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Giorgio Canali e Rossofuoco, Livorno, 3/11/2018

Se cercate qua dentro trovate almeno altre tre racconti di concerti di Canali, e sicuramente di quelli cui io ho assistito ne manca qualcuno.

Non vi starò quindi a ridire per la millesima volta di andare a vederli dal vivo, i quattro residuati d’una musica che fu, né mi metterò ancora a glorificare Greco al basso, Dalcol alla seconda chitarra che a volte diventa la prima, e Martelli a pestare sulla batteria come se non ci fosse un domani. Ma il senso rimane quello: invece di ascoltare X Factor, o di scannarvi come è successo anche oggi per un biglietto di Vasco Bossi (il cantante dai capelli grassi, come cantavano i geniali Squallor) che costa un rene e vi da in cambio della roba incellofanata da grande distribuzione organizzata… muovete il culo, cercatevi le prossime tappe e andate fiduciosi ad assistere ad un concerto che quest’anno porta in giro il nuovo album di Canali: “Undici canzoni di merda con la pioggia dentro”.

Già il titolo vale il biglietto e il CD, l’ascolto vi precipiterà in una cupa atmosfera decadente, descritta con le parole crude e dirette di Canali: l’oggi, qua, in Italia. L’aggiunta della pioggia alla merda rende tutto coerente e chiaro: se poteva andar peggio, è andato anche a piovere.

Le undici tracce si aprono con “Radioattività”, una marcia militare in crescendo che da subito il tono al resto dei pezzi: attualità e amarezza, donne che non ci sono più e anarchia politica.

E nuvole, e pioggia.

“Messaggi a nessuno” è una canzone d’amore, finito ma sempre presente. “Piove, finalmente piove” è falsamente gioiosa: il ritmo porta a ballare, le parole graffiano e sono un racconto dell’Italia degli ultimi tre o quattro anni, in tre minuti e venti.

Poi c’è “Estaate”, che non è scritto male, è così, una ballata romantica, e poi due grandi brani rock, di quelli che non occorre la tastiera effettata o il sax, va tutto benissimo così: “Emilia parallela” (che chiaramente fa il verso ad Emilia paranoica dei CCCP), che suona così:

e che se la sentite dal vivo è un muro sonico fantastico con parole nel testo che vasco Bossi gli fa una sega, al Canali…

E “Mille, non più di mille”, un pezzo ruffiano, facile facile e di sicuro effetto che fa il paio con quello di prima:

E “Fuochi supplementari”, e “Danza dell’acqua e del fuoco” e altro, tutto in un disco che era un po’ non ne ascoltavo di così veramente belli. A mio insindacabile giudizio il miglior prodotto musicale italiano di quesrto 2018 Serpeverde.

Una menzione finale per Mattia Prevosti, giovane che ha aperto il concerto con un mini set di cinque canzoni, le ultime due suonate assieme a Canali e Dalcol. L’ultima è stata questa cover di “Shelter from the storm” tradotta neanche male:

 

Barney

Giorgio Canali & Rossofuoco (The Cage, 17/04/2016)

Non e’ che ho smesso di andare a concerti, eh? E’ che son pigro, e quindi non e’ che posso raccontare sempre tutto. Ma quando ascolto dal vivo Canali qualcosa lo devo scrivere.

Intanto, ancora una volta non si capisce perche’ la gGente non abbia fatto a cazzotti per i biglietti, iersera. La Bandabardo’ ha fatto il sold out, come i Cani qualche settimana fa. Giorgio Canali e i Rossofuoco hanno riempito tre quarti del Cage, pero’ raramente ho visto uscire all’una e mezza del mattino spettatori cosi’ esaltati e soddisfatti dallo spettacolo come ieri.

Non e’ che ci voglia un’occasione particolare per un tour per questi qua, ma da qualche settimana e’ uscito un nuovo disco dello spettrale ex-chitarrista dei CCCP-C.S.I.-PGR e del suo attuale gruppo, ed e’ un disco di cover di pezzi mediamente ignoti ai piu’, che spazia su vent’anni e oltre di musica underground italiana. Il titolo e’ gia’ una garanzia: “Perle per porci“. Si, c’e’ anche una incredibile versione di “Le storie di ieri” di De Gregori (gia’ inserita anche da De Andre’ in uno dei suoi dischi, ve la trovate in fondo), ma poi Canali ha pescato nelle primissime edizioni di Eugenio Finardi (F104), nel primo Cd di Le luci della centrale elettrica (Lacrimogeni), e nelle registrazioni di altra gente sconosciutissima che merita evidentemente di essere riscoperta. Qua c’e’ la presentazione del disco scritta direttamente dal chitarrista di Predappio; potete anche acquistarlo (fatelo!).

Ieri sera la band era al completo, con Steve Dalcol a fare egregiamente da seconda (??) chitarra, e una Angela Baraldi in formissima che si e’ cantata la sua perla (Mi vuoi bene o no?) e s’e’ prestata per un altro paio di brani assieme ai Rossofuoco. Alcune foto della serata le rubo spero con permesso da Sebastiano Bongi Toma’:

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Il suono non ve lo posso riprodurre. Dal vivo i Rossofuoco sono eccezionali, Martelli e’ tra i migliori batteristi in giro e Dalcol da’ alla chitarra di Canali un supporto enorme. Marco Greco tiene su il tutto col basso, e l’energia che scaturisce dalla band e’ qualcosa da provare.

Un’idea di come ha lavorato Giorgio sulle canzoni pero’ ve la do’.

Questo e’ il pezzo originale, la band si chiamava Frigidaire Tango, e ci suonava Stefano Dalcol (quello a destra nell’ultima foto qua sopra). Il brano si chiama “Recall“:

Canali lo traduce in italiano e lo reinterpreta cosi’:

 

Questa qua invece la conoscete tutti.

Versione originale:

Versione-Canali&Rossofuoco:

 

Vabbe’, andateli a sentire che non ve ne pentirete di sicuro.

 

Barney

 

Giorgio Canali e Rossofuoco, Empoli, “Io R*esisto Fest! (Maggio 2015)

Giorgio Canali e’ l’ultimo dei Mohicani. L’anima di un rock fatto di chitarra distorta, basso e batteria martellante che oramai non si sente se non per caso e quasi per fare un favore ai pochi non ancora anestetizzati da “Amici” e “The Voice”.

Sentito assieme ai Rossofuoco, la formazione che da una quindicina di anni lo accompagna, e’ di un impatto sonoro eccezionale, con pezzi trascinati per minuti in una energetica cascata di note e parole.

Ieri sera s’e’ presentato tardi sul palco, dopo due formazioni toscane (i Kobayashi di Carrara e i Mandrake di Livorno, notevoli questi ultimi per maturita’ sonora e vitalita’ scenica), con la classica maglietta del Signor Merda:

IMAGE00096Palco scarno, riempito dai tre e da poco altro. Canali con la solita Gibson nera con bandiera del Vietnam che si scorda ad ogni canzone, Martelli alla batteria che al secondo pezzo e’ gia’ senza maglietta e bagnato di sudore come una spugna, l’ineffabile Marco Greco al basso a scandire -ce ne fosse bisogno- il ritmo.

Due ore di musica potente, cantata e ballata dai presenti in sala con trasporto in un viaggio tra i dischi dell’ex-chitarrista dei CCCP-CSI-PGR, che non ha mai smesso d’essere rivoluzionario e arrabbiato.

Chiusura scontata -data l’occasione- con la bellissima “Lettera del compagno Lazlo al Colonnello Valerio”, amara riflessione sul post-dopoguerra:

Barney