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“Rogue One: A Star Wars story”, G. Edwards (USA, 2016)

La gGente con “Rogue One” ha scoperto la parola “spinoff“, che qua viene usata dai fan sfegatati al posto di un per me piu’ veritiero “prequel di Star Wars IV“.

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Questo e’ il primo degli “spinoff” che si alterneranno in sei anni con i nuovi episodi della saga, il primo dei quali uscito l’anno scorso. Saga che quindi si dipanera’ per almeno 45 anni veri. Anni miei e vostri, dico, non quelli della serie.

La storia raccontata e’ precedente l’inizio di “Una nuova speranza”, ossia il primo film uscito nei cinema nel 1977. Quello che poi sara’ rinominato “Guerre Stellari IV”. Si raccontano le gesta dei ribelli che -venuti a conoscenza di una nuova arma totale costruita dalle truppe imperiali, la Morte Nera- cercano di trovare i piani costruttivi per individuare il punto debole, il tallone d’Achille lasciato dal progettista pentito (e padre della protagonista) per permettere alla resistenza di demolirla. Cosa che succede appunto alla fine di quel film.

Sarebbe uno spinoff perche’ i protagonisti di questa storia non sono personaggi della saga principale. Questo e’ vero fino a un certo punto: R2-D2 e C3-PO ci sono, Darth Vader c’e’, la Principessa Leila e Tarkin ci sono (anche se in computer graphics: uno e’ morto da mo’, e Carrie Fischer come me invecchia. Bene, ma invecchia) e molti degli alieni che appaiono sicuramente hanno gia’ calcato quegli schermi…

Avrete forse capito che a me “Rogue One” non ha impressionato piu’ di tanto. L’ho trovato un contentino per chi aspetta il nuovo “nuovo episodio”, l’VIII, e se ne poteva tranquillamente fare a meno. Vederlo in 3D poi non ha avuto senso, non c’e’ una scena che abbia giustificato gli occhialini. O i due Euro di biglietto in piu’.

Sono molto scettico su queste operazioni commerciali, che derivano dalla tendenza consolidata di fornire alla massa di consumatori un prodotto sicuro, ripetibile e ripetuto, seriale e prevedibile in molti aspetti (qua sai gia’ come va a finire, ancor prima che inzi il film) e per questo quindi di facile fruizione e rassicurante per la enorme massa di amanti di Guerre Stellari. Ma e’ la tendenza televisiva e internettiana (e pure letteraria, da Harry Potter in poi): costruire un bacino di affezionati fruitori e pascerlo ad intervalli regolari con il prodotto che e’ diventato quasi una droga da tanto che l’attesa per la somministrazione e’ spasmodica.

Si perde parecchio di quel che era un tempo il cinema (e anche la letteratura): l’immaginarsi cosa succede alla fine, come potrebbe continuare la storia. Qua la storia te la raccontano tutta, anzi: ti raccontano anche i rivoli laterali cosi’ che tu non abbia a chiederti come caspita e’ arrivato lo schema costruttivo della Morte Nera dentro a R2-D2.

Saro’ oramai fuori posto, ma mi pare che si stia andando verso una societa’ che in primo luogo si preoccupa di castrare la fantasia dello spettatore/lettore/consumatore in generale (vale la stessa riflessione anche per il cibo, per fare un esempio che esula dal campo artistico). Uno stesso gusto, una stessa massa di consumatori-clienti, guadagno sicuro e poca necessita’ di inventare qualcosa di nuovo.

“Rogue One” e’ lo specchio di una societa’ alla fine noiosamente prevedibile, lasciatemelo dire…

 

RAmen.

Barney

STAR WARS VII-Mi risveglio a Forza

Sorgente: STAR WARS VII-Mi risveglio a Forza

 

Leo Ortolani la pensa piu’ o meno come me, in piu’ scrive meglio e ci fa i disegnini. Da leggere senza niente in bocca, senno’ si rischia di soffocare.

 

Barney

“Star Wars VII – Il risveglio della forza”, J.J. Abrams (USA 2015)

Come dice l’Ecclesiaste: “Per ogni cosa c’è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo“.

Star Wars episodio VII non fa eccezione. E’ sicuramente in tempo per ramazzare centinaia di milioni al botteghino da fan della prima e dell’ultim’ora (come si dice in questi casi? “Mungere la vacca”, no?), ma fuori dal tempo come film che vuole rinverdire i fasti di una saga che ha oramai quasi quarant’anni e che ha gia’ subito lo scempio di tre prequel da bimbiminkia.

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Oh, intendiamoci subito: rispetto agli episodi I, II e III  questo qua e’ un capolavoro (per la serie: nella terra dei ciechi l’orbo e’ re…). Ma un capolavoro di cui francamente avrei fatto volentieri a meno.

Ricordo il primo Guerre Stellari come uno dei pochi film che ho visto assieme a mia madre. Avevo dieci anni, e mi piacque molto (gia’ dilapidavo la paghetta mensile in libri di fantascienza, leggevo solo quelli).

Il mio problema con questo episodio VII e’ probabilmente dovuto anche (anche, non solo) al fatto che mi ricordavo Leila, Luke e Han Solo come giovanotti perfettamente in grado di incarnare l’eroe anti-dittatura, e adesso me li vedo davanti invecchiati, imbolsiti, improbabili repliche di loro stessi da giovani, a scimmiottare le stesse battute, a vestirsi uguale a quarant’anni fa ma con 40 chili in piu’ addosso. A ricordarmi -forse?- che anche io ho quarant’anni di piu’.

Non e’ solo questo, pero’. C’e’ anche la presa d’atto che una storia che ti prende a dieci anni non puo’ prenderti allo stesso modo a (quasi) cinquanta. Non continui a leggere “Pinocchio” per tutta la vita, ne’ ti cristallizzi su “Topolino” e “Geppo”: a un certo punto evolvi verso Melville, McCarthy, Bolaño… O Dylan Dog, Miller, Spiegelman, Gipi…

Soprattutto quando non solo i personaggi, ma anche la storia e’ uguale a quella di quarant’anni fa.

E non puo’ essere altrimenti, perche’ i temi e gli stilemi toccati da Star Wars sono i classici delle saghe di tutti i tempi: la lotta del bene contro il male -declinata sia come combattimento tra persone, ma soprattutto come conflitto di due mondi mistici complementari-, il conflitto tra padri e figli, la enorme estensione spazio-temporale della storia, la quantita’ di forme di vita aliene -nel senso di “diverse dall’uomo”, qui ovviamente davvero aliene-, qualche minimo intreccio amoroso (ma senza tette e culi, perche’ il prodotto ha da essere quanto piu’ neutro possibile per raccogliere dollari consensi in tutte le fasce di eta’)…

Tutto utilizzato molte volte, da Tolkien (Il Signore degli Anelli) a Jordan (la Ruota del Tempo), fino alla Rowling e alla sua eptalogia di Harry Potter; e tutto presente anche nella saga iniziata da Lucas, incluso questo capitolo sette.

Della cui trama non so che dirvi, se non che l’inizio e’ ambientato su un pianeta che sembra Tatooine, che il cattivo vestito di nero ha come ispiratore Darth Vader (e come padre… Beh, facile da indovinare), che il cattivissimo Snoke e’ identico a Lord Voldemort (le cross-citazioni pagano sempre, ai botteghini) ed interpretato dallo stesso attore che ha dato vita a Gollum (tanto per ribadire il parallelismo tra saghe), che gli effetti speciali sono funzionali al 3D e ben fatti, che il combattimento finale l’avete gia’ visto in scala ridotta nel Guerre Stellari originale, e che essendo questo film il primo di una ennesima trilogia avrete un non finale, da cui ripartira’ l’Episodio VIII.

Pronti a farvi mungere altri 10 Euro nel 2017?

Io no.

 

 

Barney

Filosofia da muro #6

Anche stavolta non siamo di fronte a una scritta, ma a uno stencil che ricorre su parecchi muri della citta’:

IMAGE00181Credo che la mano e la testa siano le stesse di quest’altro stencil, che usci’ fuori un paio di annetti fa:

IMAGE00335Quello che e’ certo e’ che la fantascienza scorre potente nelle vene di questo semivandalo urbano.

Barney