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La pandemia spiegata da Ted Chiang

Chi è Ted Chiang?

Se avete letto due o tre pezzi da questo inutile blog, forse vi ci siete imbattuti: è uno scrittore di fantascienza americano di chiare origini cinesi, e tra le altre belle cose che ha scritto (incluso questo splendido racconto breve) c’è “Storia della tua vita”, un raccontino di poche decine di pagine da cui è stato tratto “Arrival“.

Chiang è stato intervistato ieri l’altro dall’editore (o editora, visto che è una donna?) di “Electric Literature“, una organizzazione non profit americana che ha come missione “amplificare la potenza della narrazione attraverso l’innovazione digitale”. L’intervista in formato lungo la trovate qua, e siccome non è poi così lunga e tutti abbiamo tanto tempo libero sarebbe da leggere.

Per i pigri c’è Slashdot, che fa un sommario dei passaggi più significativi. Nello screenshot qua sotto io rendo il compito del lettore ancor più semplice, sottolineando le tre o quattro righe fondamentali (secondo il mio sindacabilissimo giudizio, sia chiaro):

chiang_on_slashdot

Ecco, questa qua sopra è la foto del momento e del futuro prossimo, in attesa che ci troviamo di fronte tra qualche anno ad un altro “idiot plot”. O -ancora meglio-, a un “second-order idiot plot“.

 

Barney

 

Filosofia da muro #139 (hat trick: Rudi e Antonella)

Nelle campagne lucchesi ogni tanto escono fuori scritte interessanti, come questa qua:

sicurezza

La foto è rubata ad Antonella, perchè la versione inviatami dal compagno Rudi era veramente impubblicabile (il che è oltremodo strano, visto la splendide foto che fa), il muro e la scritta sono gli stessi nei due scatti.

Il messaggio è chiaro e illuminante, così come la connotazione anarchica di chi scrive e la sua totale non adesione alla tranquillizzante e narcolettica sicurezza -che immagino per lui significhi controllo-.

Notevole la precisione di scrittura, l’accento giusto, la spaziatura pulita… Capisco che l’atto vandalico in se sia più impattante che il messaggio veicolato, ma francamente se i problemi dell’Italia fossero le scritte sui muri saremmo a cavallo.

Si, è stato commesso un reato. Ma scommetto che anche questo potrebbe essere giudicato non passibile di pena, si mettesse su un sondaggio in rete…

 

 

Barney

Internet, la privacy e il futuro

La scorsa settimana il parlamento europeo ha approvato una nuova legge che regola i contenuti condivisi su Internet. Le cose vengono spiegate più o meno da tutti così, la Electronic Frontier Foundation la spiega invece cosà (leggetevelo, perché lo scenario della EFF è abbastanza preoccupante…), i parlamentari italiani a Strasburgo (quelli che c’erano) hanno votato in maniera opposta a seconda dello schieramento, ma sono certo che nessuno ha votato avendo capito davvero quello che c’è in ballo.

Nel frattempo, un paio di giorni dopo il voto europeo, m’è capitato sotto mano questo pezzo qua, ancor più apocalittico e con chiare connessioni allo scenario disegnato dalla EFF.

Purtroppo è roba lunga da leggere, ma secondo me è indispensabile capire a cosa possiamo andare incontro nei prossimi anni. Soprattutto se non leggete science fiction, non siete abituati a queste cose che stanno diventando sempre meno fiction giorno dopo giorno.

 

Barney

 

Filosofia da muro #76

Tenerezza e grezzitudine per questa scritta che testimonia il tentativo di integrazione di due (o piu’) ragazzi sicuramente non italiani. Integrazione che passa anche dal dichiarare sui muri il proprio amore:

img_20161212_001817

Due mani (almeno) vergano con tre diversi strumenti di differenti colori la scritta. Che inizia bene, con un “ti amo“svolazzante.

Subito sotto una frase che puo’ essere letta in un paio di modi. Il primo e’ che sia scritta come la scriverebbe Yoda, e quindi “vita mia 6” diventerebbe “sei la mia vita”.

Ma se leghiamo questa frase a quella che viene dopo (e che da un senso al tutto), allora quel “6” potrebbe essere un “sei il mio brutto anatroccolo”.

Peccato che sia uscito fuori “mio Bruto Anatrocco“, che potrebbe anche essere un complimento (scritto da una lei ad un lui particolarmente focoso), ma molto probabilmente e’ un paio di errori in due parole.

Restano le firme: due persone di sicuro, ma sotto ci sono altre due scritte e allora chissa’? Potrebbe essere una comune, un threesome, una squadra di bridge…

La musica e’ per il Bruto Anatrocco:

 

Barney

A lesson for Italian Entrepreneurs

From “Good to Great: why some Companies make the leap… and others don’t“, by Jim J. Collins.

Basta leggere, e’ una paginetta:

goodforgreat

Tutto quel che andrebbe evitato e’ invece LA risposta a qualsiasi problema in Italia. Un po’ come “42” e’ la risposta alla vita, l’universo e tutto quanto.

Sfortunatamente in questo caso la risposta e’ sbagliata.

Almeno, e’ sbagliata nel 2016, magari nel 1870 andava anche bene. Ma ehi! Non siamo nel 1870, eh?

 

Barney

“Ex_Machina”, A. Garland (UK, 2015)

Altro gran bel film in questa estate torrida e inutile, “Ex Machina” ha piu’ di un punto a suo favore.

1-UK_Ava-AW__Close-Crop_28198-Ex_MachinaIntanto e’ un film bello in tutto: la storia, l’ambientazione, la fotografia… ma soprattutto la recitazione dei quattro attori principali (in realta’ tre e mezzo, perche’ una donna non parlera’ mai durante tutto il film), in pratica gli unici sul palcoscenico a parte qualche comparsa alla fine e una scena iniziale funzionale al resto della trama.

La storia, in breve e senza troppi spoiler: Nathan (Oscar Isaac), ricchissimo genio misantropo, creatore del più usato motore di ricerca del mondo (Blue Book, usato dal 94% degli utenti), s’e’ rinchiuso in una villa ultra moderna sperduta da qualche parte vicino ad un ghiacciaio. Li’ sta cercando di realizzare la prima intelligenza artificiale (IA) “vera”, ossia in grado di passare il test di Turing [1]. Nathan indice una lotteria nella sua azienda, e il vincitore risulta essere il piu’ brillante programmatore dell’azienda, Caleb (Domhnall Gleeson). Caleb “vince” un soggiorno di una settimana nell’eremo di Nathan, dove scoprira’ che il suo unico compito e’ testare l’IA di Nathan, e verificare se riesce a passare il test di Turing. C’e’ una complicazione, pero’: al contrario della formulazione normale del test, in cui la prova deve essere fatta senza vedere l’interlocutore (altrimenti sarebbe troppo semplice decidere :-)), qua Caleb parla direttamente con un’androide, AVA, che ha le fattezze di una giovane ragazza (Alicia Vikander).

Le sessioni di analisi di Caleb si alternano alle discussioni tra lui e Nathan, quasi perennemente ubriaco, con altro unico spettatore Kyoko, una giapponese tuttofare al servizio del magnate.

Tra le molte cose interessanti la discussione tra i due su “come e’ fatta” AVA: hardware leggero e adattabile per il cervello, e come software Blue Book, il motore di ricerca stesso. E’ interessante come Nathan giustifica la scelta: oramai tutti sono connessi in rete, e su Blue Book passano Terabyte di informazione ogni secondo. Questa immensa mole di dati non e’ solo utilizzabile per profilare ciascun utente, ma -potendo accedere a telecamere e microfoni di PC e smartphone- rappresenta anche la completa gamma di sensazioni, stati d’animo, espressioni facciali dell’umanita’. Senza considerare che a valle c’e’ una capacita’ di elaborazione di dati mostruosa…

Mi ha colpito questa cosa, perche’ siamo nell’epoca di Windows10 (che mi si dice sia assolutamente intrusivo come controllo delle abitudini dell’end user), ma anche di Android e di iOS, sistemi operativi che esplicitamente ti chiedono il consenso per fare piu’ o meno tutto sul tuo dispositivo.

Il finale e’ notevole, non telefonato e certamente fa pensare.

Da vedere.

Paranoid android ci sta bene, sia perche’ e’ dedicata ad un altro famoso androide (Marvin di Douglas Adams), sia perche’ Tom Yorke somiglia inquietantemente al Caleb di Ex Machina…

[1] test di cui esistono innumerevoli modifiche, inclusa l’interessante stanza cinese di Searle.

Barney

… and the winner is…

Noi abbiamo Razzi, Scilipoti, Giovanardi, il branco compatto dei leghisti… Non siamo messi benissimo, come politici, va detto.

Bene: negli USA stanno forse peggio di noi, perche’ li’ hanno i repubblicani, ideologicamente piu’ vicini ad un inquisitore del medioevo (e quindi a un talebano del 2015, o a Razzi -che e’ uguale-) che ad una persona con una intelligenza normale.

Questo genio vince il premio “Peggior argomento contro il global warming” di sempre. Si chiama James Mountain Inhofe, e ha messo su questo bel teatrino:

(tutta la storia qua).

Qualcuno dira’ che e’ stata una trollata, che l’ha fatto non perche’ ci crede, ma per attirare attenzione. Direi che basta leggere quel che pensa su altri argomenti per non avere piu’ alcun dubbio al riguardo: ci crede eccome.

Epic win, Mountain Jim.

Barney

La playlist di Pasqua

Che con la Pasqua non c’entra nulla, ma cosi’ provo Grooveshark e l’embedding di un player di liste (piove, c’e’ da passare il tempo…)

Barney

Rotoscopic Amanda

Look & listen:

 

Barney