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Un florilegio di puttanate

I primi giorni dopo qualsiasi tornata elettorale italiana sono quelli in cui si sentono e si leggono le peggio idiozie. Come potevo quindi esimermi dal portare anche io il mio contributo al maelstrom, eh?

iniziamo con i risultati contestualizzati: si trattava di elezioni europee e, a parte il giochino di chi piscia più lontanto che serve ai partiti italiani a riposizionarsi (qualsiasi cosa ciò significhi) in uno scacchiere locale per poi riscuotere in termini di leggi, voti e ministeri, si dovevano mandare al parlamento Europeo dei nostri rappresentanti. I quali poi faranno politica in uno degli otto gruppi costituiti a Bruxelles e Strasburgo (più un gruppone di cani sciolti, che non si nega a nessuno). Al nostro paese spettano in prima battuta 73 scranni (diventeranno -forse- 76 quando -forse- il Regno Unito deciderà finalmente di uscire dalla UE. Forse, appunto).

Il Ministero di Salvin degli Interni ci informa che dei 49 milioni e rotti di aventi diritto al voto il 56% si è effettivamente recato alle urne. Di questi, il 34,33% ha votato (come sapete tutti) Lega, il 22,69% il PD, il 17,07% i 5Stelle, l’8,79% Forza Italia e il 6,46% Fratelli d’Italia. Sommando questi voti si arriva neanche al 90% (del 56% dei votanti), perchè l’Italia ha uno sbarramento al 4% che se non lo superi è come se tu non avessi partecipato alle elezioni. I 73/76 italiani andranno a costituire circa il 10% del parlamento, formato da 750 membri, dividendosi nei vari gruppi.

La cosa che mi ha colpito di più è che di questi 73/76 italiani, nessuno andrà nè nel raggruppamenti dei liberal-democratici, nè in quello dei Verdi/autonomisti, rispettivamente il terzo e quarto gruppo politico europeo. Uno o entrambi di questi gruppi sono indispensabili per la nuova maggioranza, che non può più essere il classico PPE+S&D, come si vede dall’immagine sotto:

EUParl2019

Sia ALDE che i Verdi sono molto cresciuti in Germania, Francia e Gran Bretagna. Da noi sono zero.Questo è un dato che a me fa una certa impressione, perchè disegna un paese vecchio, senza ideali ambientalisti e terrorizzato dal libero mercato (dal capitalismo vero, oserei dire). In effetti questa è una foto perfetta dell’Italia, e potrei fermarmi qua…

Dando uno sguardo a chi ha vinto, i 29 eurodeputati della Lega si troveranno sicuramente maggioritari, ma del gruppo Europa delle Nazioni e Libertà, che conta 58 sovranisti. Anche se si alleassero con il gruppo dei cattoconservatori dell’ECR (in cui andranno i 5 fratelli della Meloni), e con i seguaci di Farage di EFDD (vecchia casa dei grillini, che adesso non so davvero cosa faranno…) otterrebbero molto meno di 200 seggi, che -la matematica non è un’opinione- è ancora meno di 376, che poi è la maggioranza necessaria per governare.

Insomma, ‘sti sovranisti-nazionalisti-fedelialsacrocuorediMaria hanno vinto, certamente, in Italia, ma in Europa non conteranno un cazzo o quasi (francesismo, che anche i nostri cugini hanno la loro Le Pen), per cui chi credeva che il CapitOne guidasse le truppe della val Brembana alla conquista del parlamento Europeo avrà un’amara sorpresa. Ammesso che si svegli, chiaramente.

Una delle spiegazioni che va per la maggiore sui social oggi è che chi ha votato Lega è una persona di cultura medio-bassa, diciamo con appena la licenza elementare. La cosa viene tirata fuori identica ogni volta che vince un partito “nuovo”: s’è detta per gli elettori di Berlusconi e s’è detta uguale uguale per i grillini. Il sottinteso a questo ragionamento è che chi non ha votato Lega è un dottore di ricerca, il che è un nonsenso per una serie di motivi. Il principale a mio modesto modo di vedere è che è la maggioranza degli italiani ad essere di cultura medio-bassa: i libri li si usa come zeppa per i mobili che traballano, al cinema si va solo per vedere il kolossal di stagione, ci si nutre di musica che farebbe schifo al porco e si vive in un XFactor-GrandeFratello-MasterChef continuo. GLi elettori poi sono fluidi, e siccome i leghisti non nascono per generazione spontanea essi prima votavano qualcun altro. magari il PD o i 5Stelle. Quindi, o erano bifolchi anche prima, o non lo sono neppure adesso. Io -come già detto- propendo per la prima ipotesi.

La riflessione più seria l’han tirata fuori i WuMing, che spero qualcuno sappia chi sono senza andare a chiederlo a Google. Nel pezzo pubblicato oggi su Giap! i WuMing analizzano l’altro dato eclatante di questa tornata elettorale, da molti passata in totale silenzio: la percentuale di astenuti, e di conseguenza la percentuale di voti reale che ciascun partito ha preso rispetto al totale degli elettori. Si scopre ad esempio che il fantasmagorico 22,69% del PD corrisponde a meno voti reali rispetto alle politiche di un anno fa. Se si rapporta il 34% della Lega all’intero bacino elettorale, esso rappresenta il 19% dei 49 milioni di Italiani. Tanto, ma infinitamente meno del 34%.

Conclusione: Elezioni Europee, l’Italia conterà nulla o quasi nel nuovo Parlamento, i sovranisti continueranno a fare folklore, molta gente crede così tanto nei selfie di Salvini e di Di Maio, e nelle sparate di Zingaretti che preferisce starsene a casa piuttosto che andare a votare.

Potrebbe anche andare peggio: potrebbe piovere…

 

 

Barney

Elezioni Europee 2019: guida pratica per gli indecisi

Aspettando l’asteroide con in mano un mezzo litro di ottima birra trappista belga, m’è venuto in mente di aiutare i miei tre lettori nella difficile scelta cui saranno chiamati domenica prossima, ovvero dove mettere la croce sulla scheda elettorale per le elezioni europee di questo 2019, anno 2 del Governo Serpeverde qua in Italia.

Intanto queste sono elezioni europee, per cui bisognerebbe fare lo sforzo di aprire un po’ il cervello e cercare di capire dove andrebbero a finire i candidati eletti col nostro voto.

Perché -a beneficio dei leghisti e dei fratelliditalia- al Parlamento Europeo NON ci sono né la Lega, né i Fratelli d’Italia. Nè se è per quello il PD o il M5S: chi viene eletto rappresenterà il proprio paese in uno dei gruppi politici che transumano tra Strasburgo e Bruxelles.

E allora andiamoli a scoprire, questi gruppi.

La formazione attualmente più numerosa è il Partito Popolare Europeo (che per l’Italia è popolato dai berlusconiani di Forza Italia, da partitucoli come l’Unione di Centro, e da Adinolfi che fa partito da solo, e che una volta raccattava la DC). Sulla homepage campeggia come slogan “We are working for an ambitious Europe”, e il sito è molto ben organizzato e informativo. Si capisce che i Popolari sono europeisti, e che il loro target è un elettorato maturo, con un background culturale medio-alto che vuole andare a fondo delle questioni. Il sito è solo in inglese, in compenso permette di aumentare a dismisura la dimensione dle font di visualizzazione, il che è un altro segnale del target di età cui si rivolge: se fosse un canale Youporn, sarebbe “Granny”.

Il Partito Socialdemocratico Europeo (in cui confluiscono gli eletti del PD, e quelli del PSI -parlandone come se fosse una cosa viva-, più Articolo 1 se esistesse) ha invece una homepage che cicla filmati a tutto schermo, sovrastati dallo slogan “We’re fighting for a better tomorrow with radical change in Europe”, che da subito l’idea del progressista-rivoluzionario in ciabatte. Sotto ci sono gli obiettivi raggiunti dalle proposte di legge dei rappresentanti socialdemocratici, e poi le tre priorità di questa campagna elettorale: un nuovo modello economico, una programmazione di budget di lungo periodo, e lotta per la democrazia e i diritti fondamentali. Si possono scegliere ben sei lingue, tra cui l’italiano e il polacco, e ricordatevene di questa cosa perché è l’unico così poliglotta. Magari non scegliete il polacco, per leggere le informazioni, a meno che non vi chiamiate Ambrozy o Aleksandra.

Alde è il contenitore dei liberal-democratici, e in Alde andranno -assieme ai francesi di “En Marche!” gli eletti italiani di +Europa. Sempre che siano eletti… Anche qua è tutto un susseguirsi di immagini e slogan che raccontano quanto fatto dai parlamentari del gruppo nel parlamento europeo. Sotto c’è un altro slideshow, di candidate (ho visto tutte donne) con loro brevi dichiarazioni europeiste. Scorrendo ancora più sotto troviamo una sequenza ininterrotta di tweet e post Facebook, sempre a tema “proposte e leggi portate avanti da Alde”. Dovessi sceglierli per il sito, ci starei lontano come da un appestato, ma avranno il mio voto. Sito in inglese e francese.

Europa delle Nazioni e Libertà è il contenitore dei sovranisti, e quindi raccoglierà gli eletti leghisti (che poi faranno i cazzacci loro in giro per le birrerie di Bruxelles, se ricalcano le orme del loro leader, campione mondiale di assenteismo in aula). Il sito avrebbe bisogno del sapiente intervento di Luca “Selfie” Morisi, il media manager di Salvini, perché adesso è un pianto. Campeggiano i volti dei personaggi di spicco del gruppo, e subito sotto i 5 punti distintivi di chi si sente sovranista nel 2019: si inizia con “Democrazia” (divertente che questo blocco si chiuda con “ripudiamo qualsiasi affiliazione, connessione o condivisione di qualsiasi progetto autoritario o totalitario”), poi c’è (ovviamente) “Sovranità”, quindi (ma va?) “Identità”, poi “Specificità” e infine “Libertà”. Libertà di dire e fare quello che gli pare, ma solo loro perché sono identitari e sovrani e gli altri no. Una sola lingua, l’inglese, impedirà al tipico sovranista italico di potersi abbeverare a queste verità. Peccato, maancheno.

Chi sentisse la nostalgia del vecchio Partito Comunista ha la possibilità di votare Sinistra Italiana che si è federata con i rimasugli di Rifondazione Comunista per sperare di superare lo sbarramento del 4% e poter così portare qualche eletto nel gruppo GUE/NGL, (che sta per European United Left – Nordic Green Left) il cui sito è pieno zeppo di notizie sui diritti dei lavoratori, sulle discriminazioni di genere, sui cambiamenti climatici e sui rifugiati. Anche questo sito è solo in inglese, però è molto colorato e visivamente si lascia navigare.

Il gruppo ECR (European Conservative and Reformists) sarà la casa dei seguaci di Orgia (non è un errore, è voluto ed è il risultato di un altro pessimo media manager) Meloni. Incluso Caio Giulio Cesare Serbelloni Mazzanti Viendalmare Mussolini, se viene eletto. Sulla homepage del sito campeggia questo slogan “Bringing back common sense”, su una composizione fotografica sopra la quale campeggia un’ombra di testa di leone. Tra gli argomenti che stanno a cuore ai conservatori riformisti (che suona un po’ come “le puttane vergini”…) ci stanno robe tipo “increasing accountability” e “Connecting people & business”, accanto a un sibillino “An EU immigration system that works” perché “i negri a casa” non si poteva scrivere, credo.

Vi chiederete dove andranno a finire i pentastellati eletti in Italia, forse. Bene: confluiranno nell’EDFF (Europe of Freedom and Direct Democracy), dal nome dovrebbero appoggiarsi alla mitologica piattaforma Rousseau (invece no), e hanno come motto “People’s voice”, che oltre che “uno vale uno” si può tradurre con “la voce dellagGente”. Anche qua il webmaster ha optato per foto giganti che ciclano, con sotto brevi frasi a commento. Il loro presidente è Nigel “Brexit” Farage, e non credo ci sia bisogno di dire che la ricetta per l’Europa di questi qua è “brasiamola e facciamola finita”. Un voto dato a un qualsiasi partito che confluisce in questo gruppo politico mi fa venire in mente uno che va alle riunioni degli alcolistti anonimi con la fiasca piena di grappa in tasca, ma come sapete sono strano. Il sito è solo in inglese.

Abbiamo poi un gruppo che dall’Italia riceverà pochi o punti eletti, Greens/EFA (The greens/European Free Alliance), di chiara ispirazione ambientalista (il coté green) e indipendentista di sinistra (la parte “EFA”). La homepage e’ riempita in prima battuta da una scritta in caratteri cubitali “We are Change Makers” su sfondo policromo cangiante. Se si scorre la pagina, appare un altro motto in basso: “We care. We act. We fight” che alimenta qualche speranza sia vero, addirittura qualche pulsione a votarli. Non stupisce che i tempi ambientalisti à là Greta Thumberg siano iperrappresentati, così come le differenze di genere e l’equità sociale. Tre lingue tra cui scegliere: inglese, francese, tedesco.

Questo è quanto, non mi resta che alzare il bicchiere e brindare davvero all’asteroide, certo che in tutta Europa e massimamente in Italia queste elezioni avranno un sapore provinciale di “referendum” su questo o quel governo, e chissenefrega dei gruppi politici di Strasburgo.

Salvo poi lamentarsi per le assurde imposizioni riguardo la lunghezza delle zucchine di mare, ovviamente.

Cheers,

 

 

 

Barney

 

 

Quello che c’era dietro le orecchie da coniglio, quel che ci sarà nelle urne di maggio

La scorsa settimana è assurta agli onori della cronaca tal “Candy Candy Forza Napoli”, che sulla pagina Facebook dell’INPS a supporto di chi ha fatto domanda per il Reddito di Cittadinanza è stata sbeffaggiata dal responsabile della pagina, stufo di spiegare per l’ennesima volta a Candy Candy -e per la millesima volta nella giornata- come si ottiene il PIN per creare un account sul sito dell’INPS.

La risposta famosa all’ennesimo “non so come fare, mi puoi aiutare?” è stata “beh, se sai postare un selfie con le orecchie da coniglio su Facebook, sei anche in grado di richiedere il PIN sulla pagina dell’INPS”.

Il che sembrerebbe avere una sua logica, ma purtroppo è completamente falso. Intanto azzardo un paio di previsioni sul responsabile della pagina Facebook dell’INPS (si, lo so che è una donna, ma il punto non è il suo sesso): è giovane, direi sotto i 35 anni, e non ha mai interagito con la pagine dell’INPS oltre alla schermata con cui si richiede il PIN.

Sul secondo punto torno dopo. Il primo punto non ha a che fare con lo scazzo (o la blastata, come hanno imparato a scrivere i giornalisti italiani) del curatore, ma con l’assunzione che chi sa postare un selfie con le orecchie da coniglio su Facebook abbia gli strumenti informatici minimi per essere autosufficiente al di fuori dei social media “classici”. Io che ho un po’ piu’ di 35 anni sono convinto che questo ragionamento sia non solo falso, ma pericoloso. E non per Candy Candy, né per il curatore della pagina INPS.

Facebook= internet= informazione è quello che pensa molta gente. Su Facebook sono capaci di andare tutti, il flusso di post è ininterrotto e l’interazione con gli altri utenti limitata a un like o a una faccina, spesso dati con la speranza che chi li riceve poi ricambi il gradimento sulla foto del gattino o sulla ricetta delle polpette di patate che andremo a postare noi.

Facebook= informazione è una equazione vera, ma non per gli utenti di Facebook. Tutti sanno dello scandalo “Cambridge Analytica“, qualcuno -spero- avrà visto il bel TED Talk di Carole Cadwalladr sul tema, di cui si trova agevolmente la traduzione in italiano (e se sapete postare il selfie con le orecchie da coniglio, ecc. ecc. ecc.). Il racconto delle sue interviste surreali in un paesino del Galles dopo il voto per la Brexit, è agghiacciante. In un posto dove il “Leave” ha preso più del 60% dei voti la gente si lamentava del fatto che l’Europa non avesse fatto nulla per loro (metà paese è stato ricostruito con fondi UE) ed era terrorizzata dall’invasione degli immigrati che secondo chi ha risposto invadevano le loro strade (risulta un solo immigrato in quel buco del Galles, dall’Europa dell’Est). Tutto questo l’avevano letto su Facebook, quindi doveva essere vero.

Certo, come no?

Facebook (ma anche Instagram, e Twitter) hanno il pregio di poter essere usati da tutti, e rappresentano un potente strumento di indirizzo delle masse (chiedete Goebbels come fosse importante negli anni ’40 controllare i media…). Sembrano anche strumenti controllabili, danno la finta consapevolezza di essere dei geni della tastiera perchè siamo in grado di tirare fuori gli emoticon in un clic (io neanche in sette), ma rendono l’iscritto un mago dell’informatica quanto il guidare una Panda renda me un pilota di Formula 1 (per togliere qualsiasi dubbio: non sono un pilota, in nessuna categoria).

Peraltro, l’uso eccezionalmente efficace che fa Luca Morisi (il guru del marketing online di Salvini) dei social media è dimostrazione del livello dell’elettorato generale di oggi (non ce l’ho solo con i leghisti, sia chiaro): dovesse affidare ad un articolo di giornale il nulla cosmico che questo governo produce ogni giorno il povero Luca si troverebbe in difficoltà. Invece, una foto e dieci parole a caso colpiscono il cuore dei fans, che rispondono con (immaginate un po’?) migliaia di like e fiumi di faccine. Preparatevi dunque ad un maggio fittissimo di foto, frasi a caso e like ancor più a caso di persone che poi andranno a votare convinte che gli zingari in Italia siano dodici milioni (cit. Gero Arnone), e che quello di cui c’è bisogno oggi è una Beretta calibro 9 in ogni casa col colpo in canna.

Ma siccome s’è fatto tardi arrivo all’altro punto della storia di Candy Candy Forza Napoli: il fatto che la poveraccia non riesce a interagire con il sito dell’INPS. Ecco, l’altro giorno ho scoperto di essere se non l’unico uno dei due o tre che tra i miei colleghi (una cinquantina di persone) usa il portale per la dichiarazione ISEE. Tutti gli altri vanno dal Patronato, e si parla di gente che se ti va male ha una laurea. In ingegneria. E io lo faccio perchè sono testardo, che se dovessi affidarmi all’usabilità di quel sito morirei di stenti nel tentativo di capire la logica da scimmia ubriaca che ha guidato la definizione dell’interfaccia e dei contenuti.

Ma forse il portale INPS è fatto così pour cause: perchè la gente “esperta” di Facebook continui a non capire un cazzo del resto, pur essendo convintissima di capire invece tutto, e molto profondamente.

Perchè gliel’ha spiegato Luca Morisi, che in effetti credo sia bravissimo a farsi i selfie con le orecchie da coniglio…

 

Barney

 

 

Lettera aperta all’amico piddino

Caro amico piddino, che domenica hai votato alle Primarie per l’ennesima volta, scegliendo tra tre candidati che si distinguevano per sfumature di programmi che non esistono,

oramai dovresti avere capito che queste primarie hanno l’unico scopo di dare un senso a un partito che solo di autoreferenzialità vive, che si ritrova esclusivamente quando c’è da decidere chi sarà il frontman di un gruppo imbolsito, in cui il chitarrista è stato sostituito da un mediocre suonatore di trombone e tutta la sezione ritmica si poggia su dentiere che sbattono nei bicchieri di vetro. E te che sei cresciuto con i Clash e i Sex Pistols ti ritrovi a dovere ascoltare questo liscio da balera, e a dover dire anche che ti piace. Però dovresti prendere atto che non è cioccolato, quella roba nel piatto.

Caro amico piddino, non credo tu uscirai presto dal tunnel in cui una classe dirigente da confino nei gulag ti ha trascinato in trent’anni di quasi vittorie per manifesta inesistenza di avversari, sconfitte assurde, rincorse populiste dietro un paese che preferisce sempre il populista originale all’imitazione, tentativi di nascondere la tua cultura da spocchioso radical-chic di fronte ad elettori che sono interessati a tette, culi e palloni piuttosto che alla situazione politica in Siria. Stasera m’è capitato, amico piddino, di ascoltare il vecchio Bersani che si è lanciato in una corretta analisi di uno dei cavalli di battaglia dei leghisti (la legittima difesa), snocciolando i termini della questione come vanno snocciolati (in quattro anni i casi di persone giudicate per legittima difesa sono sette. Sette, porca puttana), per poi cadere nell’errore più banale di voler correre dietri a Salvini (“Noi non abbiamo dato ascolto agli italiani su questo problema”. Ma QUALE problema, di grazia? Hai detto tu che non esiste il problema!). Ecco, amico piddino: fintanto che rincorrerete la destra su questo campo perderete, anche se ci fosse Berlinguer come Segretario.

Caro amico, ora gioisci per i sondaggi che ti danno ad un’incollatura dai grillini (e non hai ancora capito che l’italiano medio piuttosto che dire che votera’ Lega o M5S si professa omosessuale, per poi votare ovviamente per Salvini e Di Maio), e strolaghi di quali alleanze sia meglio arronzare per le Europee (ci sarà da ridere, in questi mesi).

Ma finché non avrai lasciato da parte il partito, e non ti rivolgerai alle persone invece che alle tessere, non ti schioderai da una mediocre assenza sia dal governo che dall’opposizione. Un nulla cosmico, una vacanza dalla realtà che dura da trent’anni, e che sarebbe l’ora di interrompere. Per il bene del paese, e non di una delle dodicimila correntine di pensiero che credi animino questo mammuth oramai congelato che continui a preferire chiamandolo “male minore”. Il male minore sarebbe prendere atto che le grandi lotte etiche si fanno e son giuste, ma al momento giusto, e no: il momento non è questo.

Caro amico piddino, ma tu “Common People” dei Pulp cantata da William Shatner e Joe Jackson l’hai mai ascoltata? Cercati il testo, e sappi che la stronzetta ricca sei tu.

Vai, che poi mi rammenti.

 

Tuo,

Barney

Lettera aperta all’amico grillino

Caro amico grillino. tu che alle elezioni del 2018 hai votato per Di Maio Premier (ma ti sei trovato con Conte Premier, e no: non l’hai scelto tu…) e che ti appresti a rinnovare la tua fiducia al MoVimento dopo quasi dieci mesi di governo in coabitazione forzata con i leghisti (che erano i tuoi nemici alle elezioni:

io in fondo ti capisco.

Capisco l’entusiasmo per la novità, capisco il rigetto del passato e capisco anche il prendere le distanze da quel passato, perché è prendendo le distanze che ci si distingue e ci si costruisce una verginità candida e pura, e allo stesso tempo si trova il colpevole di tutto quello che fino ad oggi è andato male: quelli di prima.

L’economia va male? Colpa di quelli di prima, che poi sono il PD -diciamolo-, per tutta una serie di ragioni, non ultima il loro avere accettato l’Euro (di Prodi) e avere perso la prerogativa di stampare moneta (da qua derivano signoraggio, aggiotaggio, abigeato, poteri forti, scie chimiche).

Manca il lavoro? Colpa della riforma del Jobs Act (del PD, e il nome fa davvero schifo al maiale, te ne dò atto).

Siamo in recessione, unico stato europeo? Colpa del PD (anche se non governa da quasi un anno).

Lo spread? Non è un problema, e comunque se lo fosse sarebbe colpa del PD.

La TAV? L’ha decisa il PD, così come la TAP e le trivelle. E anche le pubblicità del gioco d’azzardo. Poi basta fare una “costi-benefici” e passa la paura.

[Incidentalmente ti chiedo, amico grillino: farete la “costi-benefici” anche per salvare per la settima volta Alitalia, o non serve perchè la commissionereste direttamente ai dipendenti della compagnia di bandiera?]

Le buche di Roma? Frutto di anni di incuria, e sarà un caso ma molti di quegli anni vedevano il PD al governo della città.

Il crollo del ponte di Genova? Del Rio sapeva e non ha fatto nulla, e di che partito è Del Rio, eh?

Caro amico grillino, ti capisco. Ma ti ripeto che son dieci mesi che al governo c’è un Premier grillino -non eletto, nè scelto dalle Parlamentarie, ma son particolari-, che le leggi le fate voi assieme ai leghisti, e che le regioni in cui il PD conta ancora qualcosa si contano sulle dita di una mano.

Lo so, amico grillino, tetragono e speranzoso nel futuro descritto da Gianroberto Casaleggio nel suo delirante corto “Gaia“: a volte è difficile giudicare gli atti di questo governo. E allora chiedi tempo per capirci di più (magari fai anche te, da solo, una “costi-benefici”…), o svicoli su argomenti più semplici ed innocui (il tempo -a meno che non si parli di riscaldamento globale-, lo sport, Sanremo…), oppure rimarchi le cose buone fatte dai Serpeverde in questi dieci mesi, incluso il Reddito di Cittadinanza che io personalmente non ho capito come funzionerà, chi potrà chiederlo, quanto dura, con quali soldi si finanzierà.

[Infatti, non essendo grillino, non mi sono preso il tempo per studiare le carte. E quindi sono del PD -che non è vero, ma te lo lascio credere per comodità]

Ma è una cosa buona, alla fine.

Forse.

Perchè hai votato i 5 Stelle, alla fine? Secondo me perchè quelli che c’erano prima non ti rappresentavano, anzi: rappresentavano i poteri forti -le banche, l’Europa, le multinazionali, Bilderberg, la Trilateral Commission-, e hai pensato “beh, votiamo qualcun altro, qualcuno che non è banche, Europa, multinazionali, Bilderberg o Trilateral Commission. Uno come me”.

Ecco, il punto è proprio qua: hai votato uno come te, o come me (anche io non sono banche, Europa ecc ecc ecc), con la convinzione che siccome uno vale uno (ma due gambe è meglio, chiedete ai maiali di Orwell) chiunque può fare tutto. Basta essere onesto, impegnarsi, studiare le carte, chiedere a qualcun altro uguale a te o a me,che come te e me non sa di una certa cosa, e sperare che due ignoranze (o mille) sommate facciano un fine economista, un virologo, un ingegnere strutturale, financo un brillante Presidente del Consiglio (o Ministro dei Trasporti).

Caro amico grillino, la tua fede incrollabile nei tuoi eletti e nei metodi “partecipati” della politica dei 5 Stelle a me ricorda moltissimo un’altra categoria di persone -che da sempre mi affascinano-: quelli che credono a qualsiasi fuffa scientifica perchè l’ha detta qualcun altro rispetto al PD ai veri scienziati, che per loro sono l’equivalente di Renzi e della Bonino. Infatti, tutte le volte che ho la possibilità di interagire con questi credenti della Cargo Cult Science mi ritrovo a chiedergli: “Scusa, mica mica hai votato grillino, te?”, con risultati positivi che sfiorano il 90% di “Si” (conto anche le risposte non date, da persone che si risentono della domanda e svicolano parlando del tempo. Nel 100% dei casi in cui ho potuto controllare, avevano votato grillino: ogni pentastellato che si rispetti sfoggia il simbolo del partito sulla sua pagina facebook).

Amico grillino, ti capisco davvero. Hai visto nel nuovo che avanzava a grandi falcate la traduzione italiana del sogno americano, e come ogni americano che si rispetti hai voluto credere al sogno. Che però sogno rimane: prima o poi ci si deve svegliare, e fare i conti con la dura realtà che non ti permette di usare -ad esempio- i soldi del Monopoli per far fronte alle tue brillanti idee economiche. Prima o poi dovrai dare atto che chi come me considera le parole di un biologo superiori a quelle di una sciampista se si parla di vaccini non è del tutto pazzo, se stiamo parlando di vaccini e non di lavaggio di capelli (puoi sostituire biologo e vaccini con quello che ti pare, ad esempio “economista” e “manovra finanziaria”, “ingegnere” e “trasporti” e così via), e che se tutti abbiamo gli stessi diritti, non vuol dire che abbiamo anche le stesse competenze.

Speriamo sia prima che poi, perchè s’è fatta ‘na certa e un altro anno governati dai dogsitter non credo ce lo possiamo permettere.

Ah, prima che tu lo chieda: arriverà anche la lettera aperta all’amico del PD.

 

 

Tuo,

 

Barney