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La crisi di governo spiegata ai leghisti

Allora: ci sono due tizi che non hanno la minima idea di come si giochi a poker, ma per una botta di cul un caso fortunatissimo si trovano al tavolo finale di un torneo da milioni di dollari.

Il primo ha un poker di re servito di mano, non chiede carte e fa una puntata interlocutoria per attirare l’altro e alzare il piatto.

L’altro vede, e rilancia: all in.

Il primo inizia a cagarsi addoss ad avere paura di cosa può avere in mano l’avversario, ma oramai è in gioco, e comincia ad affastellare le fiches necessarie per vedere.

Man mano che mette le fiches sul piatto, la paura cresce: avrà mica una mano migliore, l’avversario? E a un certo punto folda, sorridendo e dicendo che aveva scherzato. Anzi, pensava che si fosse capito che scherzava, e che era tutta una burla. Anzi, guarda: è meglio se ridiamo le carte e si rigioca la mano. Ok?

L’avversario, che fino a quel momento s’era nascosto dietro un paravento e non aveva mai vinto una mano (ma che dico vincere? Mai giocato una mano!) gli dice duro sul muso che se non ha il coraggio di giocare, che vada pure affanculo: lui la gioca. Perchè si, anche se nei 15 giri precedenti sembrava un pupazzo di pezza e s’è fatto bluffare per dritto e per rovescio.

Il primo resta di sasso, e spera che avvenga un cataclisma naturale che ribalta il tavolo così da poter ricominciare la partita con un mazzo di carte nuove, magari quelle che ha in tasca lui (segnate così male che anche un cieco se ne accorgerebbe alla prima smazzata).

L’arbitro viene svegliato e deciderà nei prossimi giorni cosa fare, ma al momento il poker di re del primo giocatore vale quanto una moneta da tre euro.

Sembra “romance in Durango”, è la politica italiana di agosto 2019.

 

Barney