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Spartani! Quale e’ il vostro mestiere? (una pacata replica a Mario Rocchi, una veemente difesa delle nuvole parlanti)

Non posso non rispondere qua (ma anche qua e qua, se e’ per quello. Ma e’ la stessa zuppa) alla replica che Mario Rocchi ha scritto la’, sul suo blog, a seguito del mio incazzatissimo pezzo sulla sua recensione di “Batman. The Dark Knight rises“. E gia’ ho sfranto i maroni ai miei due lettori, con una serqua di incroci qua-la’ che sono funzionali -lo ammetto- solo ad allungare il brodo della premessa.
Bene, allora rispondiamo (No, non e’ plurale maiestatis: io e l’omino del mio cervello, per chi non lo conoscesse, siamo inseparabili).

Iniziamo con la difesa del nickname e dell’anonimato (finto). Io sulla rete mi firmo sempre con il mio nome e cognome, da circa il 1996, su Usenet e sui Forum (son vecchio, frequento ‘ste robe qua. No, le BBS non piu’, anche perche’ sono scomparse). Sempre, a parte questo piccolissimo spazio (e questo, e quest’altro) in cui divento “Barney Panofsky”, in onore a Francesco Mocci Mordecai Richler e al suo libro piu’ famoso.
Lo faccio perche’ quando scrivo qua (e l… si, avete capito insomma. Non c’e’ bisogno che lo ridica, e mi sono annoiato pure io) spesso (understatement, direi) sono sboccato, tranchant, politicamente scorretto, schierato e assolutamente di parte. Ecco: mi piacerebbe continuare ad esserlo, nei limiti che la legge mi consente, senza con questo far danno all’azienda nella quale lavoro. Vedi mai che mi fanno causa per avere perso delle commesse importanti a causa mia…

Ma non ho problemi a svelare chi sono a chi me lo chiede in privato, ne’ a fornire tutti i recapiti per trovarmi (se a qualcuno importasse qualcosa -dico per assurdo- do’ pure il cellulare. Toh, mi rovino: invio pure la foto da vestito! No, non sono pudico: e’ che son consapevole dei miei limiti). Dico sino da adesso che non sono famoso, ne’ bello -adesso, almeno. Prima ero leggerissimamente meglio- ne’ ricco, anzi, cosi’ non mi si puo’ accusare di millanterie.

Detto questo -e sprecato lo spazio d’un post normale in digressioni, puttanate e soliloqui inutili ma d’una certa classe- andiamo a replicare punto per punto a caso come sempre alla risposta di Mario Rocchi.

Io non capisco la preclusione preconcetta verso qualsiasi forma di espressione artistico-creativa dell’intelligenza umana. Non accetto -e mi incazzo ferocemente- che si stilino classifiche sulla base della sola formazione mentale e del cursus studiorum del critico di turno (no, Rocchi, non sto parlando solo di te…).
Fosse lecito definire “robetta” tutta la produzione fumettistica mondiale sulla base d’una sensazione o del fatto che da giovani ci si e’ sfondati di seghe su “Lando”, sarebbe lecito mandare in merda tutto il cinema solo perche’ accanto a Fellini c’e’ Alvaro Vitali che scorreggia in “Pierino”. Se uno toglie la storia da “Maus” rimangono disegnetti quasi brutti. Se si legge il libro,si ha una testimonianza unica dell’Olocausto. A mio avviso dello stesso livello emotivo di “Se questo e’ un uomo”.

Potrei fare decine di esempi (da “300” a “Sin City” di Miller, a “Blankets” di Thompson, a qualsiasi roba presa a caso di Eisner, e lo stesso per l’opera omnia di Andrea Pazienza), ma l’affermazione “io stimo i fumetti solo per il lavoro grafico” fa il paio con “dell’opera/del balletto mi fa cacare il cantato/il suonato”. Accettabile, come presa di posizione (son democratico, alla fine), ma non certo da condividere. Soprattutto mi fa imbestialire quando te, Rocchi, parli delle “baggianate che ci vengono dette” (nei fumetti, NdB). Si, lo so: e’ una partita persa il chiederti di nuovo di -almeno- prendere in mano “V per Vendetta”, o il sopra citato “Maus” e provare a leggere anche le parole, oltre che guardare i disegni. Ma io ci provo (sono ottimista per natura): fai lo sforzo, ti presto io qualche fumetto (con preghiera di restituzione), e poi mi saprai ridire se Spiegelmann ci dice baggianate. Mi saprai ridire se Moore -citando Orwell- non ha tirato fuori un romanzo distopico con i contro-controcoglioni, oppure una robetta per fanciulli.

Della tua risposta non posso esimermi dal commentare seriamente -anche se sembra una presa per il culo- quando dici “… li sostituii volentieri (i fumetti, NdB) con i romanzi, non solo quelli classici ma a quel tempo i Thomas Mann, Pavese, Hemingway, Moravia…”. Mi fai pensare a ere geologiche fa, per come ai tuoi tempi non consideravi classici scrittori che lo sono diventati qualche decennio dopo. Da’ l’idea precisa del tempo che passa, veramente.

Poi dici che il fumetto non lo consideravi soddisfacente dal punto di vista creativo. Non ho capito come mai, anche  perche’ dopo dici che durante Lucca Comics vai a vedere le personali dei disegnatori (lo faccio anch’io) e ne apprezzi le doti pittoriche (lo faccio anch’io). Eccoti qua un nostro famoso concittadino oramai americanizzato, che ci disegna un Batman splendido:

Batbianchi

Ma la personale del disegnatore, anche bravo non puo’ darti l’idea delle storie che egli disegna. Come ascoltare tre battute suonate dall’eccelso violinista non possono darti l’idea d’una sinfonia.

Voglio dire che se non leggi le storie, non puoi definirle cazzate peggiori di quelle del Gordon di quei tempi la’ (adesso sicuramente qualcuno sara’ gia’ partito per controllare l’epoca di pubblicazione di Flash Gordon, e saran partite le scommesse su quanti anni ha il Rocchi. E -per quelli che NON mi conoscono- su quanti anni ho io. La seconda domanda ha una risposta semplice: circa la meta’ di quelli di Mario).

Poi affermi che son liberissimo di leggere i fumetti (grazie, lo davo per scontato :-)), cosi’ come tu sei liberissimo di considerarli cazzate. Certo, te l’ho scritto sopra che ne hai piena facolta’. Magari se il giudizio fosse dato dopo aver letto un po’ di quelle cazzate, somiglierebbe meno alla bizza del bimbo che non vuole mangiare la verdura al vapore… Ma si:certo, sei liberissimo di dire quel che ti pare.

Ne derivi, dal fatto che i fumetti son cazzate e che i grandi leggono fumetti, che la nostra societa’ ha problemi di maturazione. Questo e’ un esempio di fallacia logica della peggiore specie, che deriva da un assunto “di fede” (tutti i fumetti sono stronzate) che non posso non sottolineare ancora. Un salto ancora piu’ ardito lo compi subito dopo, quando affermi: “tu non esalti il film come film, ma lo esalti perche’ e’ tratto da un fumetto che e’ nel tuo cuore“. E’ una affermazione che puo’ anche essere in parte vera, ma in realta’ io mi sono incazzato esattamente per il motivo opposto: perche’ tu l’hai criticato dicendo che i fumetti son roba da fanciulli. Anyway, pur essendo un prodotto per le masse a me questo Batman non e’ dispiaciuto per nulla. E’ da dire che molti punti sembrano assurdi e illogici se non li si collega ai due film precedenti, ma la storia (pur essendo del tutto irrealistica) possiede una sua logica se si accetta il patto che in genere si sottoscrive quando s’entra in un cinema (la sospensione della realta’, e la concessione d’una qualche licenza poetica al regista).

Sono assolutamente scorretto, ma le battute sui finocchi mi fanno pensare d’avere di fronte persone che sono alla frutta come argomenti (“tutti i gusti son gusti disse quello che si fece sodomizzare“). E sono anche dell’idea che si puo’ dire “finocchio” o “negro” senza risultare offensivo ne’ razzista, e scrivere “sodomizzare” invece che “inculare”, e apparire amici di Calderoli.

La questione dei “maesti” del cinema era ovviamente una presa per il culo con maniglie, ben sapendo chi stavo prendendo in giro (e’ evidente che hai una cultura cinematografica superiore alla mia, e l’eta pur essendo importante conta relativamente).

Ora veniamo alla chiusura: bonariamente mi dai dell’ignorante per aver citato “Dissonanze” (questi mi devono delle percentuali, diobòno! E’ la seconda volta che li linko!), e mi consigli di guardarmi i capisaldi della cinematografia mondiale. Beh, qualche passettino l’ho fatto, nei miei relativamente pochi anni di vita. Aspetto che tu faccia lo stesso col fumetto, che sono convinto sia arte cosi’ come il cinema.

Prima dei saluti, mi piace citare un commento di un utente WordPress al mio post. E’ Cartaresistente (anche a lui chiedo i soldi, dopo, non vi preoccupate…):

Come mai il cinema americano negli ultimo decennio ha pescato a piene mani dal mondo dei fumetti? Certamente c’è un ampio bacino di pubblico, ci sono maggiori potenzialità espressive con le tecniche digitali, ma SOPRATTUTTO perché ci sono le STORIE! Storie che nella grande tradizione americana possono essere divertenti e spettacolari ma anche profonde e intelligenti.
Sul fatto di non conoscere, ricordo un’altra celebre stroncatura, di Mereghetti, parlando del film Fight Club, senza aver letto una pagina di Palanhiuk. O vogliamo dire dei tanti che hanno incensato Scorsese per Hugo Cabret, senza citare il libro di Selznick che, essendo quasi una graphic novel, è praticamente lo storyboard del film?

Come vedi, il cinema deve parecchio ai fumetti e non da adesso. E non e’ detto che si tratti solo ed esclusivamente di supereroi. “Pollo alle prugne” e’ tratto da una graphic novel della stessa Satrapi che dirige il film, e “L’ultimo terrestre” e’ diretto da uno dei piu’ bravi fumettisti italiani, che ha preso in prestito una storia a fumetti di un suo collega, Giacomo Monti, e ne ha fatto un film che m’e’ piaciuto parecchio. E che e’ stato proiettato al Circolo del Cinema, se non sbaglio.

Posso forse chiudere il post non giustificando il titolo dello stesso? Direi di no:

Saluti,

 

Barney

Il potere di una firma (elettronica)

[Ringrazio Arianna C. per lo spunto involontario che mi ha dato per questo post. Dopo un botta e risposta su faccialibro, e un “Ma sei sempre il solito rompicoglioni!” dettomi in faccia grazie ad un casuale incontro, non posso certo far finta di nulla, no? :-)]

Capita a volte che un argomento minimale, che sta ai limiti percettivi dei nostri piccoli interessi egoistici, esca fuori -per coincidenze astrali irripetibili- un numero di volte esagerato in uno spazio di tempo ridotto. E quindi viene d’imperio promosso da rumore di fondo a stella del proscenio della nostra vita, seppure per un breve attimo. A volte questo attimo fa molto rumore, altre volte passa quasi inosservato, altre ancora una via di mezzo ovviamente. Questa e’ la storia di un battito d’api che ha provocato un post.

L’argomento in questione e’ infatti la moria di api e di altri imenotteri sociali che ha luogo da anni in varie parti del mondo. Probabilmente ne hanno ri-parlato in vari telegiornali in questi giorni, forse l’argomento e’ stato trattato (in una pagina interna) pure sui giornali, mi pare di avere capito che addirittura e’ saltato fuori in un talk show televisivo; fatto sta che io -lo confesso- non m’ero accorto di nulla. Mercoledi’ scorso ne hanno parlato -marginalmente- un paio di colleghi a pranzo. Ho carpito un paio di frasi, con dentro le parole “Neonicotinoidi” e “Zaia”. Per farla breve: pare che una delle teorie piu’ accreditate colleghi la moria di api all’uso indiscriminato di neonicotinoidi, i quali sarebbero la principale -se non unica- causa delle morti . Zaia (l’ex Ministro dell’Agricoltura) avrebbe vietato l’uso di tali veleni mortali, e cio’ spiegherebbe come mai le api italiane muoiono “meno” di quelle tedesche o francesi. Gli americani invece spargono a ettolitri i neonicotinoidi, e ovviamente proprio negli USA ci sarebbe una strage di insetti.
Il giorno dopo uno dei colleghi che discuteva della cosa invia una email che si intitola “giusto perche’ ne parlavamo oggi”, e contiene un link. Questo qua.
In sintesi: le morie delle api sono cicliche, e possono essere ricondotte a vari fattori (funghi, virus e acari soprattutto. Con -certamente- l’aiuto di pesticidi, ma come componente minimale).
Il fattore responsabile delle ecatombi di quest’anno pare sia un virus ad RNA, diffuso attraverso i pollini.
A supporto la pagina web porta un articolo pubblicato sulla Public Library of Sciences (non il “Giornalino di SuperPippo”, quindi). Mi pare che la questione sia trattata egregiamente, e che le prove addotte all’ipotesi-virus siano solide. Per me (e per i miei colleghi) il caso e’ chiuso e il colpevole individuato. Il cattivo ingiustamente incarcerato (“i neonicotinoidi”) quasi riabilitato, o almeno scagionato da questo omicidio.
 
Il fascicolo, pero’, si riapre inaspettatamente un paio di giorni fa grazie al cambiamento di stato di Arianna su FB. Arianna e’ una biologa come una volta ero pure io, non quindi una sprovveduta. Avverte i suoi contatti su Facebook che ha appena firmato una petizione su www.avaaz.org. Una petizione su una emergenza globale delle api, per “vietare pesticidi killer che stanno uccidendo le api e mettendo in pericolo la nostra catena alimentare“.

Forte delle argomentazioni -come s’e’ visto- casualmente reperite un paio di giorni prima replico con la mia solita sintesi pregna di simpatia quanto un posatoio da pollaio: “cazzate“.
Linko anche (per correttezza) la pagina di Salmone.org dalla quale ho estratto le mie granitiche certezze. E mi calmo 🙂
Io -va detto- sono una delle persone piu’ apodittiche in assoluto, ma adoro discutere, ovviamente se la discussione ha basi interessanti. Questa le aveva, le basi. Ma Arianna replica come -secondo me- non avrebbe mai dovuto: usando come argomento il principio di autorita’. La petizione l’ha promossa Avaaz, QUINDI ha un senso, QUINDI deve essere vera.
Ora: posto che il sistema per cementare il mio punto di vista e’ pormi davanti il principio di autorita’ e nello stesso tempo evitare di fronteggiare i dati citati, andiamo a vedere cosa e’ Avaaz, e dimentichiamo quindi per sempre il motivo per il quale le apine stiantano a camionat milion miliardi.

Www.avaaz.org vi porta alla homepage dell’organizzazione. Home che mostra al centro una serie di immagini che ciclano e che raccontano delle principali campagne di raccolta firme (da ora in avanti: “petizioni”) attualmente in corso. Ci torno subito. Prima va detto che subito a destra c’e’ un box fucsia (lo sfondo del sito e’ azzurro, e il contrasto e’ notevole. Oltre che obiettivamente bruttino) con il motto dell’organizzazione e un counter corpo 26 che avverte che il movimento Avaaz a quel determinato attimo conta (nel mio caso) 6.626.775 membri.

Il sito -lo dico subito- mi pare sostanzialmente innocuo: non dovrebbe fare mailaddress harvesting per spammer (sebbene vi siano alcuni che la pensano diversamente), e’ appoggiato da MoveOn.org, che e’ un movimento USA “apolitico” (ma certamente piu’ vicino ai democratici che ai repubblicani, tanto che Obama molto vi si e’ appoggiato per vincere le elezioni) ha finalita’ che mi paiono lodevoli ma… inutili. Come drawback, si scopre che potrebbe essere finanziato pesantemente da George Soros, che a sua volta e’ uno dei personaggi piu’ discussi dell’economia mondiale. Ah, l’altra cosa molto negativa per me e’ il solo fatto che “raccolgono firme”. Adesso a raccogliere firme “fisiche” son rimasti i radicali -innocui- e quegli ex-drogati cattonaziskin dei Lautari, cui rispondo sempre “No, grazie: sono antiproibizionista convinto”, e tanto basta per levarseli dai coglioni.

Quello che mi perplime e’ l’utilita’ di azioni come questa, di organizzazioni che raccolgono firme per le petizioni piu’ disparate. Tralascio il commento sull’altra faccia dell’organizzazione: la raccolta di fondi per le emergenze umanitarie, perche’ non ho idea se gestiscono onestamente la cosa.
Ma ecco alcune delle raccolte attualmente “firmabili”, o scadute da poco, oltre a quella delle api che e’ onnipresente:

  • Western Union: abolizione delle commissioni ritenute “predatorie” (posso capire lo spirito, se pensano di cambiare le cose con la petizione auguroni)
  • Appello alle industrie del cacao per fermare la guerra in Costa d’Avorio (io voto per un appello a Superman. Sarebbe sicuramente piu’ efficace nel dirimere quella lite tra pastori per questioni di eredita’)
  • Appello alla Corte Costituzionale Italiana perche’ bocci la legge sul legittimo impedimento (questo e’ conflitto di interessi, Cribbio!)
  • Campagna per il cessate il fuoco a Gaza (ho detto Superman, la’ sopra!)
  • Campagna per la chiusura di Guantanamo (si, in effetti Obama l’aveva promesso… Ma allora chiederlo direttamente a lui no, eh?)

Insomma: ottimi argomenti, per carita’ (beh, ottimi: dipende da chi sei; per il CEO di Western Union, per dire, la prima e’ orripilante). Ma io mi chiedo se la gente che aderisce, quei 6.626.973 membri (siamo gia’ aumentati di un duecento persone, in una decina di minuti) che hanno firmato per le api e per gli elefanti, per Guantanamo e per Sakineh hanno mai provato a quantificare l’efficacia del loro gesto, l’impatto pratico che lo scrivere il proprio indirizzo email in una form ha sui problemi del mondo. Secondo me l’efficacia e’ zero o molto prossima allo zero. Anzi: l’impatto e’ negativo nelle persone come me che odiano questo tipo di attivita’.

Mi viene sempre in mente, quando vedo ‘ste campagne, che e’ molto -troppo- facile agire cosi’. Son buoni tutti a (credere di) salvare una camionata di apuzze firmando una petizione.
Magari avrebbe piu’ senso -e sarebbe molto piu’ impattante per gli insetti- piantare delle siepi di Rosa canina, o lasciare le Acacie in giardino, o destinare un terzo del prato a fiori di campo. Li’ si che le api ringrazierebbero: perche’ le rose e gli altri fiori se li ciucciano.
Le firme, con tutta la buona volonta’ che le poverelle ci possono mettere, se le sbattono sui coglion friggono.

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Barney