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Paura e delirio a Las Vegas

Il drammatico omicidio di George Floyd ha scatenato una serie di reazioni in tutto il mondo.

L’ovvio motivo è che la ragione principale ed unica per cui Floyd è stato assassinato da un poliziotto (con la connivente partecipazione di altri agenti in divisa) non è qualcosa che aveva fatto, ma il colore della sua pelle.

Non ce la faccio a capire come si possa considerare un essere umano inferiore o peggiore di un altro per come è esteriormente… ma anche per i suoi gusti sessuali, la sua religione, il voto che esprime alle elezioni politiche (si, anche se vota Lega): siamo tutti esseri umani, ed essere diversi è la nostra forza di specie dominante nell’unico pianeta abitato di questa piccolissima parte della Galassia.

Non ce la faccio, ma faccio enorme fatica anche a capire alcune delle risposte a questi drammi purtroppo non infrequenti. Se la rivolta contro la polizia di Minneapolis la capisco (la rabbia è un sentimento umano, così come la voglia di vendetta), così come le manifestazioni di supporto alla famiglia, mi cadono le braccia quando sento che HBO ha ritirato dai suoi cataloghi “Via col vento”, perchè considerato razzista. Certo che è razzista: descrive un’epoca in cui il razzismo era -purtroppo- naturale, come respirare. E proprio perchè descrive il passato dovrebbe servire a chi vive oggi per capire che essere bianchi o neri non è la cosa importante, e che il razzismo è una roba da idioti.

Pensavo che si fosse toccato il fondo con la HBO (e la Migros che toglie dalla circolazione i moretti). Poi mi capita sotto mano questa notizia qua. E penso che stiamo impazzendo.

Tutti.

Perchè se qualcuno ha paura di un gioco che ha ventisette anni, giocato da decine di milioni di persone in tutto il mondo, se qualcuno pensa che cinque o sei carte pubblicate nel 1994 e ancora in gioco oggi possano instillare nel giocatore l’odio razziale, beh, siamo alla frutta.

La conferma che la situazione è grave ma non seria me la dà un’altra notizia, questa: uno degli inventori di ZFS, un filesystem Sun usato inizialmente nelle workstation Solaris, ha proposto alla fondazione OpenZFS di cambiare il termine “slave” che in informatica classica si accoppia -come nel BDSM- a “master” in un più politicamente corretto “dependent“. Ora, va tutto bene. Ma che un programmatore, quando scrive relazioni tra processi principali e secondari abbia in mente i negrieri e gli schiavi a me personalmente pare del tutto improbabile. Poi, fate voi… Qua c’è una interessante discussione sull’argomento tra geek e amanti del politicamente corretto, con i primi che proprio -come me- non capiscono di cosa stiamo parlando (del nulla, probabilmente…) e i secondi che si affannano a spiegare l’inspiegabile (almeno per me, sarò duro ma non capisco proprio il problema).

Ecco alcuni commenti:

Utente A:
I think it’s a bit of a stretch to call the use of master/slave in technical terminology “racist”, because A) I think it’s pretty clear there was no racist intent and B) slavery has been around since approximately forever and is not intrinsically a race-based relationship.

However, there is absolutely no good reason to keep this terminology in technical language, it obviously has the potential to be offensive, and people who object to dropping this terminology probably have some underlying prejudices they need to get over.

Good riddance.

Utente B:

The intent might not be racist; the effect is. And that’s what counts.

Cui l’Utente C risponde così:

I’ve got nothing against dropping “master/slave”. But now is the next target “male/female” connectors because there isn’t a third choice? Or is just “male/female” somehow sexist on its own?

I’d entertain suggestions on new gender-less terminologically for connectors.

Sure, I’m a little out there on this – but you have to admit it could come to this.

E l’Utente C ha ragionissima, da vendere. Io aggiungerei di prendere in seria considerazione -oltre alle whitelist e blacklist citate in commenti poco sopra- il cambio di nome ai “white papers“. Li farei diventare “plain grey” per non sbagliare.

Un altro utente (Utente D) risponde a Utente A cosi’:

Utente A:
However, there is absolutely no good reason to keep this terminology in technical language, it obviously has the potential to be offensive, and people who object to dropping this terminology probably have some underlying prejudices they need to get over.
Utente D:

I’m guessing the argument would fall under a couple of categories.

The first would likely be “just doesn’t seem worth the effort”.
The second would be “it’s clear and presently understood terminology and replacing it for aesthetic rather than technical reasons has a questionable ROI”… kind of like refactoring without a use-case for doing so.

I suppose I might also wonder if there is an idea where we should draw the line? Given issues of gender in modern society, will the male/female terms for identifying ports and plugs need to be revisited? What about “blacklist” and “whitelist”? Are there other terms that are going to be politically sensitive? What do we do if/when the sensitivities change? Is “dependent” really that far from being politically charged (think about how “entitlement” and “liberal” have become practically slanderous)?

I can’t say that I’m in the group that cares one way or another; but it seems to me your “if you disagree: you are prejudiced” is, literally, a prejudice, a preemptive ad-hominim fallacy, and poisoning the well.

E anche D ha perfettamente colto il punto, a mio modesto avviso.

Perchè “L’intento non è razzista, ma l’effetto si” è uno statement che si può applicare a tutto: “l’intento non è fascista/sesssita/comunista/juventino/vegano/omosessuale, ma l’effetto si, ed è questo che conta“.  Senza considerare per quanti soggetti l’effetto è “x” (soggettivamente, non obiettivamente) , la regola vale davvero per qualunque cosa, e allora meglio smettere anche di pensare.

L’antirazzismo e il pensiero razionale non vanno imposti: vanno insegnati a scuola. Dal punto di vista prima di tutto scientifico (e infatti i nazisti dalla scienza iniziarono, per definire gli ebrei un popolo inferiore), poi culturale.

Se abbiamo paura di un film, di un cioccolatino, di un paio di carte da gioco, di concetti informatici da programmatore… non penso vi sia alcuna speranza che in futuro un altro George Floyd non venga assassinato di nuovo esattamente per lo stesso motivo per cui l’hanno ammazzato a Minneapolis una decina di giorni fa.

 

Barney

 

25 aprile

Per una intricata catena di pensieri oggi m’e’ venuta in mente una differenza abissale tra noi e la Francia. Ovviamente legata alla data odierna, e al fatto che in Francia ci fu una resistenza ai nazisti tedeschi e al governo collaborazionista di Vichy molto piu’ dura rispetto a quella italiana.

Con tutti i distinguo del caso (primi tra tutti che noi abbiamo avuto Mussolini e loro no, e che loro sono stati invasi dall’inizio e noi eravamo alleati dei nazisti) il risultato della lotta partigiana da noi e da loro e’ stato diametralmente opposto: la’ il valore della ribellione ai nazifascisti e’ patrimonio di tutti, destra gollista inclusa (e FN escluso per ovvie ragioni, ma tanto con il FN -per adesso almeno- nessuno s’e’ seriamente alleato per governare), qua da noi la destra attuale ha a schifo quel periodo e i partigiani, e non perde anno per ricordare come anche i resistenti ebbero le loro macchie. La resistenza e’ recepita in sostanza come un avvenimento solo di sinistra, il 25 aprile e’ da sempre evitato dai vari Berlusconi, Meloni, Salvini e fascistidimerd destrume vario, e la giornata della liberazione per questi qua non e’ una festa. Vien da se che la destra italiana si compatta anche attorno a questi ideali anti-festa della liberazione, e che e’ del tutto normale avere uno schieramento politico che racchiude veri fascisti, quadrumani leghisti e nostalgici rileccati, tutti a far fronte comune contro l’invasione comunista, tutti a voler pisciare sul 25 aprile come Borghezio vuole far pisciare il suo maiale sui terreni che devono ospitare le moschee. Quando avran capito quale e’ Borghezio e quale e’ il maiale, ovvio.

Che poi da noi l’unica dittatura sia stata quella nazi-fascista, che ancora oggi sulla carta l’apologia di fascismo sia un reato, che anche da qua -e con il supporto fattivo degli italiani- sian partiti i treni per i lager e i forni crematori, son particolari che a questi soggettoni sfuggon sempre.

La Francia ha costruito sulla resistenza all’invasore nazista e sulla conseguente liberazione il suo sentimento nazionale. Noi stiamo cercando da settant’anni di far pace con noi stessi, prima di poter diventare popolo.

Pero’ faccio notare ai nostalgici del Fascio che son loro che devono finalmente assimilare il 25 aprile come festa nazionale, non gli altri a dover rimpiangere il Duce dimMerda.

Ramen.

Barney