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Celebrity deathmatch: Chrissie Vs. Debbie

Stamani in macchina m’e’ capitato di risentire questa canzone qua:

E’ il brano che alla fine degli anni ’90 ha riportato alla ribalta i Blondie, dopo anni di oblio. E dire che la band di Debbie Harry aveva tirato fuori pezzoni rock-pop-funky-quel che vi pare, come “Heart of glass”, o “Call me”, a cavallo tra gli anni ’70 e gli ’80. “Call me” presumo sia ancora una delle hit piu’ ballate in qualsiasi discoteca (parlando come se ne avessi mai frequentata una, il che non e’…):

Ma insomma, i Blondie fanno parte della mia adolescenza e di quella dei miei coetanei, tutti innamorati della bionda e brava Debbie.

Io, invece, no.

Io ho sempre preferito le donne more, e le chitarriste. Quindi va da se che per me esistevano solo Chrissie Hynde e i Pretenders:

anche perche’ -e diciamolo!- suonavano meglio; almeno dal mio punto di vista…

Poi, dopo Chrissie e Debbie, vennero fuori gruppi addirittura tutti femminili: le Bangles, le Go Go’s di Belinda Carlisle, poi si arriva a una quindicina di anni fa e alle -Dio mi fulmini per la bestemmia!- Spice Girls. Una parabola inarrestabile, insomma, che vede il minimo sempre piu’ in basso e sempre piu’ determinato dai gusti di Maria De Filippi. E allora tout se tient, come direbbe Sarkozy.

Ma non posso certamente chiudere qui cosi’, senza farvi ascoltare la carola natalizia che Chrissie Hynde e i Pretenders hanno scritto una trentina d’anni fa: 2000 miles.

 

Barney

 

INFOGRAPHIC: How Do Universities Spend Their Money? | Course Hero

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Una bella analisi su come il sistema universitario USA spende i propri soldi, con l’ovvia differenziazione tra Universita’ pubbliche ed Universita’ private. E alcuni risultati non proprio triviali.

Barney

Extreme Ninjia Waitering

Serata Yuri Gagarin passata nei dintorni di Stoccarda, a Boblinger, in una simpatica birreria artigianale stracolma di gente. Il posto si chiama Wichtel, e merita una visita non solo per l’ottima Pils e la straordinaria Weizen scura (si noti che a me la Hefeweizen chiara fa assolutamente schifo, per cui questa deve essere particolarmente buona…), o per il cibo che e’ buono, ma niente di straordinario.

La vera attrazione del locale e’ senza dubbio la cameriera, Gaga. I suoi tempi di reazione mi sono parsi ottimi, ma c’e’ di meglio (da dire comunque che davvero il posto era pieno all’inverosimile); la memoria ha dato subito l’impressione di essere straordinaria (occupavamo in 15 due tavoli, e non ha mai cannato una consegna); la sopportazione di un branco di ingegneri (escluso lo scrivente) multinazionali reduci da una giornata passata a disquisire amabilmente di missioni di esplorazione spaziale, sistemi di propulsione, reattori nucleari e altre amenita’ del genere dava la cifra dell’esperienza e dell’abnegazione teutonica.Un mezzo punticino l’ha perso quando ha cercato di spiegare cosa fosse una roba dal nome impronunciabile e dal tasso alcolico dichiarato di 36°, che poi s’e’ rivelato un distillato di prugne; l’ha subito recuperato spiegandoci che in realta’ la frutta usata era di due tipi.

Ma lo spettacolo e’ arrivato al momento di pagare il conto. Non tanto per il conto in se, ma per la richiesta che terrorizza qualsiasi ristoratore in questi casi: “Ci puo mica fare QUINDICI fatture separate? Grazie, eh?“.

Il mio sommesso suggerimento e’ stato: fai la somma, dividi per 15 e stampa 15 ricevute uguali, chissenefrega di quel che ha preso ciascuno. Ma mi rendo conto che una proposta del genere fatta a un tedesco somiglia a sputargli in un occhio cantando “Lili Marlene”: come e’ solo pensabile che uno che ha preso UN solo boccale di birra paghi anche una parte del mio secondo boccale?
Gaga non s’e’ persa d’animo: ha preso il totalone delle consumazioni, un minuscolo foglietto di carta, una matita e uno sgabello, e ha iniziato a interrogare ad uno ad uno gli astanti su cosa avessero mangiato/bevuto (ovviamente le risposte erano per lo piu’ in inglese, o venivano fornite con rappresentazioni di mimo danzato molto pittoresche). Ottenuta in qualche modo l’informazione, la cameriera scriveva la cifra sul minuscolo foglietto, depennava una voce dal totalone stampato, faceva la somma, riscuoteva il dovuto e passava ad altra vittima da interrogare.

Dopo il secondo interrogatorio il foglietto era oramai scavato e annerito dalla mina che nemmeno un campo arato in novembre.
E’ quindi passata a scrivere con il lapis direttamente sul totalone, saltando gli spazi gia’ riempiti in una maniera difficile da spiegare se uno non l’ha vista agire, ma assolutamente affascinante. I due prima di me hanno osato chiedere se era possibile pagare con carta di credito. Oviamente la risposta e’ stata “Yahowl!”. Intascato il pezzetto di plastica, Gaga e’ sparita nei meandri della birreria. Quando tutti la davano per scappata alle Maldive con la carta di credito del malcapitato di turno, la Ninjia della ristorazione se ne e’ tornata con: la carta di credito, la ricevuta di pagamento con carta di credito, tutte le ricevute dei pasti pagati sin li’, consegnate direttamente ai diretti interessati.

Alla fine, gli rimaneva in mano UN solo biglietto.

Me lo schiaffa sotto il naso e fa: “E tu hai preso: una birra da 0,50, una da 0,30, un bratwurst e una Slivowitz. Fanno 13,90 Euro,Danke”.

 

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Figura 1. La Cameriera Ninjia appunta il lapis prima di fare il conto.

Beh, cristo: io avevo iniziato a dire “Fantastic!” quando era tornata con tutte le ricevute, poi ero passato a “Incredible!” quando le smazzava a destra e a manca… Sono rimasto senza parole.

Alla fine della serata ha raccattato solo dal nostro tavolo 15 Euro di mancia.

E poi, cavoli: era la Yuri’s Night e c’ha servito Gaga!

Barney

Domande e risposte sui reattori nucleari a fissione

Ottimo blog che cerca di dare risposte scientifiche alle domande e alle paure scaturite dal disastro delle centrali nucleari giapponesi. Quella linkata e’ una pagina in progress, veramente ben fatta, da mettere nei bookmark.

 

UPDATE: uno dei curatori del blog mi chiede di diffondere anche questo link, in cui sono raccontati gli avvenimenti di Fukushima con aggiornamenti e commenti piu’ volte al giorno.

 

Barney