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Filosofia da muro #25

Nichilismo cosmico, per questa scritta sul muro:

IMAGE00412Pero’ c’e’ un “Queen” alla fine, chissa’ se c’entra qualcosa con il resto.

Ma se c’e’ una “queen” ci potrebbe essere anche un “king”, e il post lo si puo’ chiudere con “Heroes”, versione acustica al Bridge School Benefit, di cui sicuramente ho parlato decinaja di volte.

Barney

“The Martian – Sopravvissuto”, Ridley Scott (USA, 2015)

“The Martian” e’ la trasposizione cinematografica abbastanza fedele de “L’uomo di Marte” di Andy Weir, uscito nel 2011 ed acclamato come notevole romanzo di fantascienza per un pubblico mainstream. Il risultato e’ un buon film di fantascienza per un pubblico mainstream, quindi al vero appassionato (come me) la pellicola lascia in bocca sapori contrastanti.

The-Martian-2-693x1024Chi ha letto il romanzo sa gia’ tutto, ma anche il pubblico non informato non puo’ che aspettarsi un lieto fine da un film che in italiano si intitola “Il sopravvissuto”. Per cui, anche se da qua in poi e’ tutto uno spoiler, in realta’ non vi sto dicendo niente piu’ di quello che gia’ il titolo vi dice.

La storia e’ semplice: la terza missione umana su Marte viene sorpresa sul pianeta da una violentissima tempesta di vento e polvere e il comandante ordina l’immediata evacuazione verso l’astronave che -in orbita- li riportera’ sulla Terra. Durante le operazioni di imbarco un astronauta -Mark Watney, impersonato da Matt Damon- viene spazzato via da un’antenna strappata dal vento; nell’impossibilita’ di ritrovarlo e nella convinzione che sia morto il resto dell’equipaggio decolla e se ne torna a casa. Watney e’ invece miracolosamente sopravvissuto, e inizia ad organizzare la sua personalissima resistenza agli agenti esterni su un pianeta in cui e’ solo e solo rimarra’ almeno per altri due o tre anni. La NASA, dopo avere dato la notizia della tragedia in mondovisione, si accorge per caso e dopo un par di mesi che l’astronauta e’ vivo ma impossibilitato a comunicare con la Terra. Nel frattempo Watney (che e’ un botanico) ne fa una piu’ di MacGyver per sopravvivere: organizza una piantagione di patate, distilla acqua dall’idrazina, si carica nel rover un RTG a plutonio, va a recuperare il Mars Pathfinder e il robottino Sojurner e grazie alla sonda NASA organizza una trasmissione dati che si basa sul sistema esadecimale. Ovviamente dopo avere hackerato il sistema operativo della sonda grazie a istruzioni fornitegli dal JPL in ASCII puro (non e’ importante che capiate questa roba, davvero. E’ la parte geek del film, per quelli come me 🙂 ).

A Terra la NASA capisce che Mark non puo’ aspettare la prossima missione Ares, e in quattro e quattr’otto organizza una spedizione di cibo e materiale per il Robinson Crusoe del ventunesimo secolo. Ovviamente, siccome fanno tutto alla svelta, il razzo con i rifornimenti esplode poco dopo il lancio, e solo il genio di un astrodinamico della NASA, accoppiato con la generosita’ del CNSA (la NASA cinese) e l’abnegazione dei compagni di missione di Watney riuscira’ a salvare rocambolescamente il naufrago.

Plot lineare, le poche sorprese telefonate mezz’ore prima, il lieto fine come dicevo scontato gia’ dal titolo… ma il film riesce ad emozionare gente come me, che in questo settore ci lavora, perche’ e’ evidente come lo spazio sia davvero l’ultima frontiera per l’umanita, e una delle pochissime avventure in grado di unirla come se fosse un solo popolo.

Insomma: se e quando davvero andremo su Marte, probabilmente ci sara’ qualcosa di meglio di cui parlare e per cui emozionarci oltre ai vari reality show, partiti politici e partite di pallone.

Tra le poche canzoni degne di nota della colonna sonora (che gioca sul fatto che Mark ha a disposizione solo orrenda disco music anni ’80, sul pianeta rosso…) c’e’ questa qua:

che e’ una scelta meno scontata rispetto a “Space Oddity” o a “Life on Mars”, pero’ del tutto corretta.

Giudizio sintetico: da vedere. Non un capolavoro, ma puo’ servire alla causa della colonizzazione spaziale 😛

Barney

xkcd: Water Phase Diagram

Randall pirotecnico oggi con diagrammi di stato, giochi di parole e citazioni musicali pop come se piovessero:

water_phase_diagramAlt-text:

Vanilla Ice was produced in small quantities for years, but it wasn’t until the 90s that experimenters collaborated to produce a sample that could survive at room temperature for several months.

Il grafico mostra il comportamento fisico dell’acqua a varie combinazioni di pressione e temperatura. C’e’ il famoso punto triplo, in cui l’acqua puo’ esistere nei tre stati contemporaneamente. Per il nostro liquido esso e’ a 0° C (o a 273,16° K, che e’ lo stesso), a una pressione di non so quanti Pascal, ma lo potete vedere su Wikipedia.

Ma la genialata, oltre alla indegna citazione di Vanilla Ice, e’ la parte in basso, che chiaramente si riferisce al famoso duetto Bowie-Queen per “Under Pressure”. Che pero’ a me piace di piu’ nella versione Ben Harper-Eddie Vedder, quindi vi beccate quella, toh!

Barney

Still life: the Barber of Seville, the Bald Dwarf and all the other business

Non ho potuto resistere all’accostamento assolutamente casuale provocato da un incivile viaggiatore che ha buttato via il giornale, dal vento che ha mischiato le pagine e dalla splendida giornata di sole:

IMAGE00194A me piace soprattutto il manico di ombrellino di cioccolato verde in basso a sinistra, che colora tutto il resto -la massicciata e le cicche di sigarette, essenzialmente- e lo ravviva.

Ma il pezzo forte son le due pagine di giornale, “Il Barbiere di Siviglia” a sinistra e l’uomo con i capelli disegnati a destra.

Quello che ha svenduto l’Italia, insomma.

Barney

Still life with white light(er), but without white heat

Bastano foto e brano musicale 🙂

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Barney

Still life with a tin can

IMAGE00110aE chiaramente la colonna sonora e’ questa qua:

Barney

I cattotalebani de noantri

La notizia del giorno e’ l’uscita sul Foglio (il quotidiano nazionale dei Tea Party AteiDevoti NeoCatecumenali Italiani con scappellamento a destra) di un commento di Camillo “PioDevoto” Langone.

Langone e’ un coglion talebano della destra cattolica antiriformista lefevriana, che si diverte a giustificare la sua esistenza facendo da giullare a pagamento (e qua giu’ il cappello per Langone, e incredulita’ per chi paga) sul giornale inventato da Giuliano Ferrara (scusate il termine forte).

Oggi s’e’ applicato nel suo compitino preferito: l’umiliazione del ruolo della donna nella societa’ moderna. Prendendo come bersaglio nientepopodimenoche’ Samantha Cristoforetti.

Uno dei pezzi forti del trafiletto e’ la contestazione a Samantha del suo nome con la acca, un nome adèspoto (ma che cazzo vuole dire, coglion Camillo? Adèspoto?!? Adèspoto??!!??? Mavaffanculo, diocristo!), derivante secondo il coglion cattotalebano del cazzo da “Vita da Strega”, seguito a ruota dalla splendida considerazione lapalissiana che la Cristoforetti stara’ sei mesi lontana, anzi lontanissima dal “suo uomo”. Questa seconda affermazione rivela quanto il cialtrone baciapile del cazzo sappia dell’argomento di cui argutamente discetta da ignorante completo: la stazione spaziale ogni 90 minuti e’ a 400 km da noi, io e Napoli siamo piu’ lontani.

Il pezzo lo trovate qua, vi raccomando i commenti che per la maggioranza sono di persone (uomini e donne) con normale vita sessuale e sociale.

La minoranza e’ rappresentata da coglion cattotalebani come il nostro Camillo, dediti all’accoppiamento solo a fini riproduttivi, alla zoofilia con galline e capre, o al cilicio per evitare anche queste tentazioni. Come le bestie, insomma. E come le bestie convinti -col nostro Camillo- che lo scopo principale della donna nella societa’ sia quello di lavare i piatti e sfornare figlioli come il forno sforna il pane.

Io vi metto sotto la foto del coglion Camillo, che sicuramente stimola pensieri positivi, bestemmie terzarolate e inni alla teoria dell’evoluzione cosi’ ben dimostrata dal cercopiteco in effigie.

camillo-langone-3-anteprima-400x398-530468I funghi, per i biologi, sono quelli in basso. E le banane sullo sfondo non penso siano casuali.

Il Maggiore Tom mi serve per tornare calmo:

Barney

Turn and face the strain

Barney

Marte e i marziani

Copio e incollo dal blog di Cesare Albanesi (ex dipendente dell’Agenzia Spaziale Italiana) questa considerazione odierna:

L’Istituto Bruno Leoni ha calcolato che l’anno scorso, in vitalizi regionali, si è speso 12 volte di più di quanto l’India abbia investito in ricerca spaziale. E a New Delhi hanno ambizioni: mandano satelliti nello spazio.. Molte volte in più ovviamente rispetto alle spese per la ricerca spaziale italiana Questo dato è contenuto nel libro di Sergio Rizzo  “Di qui all’eternità”.

Ora, non so se avete idea di quanto costa fare ricerca spaziale.

Ve lo dico io: tanto (ma i ritorni sono tecnologicamente enormi, lo dico per chi protesta che si potrebbero investire i soldi nella lotta alla fame nel mondo o nella cura dei gattini ciechi).

Ci sono missioni che costano piu’ di un miliardo di Euro, quelle standard di esplorazione han bisogno di centinaia di milioni, moltissimi anni e parecchia gente che ci lavora.

Gli indiani lavorano al risparmio, hanno standard di qualita’ che non richiedono otto persone a scrivere documenti per ogni ingegnere che fa hardware, ma con il loro approccio minimalista sono arrivati in orbita marziana al primo lancio, spendendo una sciocchezza.

Ecco: avessero i soldi dei vitalizi dei nostri politici regionali, probabilmente sarebbero su Marte con una missione manned

Sette pianeti: Giove

Oggi Cartaresistente pubblica “Giove“, e a me Giove piace particolarmente (e’ che non l’ho scritto io: e’ stato l’omino del cervello, come vedrete da soli).

E’ psichedelico e alienante come “2001: odissea nello spazio”, con assaggi di “Shining” a far presagire una fine non rosea. Vabbe’: leggetevelo, con la consueta colonna sonora fatta da due brani.

Il primo e’ uno dei pezzi che piu’ mi piacciono, che avro’ messo qua mille volte anche in questa versione. E’ la storia del Maggiore Tom che si ritrova in una sottile lattina di metallo a fluttuare nello spazio, a vedere la Terra blu sotto di lui, e a non poter fare nulla per tornare. La voce e’ quella di Happy Rhodes, sentite qua che roba:

Il secondo pezzo e’ un’allucinata versione live di “Anestethize” dei Porcupine Tree, che vi consiglio di tenere in sottofondo mentre andate a leggere “Giove”. Eccola:

 

 

Barney