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Le basi (piccolo corso di politica, sociologia, psicanalisi e tutto il resto. Si: anche di cucina a vapore macrobiotica)

Tutto lo scibile umano si puo’ concentrare in un compendio d’un par di paginette, che raccolgono la legge di Murphy e i suoi corollari principali, le leggi del Cipolla, il principio di Peter, e le leggi della merda.

Vado qua sotto ad esporre queste ultime, per gentile concessione di Leonardo Serni, eminente grigio dormiente della casta (o B.R.A.N.C.O.) dei localhost:

Prima legge della Merda:

Dalla merda non otterrai mai altro che merda.

 

Seconda legge della Merda (o legge dell’AND):

Unendo un cucchiaino di maccheroni a un piatto di maccheroni, hai un piatto di maccheroni.

Unendo un cucchiaino di maccheroni ad un piatto di merda, ottieni un piatto di merda.

Unendo un cucchiaino di merda ad un piatto di maccheroni, ottieni un piatto di merda.

 

Terza legge della Merda:

Piu’ rimesti la merda, e piu’ questa puzza.

 

Serve altro, nella vita, oltre a questo compendio di saggezza e ad un asciugamano?

 

Barney

Le grandi verita’ della vita (ovvero: Murphy semplificato e corretto)

2012-04-27-dbe3107

E’ successo a chiunque, direi. E la spiegazione mi pare non faccia una grinza 😛

 

Barney

Peretola e’ il piu’ schifoso aeroporto dell’Universo. E prova a dire di no, ovvia!

Sono di ritorno da un blitzkrieg di tre giorni in Cruccolandia, a Wiesbaden, dove sono stato per una Conferenza.
Per problemi di orari e di giorni di partenza ed arrivo obbligati, son dovuto partire dal ridicolo aeroporto (?!!) di Firenze Peretola, che alla partenza e all’arrivo ha dato -ce ne fosse stato bisogno- ulteriore prova della sua assoluta inutilita’ e ridicolaggine. Vabbe’ che siamo in Italia, ma competere con il Burkina Faso in fatto di infrastrutture non e’ il massimo della vita, no?

Vado quindi a sostanziare il mio assoluto disprezzo per lo scalo fiorentino, apportando dati di fatto ed esperienze personali.

  1. L’accesso all’aeroporto, posto all’uscita dell’autostrada, e’ in pratica possibile solo in automobile. Puo’ sembrare ganzo -almeno per chi si sposta con la macchina-, ma l’accesso motorizzato e’ accoppiato ad una…
  2. Assoluta insufficienza di posti di parcheggio. Stanno facendo dei lavori, e meta’ dei posti e’ inagibile, maanche quando tutto e’ completamente operativo trovare un posto e’ quasi impossibile.
  3. Pista ridicolmente corta, e sto usando un eufemismo. Si decolla dando tutta manetta e, CONTEMPORANEAMENTE, frenando allo spasimo finche’ i ferodi non fumano, poi si lascia il freno e si spera in qualche divinita’ Zulu. Ovviamente, aerei piu’ grandi di un Airbus A319 non possono decollare da Peretola, ne’ tantomeno atterrarci.
  4. Pista ridicolmente piazzata: a sud confina con l’autostrada, a nord con le montagne. Va da se che si decolla e si atterra SOLO da sud verso nord. E va da se che ogni tanto qualcuno fa un decollo lungo, o un atterraggio corto, sulla A11.
  5. Pista ridicola tout court: e’ l’unico caso al mondo di pista di aeroporto con la ROTONDA alla fine per tornare indietro. La rotonda viene usata anche come pista di attesa per gli aerei in coda per decollare.
  6. Servizi inesistenti: UN solo bar, dopo il controllo di sicurezza, che pratica prezzi da denuncia penale, ha sempre UNA sola cassa aperta, e tutto il personale andrebbe deportato in Russia per fargli imparare SIA la buona creanza, SIA l’inglese [1].
  7. Servizi inesistenti 2: non c’e’ una linea di autobus-un tram-un qualsiasi mezzo pubblico che ti porti dall’aeroporto al centro della citta’: devi andare con i taxi. L’opzione “proviamo ad andare a piedi?” e’ altresi’ vietata (dovresti attraversare l’autostrada…).
  8. I taxi sono i piu’ cari del mondo. Siamo in Italia, e in una situazione di monopolio obbligato i monopolisti uccidono il cliente con tariffe da bordello amburghese in stagione di Oktoberfest. I tassisti di Peretola non fanno certo eccezione: per un tragitto che sara’ di cinque chilometri espongono una tabella che gli permette di chiedere legalmente VENTI fottutissimi Euro per la corsa, PIU’ UN Euro per ogni valigia, PIU’ TRE Euro di diritto di chiamata. E vaffanculo, caro strozzino tassista di Firenze: avessi avuto qualche dubbio sul fatto di ritornarci, me l’hai levato.
  9. La zona di imbarco e’ piccola, e se -come domenica scorsa- ci sono dei ritardi per piu’ di un volo, si crea una calca impossibile con persone accampate in terra che nemmeno a Calcutta. Devo aggiungere che in quelle condizioni l’aria condizionata e’ efficace come il massaggio cardiaco sulla mummia di Tutankamon? 
  10. Ho purtroppo volato parecchie volte da Peretola, e SEMPRE mi sono imbattutto, prima della zona dei controlli di sicurezza, nella giovane precaria che cerca di venderti una stracazzo di carta di credito, SEMPRE DIVERSA da un volo all’altro, e SEMPRE magicamente agganciata alla compagnia che quel giorno tu userai. Chi dice che i lavavetri ai semafori sono molesti non ha mai dovuto toglersi di torno queste tizie qua.
  11. Last but not least: non sembra credibile, ma vi assicuro che la probabilita’ che un volo x scelto a caso in partenza da Peretola faccia ritardo e’ pari al 100%. E dire che quello dovrebbe essere un aeroporto business…

Barney

[1]: esempio di domenica pomeriggio: ero in fila, una signora inglese chiede qualcosa alla barista, che risponde in italiano “le 17 e 35”, poi -siccome m’ero girato- mi chiede se la posso aiutare. Ci provo, e chiedo alla signora di cosa ha bisogno. Lei mi dice che voleva solo sapere a che ora chiude il bar. Io faccio la domanda alla barista, che mi risponde: “Alle otto, o forse alle nove”. La mia traduzione alla signora inglese la fa molto ridere, per quell’aria di incertezza che riusciamo a dare in tutte le situazioni.

Prima legge dei Pendolari Vs. Murphy’s Law: Epic FAIL

L’altro giorno ho avuto l’ennesima prova -ce ne fosse stato bisogno- che contro la legge di Murphy non c’e’ alternativa che tenga. Nemmeno la potentissima “prima legge del pendolare”, che recita testualmente:

“Devi sempre prendere il primo mezzo in partenza verso la tua destinazione”

puo’ qualcosa contro:

“Se qualcosa può andar male, lo fara’”

Torniamo all’altro giorno, per dimostrare l’enunciato del titolo.

Non avevo particolari orari da rispettare, ma comunque ho preso l’autobus di sempre, che nove volte su dieci mi porta alla stazione in anticipo di ben cinque minuti, e in tempo perfetto per il treno delle 17,50. Ovviamente quel giorno l’autobus riesce ad accumulare quasi dieci minuti di ritardo su una tratta da otto, e ovviamente perdo il treno. Niente di preoccupante, c’e’ quello delle 18,20 che mi aspetta puntuale sul binario 2. Ci salgo, e il treno parte all’orario corretto, come un cucu’ svizzero.
La prima tappa e’ a pochi minuti dalla stazione centrale, e viene raggiunta ancora in orario. Poi, senza alcun motivo noto, il treno muore. Non da’ piu’ segni di vita sino alle 18,50, quando il capotreno ci avverte (bonta’ sua) che -per un guasto tecnico- il treno avra’ un ritardo imprecisato.
Ritardo imprecisato” per un pendolare equivale a “Sauron” per Frodo Baggins, quindi -tra una selva di moccoli creativi e di insulti con rincorsa ai ferrovieri- molti passeggeri si sono riversati fuori, sulla banchina, a decidere cosa fare. Per un caso fortunato l’annuncio maledetto e’ stato dato a cinque minuti esatti dal transito del treno successivo, che in effetti s’e’ presentato in splendido orario sul binario parallelo al nostro.

Che fare?

“Ritardo imprecisato” ha un significato preciso, su un treno italiano: “Sai una sega te quando riparte questo barroccio!“. E la tentazione del treno sul binario parallelo era grande… Ho riflettuto venti secondi, poi mi sono precipitato verso il sottopassaggio. Quando sono sbucato in superficie, ho visto che meta’ dei miei compagni di viaggio aveva avuto la mia stessa idea, ma l’aveva messa in pratica “all’italiana”, oltrepassando la linea gialla e scavalcando bellamente i binari. Insomma: un esodo biblico si e’ compiuto, dal treno con “ritardo imprecisato” al treno in orario, e con i motori accesi.
Dieci secondi per sistemarmi su un sedile faticosamente conquistato, e con la coda dell’occhio avverto un movimento sul binario accanto.

Mi volto, incredulo, in tempo per godere della vista del treno che era “tecnicamente guasto”, e che adesso invece –Dio Nanos!– sta prendendo velocita’, tetragono a tutti i miei dubbi e alla incredulita’ che mi abbassa la mascella di trenta centimetri buoni. La mia reazione e’ stata una sequela di commenti sulle stimmate finte di Padre Pio (probabile pedofilo e molestatore di pie donnine, oltre che truffatore seriale. E ci state anche larghini, giu’), e una –come dire?– polemica con il capotreno del mezzo sul quale mi trovavo, che meno male non aveva idea di cosa fosse un Bonobo, altrimenti si sarebbe forse offeso. Chiaramente la mia reazione e’ stata quella piu’ posata, visto che alcuni ragazzi hanno letteralmente preso d’assalto la cabina del manovratore con l’intenzione di ripristinare l’usanza dei sacrifici umani a Cthulhu per impalazione.
Tutto questo, oltre a causare scompiglio e rumore, e’ parso avere effetto pure sul treno traditore, quello che avrebbe dovuto soffrire un “ritardo imprecisato” (e ricordo che l’annuncio era stato dato solo dieci minuti prima…): il mezzo s’e’ infatti fermato, tra il giubilo e le grida belluine dei pendolari incazzati, poche decine di metri piu’ avanti.

Ma la gioia, e la speranza di altri sacrifici al dio tentacolato, si sono infranti immediatamente, visto che il maledetto aggeggio s’e’ rimesso in moto e ci ha lasciato li’ a moccolare con un palmo di naso.

Smaltita la rabbia -e accumulati altri venti minuti di ritardo per motivi oscuri- sono iniziate le recriminazioni e i commenti tra passeggeri.
L’ultima parola l’ha avuta una ragazza, che ha cercato di rincuorare noi poveri irrisi e sbeffeggiati dai seguaci di Mauro Moretti citando la prima legge del pendolare: “Oh, d’altra parte, che dovevate fare? C’era un treno in partenza, e avete preso quello!”.

Si, ma il treno in partenza non sapeva dell’esistenza di Arthur Bloch.

La morale e’ semplice e banale: mai -MAI- mettere in dubbio la potenza di Murphy.

Barney

Murphy’s Law, in practice

La Legge di Murphy la conoscono tutti, e tutti hanno provato sulla loro pelle quanto sia vera.

Oggi ho elaborato alcuni corollari alla Legge, che possono -credo- essere di interesse generale:

  • “Se lo scooter deve finire la benzina, esso la finirà esattamente a metà strada tra due distributori
  • “Se lo scooter deve finire la benzina, esso la finirà in un giorno di pioggia
  • “Se lo scooter deve finire la benzina, il punto in cui essa finisce è quello che massimizza il tragitto a spinta che tu dovrai fare, sotto la pioggia, per arrivare al distributore più vicino, comunque si misuri la distanza tra lo scooter a secco e un qualsiasi distributore nel tragitto ufficio-stazione
  • “Se lo scooter deve finire la benzina, esso la finirà in un giorno nel quale tu avevi sperato di arrivare a casa all’ora x. E invece arriverai all’ora x+1″

E’ buona norma, nel momento in cui uno di questi corollari si manifesta nella sua titanica ovvietà, iniziare a insultare pesantemente Padre Pio, l’uomo che si disegnò a mano libera le stimmate con la tintura di iodio per pigliare per il culo una decina di milioni di ignari tapyni.

Ricordo che la cosa tecnicamente non può considerarsi “bestemmia”, in quanto Padre Pio è tecnicamente da considerarsi un truffatore (sono quasi sicuro che anche Benny 16 la pensa così).

Vi aiuto nel compito (c’è l’ mp3 da ascoltare, sulla pagina).

 

Barney

La pura verità

Schrodingercat

 

BP

Ancora sul genio in trasferta ad Haiti

Ieri sera (25/01) mi sono divertito ad ascoltare Cruciani (“La Zanzara“,
Radio24) che trattava -giustamente- a pesci in faccia il pallone
sgonfiato aBbertolaso e le sue sparate del piffero ad Haiti.

Ogni persona dotata di un minimo di cervello avrebbe dovuto catalogare
l’uscita del sottosegretario come “cagata pazzesca”, e siccome
Cruciani e’ tutto fuorche’ stupido il suo giudizio quello e’ stato.

Ma la cosa sconvolgente e’ stata ascoltare le telefonate degli
ascoltatori. Tutti (TUTTI) quelli che difendevano aBbertolaso e le sue
vaccate votavano centrodestra. Meglio, NESSUNO che ha votato
centrodestra ha avuto il benche’ minimo dubbio a bollare come cazzate
i giudizi di Cruciani, e a santificare il genio della Protezione
Civile che le ha cantate agli ammeregani.

Allucinante: nessun senso critico, nemmeno l’ombra del sospetto che il
Nostro avesse pisciato ben fuori dal vasino.
Tutti invece a scandalizzarsi perche’ Clinton in maniche di camicia si
e’ messo a scaricare un paio di pancali di acqua minerale: secondo
aBbertolaso e i suoi adoratori Clinton e’ andato li’ per fare scena. E
nessuno che si sia ricordato di come ABbertolaso e aBberlusconi
facevano scena quotidianamente sul grande set de l’Aquila. E mai che
Silvio si sia rimboccato le maniche e spostato uno stracazzo di
mattone.

Di contro, vi sono state telefonate di elettori del centrosinistra che
volevano parlare di Vendola e della sua vittoria alle primarie, nella
stragrande maggioranza dei casi ipercritici verso i vertici del PD e
le direttive del partito. in culo a D’Alema e Bersani.

Deve essere facile per Silvio guidare un movimento politico in queste
condizioni di lobotomia completa: gli fai fare piu’ o meno di tutto,
gli fai ingollare qualsiasi provvedimento, qualsiasi dichiarazione e
successiva smentita. E troverai sempre gente che -oltre a santificare
ogni peto che esce dal tuo culo, che ovviamente profuma di lavanda- e’
pronto a dar la colpa di tutto ai sinistri, ai negri, al destino
crudele.

 

Panofski

Il Principio di Peter applicato a Bertolaso

[Questo post fa uso intensivo delle leggi di Murphy e delle sue
estensioni]

 

Bertolaso non e’ che sia un cattivo soggetto.
Semplicemente, e’ del tutto inadatto al ruolo che gli e’ stato
assegnato. Cosi’ come Brunetta, cosi’ come Mariastar, cosi’ come
qualsiasi leghista messo a capo di un ministero[1].

Semplicemente, tutte queste persone sono la prova vivente di una
verita’ tutta italiana enunciata compiutamente nel Principio di Peter,
che cosi’ recita:

In una gerarchia ogni membro tende a raggiungere il proprio livello
di incompetenza

Corollario a tale principio e’ questo enunciato:

Col tempo, ogni posizione tende a essere occupata da un membro che è
incompetente a svolgere quel lavoro.
Il lavoro viene svolto da quei membri che non hanno ancora raggiunto
il proprio livello di incompetenza

In sostanza, visto che in Italia la progressione di carriera (che
equivale a una maggiore remunerazione) avviene solo e soltanto per
avanzamento verticale, un buon tecnico (Bertolaso) viene distolto dal
suo compito e “promosso” a sottosegretario. Ruolo che -per evidenti
limiti- NON e’ in grado di ricoprire. Il risultato e’ una sequela
ininterrotta di figure di merda.

Lo si fosse mantenuto a fare SOLO il capo della Protezione Civile,
magari aumentandogli lo stipendo, avrebbe fatto sicuramente meglio.

Ma sarebbe rimasto un “tecnico”, e in Italia un tecnico e’ poco piu’
della merda. Devi diventare politico, per contare qualcosa.

Il caso Brunetta e’ un’altra prova della verita’ del principio di
Peter, mentre il caso-Gelmini secondo me trascende l’enunciato in
quanto la ragazza e’ obiettivamente incapace di svolgere un ruolo
superiore a quello di segretaria. Mariastar ha superato di troppi
gradini il suo livello di incompetenza, per risultare in qualche modo
commentabile.
Eccezione al principio e’ il caso-Carfagna: Mara si e’ dimostrata
assolutamente superiore alle attese, non ha fatto casini. Anzi. Per
questo si sta pensando di farla candidare da qualche parte, in modo da
ritagliare anche per lei un gradino di incompetenza degno del
personaggio.

Tornando a Bertolaso, viene buona per lui e le sue sparate haitiane la
Massima di Match:

Un idiota in un posto importante è come un uomo in cima a una
montagna: tutto gli sembra piccolo e lui sembra piccolo a tutti

[1] l’estensione del principio di Peter ai leghisti e’ mia. Rivendico
la paternita’ del Corollario di Panofski:
Uno scimpanze’ messo a capo di una organizzazione comunque complessa
avra’ performances migliori di un qualsiasi leghista messo nella
stessa posizione.