Archivi tag: EmDrive

L’ignoranza scientifica dei giornalisti

E’ un po’ che non parlo di fuffa, anche perche’ in questi mesi ci han pensato i comitati per il Si e per il No al Referendum a pasturare con fuffa d’alta qualita’ il popolo italiano.

Ma dopo l’ennesimo sgub sull’EmDrive non posso esimermi dal far notare quanto non capiscano un cazzo di tecnologia i pennivendoli, non solo italici.

Qui c’e’ un lancio ANSA di ieri, in cui si parla del mirabolante accrocchio inguardabile inventato da Roger Shawyer una decina di anni fa, che qualcuno dice funzioni scambiando momento con il vuoto quantistico, qualcun altro sostiene che dentro c’e’ la fatina dei dentini; la stragrande maggioranza dei tecnici crede invece si tratti di puttanata carpiata con triplo avvitamento.

Ma non voglio tornare sull’argomento, tanto che non funziona l’ho gia’ detto. Mi concentro sull’articolo.

Che titola in maniera pacatissima: “Il motore “impossibile” supera i test alla NASA“, rincara la dose con un sottotitolo ad effetto: “Crea energia dal vuoto violando le leggi della fisica“, ed infine si apre con una “galleria” di tre foto. La prima e’ quella che mi interessa, ovviamente.

La didascalia fa cosi’: L’EmDrive è capace di produrre energia dal vuoto (fonte: NASA/JPL-Caltech). Dico, se a qualcono fosse scappato il sottotitolo, qua si ribadisce che si crea energia dal vuoto.

Ma veniamo a noi. La foto e’ di una roba che credo in pochi conoscono, e chi non sa di cosa si tratta penso possa trarre la conclusione (d’altronde sta leggendo un articolo sul sito dell’ANSA, mica sul giornalino parrocchiale di Sgargabonzoni…) che quell’aggeggio luminoso li’ e’ l’EmDrive, che sta producendo energia dal vuoto. D’altro canto, le fonti citate sono il Jet Propulsion Laboratory di NASA e il CalTech, che non e’ esattamente l’Universita’ Politecnica di Vergate sul Membro, no?

Bene: le fonti sono corrette, ma quella cosa li’ NON E’ un EmDrive. Manco per idea. E’ un Propulsore ad effetto Hall che produce spinta accelerando un gas ionizzato (e quindi nella classica maniera newtoniana “azione-reazione”, e no: non produce un cazzo dal vuoto), e siccome e’ il mio pane quotidiano, quando lo vedo accostato ad un trabiccolo come l’EmDrive mi incazzo. L’EmDrive e’ protagonista della foto 2, e’ quel bussolo di rame a forma di cono montato su un sistema che dovrebbe misurarne la spinta. E gia’ dalla faccia -come direbbe Lombroso- si capisce che con quell’affare li’ vai poco lontano.

La didascalia e’ ancora fuffa allo stato puro: Il motore ‘impossibile’ EMDrive supera i test alla Nasa (fonte: David A. Brady, Harold G. White, Paul March, James T. Lawrence, and Frank J. Davies. Eagleworks Laboratories, NASA Lyndon B. Johnson Space Center).

In realta’ il motore “impossibile” e’ stato provato da un gruppo di 5 persone di NASA, ha dato risultati al limite della significativita’, e la stragrande maggioranza dei tecnici che ha letto l’articolo citato a cazzo di cane crede vi siano tanti e tali errori nel setup sperimentale da non meritare una seconda indagine.

La terza foto e’ il risultato di una simulazione abbastanza acurata di quello che dovrebbe succedere dentro l’accrocchio, ovviamente SE la teoria della fatina dei dentini fosse corretta. Ma ha la stessa didascalia della foto 2, e non c’entra nulla con i test fatti al laboratorio NASA.

Le venti righe di “articolo” non meritano neanche una riga di commento da quanto non dicono nulla.

Ricapitolando: tre foto. La prima di un Hall Effect Thruster in cui si dice che l’EmDrive produce energia dal vuoto (un po’ come se io facessi vedere la foto di Berlusconi e la descrivessi cosi’: “le tette di Jessica Alba sono bellissime”…). Le altre due dell’aggeggio, una e’ una foto l’altra una ricostruzione di un modello FEM. Con la didascalia “ha superato i test NASA”.

Si condisce il tutto con “rivoluzionera’ l’esplorazione spaziale”, si afferma che “funziona, anche se debolmente” (e che minchia vuole dire debolmente? O funziona, o non funziona!)  e poi si ribadisce che “la NASA ci mette la faccia”. Si intervista anche un esperto nostrano, del Politecnico di Torino. Che pero’ se vai a vedere il suo curriculum e’ si esperto, ma mica di propulsione aerospaziale: di ingegneria dell’autoveicolo. Mi sembra la persona adatta da intervistare per il nuovo motore Boxer dell’Alfa, non per l’EmDrive.

Sarebbe bello infine che la faccia ce la mettesse anche il giornalista dell’ANSA, l’articolo putroppo pero’ non e’ firmato…

 

Barney

Ancora sul perche’ la gGente crede alla fuffa, ovvero: perche’ anche un capraro pretende di essere un Nobel della fisica (con tutto il rispetto per il capraro)

Oggi al coffee break di chiusura dell’estenuante workshop cui partecipavo mi son messo a spippolare col PC, e sono capitato su questo interessante articolo, scritto da un simpatico astrofisico americano che -come me- non sopporta le fuffe scientifiche, che -come me- ritiene che l’E-Cat funziona come puo’ funzionare oggi la ISS Enterprise, o lo zaino protonico che cattura le onde psicocinetiche di Ghostbuster e infine che pensa -come penso io- che l’EMDrive sia un bel bussolo steampunk che fa la sua sporca figura in salotto, magari come bongo vittoriano, ma che mai e poi mai spingera’ alcun satellite nello spazio.

Il pezzo e’ molto piu’ talebano di quelli che scrivo io (??!!!), nelle sue conclusioni, ma muove de una considerazione iniziale interessante, che vò prontamente a proporre in una traduzione a spanne.

Siegel dice questo:

A noi umani piace pensare che se riusciamo a vedere le cose con una mente aperta, ci riuscira’ tutto. Che se ci mettiamo su un problema di buzzo buono e ci applichiamo al 100% ad una certa ricerca non solo potremmo capire cosa c’e’ sotto quanto ne capisce un esperto, ma addirittura potremmo fornire allo stesso esperto un valido supporto per qualsiasi campo dello scibile umano ci interessi. Ci piace pensare che le cose stanno cosi quando parliamo di energia, ambiente (io aggiungo anche : clima e riscaldamento globale), salute e farmaci (aggiungiamoci anche i vaccini, va’), e addirittura fisica e matematica.

Pero’, allo stesso tempo, siamo anche consapevoli degli anni -se non dei decenni- che sono necessari per diventare esperti “certificati” in qualsiasi dei campi sopra rammentati. Sappiamo che e’ davvero dura, anche per il piu’ intelligente e talentuoso, fare scoperte dirompenti in un campo scientifico dove magari uno ha passato anni della sua vita.

C’e’ pero’ una idea romantica che ci acchiappa quasi tutti, ed e’ quella che se un ricercatore indipendente ed anarchico, non inquadrato in una Universita’, se ne esce fuori dal coro con una idea rivoluzionaria anche senza avere alcuna base teorica sull’argomento, egli puo’ cambiare per sempre il corso della storia

Siegel continua raccontando come la vulgata comune sostanzia questa idea romantica: rafforzandola con quella che crediamo sia la storia delle vite di Albert Einstein, di Nikola Tesla, di Edison, Faraday, Newton e chi piu’ ne ha piu’ ne metta. Tutti geni assoluti, ovviamente, nulla da dire.

Il piccolo problema e’ che nessuno di loro ebbe davvero l'”illuminazione”: tutti studiarono duro per anni, e solo dopo si permisero di fare la loro rivoluzione scientifica.

Pero’ ci piace credere che Einstein fosse un ciuco assoluto in matematica, e chissa’ come abbia preso il Nobel a soli 22 anni. Basta Wikipedia per dimostrare che -ma va?- la vulgata della sua asineria e’ una cazzata. E cosi’ per gli altri.

Ma come dice Siegel, all’uomo piace autoilludersi, e pensare che il genio sia anche nelle piccole cose, non solo in Feynman o in Enrico Fermi. Quindi, si da credito ai ricercatori indipendenti autodidatti e assolutamente (guai!) senza alcuna laurea nei campi dove dicono di eccellere, nella speranza che se il genio e’ uscito dalle loro teste magari un giorno potrebbe sortir fuori anche da noi, no?

La prima conclusione che Ethan deriva (dopo avere brevemente passato in rassegna le massime fuffe tecnologiche attuali) e’ che quando uno di questi “maverick” moderni tira fuori una teoria rivoluzionaria, i casi molto probabilmente sono solo due:

  1. o anche il ricercatore indipendente si autoillude d’essere un genio, ed e’ sinceramente convinto di avere davvero scoperto qualcosa che vale il Nobel. Come il personaggio che ho incontrato due volte e che e’ ancora convinto (contro tutte le evidenze) di essere un genio.
  2. oppure, molto semplicemente, siamo di fronte ad un truffatore. Ossia, a uno che non inganna se stesso, bensi’ gli altri. Ovviamente, lo fa per soldi, o per potere, o per la combo (che e’ sicuramente meglio).

C’e’ sicuramente spazio anche per la possibile epifania d’un nuovo vero genio, ma come direbbe un incallito scommettitore alle corse di cavalli “il picchetto me lo banca a 1000”. La conclusione amara di Siegel e’ che uno dei piu’ grandi fallimenti dell’uomo e’ quello di essere magari inconsciamente consapevole di non potere essere un esperto in tutti i campi della scienza, e allo stesso tempo di non fidarsi di coloro che -studiando duramente- esperti in almeno un campo lo sono davvero diventati. Medicina alternativa e scienza di frontiera sono i risultati di questa debolezza (sui motivi della quale si potrebbero scrivere altri tre post, ad averne voglia…), Rossi, Vannoni, Vanoli e compagnia cantante coloro che (di nuovo: consciamente o inconsciamente) se ne approfittano.

La chiusura e’ lasciata a una citazione di Richard Feynman, che piu’ o meno fa cosi’:

una tecnologia di successo deve far prevalere la realta’ delle cose alle relazioni umane, perche’ la natura non la si inganna.

Il sottinteso, non c’e’ bisogno che lo scriva, e’ che invece le persone si ingannano (o si autoingannano), eccome se si ingannano…

Barney

Fuffa tecnologica durissima a morire

Metto le mani avanti: vi annoierete se non siete tecnici, in questo caso potreste saltare direttamente alla fine, per leggere una bella frase che secondo me si applica a molti “geni incompresi” che hanno inventato cure miracolose/sistemi di produzione di energia infinita/il moto perpetuo.

Qualche settimana fa tra le news “scientifiche” che hanno intasato la rete c’e’ stata la pubblicazione di un report -interno- NASA che dichiarava l’avvenuto test di un congegno inventato da un inglese una quindicina di anni fa, e concludeva con “funziona!”.

Di che sto parlando? Di questo accrocchio inguardabile qua:

1430424187-emdriveRoger Shawyer e’ l’inventore di quell’affare li’, l’EmDrive, un propulsore che funzionerebbe senza espulsione di massa, grazie a microonde che si propagano in una cavita’ risonante di forma particolare. Qua Mr. Shawyer vi spiega come secondo lui funzionerebbe il tutto. In parole povere, saremmo di fronte a un “motore” per satelliti che non sfrutta il classico principio di azione e reazione per spingere avanti un’astronave, e che non avrebbe bisogno di alcun propellente. Il Santo Graal dell’industria aerospaziale, credetemi: come se un’automobile funzionasse grazie ad una enorme calamita che, montata su un palo sopra il tetto, attirasse la macchina in avanti e la facesse muovere. Un classico da Wyle Coyote, che pero’ purtroppo non funziona se non nei cartoni animati.

Questo aggeggio “gira” per la rete da circa quindici anni, e ogni tanto esce fuori qualcuno che ogni tanto riesce a misurare una qualche piccolissima spinta.

La parte pallosa e’ finita, piu’ o meno. Ora inizia la parte interessante, almeno per me, ma potete sempre saltare alla fine se non reggete.

Dunque, dell’EmDrive si inizia a parlare diffusamente nel 2006, quando la teoria alla base del -presunto- funzionamento del trabiccolo viene pubblicata dal New Scientist, un settimanale di divulgazione scientifica che riporta notizie da tutto il mondo. L’articolo, del 3 ottobre 2006 e’ questo qua (potete NON aprirlo, per adesso), e la discussione che ne derivo’ all’epoca sul New Scientist e’ qua. Tra i commentatori c’e’ un fisico australiano, John Costella, che il 5 ottobre 2006 (2 giorni dopo l’articolo col quale Shawyer descriveva la teoria alla base del funzionamento dell’EmDrive), distrugge dalle fondamenta l’aggeggio e spiega perche’ non puo’ funzionare.

Il suo pezzo e’ qua, questo potete leggerlo e tenerlo aperto anche se vi viene la voglia di aprire quello di Shawyer, perche’ Costella fa quello che si deve fare in questi casi di scienza borderline: elimina tutto quello che e’ assodato, e soprattutto tutto quel che e’ inutile fuffa. Le formule, ad esempio, di cui l’articolo di Shawyer e’ pieno, distolgono il lettore dal punto fondamentale: non c’e’ verso che un sistema chiuso si muova grazie a microonde che ci rimbalzano dentro, semplicemente perche’ tale sistema viòla uno dei principi di fisica piu’ assodati, quello della conservazione del momento di un corpo. E neanche citare la relativita’ e/o Einstein (che guarda caso son due cose che spessissimo vengono tirate fuori dagli inventori incompresi ma geniali a loro insindacabile giudizio) serve, se non ad alzare una cortina fumogena che nasconde la fuffa.

Veniamo alla conclusione. Nell’articolo di Costella c’e’ un passaggio che -come dicevo sopra- e’ fondamentale per capire come si comportano gli pseudoscienziati, e incidentalmente spiega benissimo come mai i prestigiatori sono i migliori scopritori di esperimenti-truffa: perche’ in moltissimi casi gli scienziati-truffatori usano esattamente i sistemi dei maghi, ovvero spostare l’attenzione dello spettatore verso particolari del tutto irrilevanti, per distoglierla dalla cosa importante. Il passaggio e’ questo:

The key to understanding the flaw in Shawyer’s paper is to first understand the bit that is (despite himself) right in the paper—and to extricate this nugget of truth from the montage of irrelevant material that he has pasted all over it.

The only problem is that, unless you intimately know the equations that he throws around like confetti at a wedding, his unclear and badly explained twists and turns are likely to leave you wondering whether he really must be a genius of Einsteinian proportions. (This is an unfortunate misconception that many people have: that a genius is someone who says things that no one else can understand. The truth is that a genius is someone who can make everyone understand.)

Ancor meglio se poi questo supposto genio riesce a convincere un gruppetto di cinque ingegneri NASA che l’accrocchio funziona. La gGente immediatamente tradurra’ la cosa in “Tutta la NASA appoggia l’EmDrive, e siccome funziona, allora lo usera’ per andare su Marte in 40 giorni”.

Io scommetto sulla fuffa, ma siete liberissimi di credere a Shawyer.

Barney