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Filosofia da muro #104 e #105

Due scritte dallo stesso muro, di fronte alla stazione centrale di Pisa.

La prima l’avevo gia’ fotografata tempo fa, ed e’ questo classico sessantottino che mi ricorda il tempo che passa inesorabile:

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Non da molto l’idea del maggio francese, messa li’ sotto una finestra anonima e con il condizionatore in alto a dare un tono ancor piu’ decadente al tutto. A sinistra si intravede una saracinesca, che appare anche nella seconda filosofia da muro:

transgender

Cosi’ a naso il simbolo (che sarebbe per l’omino del mio cervello il protagonista dello scatto…) rappresenta i transgender o qualcosa del genere. C’e’ anche un bel pugno chiuso in mezzo al cerchio, e qua si capisce il motivo della combo con la prima scritta.

A impreziosire il tutto la scritta sulla saracinesca, quasi illeggibile ma pregna del tipico spirito toscano fatto di grezzume, politicamente scorretto e concetti chiari e diretti. Li’ se zoomate dovreste leggere:

“topa, saro’ rude ma ti amo!”

Ora, in Toscana “topa” ha vari significati, e qua si fa una bella sineddoche passando dall’organo sessuale femminile alla donna tutta intera. Classico anche il vezzeggiativo “topina”, o l’iperbolico “topona”. Questo della scritta mi pare un delicato tributo all’amata, rude ma sincero, piuttosto che un classico “W la topa” tirato li’ come anche i milanesi saprebbero fare (ma scrivendo “figa”, chiaro).

La musica e’ degli Zen Circus, che essendo pisani emigrati a Livorno (in realta’ credo solo Appino) non possono mancare in Via Catalani:

 

Barney

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Filosofia da muro #95 (hat trick: Leo)

La foto e’ stata scattata a Pisa da uno Spezzino espatriato a Barcellona, a dimostrare la confusione che regna sotto questi cieli:

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La scritta e’ impreziosita dall’omino col megafono; l’omino (spesso con palloncino rosso) e’ una presenza comune sui muri pisani e pur non essendo frutto di Michelangelo ha una sua bellezza. Molto meglio il graffito che la toppa sul muro in alto a destra, per dire.

Buona anche la calligrafia, e molto apprezzata da me la scelta dell’inchiostro verde. Sul contenuto non c’e’ molto da dire, se non che lo “stirare” si potrebbe prestare a doppie interpretazioni. La C finale di Copyright, a mo’ di firma, sembra rivendicare l’originalita’ del pensiero, ma forse e’ solo la tag del writer.

Il pezzo oramai l’avevo in mente. Sarebbe per un’altra filosofia da muro, ma e’ come l’omino col megafono: una presenza abituale qua dentro.

 

Barney

Still life with blue shoes

Non di camoscio come quelle di Elvis, ma indiscutibilmente blu queste scarpe erano accuratamente allineate sul solito binario Ovest, stamattina:

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Le scarpe sono una delle cose che si trovano piu’ spesso, in stazione. Se la giocano con le siringhe, e sono testimonianza di un’altra disperazione rispetto ai cilindretti di plastica con ago e stantuffo. O meglio: una volta forse era cosi’, oggi quasi sempre le due cose -la droga e il vagabondaggio- coincidono.

Chissa’ se domattina le ritrovero’ sulla banchina, allo stesso posto, tra l’indifferenza di tutti gli altri pendolari che corrono all’uscita per tuffarsi in un ennesimo giorno uguale a quello precedente. O se qualcuno (il proprietario, un altro barbone) se le sara’ prese -o riprese-. Vedremo, adesso musica: i Suede (cosi’ tutto torna) che cantano Trash (e tutto torna ancor di piu’).

 

Barney

Filosofia da muro #89 e #90 (hat trick: Gabriele V.)

Due scritte pisane dal collega G., che alla macchina del caffe’ mi sussurra “puo’ interessare?”, come se mi facesse vedere una partita di coca colombiana e invece sono foto sul suo telefonino.

Questa:

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E quest’altra:

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La prima soprattutto mi lascia perplesso, perche’ Umberto Smaila non lo vedo come ideale in alcun modo. Mah. C’e’ la svastica fatta dalla stessa mano che ha vergato la scritta (e questo forse fa capire qualcosa del cervello del graffittaro), e un’altra mano probabilmente livornese che in verde cancella il simbolo nazista e chiosa con l’inarrivabile “Deh!” che racchiude un’intera Divina Commedia.

La seconda ha diversi piani di lettura, dal tentativo di poetica denuncia al messaggio mafioso, ed ha delle belle “e” ed “r”. Il muro di mattoni che la accoglie sembra una tamponatura di un portone, tra due mura antiche e belle, e la scritta sembra quasi una denuncia di questo scempio architettonico. Almeno, speriamo sia questo e non il prodromo alla classica testa di cavallo mozzata fatta trovare nel letto di chi abita li’.

Musica adeguata e a chilometro zero. Gli Zen, ovviamente, con una canzone che e’ tutto fuorche’ leghista (se qualcuno pensasse il contrario): e’ fatta semplicemente mettendo assieme una manciata di intelligentissimi commenti di scimmie da social.

 

Barney

 

Skills

Sarebbero le abilita’ che ciascuno di noi possiede.

C’e’ questo rapporto (no, lo linko alla  fine) dell’OECD che -pareggiando il famoso studio PISA sulle abilita’ nei bambini e ragazzi fino a 16 anni- analizza le skills linguistiche, logiche e matematiche di adulti di 22 paesi nella fascia 16-65. I cui risultati sono impressionanti, ma danno tra le altre cose una ulteriore spiegazione del perche’ la gente crede ai santoni, alle sciechimiche, alle medicine alternative, all’E-Cat e ai grillini.

Sono 466 pagine notevoli, che uno puo’ sfogliare anche a caso tanto dove caschi caschi.

Lo studio e’ stato citato da De Mauro qui, ma l’analisi dell’ex-ministro a me pare troppo benevola per la nostra Patria, perche’ il buon Tullio si rifugia spesso nel “si, noi siamo nella merda ma non e’ che gli altri stiano meglio“.

Beh, lasciamo il buon De Mauro e vediamo qualche titolo a caso dalle prime pagine:

Skills transform lives and drive economies
Skills have a major impact on each individual’s life chances.

Low-skilled individuals are increasingly likely to be left behind… …and countries with lower levels of skills risk losing in competitiveness as the world economy becomes more dependent on skills.

Inequality in skills is associated with inequality in income.

Those with lower skills proficiency also tend to report poorer health, lower civic engagement and less trust.
E qualche bella figurina:

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Questa qua sopra e’ la rappresentazione di quanto il campione e’ in grado di leggere, scrivere e capire un testo scritto, anche facendo ragionamenti astratti. Il grado 1 e’ il peggio del peggio, il 5 il meglio che si puo’ fare. L’Italia e’ cerchiata in rosso, da me. Si, siamo gli ultimi…

A pagina 64 del documento che prima o poi vi linkero’ c’e’ spiegato tutto, non dubitate.

 

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Questa qua sopra invece e’ la fotografia dei sistemi scolastici italiano e giapponese. Per rendere la cosa chiara, sul grafico si evidenzia come i liceali giapponesi hanno abilita’ di comprensione del testo comparabili a quelle dei laureati italiani.

Uno dice: si, ma che importanza ha se non capiamo un cazzo di quello che leggiamo? Mica c’e’ una correlazione tra quanto un cazzo io non capisco e il mio lavoro, no?

Si, certo che c’e’:

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In pratica, questo grafico qua sopra ci dice che (interpretazione buonista)  mediamente l’italiano fa lavori in cui importa poco di quanto capisca e riesca ad interpretare cio’ che legge, o anche (interpretazione cattiva) che facciamo lavori -come dire?- poco intellettuali. Pero’ stranamente in posti come la Norvegia, dove le abilita’ di lettura paiono eccezionalmente utilizzate nei posti di lavoro, la produttivita’ e’ nettamente migliore che in Italia. Mah, sara’ un caso… Come consolazione sappiate che pur non capendo un cazzo di quel che leggiamo per lavoro, abbiamo una produttivita’ superiore a quella coreana, giapponese e canadese. Il che e’ impressionante, se ci pensiamo.

E se pensiamo a cosa potremmo fare se solo capissimo un quarto delle stronzate che ci fanno leggere…

Poi si passa ad illustrare sempre con disegnini quanto sia fondamentale di questi tempi studiare per trovare lavoro:

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Li’ sopra c’e’ l’evoluzione dei posti di lavoro per livello di studio dal 1998 ad oggi. Non credo occorrano commenti: senza un pezzo di carta in mano (o senza abilita’ specifiche) si va poco lontano.

Questa qua sotto e’ interessantissima -almeno per me-. Ci dice quanto sia cambiato cio’ che il mercato del lavoro chiede ai lavoratori: da lavori routinari anche cognitivi, a mansioni non routinarie analitiche e basate sui rapporti interpersonali. Anche questo concetto mi pare sia abbastanza alieno per l’italiano medio, ligio all’orario 9-18, sempre inchiodato al mansionario e alle procedure e impastoiato alla scrivania come un bue all’aratro.

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Questa qua e’ l’ultima che metto, poi finalmente potrete scaricarvi il mattone.

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Si torna alle abilita’ linguistiche (e a quelle matematiche), per dimostrare come chi fa meglio in questi compiti (chi ha queste abilita’ insomma) trova piu’ lavoro di chi ha minori skill. Il che non e’ per niente sconvolgente, ma magari visto nero su bianco qualcuno si convince che e’ vero…

Ecco qua finalmente il malloppone, fatene buon uso. Come della chitarra di Jerry Garcia.

 

 

Barney

 

 

 

 

L’angolo d’iccurturale: combat poem

Da qualche mese ci si imbatte, durante le notturne scorribande in sperduti ed ascosi vicoli pisani, in fogli A4 malamente appiccicati ai muri con colla da parati. I fogli portano contenuti differenti, ma la firma e’ sempre la stessa:

Movimento per l’Emancipazione della Poesia

e sotto alla firma, tra parentesi, c’e’ il link al sito:

www.movimentoemancipazionepoesia.tk

che se non ve l’avessi scritto io col cavolo che lo digitavate. Cosi’ invece potete cliccare li’ sopra ed arrivare alla homepage di questo movimento anarco-insurrezionalista (qualsiasi cosa cio’ significhi, ovviamente) che usa la parola come arma, e l’anonimato come scelta di vita cosi’ da porre non la persona, ma cio’ che la persona dice al centro del discorso. Spersonalizzare l’atto per massimizzarne l’effetto, andare al nocciolo della questione senza distrarre il lettore con fronzoli e vanita’ da wannabe writer che tanto caratterizzano molti dei nuovi scribani almeno in Italia.

Pero’, magari prima di visitare il sito (e v’assicuro che la visita merita almeno dieci minuti del tempo di chiunque) vorreste vedere un esempio della produzione poetico-corsara di questi novelli Guy Fawkes della penna.

Bene, eccovi accontentati, fresca di oggi pomeriggio:

Immagine

L’autore e’, semplicemente, F.02. Sul sito trovare altre sue opere, ma nessun cenno a chi F.02 sia: uomo? Donna? Transessuale? Macchina?

E chi se ne frega, alla fine? La sua opera e’ li’ a testimoniare che F.02 esiste, e lotta assieme a noi.

 

 

Barney

Arte moderna magistra vitae (?!!)

Immagine

Questa scultura di Rabarama oggi pomeriggio ispirava penniche multicolor e strasvaccate sul pratino davanti l’aeroporto di Pisa.

 

Barney