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Anche oggi JeSuisCharlie

Il casino e’ scoppiato per questa vignetta qua:

charlie2016

La bufera ha travolto tutti i social media, e avrei preferito non scrivere nulla visto che tanto sarebbe inutile cercare di far capire il senso della vignetta; inoltre se una vignetta t’aa devo spiega’, perde tutta la sua potenza e il suo significato.

Meno male che c’e’ chi ha scritto qualcosa di incredibilmente efficace, sull’argomento, quindi non faro’ altro che copincollare il commento di Daniele Caluri (e se non conoscete Daniele Caluri si capisce il perche’ la vigna non l’avete capita), mettendo solo grassetti e sottolineature a cazzo qua e la’, come se fosse antani:

Perché me la prendo tanto a cuore per casi come questo? Perché insisto, cosciente di andare a infrangermi su una scogliera di una durezza incrollabile? Perché la satira, in quanto esercizio critico dell’intelligenza, è un argomento che mi sta sommamente a cuore, che considero fondamentale in una democrazia matura e che ritengo indispensabile anche per chi non ha tutti gli strumenti per decodificarla.

Detto questo, mi fa piacere che molti di voi abbiano colto il punto della vignetta di CH e, anzi, lo abbiano spiegato meglio di quanto non avrei saputo farlo io, che ‘un son bòno a una sega. A tutti gli altri*:

  • ogni vignetta è automaticamente riuscita? Ma nemmeno per idea.
  • Ogni vignetta è legittima? . Perfino quelle razziste, fasciste o eversive. Un paese maturo ha gli anticorpi per giudicarle per quello che sono.
  • Affermare che comunque si ha il diritto di criticare anche aspramente, secondo il proprio giudizio (o, peggio, secondo il proprio gusto) una vignetta, è del tutto inutile e pleonastico. Quel diritto è implicito, e ribadirlo non aggiunge nulla alla discussione, salvo urlare disperatamente “Ehi, guardatemi, esisto anch’io”.
  • La satira è fatta per tutti, non per i soli addetti al settore. Quella si chiama attività manustupratoria.
  • Non capire una vignetta non vuol dire essere più stupidi. Ci si può rimanere male rispetto ad altri che invece l’hanno ben interpretata, certo, ma magari mancano solo alcuni strumenti di decodifica per riuscirci a propria volta.
  • Più una vignetta è urticante e tocca nervi scoperti, più l’opinione pubblica fatica ad abbattere un’indignazione spontanea per poterne apprezzare il senso reale. Ci vuole un lavoro importante, dal punto di vista intellettuale, per superare la reazione di pancia e godere del risultato. Ma ciò è alla portata di tutti. O quasi.
  • Non esiste il “secondo me la satira dovrebbe essere/dovrebbe fare/dovrebbe occuparsi di”. Esiste la satira, indipendentemente da quello che piacerebbe a voi.
  • La satira NON DEVE far ridere (ops!). Non come obiettivo finale, almeno. La satira fa ANCHE ridere, la maggior parte delle volte. Ma a monte è finalizzata ad altro.
  • Reclamare altre vignette per par condicio, tipo “Perché non fanno satira su quello o su quell’altro?” è quanto di più cretino possa capitare a chi la satira la fa, e anche a chi prova a interpretarla.
  • Così come è cretino invocare fantomatici paletti dettati dal buon gusto. Il buon gusto e la satira sono come l’acqua con l’olio.

Questo in un paese ideale. Di certo non in uno come il nostro, in cui la stampa e i principali mezzi d’informazione cavalcano l’indignazione per una manciata di click di merda, anziché contribuire a spiegare perché quella data vignetta è stata fraintesa e provare, passo dopo passo, a fornire quegli strumenti di decodifica a che ne è privo o quasi.

* elenco suscettibile di integrazioni, mi sa.

Aggiungo uno dei commenti che Daniele ha postato sotto al suo scritto:

Ragazzi, questa vignetta è urticante?

Sì. Lo è. È tremenda e dolorosissima.

Ma NON PRENDE PER IL CULO LE VITTIME.
La cosa drammatica è non capire che non è fatta CONTRO di noi, ma A NOSTRO SOSTEGNO.

 

Non saprei come spiegare meglio quel che oggi riempie la Rete, davvero.

Potrei tentare con azzardate metafore, tipo “E’ inutile che andiate a tifare a una partita di pallacanestro se non sapete una sega delle regole di quello sport“, ma il senso e’ che il fumetto e la satira in generale non son cose immediate, e soprattutto han bisogno di pratica oserei dire quotidiana. Pero’ se vi allenate poi i risultati si vedono.

Non si nasce imparati in nulla, insomma, se non in “FATE GIRAREEEEE!!!!111!!Uno!!11“: cliccare e’ facile, leggere meno. Interpretare ancor di piu’.

Apprezzare i Virginiana Miller che cantano “Pacemaker” e’ fuori scala…

 

Barney

 

L’alba dei morti sotto vetro

C’e’ questa isteria collettiva (non credo ci sia altro modo per definirla) che ha preso decine, migliaia, forse centinaia di migliaia di persone, tutte in fila a Roma per andare a vedere questa mummia qua:

zombie1

Oh, se qualcuno crede davvero che la faccia sia quella del frate, si svegli immediatamente. E’ una maschera di cera (o silicone?), perfettamente modellata su quel che rimane della capoccia di Fra’ Forgione. Anche il resto del corpo e’ oramai pergamena e ossa, rinchiuse in una teca a doppia tenuta ricolma di argon. Cosi’ non marcisce del tutto, e soprattutto la gGente non vomita dalla puzza.

Lo zombie e’ arrivato a Roma in pompa magna, annunciato da cartelloni che nemmeno l’ultimo concerto degli Stones al Circo Massimo, e il tragitto finale e’ stato tramesso in diretta tv e web da decine di canali. Come nei migliori concerti sold out, l’organizzazione ha previsto tre date, ossia il corteo trasportera’ la teca in tre chiese diverse, a garantire a tutti una comoda visione della mummietta.

Roba da pazzi.

La gGente, si diceva, fa la fila. E dopo la fila si fa il selfie con lo zombie:

zombie2selfie

Dall’altra parte c’e’ una seconda teca, con un altro corpo mummificato. Pero’ nessuno se lo fila, perche’ si sa: nemmeno la morte livella veramente.

Chi e’ l’altro? Pare si chiamasse Leopoldo Mandic, e che pure lui fosse francescano. Ma nessuno ci si fa il selfie assieme. Probabilmente era una persona molto migliore di Padre Pio; oddio, non che ci voglia moltissimo, in verita’, ad  esser meglio di uno che si teneva aperte le ferite alle mani con l’acido fenico, che si trombava le devote donnette di San Giovanni Rotondo almeno due volte a settimana, e che negli anni accumulo’ talmente tanti soldi da poter tirar su un ospedale, e comperare automobili a tutti i fraticelli del suo convento.

Nella prima tappa del tour pare si possano anche adorare le reliquie del santo, nel vero spirito medievale pre-luterano che pensavo fosse oramai superato: un mantello, i guanti e una benda insanguinata. Invece -come dicono i Paguri nel loro splendido “Don Zauker talk scio’“, il business della reliquia tira sempre alla grande, soprattutto in un paese nel quale -checche’ se ne dica- l’illuminismo ha sempre da venire…

 

Barney

 

 

Mauro Moretti, ovvero: come spiegare al mondo perche’ l’Italia e’ senza speranza

Sono un paio di giorni che uno degli argomenti piu’ chiacchierati sui giornali, in tv e dai parrucchieri e’ la dichiarazione di Mauro Moretti, AD di Ferrovie dello Stato, in risposta alla proposta di Matteino Renzi di porre un limite agli stipendi dei manager pubblici.

 

Me lo puppa!

pare abbia dichiarato Moretti ai suoi piu’ stretti collaboratori, mentre a gambe larghe si afferrava il pacco. Qua sotto un’istantanea della scena, per gentile concessione del duo Pagani-Caluri:

 

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In realta’ questo e’ Don Zauker che commenta il commento di Moretti

Qualche minuto dopo, le dichiarazioni ufficiali del numero 1 delle ferrovie italiane davanti ai microfoni sono state piu’ lievi solo nella forma:

“… Lo Stato può fare quello che desidera, sconterà che una buona parte di manager vada via. Questo lo deve mettere in conto”.

Il boiardo di stato, ex-sindacalista, amico di destra, sinistra e centro ha continuato cosi’:

“… io prendo 850mila euro l’anno e il mio omologo tedesco ne prende tre volte e mezza tanto. Siamo delle imprese che stanno sul mercato ed è evidente che sul mercato bisogna anche avere la possibilità di retribuire, non dico alla tedesca e nemmeno all’italiana, un minimo per poter far sì che i manager bravi” rimangano ad operare là “dove ci sono imprese complicate e dove c’è del rischio ogni giorno da dover prendere”

Renzi ha risposto pacatamente da Bruxelles, sostenendo che quando Moretti avra’ letto la ratio del provvedimento, si trovera’ d’accordo con lui.

Io, fossi stato in Renzi, avrei mandato a chiamare Moretti, l’avrei preso per un orecchio e l’avrei gentilmente accompagnato a calci in culo alla piu’ vicina frontiera. Avrei anche voluto assistere a qualche colloquio di lavoro di Moretti, per vedere se la sua specchiata professionalita’ e competenza gli avrebbero garantito non gli ottocentocinquantamila Euro l’anno che prende oggi, ma tre volte quello stipendio che -parole di Moretti- sono il salario per l’AD di Deutsche Bahn. Ora, di questa affermazione io personalmente non ho trovato alcun riscontro in giro. Tutto quel che ho trovato e’ questa simpatica infografica che mette in relazione gli stipendi dei manager pubblici di alto livello in vari paesi del mondo. Stupisce qualcuno che al top ci sia l’Italia?

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Fonte: Lettera 43.

La colpa pero’ non e’ mica di Moretti.

Lui fa i cazzi suoi, da sempre. Massimizza il suo guadagno, che spero si renda conto -ma non se ne rende conto, e’ matematico: Lawrence Peter rulez…- essere alla fine dei conti il frutto di una botta immensa di culo e di amicizie giuste, piuttosto che di capacita’ imprenditoriali sopra la media.

La colpa e’ di chi ce lo ha messo (politici di tutti i colori, massimamente di sinistra pero’), di chi ce lo ha tenuto dal 2006 ad oggi (di nuovo: tutti), e un po’ anche di noi. Noi italiani, che permettiamo che gente come Moretti, che Lombroso avrebbe immediatamente destinato a lavori piu’ produttivi (la zappa, la vanga, spalare fieno e letame nelle stalle… Robe cosi’, insomma), possano permettersi di dire questa serqua di stronzate senza che nessuno non dico gli raddrizzi un paio di randelli di castagno sulla schiena, ma che gli rida sul muso come si fa davanti a un pagliaccio, perdio questo si.

Sono persone come Moretti che fanno fuggire dal paese uomini e donne di gran lunga migliori di lui, che vanno fuori per essere pagate non dico alla Moretti, ma almeno alla tedesca, alla francese, all’inglese… A volte solo per essere pagate, che magari uno a trent’anni si sarebbe anche rotto i coglioni di stage non retribuiti, immagino.

Ecco: per spiegare a Bruxelles che razza di paese siamo sarebbe bastato raccontare di Mario Moretti, del suo stipendio, del trasporto dei pendolari su rotaia… Di Viareggio

Avrebbero capito, tutti.

 

 

Barney

Francy Idol

Ai miei tempi (il 1832, circa) c’era un cantante post-punk (che tradotto significa: uno che si veste da punk e canta come un qualsiasi poppettaro da hit parade), che prima di imboccare la carriera solista era il frontman di una band mediamente famosa.

Ma da solo, oh, da solo Billy Idol fece fortuna, fama e soldi. Divenne davvero un idolo, a giustificare il nick che s’era scelto anni prima.

Eccolo in uno dei suoi brani piu’ famosi:

che e’ punk come “Montagne verdi”, se capite di quel che stiamo parlando, ma ha venduto come il pane dalla prima meta’ degli anni ottanta in poi.

A distanza di una trentina di anni ho ripensato a Billy Idol l’altro giorno, quando mi son trovato davanti questo articolo indegnamente da me immortalato:

ImmagineLa notizia m’era assolutamente ignota, ma -come racconta il pezzo qua sopra- in questi giorni, per l’esattezza il mercoledi’ delle ceneri, e’ uscito  il primo numero d’un nuovo settimanale Mondadori: “Il mio Papa“.

Un rotocalco patinato di sessantotto pagine con un solo argomento: Papa Bergoglio. Prezzo di lancio: 50 centesimi, tiratura iniziale: 500.000 copie. Badala’ che roba:

ImmagineDopo aver detto che in Vaticano non l’hanno presa benissimo, per una serie di motivi -il primo e’ che la Mondadori tira a guadagnarci, con questa uscita, e se gli riesce (cosa che io darei abbastanza probabile) lo fara’ proprio “grazie” allo sfruttamento commerciale dell’immagine del Papa, che non e’ esattamente come sfruttare l’immagine di Lionel Messi-, mi chiedo cosa caspita possa contenere il numero tre della rivista.

Ok “sette giorni al suo fianco”, ma dopo ventuno uno si potrebbe rompere i maroni, no? E si: i fedeli in Piazza San Pietro sono migliaia e migliaia, ma riempire il giornale di interviste e’ un casino, non foss’altro che per inventarsi domande sempre diverse. Una cronaca come quella del primo numero alla fine credo stuccherebbe chiunque:

ImmagineIl pezzo forte, richiamato anche dagli inglesi, sara’ comunque il paginone centrale che -come nei Playboy dei vecchi tempi- ospitera’ sulle facciate due bei poster (spero non nelle versioni “ignudo” e “vestito”) del Nostro.

Insomma: una operazione di non amplissimo respiro, che rischia di annoiare anche le peggio bigotte da messa quotidiana e fara’ rimpiangere sicuramente i bei tempi in cui, sulla homepage di Don Zauker, campeggiava la cronaca minuto per minuto della giornata di Benny16.

Ora non c’e’ piu’: anche i Paguri si sono rotti le palle.

Barney

La fiducia

Pare che oggi in Parlamento la “maggioranza” formata da PD, Forza Italia e qualla roba tirata su da Alfano dopo una ciucca a base di Tavernello avariato abbia votato compatta contro la sfiducia al Ministro Cancellieri.

La vicenda sulla quale s’e’ posta la fiducia e’ nota, e stupisce sia l’accanimento con il quale la Ministra difende la sua posizione (francamente indifendibile), la pertinacia con la quale continua a sparare cazzate inutili e palesemente false, e la scelta da parte del maggiore partito di centrosinistra (qualsiasi cosa significhi oggi “maggiore partito” e “centrosinistra”) di non silurare la Guardasigilli ma anzi: di proteggerla, giustificarla e blindarla.

Si, certo: capisco la ragione di Stato, il bene comune, il particolare momento di crisi per cui e’ consigliabile (e perche’? Boh!) non andare ad elezioni politiche (trad.: probabilmente se si andasse oggi al voto, vincerebbe Renzi che non s’e’ capito ancora da che parte stia e a quale potere riferisca. Naaa, su, dai… Andiamo avanti ancora un po’ tutti assieme, appassionatamente! Non abbiamo fatto una cippa, continuiamo cosi!), capisco che nel PD siamo nel bel mezzo di un congresso nel quale si dovra’ designare il cavallo da votare alle prossime elezioni… Capisco tutto, ma faccio mia la semplice riflessione che i Paguri pubblicano oggi su donzauker.it e che io qui riporto:

La questione Cancellieri è piuttosto semplice, cari amici del PD.
Basta pensare: “Come mi sarei comportato se quello che ha fatto la Cancellieri lo avessero  fatto – a loro tempo – Mastella, Castelli o Nitto Palma?”

Tutto qui.

Perché volete dare l’impressione di essere sempre tutti uguali?

Assisteremo nei prossimi giorni a fantastiche seghe mentali da parte di esponenti piu’ o meno famosi del PD, tutti volti a spiegare a noi umili schiavi che no, noi ci si sbaglia a pensare che la Cancellieri abbia fatto qualcosa di male. Chi non avrebbe fatto lo stesso al posto suo, eh? Per dirne una: te conosci la nipote di MubBarak, che viene arrestata per sbaglio a Milano. Ecco: non telefoni a sette o otto giudici dei minori per affidarla alla Minetti? Io l’avrei fatto, subito.

L’amicizia e’ importante, chi trova un amico trova un tesoro e se l’amico e’ Ministro della Giustizia magari e’ piu’ che un tesoro: e’ una via privilegiata (privilegiata? Noooo, ti sbagli! L’avrebbe fatto anche per te, la telefonata! Il problema e’ che il tuo numero la Ministra l’ha perso, quello dei Ligresti no…) per una scarcerazione dovuta, viste le tue condizioni di salute (e te, giovane donna ricca che stai in carcere, sai bene quanto e’ duro adattarsi alla gattabuia. Ci si puo’ deprimere come un disoccupato qualsiasi e magari morirne. Un po’ come quei 170 carcerati morti per davvero nelle carceri italiane nel 2012. Te pensa che molti si sono addirittura ammazzati!).

Ma poi che vuoi che sia una telefonatina ad un amico, in risposta ad un SMS (in realta’ pare che le telefonate siano state nove in un mese, tutte iniziate dalla Cancellieri, ma ora non stiamo a guardare il capello, su!)? Ha ragione la Ministra: che la si giudichi dai fatti che sono seguiti a quella telefonata, non dalla telefonata stessa.

Ecco, i fatti sono questi:

  • la Ligresti e’ stata scarcerata,
  • la Ministra ha detto il falso una serqua di volte,
  • la Ministra ha garantito comunque in aula che lei non ha mai detto bugie,
  • nessun altro carcerato nelle condizioni della Ligresti o piu’ grave e’ stato scarcerato a seguito di telefonate della Ministra,
  • 400 parlamentari hanno votato compatti contro la sfiducia, come da direttiva dei partiti di riferimento e contro la volonta’ dei loro elettori,
  • il governo e’ salvo,
  • chi ha creduto nella nipotina di MubBarak ha -linearmente, devo dire- creduto alla fatina dei dentini nel caso Cancellieri-Ligresti,
  • io piu’ ci penso piu’ mi pare che la Ministra dovesse essere destituita della sua carica.

 

Prima di passare alla musica, tocca citare anche Pippo Civati, che cosi’ chiosa oggi le parole del Premier all’assemblea di ieri sera:

«Ieri da Letta l’ennesimo ricatto. Non mi riconosco in questo Pd che considera “interesse superiore” tutto eccetto quello che sente e importa alle persone»

(per poi, Pippo, smentire se stesso e votare -turandosi naso, bocca, occhi e altri orifizi- secondo le indicazioni del partito).

Dove caspita vogliamo andare, con questi politici qua, proprio non lo capisco. A fondo, forse?

 

 

 

Barney

Lucca Comics and Games 2013

La gioiosa invasione e’ passata anche quest’anno, lasciando uno strascico di sorrisi e di gioia beata in quelli che han partecipato. A me ha lasciato anche questi fumetti qua sotto:

ImmagineDa sinistra in alto: “Pyongyang” di Guy Delisle, “Ratolik” di Leo Ortolani, “Deficiens and Dragons” di Manu Tonini, “Unastoria” di Gipi, “La lunga notte dell’investigatore Merlo” di Leo Ortolani, “Viola Giramondo” di Stefano Turconi e Teresa Radice, “Il blu e’ un colore caldo” di Julie Maroh.

Le mostre quest’anno hanno spaziato da Hermann (il fumettista belga creatore di Jeremiah), a Guy Delisle (eccezionale cronista, i suoi libri sono cronache fedeli di paesi lontani), passando per Beatrice Alemagna (illustratrice per bambini di tutte le eta’, e gia’ a dire questo mi sembra di sminuirla), Stephan Martinière (illustratore famoso tra chi gioca a Magic the Gathering), Terry Moore (il disegnatore di Stranger in Paradise ed Echo), Giulio De Vita (Da Lazarus Ledd a Thorgal senza ritorno). Ecco alcune immagini, assolutamente insufficienti a dare l’idea della bellezza delle tavole:

Tra gli stand e le vie della citta’ si sono aggirati come sempre disegnatori piu’ o meno famosi. Alcuni di quelli famosi sono qui sotto: Vittorio Giardino, Silvia Ziche, Guy Delisle, Daniele Caluri+Emiliano Pagani+Leo Ortolani.

Poi c’e’ stato il consueto e coloratissimo delirio di gente e cose strane:

… e la definitiva consacrazione della terza costola della fiera: “Movies”, con anteprime e mostre in tutta la citta’.

Meglio farvi vedere direttamente dal canale youtube della manifestazione una clip che si riferisce al secondo giorno di fiera (gli altri li trovate sul tubo), e dare appuntamento all’anno prossimo a tutti gli appassionati e ai semplici curiosi:

Barney

Sostegno: “Ora anche basta, eh?”

Don Zauker chiede di condividere, e io condivido.

B_P

365 perle. | Don Zauker

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Poggio e bùa fan pari, si dice dalle mie parti. Ecco quindi che dopo Dyo abbiamo Galactus XVI.
Hat trick obbligatorio per due delle peggiori menti che imperversano nel nostro paese (e oltre!): Emiliano Pagani e Daniele Caluri (http://www.donzauker.it)