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Metarock 2012: Brunori Sas e reunion degli Ottavo Padiglione

Chiusura col botto per il festivam Metarock di Pisa, che ier sera ha ospitato in rapida successione i calabresi Brunori Sas e i labronici Ottavo Padiglione, capitanati dal guitto capo Bobo Rondelli.

Per i soliti dieci euri, cifra che ti permette a malapena un aperitivino stiantafegato al barraccio in fondo alla strada, ho assistito a due ore e mezzo (ma diciamo quasi tre) di ottima musica. Andiamo quindi a relazionare con parca dovizia (?!!) di particolari sulla serata.

Brunori Sas e’ il gruppo di Dario Brunori, un calabrese di chissa’ dove (ma Wikipedia ci dice: “di Guardia Piemontese”, ovunque ‘sto posto sia localizzato sul navigatore satellitare…), che calca la scena del musicale da due o tre annetti. Ascoltai il suo disco d’esordio (che si intitolava con guizzo enorme di fantasia “Vol. 1”) all’uscita, e ne ricavai la sensazione di un Rino Gaetano in sedicesimo. Il secondo disco, “Vol. 2”, ha invece consacrato un ottimo cantautore, che racconta storie semplici ma vere di quest’epoca trista e crepuscolare. Lo fa ridendo e scherzando, ma i temi sono il mutuo da pagare, la famiglia che non si tira avanti senza soldi, il lavoro che non c’e’ e quindi si deve emigrare (e lo canta un trentacinquenne, nel 2012. Non e’ che magari il modello del turbocapitalismo de ‘sta minchia e’ un po’ fallito? No, chiedo solo, eh?). Tra i pezzi che ha suonato ieri sera, vi faccio sentire “Rosa“, uno dei suoi pezzi piu’ noti, qua nella versione “videoclip” girata nell’azienda di famiglia:

Il pezzo va ascoltato, perche’ la storia che Brunori canta si sviluppa -tragicamente- per tutto il brano, sino ad arrivare alla conclusione tragicomica e amara del finale.

Tutti i brani sono intrisi da un anticlericalesimo che accomuna Brunori agli Zen dell’altra sera, e a Bobo e ai suoi Ottavo Padiglione, che sono seguiti a strettissimo giro di orologio a Brunori Sas (meno di un quarto d’ora per il cambio totale di palco, ottimo lavoro della crew). Anticlericalesimo assolutamente benvisto a Metarock, e in Toscana in generale.

Ed eccolo, Bobo, assieme ai suoi pards di inizio carriera, quegli Ottavo Padiglione che smossero la scena rock indie italiana dei primissimi anni ’90.

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Bobo Rondelli col tastierista degli Ottavo Padiglione, qua in bianco e nero…

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… e qua a colori, mentre allieta la folla con uno dei suoi scazzi filosofici. Ambedue le foto (C) Barney 2012, tanto fanno caa’ l’orso…

Il concerto vede la formazione originale senza bassista, perche’ Alessandro Minuti mori’ a fine anni ’90. A Minuti e’ dedicata la splendida “Hawaii da Shangai“, che anche se ho messo ventisette volte qua sopra non mi pare il caso di mancare, visto che i tre l’hanno risuonata anche ieri:

Questa versione e’ “romanzata”, e acustica. Ieri sera Bobo aveva solo una cattivissima Stratocaster, che ha pestato e guaito note per tutto il concerto. Splendido muro sonoro, davvero.

I brani sono stati quasi tutti degli Ottavo Padiglione, da “Mondo gay”, ironico spaccato di una retata di trans e clienti (terminata ieri sera con un quasi blasfemo “Gesu’ e’ gay”, dopo che anche il Papa era stato bollato come omosessuale), alla immancabile “Ho picchiato la testa”, a “Blues in tre quarti”. Concessione alla carriera solista, una “Il cielo e’ di tutti” sparata a mille con la Fender incazzatissima, e la chiusura rock classica: “I don’t wanna grow up-Non voglio crescere mai”, versione Ramones piu’ che Tom Waits e -senza soluzione di continuita’- una splendida “Have you ever seen the rain?” dei Creedence Clearwater Revival fatta con un piglio da vero re del rock ‘n’ roll. Una versione effettata (ed affettata) di “Mondo gay” ve la metto qua sotto, ma non ha davvero nulla a che vedere con il rock hardcore di ieri sera:

Tra lazzi (pochi, per la verita’) e molta ottima musica la serata e’ terminata troppo presto. Unica delusione la non concessione di manco un bis, a testimonianza del periodo di grossa crisi che viviamo: se manco Bobo si concede alla folla, e’ un segnaccio.

Una presentazione dell’ultimo disco di Bobo da solista la trovate qua.

 

Barney

Matthieu Barrère

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Una sintesi perfetta.

Barney

Multivax – How can entropy be reversed?

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Un sito che omaggia un solo, singolo racconto.
Beh, e’ uno dei piu’ famosi racconti di fantascienza, e uno dei preferiti da molti lettori.

E’ -inoltre- stato scritto da uno dei piu’ famosi scrittori di SciFi, e la sua struttura e’ perfetta per come riesce a tenere il lettore incollato al foglio di carta in attesa della risposta all’ultima domanda.

La risposta ce la da pure il sito cui potete arrivare cliccando sull’immagine qua sopra, al termine del racconto “L’ultima domanda”, di Isaac Asimov.
Il protagonista? Lui, il Multivac!

Barney