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[Cartaresistente] Paralleli su carta n°4: Szilard e Mieville

Stavolta il parallelo è (almeno a prima vista) tra due libri “normali”, fatti di parole, e non tra un romanzo e un fumetto.
In più, uno dei due è un racconto di poche pagine. Infine, proprio perché non ci facciamo mancare nulla, si tratta in entrambi i casi di scritti di genere, e in particolare di quel sottogenere inviso a molti in Italia che è la fantascienza. Se non vi bastasse, la maggioranza dei protagonisti di entrambe le opere non è umana, e v’è nelle due opere più d’un accenno a teorie marxiste-leniniste.

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Però… però in tutti e due i casi il luogo centrale dell’azione è una stazione ferroviaria, e cosa c’è di più parallelo dei binari di un treno?
Quindi – nel caso siate sempre li’ a leggere – i protagonisti del “Parallelo” di oggi sono “Perdido Street Station” di China Mieville, e “Grand Central Terminal” di Leo Szilard (con le mirabili illustrazioni di Gipi).

Il romanzone di Mieville è una lettura affascinante, contorta, complessa, ma mirabilmente condotta verso un epilogo in cui tutto l’enorme costrutto si tiene e si spiega. Una lunga impressione di lettura si trova qua, io non posso che ri-suggerirlo.

Il racconto di Szilard merita un paio di paragrafi in più, non foss’altro che per presentare l’autore.
Leo era un fisico nucleare, membro di punta del Progetto Manhattan dal quale videro la luce le bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki. Conscio della tremenda potenza distruttiva degli ordigni cui contribuì in modo sostanziale, Szilard tentò di fermare i bombardamenti atomici sul Giappone, la storia ci racconta con quale successo.
Alla fine della guerra, cambiò vita e si dette alla biologia e alla scrittura, e il racconto di oggi ne è testimonianza tangibile.
La Grand Central Terminal è la stazione principale di New York; qua è il teatro di un esilarante, grottesco e toccante racconto post-nucleare che figura in molte antologie per i licei come esempio sia di letteratura pacifista, sia di rovesciamento della prospettiva, un po’ come succede nell’altrettanto famoso “Sentinella” di Frederick Brown.
L’edizione di Orecchio Acerbo è impreziosita dalle spendide tavole di Gipi, che completano perfettamente il racconto trasformandolo in un fumetto sui generis. L’operazione è facilitata dalla struttura del racconto, impostato come una relazione scientifica ma in tono discorsivo sull’esplorazione della stazione.
I dipinti di Gipi rafforzano nel lettore la sensazione di desolazione e allo stesso tempo di curiosita’ che viene dalla lettura dalle parole di Szilard, a configurare un prodotto che va oltre il racconto originale e – forse… – giustifica l’accostamento con l’opera di Mieville.

“Perdido Street Station”, di China Mieville. Edizioni Fanucci
“Grand Central Terminal”, di Leo Szilard con illustrazioni di Gipi. Edizioni Orecchio Acerbo

 

Barney