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Fantasmi dallo spazio profondo

E’ uscito l’altro giorno il singolo “Blackstar“, che anticipa di un paio di mesi l’omonimo album di David Bowie. Il pezzo e’ strano, lunghissimo per i gusti dell’ascoltatore medio attuale (quasi dieci minuti…), avvezzo a canzoncine da treminutiemezzo al massimo, cambia continuamente registro e musicalita’ (al primo ascolto volevo spegnere tutto, ma se si superano i primi 4 minuti, e magari poi lo si riascolta un paio di volte, le cose si evolvono in positivo) arricchendosi man mano che va avanti e lascia le dissonanze quasi jazzistiche dell’inizio.

Il video e’ altrettanto spiazzante: molto bello, molto inquietante, molto disturbante -per me- in alcune parti, soprattutto quelle in cui i ballerini sembrano tarantolati e si muovono a scatti  (odio questi movimenti a scatti, che ci volete fare?), eccolo qua:

Basta avere retto per un par di minuti che ci si imbatte in quello che -per me e l’omino del mio cervello- e’ sufficiente a giustificare il titolo del post e ad anticipare un altro par di brani (in realta’ tre) del Duca Bianco.

Per gli idiosincratici di youtube, la cosa di cui parlo e’ una tuta spaziale che si presume debba contenere un astronauta, seduto sul terreno spoglio di un pianeta sconosciuto. La ragazza con la coda che si avvicina alla tuta e apre il visore del casco ci fa scoprire che il legittimo proprietario e’ morto da eoni, il suo teschio in bella mostra annerito dal tempo ma imbellettato da pietre preziose varie che ne incastonano quasi ogni centimetro.

E siamo arrivati al punto: di chi potrebbe mai essere il corpo di quell’astronauta sperduto su un lontano pianeta? Siamo dentro ad una canzone di Bowie, e a me (e -prima che a me- all’omino del mio cervello) e’ venuto in mente subito il Maggiore Tom, lo sfortunato protagonista di “Space Oddity“, “Ashes to Ashes” e anche di “Hallo, Spaceboy”.

La storia di Tom che si perde nello spazio per un guasto della sua astronave scomoda come una lattina la conoscono tutti, eccola di nuovo su questi schermi per la sessantesima volta, in una versione che ci testimonia quanto il pezzo -scritto nel 1969- debba a “2001 Odissea nello Spazio”:

La sorte del povero Maggiore Tom e’ cantata di nuovo da Bowie una decina di anni dopo, nella splendida “Ashes to ashes“, che gia’ dal titolo ci fa propendere per una finaccia per l’astronauta sperduto:

E mica e’ finita qua, eh? Perche’ quindici anni dopo Mr. Bowie ci torna sopra, con “Hallo, Spaceboy“, qua dal vivo in tutta la sua energia:

E vent’anni dopo “Hallo, Spaceboy” c’e’ la tuta con il teschio tempestato di diamanti di “Blackstar”. Che pero’ in molti dicono essere stata scritta contro l’ISIS, a denunciare la caduta delle religioni nel fondamentalismo. Magari e’ cosi’, magari anche la stella nera che fa da copertina al disco a quello vuole ammiccare.

Ma per me e per l’omino del mio cervello e’ l’ennesimo capitolo della storia di Tom, disperso nello spazio e morto in solitudine su chissa’ quale pianeta lontano.

Fossi uno strizzacervelli, impazzirei per dare un significato a tutto questo.

 

Barney

Still life with a tin can

IMAGE00110aE chiaramente la colonna sonora e’ questa qua:

Barney

I cattotalebani de noantri

La notizia del giorno e’ l’uscita sul Foglio (il quotidiano nazionale dei Tea Party AteiDevoti NeoCatecumenali Italiani con scappellamento a destra) di un commento di Camillo “PioDevoto” Langone.

Langone e’ un coglion talebano della destra cattolica antiriformista lefevriana, che si diverte a giustificare la sua esistenza facendo da giullare a pagamento (e qua giu’ il cappello per Langone, e incredulita’ per chi paga) sul giornale inventato da Giuliano Ferrara (scusate il termine forte).

Oggi s’e’ applicato nel suo compitino preferito: l’umiliazione del ruolo della donna nella societa’ moderna. Prendendo come bersaglio nientepopodimenoche’ Samantha Cristoforetti.

Uno dei pezzi forti del trafiletto e’ la contestazione a Samantha del suo nome con la acca, un nome adèspoto (ma che cazzo vuole dire, coglion Camillo? Adèspoto?!? Adèspoto??!!??? Mavaffanculo, diocristo!), derivante secondo il coglion cattotalebano del cazzo da “Vita da Strega”, seguito a ruota dalla splendida considerazione lapalissiana che la Cristoforetti stara’ sei mesi lontana, anzi lontanissima dal “suo uomo”. Questa seconda affermazione rivela quanto il cialtrone baciapile del cazzo sappia dell’argomento di cui argutamente discetta da ignorante completo: la stazione spaziale ogni 90 minuti e’ a 400 km da noi, io e Napoli siamo piu’ lontani.

Il pezzo lo trovate qua, vi raccomando i commenti che per la maggioranza sono di persone (uomini e donne) con normale vita sessuale e sociale.

La minoranza e’ rappresentata da coglion cattotalebani come il nostro Camillo, dediti all’accoppiamento solo a fini riproduttivi, alla zoofilia con galline e capre, o al cilicio per evitare anche queste tentazioni. Come le bestie, insomma. E come le bestie convinti -col nostro Camillo- che lo scopo principale della donna nella societa’ sia quello di lavare i piatti e sfornare figlioli come il forno sforna il pane.

Io vi metto sotto la foto del coglion Camillo, che sicuramente stimola pensieri positivi, bestemmie terzarolate e inni alla teoria dell’evoluzione cosi’ ben dimostrata dal cercopiteco in effigie.

camillo-langone-3-anteprima-400x398-530468I funghi, per i biologi, sono quelli in basso. E le banane sullo sfondo non penso siano casuali.

Il Maggiore Tom mi serve per tornare calmo:

Barney

what-if xkcd: ISS music video

Randall superlativo oggi nello stare sulla notizia (beh, gli viene facile: ha lavorato per anni per la NASA :-)) che e’ la spettacolare versione di “Space Oddity” registrata sulla stazione spaziale da Chris Hadfield, capoastronauta canadese tra i migliori valorizzatori della ISS (i suoi video sono tutti da vedere). Ecco qua Chris che canta (e suona -poco…-) il pezzo di David Bowie:

La domanda cui risponde Randall e’: “Ma il video di Hadfield, e’ il piu’ costoso video mai girato?”. La risposta e’ articolata e assolutamente corretta, fino alla piu’ piccola virgola. Munroe sa di cosa parla, e vediamo se qualcuno comincia a riflettere su quali sono le cose veramente costose…

 

Pero’ l’occasione e’ ottima anche per riproporre quella che secondo me e’ la miglior cover di “Space Oddity”, questa qua cantata e suonata da Happy Rhodes:

 

Barney