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Sei pezzi facili

Invece che commentare la follia delle scarpe Lidl, o la tinta per capelli che -impietosa- cola dalla capigliatura di un Rudolph Giuliani che si arrampica sugli specchi senza ventose per cercare di dare sostanza alle balle sui brogli elettorali, o parlare di zone gialle-arancione-rosse… metto qua sotto a caso sei brani più meno ascoltabili da tutti coloro che hanno orecchie sulle quali appendere la mascherina. Me compreso.

I Dry Cleaning sono di Londra, questo pezzo e’ fresco di ieri
Questa la metto perche’ la foto qua sopra e’ una citazione di una delle più belle copertine del rock (The kids are alright, dei Who)
Florence and the Machine bilanciano i Foo Fighters
Beh, Steven Wilson va sempre bene.
Si, lo so: s’era detto di NON parlare di Trump…
Perchè in fondo è tutto solo un bel giro di giostra

Barney

Filosofia da muro #144

Bruxelles è piena di belle scritte (oltre che di ottima birra); questa, semplice ma profonda,  si trova nella zona della stazione Schuman, dove ci sono i palazzoni della Commissione Europea:

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Il muro -lo si vede- è abbastanza istoriato, e il corsivo che mette la parola “fine ” a chissà cosa è sicuramente tra i graffiti più antichi. E’ bella la calligrafia, molto naif e adatta al lettering dei primi Tintin (d’altronde siamo in Belgio…), e bella la frase: è stato detto tutto, chiudiamola qua.

Vi invito ad ascoltare (e a veder come si suona veramente) tutta la colonna sonora, che ci sta benissimo ed è suonata da una delle band che mi allieta le giornate lavorative da anni e anni. Il titolo dice esattamente il contrario del testo, e la scritta sul muro è perfetta come epitaffio alla storia suonata da Wilson e compagnia.

 

Barney

Il Contratto

E niente,  pare che undici settimane dopo le elezioni almeno il programma di governo ci sia. Dice siano quaranta -o cinquanta?- pagine, elaborate da Lega e M5S in lunghe serate di trattative e veti incrociati. Con non so quanti punti, che se è vero quel che dice Salvini sono “il 90% di quello che già era nel nostro programma“, ma pare sia anche gradito ai grillini perché oggi c’è stato il plebiscito bulgaro sulla “Piattaforma Rousseau” che tutti chiamano “Sistema Operativo”, ma io ci sono stato a vedere quel sito -fossi un grillino avrei scritto “ci ho cliccato!!11!!“- e mi pare piucchealtro un paio di pagine in php messe lì a cazzo di cane con tre scopi principali: farti iscrivere (e quindi fotterti i dati personali in una maniera che Zuckeberg sembra un innocuo bimbetto di sei anni al confronto), ciucciarti soldi con le donazioni -sempre gradite-, e darti l’idea che anche tu, si dico a te, imbianchino di Padova, conti quanto un Ministro in pectore, e puoi dire la tua su tutto. A patto che sia quel che il Direttorio -o Direttivo?- ha deciso, ovviamente.

Per esempio, stasera Di Maio ci ha detto bello tronfio che ben 44.796 persone hanno espresso il loro parere sulle 50 -o 40- pagine di contratto di governo, e di queste ben 42.274 han detto “SI“. La fronda del “NO” ha contato quindi 2.522 “iscritti”, e siccome c’era il Signor No il Notaio (ce lo dice sempre Di Maio) i conti tornano, il 94% ha ratificato un programma di governo che -ricordiamolo per i distratti- è per il 90% quello della Lega. Ma ora va bene anche ai grillini. O meglio: a 42.274 iscritti al Sistema Operativo Rousseau. Che in italiani farebbero tipo lo 0,0007 di tutti quelli che vivono in Italia, e qualcosa in più se si contano solo i votanti. Li possiamo chiamare Legione, no?

Domani e domenica la votazione sul programma/contratto si sposta nelle piazze, nei gazebo leghisti aperti a tutti i cittadini (quindi anche a quelli non iscritti a Rousseau), e siccome -l’ha detto Salvini e io ve lo ridico- quel contratto è in pratica la copia del programma elettorale leghista, anche dai gazebo non potrà che uscire un plebiscito.

Forse.

A meno che il PD (ma esiste sempre? E che fanno? Aspettano l’Assemblea nei gazebo, o votano attraverso Twitter?) non saboti la consultazione bBobolare mandando stuoli di negri e di cinesi prezzolati a votare “NO”. Magari appoggiati dai forzisti, che ringalluzziti dall’ennesima resurrezione di Silvio (la dodicesima? oramai s’è perso il conto) puntano decisi a nuove elezioni.

In tutto questo io questo contratto di governo non l’ho letto, né lo voglio leggere, ma faccio mio il commento di Mario Seminerio che parafraso così: dopo averlo faticosamente scritto, quel contratto i nostri eroi dovranno attuarlo. Ecco, li aspetta quella vecchia baldracca della realtà, appoggiata ad una staccionata con la sigaretta accesa e un’aria sorniona.

E poi, a che serve leggerlo se ben 42.274 persone su 44.796 (o su 60.000.000) hanno già detto che è perfetto? A che serve domandarsi come si coprono i 120 Miliardi di Euro necessari a rispettare le promesse del contratto, se i due cardini grillini-leghisti (abolizione dei vitalizi e tagli alle pensioni d’oro) porterebbero 5 o 600 Milioni di Euro e basta, e di altre coperture non v’e’ traccia? Serve a qualcosa -oltre che a sbellicarsi dalle risate- ascoltare il nuovo Nobel in pectore per l’Economia, il leghista Claudio Borghi Aquilini, che tira fuori i mini-BOT e la cancellazione unilaterale di 250 Miliardi di debito italiano perché sennò sbattiamo i piedini per terra?

Nell’attesa di scoprire il nome del pupazzo che accetterà il ruolo di Presidente di un Consiglio in cui è già tutto deciso dal contratto/da Rousseau/dai gazebo non mi resta che chiuderla qua, con dell’anestetico potente.

 

Barney

Filosofia da muro #22 (guest photo. Hat trick: Cartaresistente)

Ringrazio anche stasera Cartaresistente (sia l’1 che il 2) che oltre che spedirmi il capolavoro di pop art acida (nel senso che l’artista vandalo probabilmente e’ devoto a qualche setta che fa uso nemmen troppo moderato di LSD o robe simili…) che vedete qua sotto, m’ha(nno)  pure inviato per posta “normale” uno degli ultimi quaderniresistenti prima serie, che a me piacevano tanto:

Bart_TrainChi volesse invece un quadernoresistente seconda serie, puo’ cliccare qua.

Tra l’altro, la foto e’ un crossover tra le mie “rubriche” Filosofia da muro e Still life, essendo la tela che ospita l’opera l’interno d’un treno.

E ora ho il problema di chiudere il pezzo con musica adatta.

Mhhhh… La cosa che si avvicina di piu’ a “Hitech trance” e che posso mettere io sono i Porcupine Tree con uno dei loro pezzi meno acidi e piu’ rock.

Si, dai, puo’ andare:

Barney

Spiegare concetti semplici ai Grillanti Coglioni Complottardi

E’ un tentativo disperato, ma ho dalla mia Leonardo Serni, gia’ citato qua dentro mille volte (oppure tre) e personaggio di spicco della Usenet italiana.

Si parte dalla roboante affermazione di abBeppeGrillo sulle mammografie, che in pratica si traduce cosi’: i medici impongono la mammografia ogni due anni perche’ cosi’ $Big$Pharma fa i soldi, e le statistiche dicono che le donne si ammalano di cancro al seno ugualmente, sia che si facciano la mammografia, che se non se la fanno.

Il commento del Serni su it.discussioni.misteri e’ qua sotto copincollato per voi che Usenet manco sapete che esiste 😛

Oh, Grillo ha detto la verità e nient'altro che la verità:

    > ...mammografie. E dice di farle  ogni due anni ma la differenza
    > percentuale di malattia fra chi le fa ogni due anni e chi le fa
    > meno spesso è solo del due per mille

anzi: la differenza è probabilmente ancora meno del due per mille; è zero.

Ma quello che Grillo lì non dice, è "tutta" la verità. Manca un pezzo, che
è un pezzo importantissimo.

Una donna che fa una mammografia ogni due anni ed una che la fa ogni dieci
hanno la stessa probabilità di avere un tumore al seno. E' ovvio, no? Dato
che la mammografia non protegge contro il tumore al seno - ti dice solo se
ce l'hai o non ce l'hai.

E' come fare un salto in cantina della casa al mare, per vedere se l'umido
ha chiazzato l'intonaco. Che tu guardi, o che tu non guardi, l'umido fara'
sempre la stessa cosa: o avra' chiazzato, o non l'avra' fatto.

Ma la donna che fa la mammografia ogni due anni ha il *cento per cento* di
probabilità (salvo errori diagnostici!) di scoprire di avere un tumore che
e' li' da "meno di due anni". Cioe' e' ancora piccolo e vulnerabile.

La donna che la fa dopo dieci anni, magari il tumore ha avuto cinque anni,
o sei, per crescere, incattivirsi e diffondersi.

Una cosa e' entrare in cantina, trovare l'intonaco chiazzato e correre dal
Brico a comprare un deumidificatore, e magari mettere in salvo gli oggetti
più "preziosi" della cantina.

Un altro e' entrare nella cantina e scoprire che da tre anni l'intonaco di
mezzo soffitto si e' staccato, e' caduto sulla roba che c'era, e' marcito,
e a questo punto bisogna svuotare la cantina e buttare via ogni cosa. Puoi
fare un intervento di ripristino, certo, ma sara' molto piu' distruttivo.

===

Capisco che uno non si fidi di Big Pharma o di chi ha una laurea, ma hanno
almeno una cantina?

Leonardo

Ce la faranno i nostri grillanti a capire la metafora della cantina? Non lo so mica…

I Porcupine Tree son qua sotto solo per liberarmi la bocca dal sapore di complotto del cazzo:

Barney

Sette pianeti: Giove

Oggi Cartaresistente pubblica “Giove“, e a me Giove piace particolarmente (e’ che non l’ho scritto io: e’ stato l’omino del cervello, come vedrete da soli).

E’ psichedelico e alienante come “2001: odissea nello spazio”, con assaggi di “Shining” a far presagire una fine non rosea. Vabbe’: leggetevelo, con la consueta colonna sonora fatta da due brani.

Il primo e’ uno dei pezzi che piu’ mi piacciono, che avro’ messo qua mille volte anche in questa versione. E’ la storia del Maggiore Tom che si ritrova in una sottile lattina di metallo a fluttuare nello spazio, a vedere la Terra blu sotto di lui, e a non poter fare nulla per tornare. La voce e’ quella di Happy Rhodes, sentite qua che roba:

Il secondo pezzo e’ un’allucinata versione live di “Anestethize” dei Porcupine Tree, che vi consiglio di tenere in sottofondo mentre andate a leggere “Giove”. Eccola:

 

 

Barney