). O il pure’ di patate coi fiocchi. Otterrete insomma una roba veloce che risulta appena mangiabile, pesante e nemmen lontanamente parente del prodotto vero.

Adesso ve lo racconto io, come si cuoce il couscous.

La premessa: cuocere ammodo il couscous e’ come fare la lotta nel fango con un maiale. Se ne esce abbastanza insozzati, e il couscous -come il maiale- si diverte piu’ di voi.

La ricetta: si parte con la stessa semola precotta che potete cuocere alla disperata in due minuti. Pero’ stavolta la metterete in un bel contenitore tipo zuppiera bassa (o insalatiera, o quel che avete. Piu’ e’ largo il contenitore, meglio e’). Aprite la confezione di couscous e versatela nel contenitore. Prendete un bicchiere di acqua fredda, mescolateci un cucchiaino di sale fino e poi versate il tutto a freddo sulla semola, impastando con le mani per fare assorbire l’acqua. Poi aggiungete sempre a freddo della curcuma o dello zafferano, per colorare il vostro couscous.

Nel frattempo che la semola riposa, avrete preparato il vostro spezzatino con verdure e spezie, di cui non vi daro’ la ricetta per pigrizia assoluta. Vi dico solo che cipolle e cumino a fiumi sono indispensabili, e che alla fine si dovrebbero agiungere dei ceci. La cosa fondamentale e’ che cuociate questo spezzatino -o stufato- in un pentolone alto, sopra il quale si possa incastrare perfettamente o una vaporiera, o uno scolapasta di acciaio, o la cuscussiera. Li’ dentro (ossia, nella vaporiera/scolapasta/cuscussiera) andra’ versata la semola quando la pietanza che sta sotto sta cuocendo. Senza timore che esca dai buchi e finisca tutta nello spezzatino: il vapore bagnera’ il contenitore e non ci saranno problemi. Messa la semola, doveta tappare con un coperchio il tutto e lasciare cuocere il couscous per un po’, diciamo 15-20 minuti.

Passati i suddetti minuti, muniti di presine o di guanti da forno, alzate la cuscussiera dal pentolone, e versate il couscous nella stessa insalatiera o zuppiera iniziale. Brucera’ parecchio, e i granelli salteranno qua e la’, sappiatelo. Poi prendete un mestolo e innaffiate la semola con uno-due mestolate di brodo di carne-vegetale che avrete avuto cura di far bollire in parallelo con lo spezzatino (vi servira’ anche per bagnare lo spezzatino durante la cottura, m’ero dimenticato di avvertirvi), e se siete molto coraggiosi sgranate il couscous bollente a mani nude. Altrimenti potete usare una forchetta. Lasciate riposate la creatura una decina di minuti cosi’, fuori dal fuoco, poi riprendete la cuscussiera e rimetteteci dentro la semola (che andra’ a giro per i cazzi suoi, come sempre), tappate col coperchio e impilate sullo stufato che continuava a cuocere (magari mettete nello stufato una mestolata o due di brodo, che senno’ s’attacca tutto) e lasciate tutto sul fuoco un’altra decina di minuti.

Passati anche questi dieci minuti, ripetete l’operazione di togliere la semola dalla cuscussiera, metterla nella zuppiera, bagnarla di brodo bollente, sgranare e far riposare altri dieci minuti.

Rifate tutto questo un’altro paio di volte almeno, e alla fine avrete una cosa che quando ve le metterete in bocca -con lo spezzatino ben speziato- vi chiederete come avete fatto fino ad allora a poter mangiare couscous cotto come dice la confezione.

Ah, raccomandazione tardiva: attenzione che mezzo chilo di semola cotta cosi’ cresce abbastanza, non lesinate sulle dimensioni della cuscussiera.

Vino o birra a vagonate, e se proprio volete fare le cose ammodino salsa harissa, che e’ l’equivalente maghrebino del wasabi.

Buon appetito.

 

Barney

Altri segni della fine: il Bimby (C)

Fino a un anno fa non avevo idea di cosa fosse, ‘sto Bimby.

All’inizio, dato il contesto in cui veniva tirato fuori, avevo capito si trattasse di un certo Bimbi, che doveva aver scritto un libro di ricette infallibili e rapidissime. Pian piano pero’ mi si apriva uno scenario nuovo, finche’ non usci’ la parola magica.

Robot.

Bimby e’ -lo sanno tutti ormai- un aggeggio che taglia-sminuzza-impasta-cuoce qualsiasi cosa. Bimby e’ venduto dalla Vorwerk, l’azienda tedesca che dal 1883 vende porta a porta il famosissimo “Folletto”, un aspirapolvere che aspira come gli altri, ma costa il triplo e i sacchetti di ricambio te li porta a casa il rappresentante. Quando gli pare a lui. Al prezzo di sei etti di oro fino.

Si, perche’ la forza della Vorwerk e’ la vendita porta a porta. Con dimostrazione obbligatoria a casa tua di come pulisce bene il Folletto, o di come cucina velocemente e senza errori il Bimby.

Bimby costa 1.199 Euro, che e’ un classico prezzo-specchietto con due “nove” in fondo che dicono alla brava massaia (e al bravo massaio) quanto sono fortunati a non dover spendere ben 1.200 Euro, ma solo 1.199.

Chi ha il Bimby ne canta le lodi in ogni circostanza. Non v’e’ pietanza, preparazione, tipo di cottura che sono alieni al robot tedesco.La polenta dice viene benissimo, cosi’ come il risotto. Ma anche spezzatini, impasti per pane e pizza, marmellate, cheesecakes, cinghiale in umido con le olive… tutto puo’ essere preparato con maestria dall’aggeggio che costa solo 1.199 Euro. Ricettari specifici a parte, che vengono via a 35 Euro l’uno ovviamente. O di una specie di penna USB che pare ti guidi passo passo nella realizzazione dei manicaretti piu’ difficili. Come facevano una volta quelle robe di carta che si chiamavano “ricettari”.

Chi ha il Bimby descrive la sua vita come divisa da uno spartiacque rotante: prima di lui tristezza, pasti frugali, corse matte e disperatissime per riuscire a preparare qualcosa per cena, l’inferno in terra. Dopo: ruscelli di latte e miele, timer impostati al mattino che ti fanno trovare a casa le penne all’arrabbiata all’ora giusta, un sacco di tempo libero.

Che poi non si capisce uno cosa ci faccia di tutto quel tempo libero, ne’ come possa un aggeggio che costa solo 1.199 Euro e che ti risolve mezz’ora di vita alla sera essere il paradiso. O come si possa lasciare a un trabiccolo la cottura e mantecatura di un risotto, magari poi bullandosi con i commensali per come t’e’ venuto bene stavolta.

A me, cosi’ a naso, pare una cagata pazzesca. E se considerate che esistono alternative che fanno la stessa cosa a prezzi che sono al massimo di 800 Euro (e che non ti tirano neanche in casa i venditori Vorwerk, categoria fastidiosa quanto i Testimoni di Geova non perche’ son cattivi, ma perche’ entrati una volta non te li levi piu’ dai coglioni…), forse non considererete piu’ un affare averlo pagato solo 1.199.

Io quando torno a casa la sera e mi metto a cucinare, mi rilasso. Ascolto la radio e cucino, e davvero non riesco a capire come la gente si possa far convincere che cucinare e’ uno stress, e che il robot Thermomix (e’ il nome d Bimby nel resto del mondo) e’ quel che ci vuole nella vita di ciascuno.

Ma sicuramente dopo aver sborsato solo 1.199 Euro, uno non puo’ incazzarsi se il Bimby gli sbaglia la cottura (pare non succeda mai, o non viene tramandato nei sacri libri per timore di ritorsioni divine): tutto e’ rose e fiori, tutto e’ latte e miele. Tutto e’ Bimby.

O anche no, grazie. E’ gia’ una vita difficile anche senza di lui…

Barney

Playlist. March, 14th 2014

E’ venerdi’, sono stanco ma felice e tranquillo. E queste sono le canzoni che ascolto, stanco ma felice e tranquillo…

Satellite of love” di Lou Reed nella versione di Morrissey:

 

Heaven” dei Talking Heads presa da “Stop making sense”, che e’ una roba da vedere almeno una volta nella vita:

 

The one I love” dei R.E.M., che mi ricorda i miei vent’anni e altre cose, e che no: non e’ un pezzo romantico…

 

Behind blue eyes“, dei Who. Perche’ nessuno sa come e’ essere triste dietro quegli occhi blu… E perche’ qua sotto ci sono Keith and John ancora vivi.

 

Hey hey, my my” di Neil Young. ‘Cause it’s better to burn out than to fade away. Siempre. E poi la ruggine non dorme, mai.

 

Del nostro tempo rubato“, dei Perturbazione. Che sarebbe davvero bello ridere di noi…

 

Gimme shelter” degli Stones ma cantata da Patti Smith. Un inno alla pace con la guerra che e’ solo uno sparo (o un bacio?) piu’ in la’.

 

Black hole sun” dei Soundgarden, per finire in bellezza. Won’t you come?

 

 

Barney

Strategie insolite

Bisogna che scriva qualcosa sulla sintonia profonda. E bisogna stia attento, che altrimenti questi due sintonisti profondi mi querelano davvero, mica come Mr. Giuseppe “MiB” Vatinno e i suoi rettiliani…

Prima di tutto, va bene essere buoni e sportivi, ma chi ha fatto almeno una volta nella vita sport agonistico (a qualsiasi livello) sa che se il tuo piu’ acerrimo avversario, quello che gioca sporco e se ne frega delle regole, quello che compra gli arbitri e meta’ dei tuoi compagni di squadra, quello che se una regola gli da contro la cambia… Quello la’, insomma. Se quello la’ e’ in terra a sputare sangue e merda, e non ce la fa a rialzarsi, tu puoi fare due cose:

  • dargli il colpo di grazia in modo plateale e scenografico,
  • fottertene di lui in terra, far finta che non esista, parlare di altro e lasciarlo morire da solo.

Una cosa sola non puoi fare: aiutarlo a rialzarsi.

Perche’ va bene essere buoni e sportivi, si diceva, ma bischeri no. Va bene voler vincere sul campo, ma cazzo! quando hai vinto non e’ che ricominci la partita richiamando l’avversario che hai schiantato, annullando in un paio d’ore un vantaggio strategico che ti vedeva all’apice della gloria e della popolarita’ e rimettendo il calendario indietro di vent’anni. Ma forse questa -come dire?- diversita’ strategica giustifica il fatto che qualcuno a Firenze chiama uno dei due protagonisti di Sintonia Profonda “Babbeo”, giUocando sull’assonanza con il suo vero nome che qua non staremo a fare per le ragioni di cui sopra.

Io credo che Babbeo non improvvisi nulla, e che Sintonia Profonda (a me viene in mente sia Linda Lovelace che Deep Thought, chissa’ se esiste un porno che mixa la guida galattica con gola profonda…) sia una pensata ponderata e ragionata.  E che la pensata sia funzionale ai piani di entrambi i sintonizzati, meno -molto meno- ai bisogni dell’Italia.

Gli accordi e le sintonie sulla legge elettorale a me poi fanno ridere: il giovin signore ha prontamente conferenzastampato i risultati dell’incontro col vecchio satiro (incontro che almeno e’ avvenuto nella sede del PD. Conoscevo un veterinario che sosteneva che le bestie si devono sempre curare in ambulatorio, mai a casa loro: li’ il vantaggio territoriale e’ degli animali. Almeno questa il fiorentino amico di tutti l’ha imbroccata), e nello specifico ha detto che c’e’ perfetto accordo tra lui e l’altro, verso un sistema (mai nominato, per carita’) che garantira’ la governabilita’ attraverso la reductio a due soli schieramenti (credo saranno “il bene” che gioca da sinistra verso destra, vestito di bianco e schiera nelle sue file Gandalf, Aragorn e gli Elfi, e “il male“, -maglietta, calzoncini e calzettoni nero pece, alla vostra destra, siore e siori!- capitanato da Sauron, e con Saruman al comando di fanti e cavalleria leggera).

Do’ un modesto suggerimento ai due amiconi (immagino il giovinastro che da’ i ganascini al vecchio inceronato, il quale per risposta scorreggia alzando la gamba e sorridente dice “Toh, senti qua!”), anche se so che non ne han bisogno: il sistema elettorale piu’ stabile prevede un solo partito e nessuna tornata elettorale.

Si chiama dittatura, e toglie di mezzo anche la rottura di coglioni di andare a votare.

La cosa ganza di questa vicenda da basso impero e’ che il giovane crede davvero che sara’ lui a comandare, pensa che l’accordo col vecchio che ha resistito a tutte le bufere lo portera’ in poco tempo a palazzo Chigi.

Povero, piccolo, dilettantesco illuso…

Tempi bui, tempi di guerra… Colonna sonora adeguata ai tempi:

Barney

“Stop making sense”. J. Demme, USA, 1984

Quello che mi ci voleva stasera per staccare dal mondo:

Guardatevelo finche’ lo tengono su youtube, oppure cercatelo nei cinema, che vedrai l’anno prossimo lo ridaranno per il trentennale.

Che gran gruppo che erano i Talking Heads…

Barney

Troppo facile, veramente troppo facile

Dai, uno fa una battuta su Balotelli e qualche ora dopo scopre che Repubblica dedica all’eccezionale acquisto dell’ultima ora un servizione sulla home page, con annesso -dio li fulmini- sondaggetto. Ecco qua:

Image

Penso che la risposta “M’importa una sega” non sia contemplata, nel mazzo delle possibilita’, eppure mi sarebbe parsa appropriata…

 

Ma questo e’ nulla, paragonato all’improvviso accesso di Silvite che sta colpendo nelle ultime giornate l’altro Mario nazionale, quel Monti che da tecnico s’e’ trasformato in politico mannaro.

Dopo averci spiegato che lui abbassera’ le tasse a tutti, ecco qua un fantastico grafico “Nano-Style”, in cui si va a dimostrare come in un par d’anni l’Italia conquistera’ sia la Kamtsjatka, sia l’America del Sud (sempre che i dadi rossi ci sian propizi, s’intende):

ImageNotate come gli strateghi di Mario si sian fermati al 2018 con le loro proiezioni, altrimenti si sfondava il 13% di crescita l’anno e poi la gente si cominciava a porre delle domande (tipo: “ma ci stara’ mica pigliando per il culo, eh?“). Con un misero 5,7% di qui alla fine della prossima legislatura, tutto andra’ liscio e il popolo ci credera’: ha creduto a cose molto peggiori di questa…

Ma mica e’ finita qua, eh? No, perche’ il Professore ci spiega anche come ridurra’ l’IMU. Anzi: in perfetta sintonia con Berlusconi, il grafico seguente ci va a dimostrare come quasi nessuno paghera’ piu’ nulla. Toh, miscredenti:

ImageSecondo me ne vedremo delle splendide, da qui al voto. Mi aspetto fuoco e fiamme soprattutto nelle ultime settimane, con sagrifizi umani in diretta televisiva da Bruno Vespa, candidate donne cui casualmente si scopre la tetta soda e siliconata, esibizioni canore/danzanti di candidati improbabili e chissa’ quali altri numeri da circo Barnum.

Siamo insomma allo stesso identico punto dal quale siamo partiti vent’anni fa, all’epoca della discesa in campo dell’Unto dal Signore.

E allora, quale migliore chiosa di “Heaven” dei Talking Heads, a rammentarci che il Paradiso e’ un posto dove non succede mai nulla di nuovo?

 

Barney