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Che Natale sarebbe, senza il fottutissimo disco di Skala e Kolacny?

Apprendo dalla radio (il medium mainstream di casa Panofsky, cosi’ ho gia’ mandato in vacca il post in mezza riga…) che per avere un Natale veramente splendido dovrei acquistare il disco di Skala e Kolacny.

Mai coverti, ‘sti eccelsi e ignoti sbrindellatori di note musicali oltreche’ -mi immagino- stracciatori di maroni senza anestesia, ma in sottofondo al refrain pubblicitario si sente un orrendo coro di voci bianche che canta “a capellaViva la vida dei Coldplay in una maniera che mi spingerebbe piu’ a comperare un AK-47 d’occasione e cercare questi Skala e Kolacny (uomini o bestie che siano) in Belgio (no, dico: ma quando mai in BELGIO s’e’ sentito dire che fanno musica decente? Ecco…), raggrupparli assieme alle ragazze del loro coro e vedere di rifare “Stille Nacht” con accompagnamento calibro 7,62 e randelli di quercia.

Ma siamo tutti piu’ buoni, a Natale, via!

Quindi, lasciamo pure al negozio il disco di Scazzo e Colite e le loro ragazzine passibili di attenzioni pedofile dai solerti preti belgi, e vediamo di consigliare qualcosa di veramente divertente. E di addirittura gratis, incredibile dictu. E partiamo citando un gruppo che in molti (io, l’omino del mio cervello e un altro paio a caso) ricorderanno: i Fugazi. I Fugazi sono -erano?- un gruppo indie rock post punk che prende il nome da un acronimo militare che i Marines USA usavano durante la guerra del Vietman: “Fucked Up, Got Ambushed, Zipped In“, il cui significato tradotto semplicisticamente e’: “Siamo nella cacca sino all’attaccatura dei capelli”.

I Fugazi sono stati una delle prime band punk-hardcore merregane, e non hanno mai inclin- sottosta–  non si sono mai piegati alle major del disco, preferendo rimanere un fenomeno di culto per pochi adepti piuttosto che diventare i Green Day prima della nascita dei Green Day. Gente di sanissimi principii e di solidissimo rock, come testimonia questo pezzullo live qua sotto:

Scusate i ragazzi per il suono sporco e la bassissima qualita’ degli ampli, ma l’energia che trasuda da ogni secondo di questo brano e’ raggiungibile da Legadue e Vasco Bossi solo se al posto loro suonassero i Who, giusto per mettere i puntini sulle “i”.

Ma cosa c’entrano i Fugazi con Scampia e Collecchio? Oh, calmini che c’arrivo, su! Allora, c’e’ un gruppo, o crew, o mandria di rappettari che si chiama “Wu-Tang Clan“. Roba da negroni di tre metri con il radiolone sulla groppa e lo “Yo, brotha!” sempre sulle labbra. Ecco, ‘sti scoppiati qua hanno dato vita all’incrocio genetico Wugazi, che unisce il rap dei Wu-Tang con l’hardcore dei Fugazi.

Il risultato e’ assolutamente godibile, altro che la puttanata del disco “Skala e Coppia di tre” che mi pubblicizzano alla radio! E soprattutto, non si compra: si scarica gratuitamente da qui.

Buon Natale!

 

Barney

Trebbiatrici su campo di grano maturo

L’altro giorno ho letto una lunga intervista a David Crosby, il musicista e cantante che con Graham Nash, Stephen Stills e Neil Young dette vita, nei primi anni ’70, ai CSN&Y.

Crosby e’ in Italia per un paio di concerti, assieme a Nash; l’intervista ha toccato il presente, il recente passato fatto di un gravissimo problema di salute, e il passato remoto dei CSN&Y. La storia e’ nota: dall’unione di transfughi da tre gruppi (i Byrds, i Buffalo Springfield, e gli Hollies) nascono i CS&N, con Neil Young che si aggiunge solo nel 1969, in occasione di Woodstock. I CSN&Y reggono tre o quattro anni: troppi galli nel pollaio, nessuno (a parte probabilmente Nash) disposto a cedere un centimetro di palcoscenico, Crosby e Young in frizione continua per la leadership. Droga e alcool acuirono la gia’ esplosiva situazione, e Neil Young lascio’ definitivamente il gruppo nel -vado a naso- 1974.

David Crosby liquida i 3 o 4 anni di esistenza dei CSN&Y con poche frasi, nell’intervista. La sintesi giornalistica, ripresa nel sottotitolo dell’intervista e’: “Young? Grande musicista, uomo deludente”.

I due non se la sono mai mandata a dire, e qua esce finalmente fuori la giustificazione del titolo del post: in uno dei suoi migliori album, con uno dei piu’ bei titoli della storia della musica (“Rust Never Sleeps”), Neil Young canta “Thrasher”, che per l’appunto significa “Trebbiatrice”. Ecco, l’atmosfera bucolica descritta nel testo, e la musica folk a tutto fanno pensare fuorche’ al racconto di un’amicizia finita, e finita male. Ecco le prime due strofe:

They were hiding behind hay bales,
They were planting in the full moon
They had given all they had for something new
But the light of day was on them,
They could see the thrashers coming
And the water shone like diamonds in the dew.

And I was just getting up, hit the road before it’s light
Trying to catch an hour on the sun
When I saw those thrashers rolling by,
Looking more than two lanes wide
I was feelin’ like my day had just begun.

Dalla prima alla seconda strofa gia’ l’atmosfera cambia. Terza e quarta:

Where the eagle glides ascending
There’s an ancient river bending
Down the timeless gorge of changes
Where sleeplessness awaits
I searched out my companions,
Who were lost in crystal canyons
When the aimless blade of science
Slashed the pearly gates.

It was then I knew I’d had enough,
Burned my credit card for fuel
Headed out to where the pavement turns to sand
With a one-way ticket to the land of truth
And my suitcase in my hand
How I lost my friends I still don’t understand.

E qua gli accenni ai vecchi amici perduti “non ho ancora capito perche'” sono evidenti, cosi’ come il fatto che per Young la colpa e’ degli altri.

Se poi qualcuno avesse ancora dei dubbi, Neil glieli leva di volata. Qinta e sesta strofa:

They had the best selection,
They were poisoned with protection
There was nothing that they needed,
Nothing left to find
They were lost in rock formations
Or became park bench mutations
On the sidewalks and in the stations
They were waiting, waiting.

So I got bored and left them there,
They were just deadweight to me
Better down the road without that load
Brings back the time when I was eight or nine
I was watchin’ my mama’s T.V.,
It was that great Grand Canyon rescue episode.

E’ la vita, cosi’ come la puo’ raccontare un grande uomo (checche’ ne dica David Crosby; conoscete la Bridge School e i Bridge School Benefit? Li organizza lui da sempre, e c’e’ un motivo -anzi, due- preciso per il quale questo avviene. E avviene dal 1986…), con i suoi alti e bassi, e le sue incomprensioni. Niente di piu’, niente di meno.

Eccola, la vita. Suonata e cantata live; Neil, l’armonica e la chitarra sul palco, che altre robe sono inutili:

E vaffanculo a Vasco e Ligabue (che ci sta sempre dimolto bene).

 

Barney